Sintesi. Orforglipron è la prima piccola molecola non peptidica della classe degli agonisti del recettore GLP-1. La Food and Drug Administration statunitense lo ha approvato il 1° aprile 2026 con il nome commerciale di Foundayo.
A 72 settimane, alla dose massima commerciale equivalente di 17,2 mg al giorno — corrispondente ai 36 mg della formulazione sperimentale usata in ATTAIN-1 — il farmaco produce una perdita di peso media dell’11,2% nei pazienti con obesità senza diabete (Wharton et al., 2025).
La natura non peptidica spiega due aspetti centrali: il vantaggio pratico di una compressa quotidiana senza vincoli di assunzione e il profilo di interazioni farmacologiche, legato al metabolismo tramite CYP3A4. In Italia orforglipron non è ancora disponibile: l’arrivo è atteso non prima del primo quadrimestre 2027.
Introduzione
Il 13 maggio 2026, al Congresso ECO di Istanbul, una sessione del programma scientifico è stata dedicata alla domanda che sta riorganizzando l’agenda della terapia farmacologica dell’obesità: cosa fare dopo aver ottenuto il calo di peso, quando si tratta di tenerlo nel tempo. Tra i farmaci al centro della discussione c’è orforglipron, approvato dalla Food and Drug Administration statunitense poche settimane prima, il 1° aprile 2026, con il nome commerciale di Foundayo.
Orforglipron non è una versione orale di un farmaco già esistente. Non è nemmeno una formulazione migliorata di una molecola precedente. È una molecola nuova della classe degli agonisti recettoriali del GLP-1 (GLP-1 AR).
La novità sta nella struttura: orforglipron non è un peptide. È una piccola molecola di sintesi chimica, progettata per attivare il recettore del GLP-1 e per essere assunta per bocca.
Per il lettore che vuole il quadro comparativo — dove si colloca orforglipron rispetto al semaglutide orale, e quando arriveranno entrambi in Italia — c’è già un articolo dedicato sul sito («Pillola contro l’obesità: semaglutide orale e orforglipron»).
Questo articolo, invece, approfondisce il singolo farmaco: come funziona, cosa dicono i trial registrativi, cosa riporta il label FDA e quali interazioni farmacologiche il medico deve conoscere.
Ma cosa cambia, in pratica, per il medico e per il paziente?

Come funziona orforglipron: una piccola molecola, non un peptide
Il GLP-1 (glucagon-like peptide-1) è un ormone prodotto naturalmente dall’intestino dopo i pasti. Riduce l’appetito, rallenta lo svuotamento gastrico e partecipa alla regolazione della glicemia.
Tutti i farmaci della classe GLP-1 AR finora disponibili — liraglutide, semaglutide, dulaglutide e il duale GIP/GLP-1 tirzepatide — sono peptidi. Sono molecole grandi, composte da catene di aminoacidi. Funzionano bene, ma risultano fragili dal punto di vista chimico.
Acido gastrico ed enzimi digestivi degradano facilmente i peptidi. Per questo motivo quasi tutti i GLP-1 AR si somministrano per iniezione. L’unica eccezione finora era il semaglutide orale, che attraversa la mucosa gastrica grazie a un eccipiente speciale, lo SNAC.
Orforglipron affronta lo stesso problema in modo diverso. Non è un peptide: è una piccola molecola di sintesi chimica, progettata al computer per attivare il recettore del GLP-1 endogeno senza somigliargli nella struttura.
La conseguenza pratica è rilevante. Una piccola molecola attraversa naturalmente la parete intestinale. Orforglipron raggiunge una biodisponibilità orale del 77% senza tecnologie speciali di assorbimento (FDA, 2026).
Questo significa che non servono SNAC, digiuno mattutino, attese prima di mangiare, restrizioni sulla quantità d’acqua o separazione da altri farmaci. Il paziente assume una compressa al giorno, in qualsiasi momento, con o senza cibo. L’emivita è di 29–49 ore, sufficiente per la monosomministrazione quotidiana.
