GLP-1 in gravidanza: semaglutide, tirzepatide e rischio di malformazioni

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Sintesi. Gli studi sugli animali mostrano un segnale di rischio per semaglutide e tirzepatide. Negli studi sull’uomo, però — coorti prospettiche e ampi dati real world — l’esposizione accidentale nelle prime settimane non si associa a un aumento chiaro delle malformazioni congenite maggiori. Per chi resta incinta durante la terapia, il rischio percepito è spesso maggiore del rischio documentato. La condotta corretta resta quella di non usare i GLP-1 in gravidanza in modo intenzionale, sospenderli prima di un concepimento programmato e, se la gravidanza avviene comunque, interromperli e rassicurare la paziente, senza alcuna indicazione automatica all’interruzione.
GLP-1 in gravidanza, semaglutide e tirzepatide: rischio di malformazioni fetali
Semaglutide e tirzepatide non sono raccomandati in gravidanza, ma i dati umani disponibili sono rassicuranti per l’esposizione accidentale precoce.

Introduzione

Semaglutide e tirzepatide sono entrati nella vita di milioni di donne in età fertile, sia per il diabete di tipo 2 sia per l’obesità. Una parte di queste donne scopre di essere incinta mentre sta ancora assumendo il farmaco, e la prima domanda che pone è quasi sempre la stessa: «Ho fatto del male al bambino?».

Con il termine GLP-1 AR (agonista recettoriale del GLP-1) si indica la classe di farmaci che imita un ormone intestinale per ridurre l’appetito e migliorare il controllo della glicemia; tirzepatide agisce anche su un secondo recettore, il GIP. Nessuno di questi farmaci è autorizzato in gravidanza, perché mancano studi disegnati per dimostrarne la sicurezza. La domanda sui GLP-1 in gravidanza, però, non riguarda solo l’uso intenzionale: riguarda soprattutto l’esposizione involontaria nelle prime settimane, quando spesso la donna non sa ancora di aspettare un bambino.

Ma cosa dicono realmente i dati scientifici disponibili?

 

Il segnale che preoccupa nasce sugli animali; sull’uomo, finora, non si è tradotto in un aumento evidente delle malformazioni.

La finestra che conta: organogenesi e primo trimestre

Le malformazioni strutturali si formano in una fase precisa dello sviluppo, l’organogenesi, che nell’essere umano si concentra tra la terza e l’ottava settimana dopo il concepimento. Questa fase è la finestra in cui un agente esterno può alterare la formazione degli organi. Proprio in quelle settimane molte gravidanze non sono ancora note, ed è qui che si colloca l’esposizione accidentale ai GLP-1.

Quando si parla di malformazioni congenite maggiori, si intendono i difetti strutturali con un impatto clinico rilevante — per esempio cardiopatie, difetti del tubo neurale, labiopalatoschisi — che ricorrono nel 3-5% circa di tutte le gravidanze, anche senza alcuna esposizione a farmaci. Qualsiasi valutazione del rischio parte da questo dato di fondo: un certo numero di malformazioni si verifica comunque, e il problema scientifico è capire se un farmaco lo aumenta.

Cosa mostrano i dati sugli animali

Le schede tecniche di entrambi i farmaci riportano segnali negli studi di riproduzione animale. Per semaglutide, nei ratti esposti durante l’organogenesi si osservano mortalità embrio-fetale, anomalie strutturali e alterazioni della crescita a esposizioni materne inferiori alla massima dose raccomandata nell’uomo; nelle scimmie sono comparse anomalie scheletriche sporadiche a esposizioni superiori a quelle umane (FDA Wegovy, 2024; EMA Wegovy).

Per tirzepatide (in Italia Mounjaro), nei ratti trattati durante l’organogenesi si registrano riduzione della crescita fetale e anomalie fetali a esposizioni clinicamente rilevanti, con segnalazioni di teratogenicità, fetotossicità e aborto (EMA Mounjaro).

C’è però un dettaglio che cambia l’interpretazione. In quasi tutti questi esperimenti gli effetti sul feto si accompagnano a una marcata tossicità materna: gli animali mangiano meno e perdono peso, proprio perché il farmaco riduce l’appetito. Diventa quindi difficile separare un effetto teratogeno diretto da un danno secondario alla denutrizione e al calo ponderale della madre. Il segnale animale esiste, ma non è automaticamente trasferibile all’uomo.

Nota metodologica. La barriera placentare conta. I GLP-1 AR sono molecole peptidiche di grandi dimensioni, che attraversano la placenta in misura molto limitata: studi ex vivo sulla placenta umana hanno mostrato per exenatide un rapporto feto-materno ≤0,017 e per liraglutide un passaggio trascurabile (Hviid et al., 2026). Questa limitata esposizione fetale è una delle ragioni biologiche per cui il segnale osservato negli animali, ottenuto con esposizioni materne elevate, potrebbe non riflettersi nell’uomo.

I GLP-1 in gravidanza: i dati sull’uomo tra studi prospettici e real world

Qui il quadro diventa più rassicurante. Negli ultimi anni si sono accumulati studi osservazionali, registri e revisioni sistematiche che convergono su un messaggio coerente: l’esposizione accidentale precoce non si associa a un aumento evidente delle malformazioni maggiori.

Le coorti e i registri

Lo studio di coorte multinazionale più ampio ha confrontato oltre 50.000 gravidanze in donne con diabete di tipo 2, valutando l’uso periconcezionale di farmaci di seconda linea rispetto all’insulina: per i GLP-1 AR non è emerso un aumento delle malformazioni maggiori (Cesta et al., 2024). Una coorte prospettica europea su 168 gravidanze esposte nel primo trimestre, basata su sei servizi di teratologia, non ha trovato differenze rispetto ai gruppi di confronto con diabete o con sovrappeso-obesità (Dao et al., 2024). Un registro danese su un piccolo gruppo di gravidanze esposte a semaglutide è arrivato alle stesse conclusioni, pur con numeri ridotti (Kolding et al., 2025).

Le analisi più recenti e ampie

Nel 2026 le evidenze si sono ulteriormente consolidate. Una target trial emulation — uno studio osservazionale costruito per imitare una sperimentazione randomizzata — su 3.572 gravidanze ha confrontato chi proseguiva il GLP-1 AR nel primo trimestre con chi lo sospendeva, senza un aumento chiaro di malformazioni o di crescita fetale anomala; le stime restavano però imprecise per gli esiti più rari (Brown et al., 2026). La più ampia revisione sistematica con metanalisi a oggi, su oltre 49.000 gravidanze esposte periconcezionalmente, non ha evidenziato un aumento netto delle malformazioni congenite maggiori, pur sottolineando limiti di qualità ed eterogeneità (Hakim et al., 2026).

Obesità o diabete? Il segnale ostetrico

Un punto è cruciale per leggere correttamente questi dati. Uno studio nazionale danese ha osservato un aumento del rischio di parto pretermine con esposizione periconcezionale ai GLP-1 AR quando usati per il diabete, ma non quando usati per il controllo del peso: il fattore determinante sembra quindi la malattia diabetica sottostante, più che il farmaco in sé (Hviid et al., 2026). Tradotto: gran parte del rischio attribuito ai GLP-1 in gravidanza appartiene in realtà al contesto clinico — diabete non controllato, obesità — in cui questi farmaci vengono usati.

Il rischio reale per chi rimane incinta durante la terapia

Mettendo insieme i dati, il messaggio per una donna che scopre una gravidanza durante la terapia è ragionevolmente tranquillizzante. Il rischio di malformazioni dopo esposizione accidentale precoce è reale, perché nessuna gravidanza è mai a rischio zero, ma appare minore di quanto la sola lettura delle schede tecniche e dei dati animali farebbe temere. Nessuno degli studi sull’uomo ha finora mostrato un eccesso evidente di malformazioni maggiori rispetto ai gruppi di confronto.