Orforglipron non è la versione orale del semaglutide: è una molecola completamente diversa, con la stessa destinazione farmacologica.
Il rovescio della medaglia riguarda il metabolismo. Una piccola molecola di sintesi chimica passa dal fegato e utilizza il citocromo P450 3A4 (CYP3A4), come molti farmaci già familiari al medico generalista: macrolidi, antifungini, antivirali, antiepilettici e numerose altre molecole.
Questo crea un profilo di interazioni farmacologiche diverso da quello dei GLP-1 AR peptidici. I peptidi, infatti, vengono degradati da peptidasi e non passano in modo significativo dai citocromi. La sezione dedicata alle interazioni riprende questo punto in modo pratico.
Il programma di sviluppo ATTAIN
Lo sviluppo clinico di orforglipron è stato il più ampio mai condotto per una piccola molecola GLP-1 AR. Il programma ATTAIN ha arruolato oltre 4500 pazienti in due trial di fase 3 indipendenti, ai quali si è affiancato un programma diabetologico parallelo (ACHIEVE) e, più recentemente, un trial dedicato al mantenimento del peso (ATTAIN-MAINTAIN).
ATTAIN-1: obesità senza diabete
ATTAIN-1 (Wharton et al., 2025) è il trial registrativo di riferimento per l’indicazione obesità. Lo studio di fase 3, multinazionale, randomizzato e in doppio cieco, ha arruolato 3127 adulti con obesità (BMI ≥30) o sovrappeso (BMI ≥27) con almeno una complicanza correlata al peso, esclusi i diabetici di tipo 2. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 3:3:3:4 a orforglipron 5,5 mg, 9 mg o 17,2 mg al giorno (rispettivamente 6, 12 e 36 mg della formulazione sperimentale) oppure placebo, per 72 settimane, in associazione a counselling sullo stile di vita.
ATTAIN-2: obesità con diabete di tipo 2
ATTAIN-2 (Horn et al., 2025) ha replicato lo stesso disegno su 1613 pazienti con BMI ≥27 e diabete di tipo 2, con emoglobina glicata fra 7% e 10% al basale, in terapia con un massimo di tre antidiabetici orali o solo dieta. La popolazione era più anziana (età media 57 anni) e con maggiore comorbilità cardiovascolare.
ACHIEVE-1: diabete di tipo 2 precoce
In parallelo, lo studio ACHIEVE-1 (Rosenstock et al., 2025) ha valutato orforglipron come terapia in monosomministrazione del diabete di tipo 2, in pazienti in controllo inadeguato con dieta ed esercizio. È il trial che ha aperto la prospettiva di un’indicazione diabetologica autonoma per il farmaco.
ATTAIN-MAINTAIN: dall’iniettabile alla compressa
ATTAIN-MAINTAIN (Aronne et al., 2026), pubblicato su Nature Medicine, ha esplorato una domanda clinicamente molto sentita: che cosa succede se un paziente che ha già perso peso con un iniettabile passa a orforglipron orale? Il trial ha arruolato 376 adulti che avevano completato lo studio SURMOUNT-5 con tirzepatide o semaglutide 2,4 mg (con un calo di almeno il 5%), poi randomizzati per 52 settimane a orforglipron oppure placebo. Nei pazienti che venivano dalla tirzepatide, orforglipron ha mantenuto il 74,7% del peso perso contro il 49,2% del placebo; in quelli che venivano dal semaglutide, il 79,3% contro il 37,6% (Aronne et al., 2026). Un approfondimento dedicato è disponibile sul sito («ATTAIN-MAINTAIN: passare dall’iniezione alla pillola mantenendo il peso si può?»).
Efficacia clinica di orforglipron
I dati di efficacia riportati qui sono quelli del treatment-regimen estimand, cioè l’approccio statistico più vicino alla pratica clinica reale, perché non esclude i pazienti che interrompono la terapia (Wharton et al., 2025). I dati riferiti ai soli pazienti che hanno completato la terapia come previsto (efficacy estimand) sono leggermente superiori.