Questo non equivale a dichiarare una sicurezza assoluta. I numeri, soprattutto per gli esiti rari, restano ancora limitati e imprecisi, e nessuno studio è disegnato per autorizzare l’uso intenzionale dei GLP-1 in gravidanza. La distinzione corretta è tra esposizione accidentale, verso cui i dati offrono rassicurazione, e uso intenzionale, che resta sconsigliato perché il dimagrimento non porta alcun beneficio al feto e può anzi essere dannoso. Su questa stessa logica si fonda l’idea della terapia dell’obesità come trattamento cronico da gestire nel tempo, di cui parliamo in «Perché usare i farmaci».

Usare i GLP-1 in gravidanza: programmazione, sospensione e contraccezione

La gestione pratica cambia a seconda che la gravidanza sia programmata o scoperta a posteriori, e a seconda dell’indicazione per cui si usa il farmaco.

Se la gravidanza è programmata

Per semaglutide la scheda tecnica raccomanda la sospensione almeno 2 mesi prima del concepimento, per via della lunga emivita della molecola (FDA Wegovy, 2024; EMA Wegovy). Per tirzepatide l’emivita è più breve, circa 5 giorni, e la scheda europea indica la sospensione almeno 4 settimane (circa un mese) prima di cercare una gravidanza, con contraccezione efficace durante tutta la terapia (EMA Mounjaro).

Nelle donne con diabete la sospensione non va fatta «a secco». La linea guida congiunta di Endocrine Society ed European Society of Endocrinology del 2025 suggerisce di interrompere il GLP-1 AR prima del concepimento, ma avverte che una sospensione brusca può causare iperglicemia e recupero di peso, che a loro volta aumentano il rischio di malformazioni e aborto: serve quindi una transizione pianificata verso una terapia compatibile con la gravidanza, tipicamente l’insulina (Endocrine Society & ESE, 2025).

Attenzione alla pillola: il caso particolare di tirzepatide

Un aspetto spesso trascurato riguarda proprio chi non vuole una gravidanza. Tirzepatide rallenta lo svuotamento gastrico e può modificare l’assorbimento dei farmaci assunti per bocca, compresi i contraccettivi orali.

La scheda tecnica europea di Mounjaro riporta che, dopo una singola dose di tirzepatide 5 mg, l’esposizione a etinilestradiolo e norgestimato si riduce di circa il 20%, con una riduzione più marcata del picco plasmatico. EMA giudica questa riduzione non clinicamente rilevante e non richiede un aggiustamento della dose della pillola.

Altre agenzie e società scientifiche, tra cui FDA, MHRA, FSRH e TGA, adottano però una posizione più prudente: nelle donne che usano contraccettivi orali consigliano di passare a un metodo non orale o di aggiungere un metodo di barriera per 4 settimane dopo l’inizio di tirzepatide e per 4 settimane dopo ogni aumento di dose.

I metodi che non dipendono dall’assorbimento intestinale — spirale, impianto, anello, cerotto — non sono interessati da questa interazione.

Attenzione clinica. Se la gravidanza è già avvenuta durante la terapia, la condotta è chiara: sospendere il farmaco, ottimizzare glicemia e nutrizione, programmare un’ecografia morfologica accurata e affidarsi a un percorso ostetrico dedicato. L’esposizione accidentale, da sola, non costituisce un’indicazione all’interruzione di gravidanza.

Conclusioni

Sul rapporto tra GLP-1 in gravidanza e malformazioni, scienza e prudenza dicono cose diverse ma conciliabili. Gli animali segnalano un rischio; l’uomo, finora, non lo conferma per l’esposizione accidentale precoce. Tra i due estremi, allarme e disinvoltura, la posizione corretta è quella intermedia: non usare questi farmaci in gravidanza in modo intenzionale, programmarne la sospensione prima di cercare un figlio e gestire l’esposizione accidentale con rassicurazione informata, non con il panico.

Vale infine la distinzione di fondo tra obesità e diabete. Una parte del rischio attribuito ai farmaci appartiene in realtà alla malattia di base, e questo aiuta a inquadrare con più serenità le donne che li usano per il controllo del peso.

In sintesi: i dati sull’uomo sono rassicuranti per l’esposizione accidentale precoce, ma insufficienti per autorizzare l’uso intenzionale; chi programma una gravidanza sospende prima (almeno 2 mesi per semaglutide, circa un mese per tirzepatide), e chi resta incinta durante la terapia sospende e si affida al proprio medico, senza che l’esposizione da sola giustifichi l’interruzione.


Domande frequenti

Sono rimasta incinta mentre prendevo Ozempic o Wegovy: devo preoccuparmi?

I dati disponibili sull’esposizione accidentale nelle prime settimane sono rassicuranti: non emerge un aumento chiaro delle malformazioni maggiori. Sospenda il farmaco e contatti il medico, ma senza panico.

L’esposizione al farmaco è un motivo per interrompere la gravidanza?

No. L’esposizione accidentale, da sola, non è un’indicazione all’interruzione. Il percorso corretto prevede sospensione del farmaco, ecografia morfologica accurata e controlli ostetrici dedicati.

Quanto tempo prima di cercare una gravidanza devo sospendere?

Per semaglutide almeno 2 mesi prima, per la lunga emivita. Per tirzepatide circa un mese. In caso di diabete, la sospensione va programmata con il medico insieme al passaggio a una terapia compatibile.

Mounjaro può far fallire la pillola anticoncezionale?

Mounjaro non «annulla» automaticamente la pillola, ma può ridurne temporaneamente l’assorbimento, soprattutto all’inizio della terapia e dopo ogni aumento di dose. EMA giudica la riduzione osservata non clinicamente rilevante; altre agenzie consigliano prudenzialmente un metodo non orale o una barriera per 4 settimane dopo l’inizio e dopo ogni incremento di dose.

Ho il diabete: posso continuare il GLP-1 in gravidanza?

L’uso in gravidanza non è raccomandato. L’obiettivo è passare per tempo a una terapia compatibile, di norma l’insulina, evitando però una sospensione brusca che farebbe risalire glicemia e peso.

Quanto contano i dati sugli animali?

Segnalano un rischio possibile, ma sono in buona parte spiegati dalla tossicità materna e da esposizioni molto elevate. Essendo molecole grandi, i GLP-1 AR attraversano poco la placenta, e i dati sull’uomo risultano più tranquillizzanti.

Glossario dei termini principali

GLP-1 AR (agonista recettoriale del GLP-1): farmaco che imita un ormone intestinale per ridurre l’appetito e migliorare il controllo della glicemia. Tirzepatide agisce anche sul recettore GIP.

Organogenesi: fase dello sviluppo embrionale in cui si formano gli organi, concentrata tra la terza e l’ottava settimana dopo il concepimento; è la finestra più sensibile agli agenti che possono causare malformazioni.

Malformazione congenita maggiore: difetto strutturale presente alla nascita con impatto clinico rilevante (per esempio cardiopatie o difetti del tubo neurale). Ricorre nel 3-5% circa di tutte le gravidanze.

Esposizione periconcezionale: assunzione del farmaco nel periodo a cavallo del concepimento, comprese le settimane immediatamente precedenti e successive.

Emivita: tempo necessario perché la concentrazione del farmaco nell’organismo si dimezzi; più è lunga, più tempo serve per eliminarlo prima di una gravidanza.

Target trial emulation: studio osservazionale costruito sui dati reali per imitare il disegno di una sperimentazione randomizzata, riducendo alcune distorsioni tipiche delle coorti.

Cmax: concentrazione massima raggiunta da un farmaco nel sangue dopo l’assunzione.

AUC: esposizione complessiva dell’organismo a un farmaco nel tempo.

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Riguardo all'autore

Gianleone Di Sacco

Nato a Pisa nel 1959. Risiede a Milano dalla nascita.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, specializzato, con lode, in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Membro di svariate Associazioni e Società Scientifiche, anche con incarichi istituzionali.

Da anni svolge attività clinica e di ricerca, in particolare, nel campo della terapia farmacologica dell'obesità.

Di Gianleone Di Sacco

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