Pazienti senza diabete (ATTAIN-1)
Alla dose massima commerciale equivalente di 17,2 mg al giorno — corrispondente ai 36 mg della formulazione sperimentale usata in ATTAIN-1 — dopo 72 settimane la perdita di peso media è stata dell’11,2%, contro il 2,1% del placebo. Le dosi inferiori hanno mostrato un effetto graduato: 8,4% a 9 mg e 7,5% a 5,5 mg. Tutti i confronti con placebo sono statisticamente significativi (p < 0,001). Quanto alle soglie di risposta, alla dose massima il 54,5% dei pazienti ha perso almeno il 10% del peso, il 36,0% almeno il 15% e il 18,4% almeno il 20%, contro il 12,9%, il 5,9% e il 2,8% del placebo (Wharton et al., 2025).
Un secondo dato pratico riguarda la categoria di peso raggiunta al termine del trattamento. Alla dose massima da 17,2 mg, l’11,1% dei pazienti era rientrato in un BMI normale (inferiore a 25), il 18,6% aveva un BMI inferiore a 27 e il 37,3% un BMI inferiore a 30 (cioè era uscito dalla soglia di obesità), contro lo 0,9%, il 3,5% e il 15,7%, rispettivamente, del gruppo placebo (Wharton et al., 2025).
Il 36% dei pazienti arruolati aveva prediabete al basale: alla 72ª settimana, il ritorno alla normoglicemia si è osservato nel 74,6–83,7% dei pazienti trattati con orforglipron (a seconda della dose), contro il 44,6% del placebo (Wharton et al., 2025). È un dato clinicamente rilevante in una popolazione in cui la progressione verso il diabete è uno dei principali rischi a medio termine.
Un’analisi DXA su un sottogruppo ha mostrato che, nei gruppi orforglipron nel complesso, circa il 73% della perdita di peso era grasso corporeo e il 27% massa magra, con una riduzione del grasso viscerale del 19% — proporzioni in linea con quanto osservato con gli altri GLP-1 AR (Wharton et al., 2025).
Parametri cardiometabolici
Coerentemente con la classe, il calo di peso si è accompagnato a miglioramenti dei marcatori cardiometabolici. Alla dose massima la circonferenza vita si è ridotta di circa 10 cm; nei gruppi orforglipron nel complesso la pressione arteriosa sistolica è diminuita di 5,7 mm Hg, i trigliceridi del 14,8% e il colesterolo non-HDL del 6,7% rispetto al basale (Wharton et al., 2025). Nel paziente diabetico gli stessi parametri si muovono nella stessa direzione.
Pazienti con diabete di tipo 2 (ATTAIN-2)
Sempre a 72 settimane e alla dose massima da 17,2 mg, la perdita di peso media è stata del 9,6%, contro il 2,5% del placebo, con una riduzione dell’emoglobina glicata di circa 1,8 punti percentuali da un basale dell’8,1% (Horn et al., 2025). Circa la metà dei pazienti alla dose massima ha perso almeno il 10% del peso, e oltre la metà ha raggiunto un valore di emoglobina glicata pari o inferiore al 6,5%.
Tollerabilità e profilo di sicurezza
Il pool dei due trial di fase 3 in ambito obesità ha incluso 3155 pazienti trattati con orforglipron fino a 72 settimane (FDA, 2026). Nel complesso, il profilo di sicurezza è sovrapponibile a quello degli altri GLP-1 AR: gli effetti predominanti sono gastrointestinali, e sono dose-dipendenti.
Effetti gastrointestinali
Alla dose da 17,2 mg, la nausea è stata riportata nel 35% dei pazienti (contro il 10% del placebo), la costipazione nel 24%, la diarrea nel 25%, il vomito nel 24%. Nella maggior parte dei casi (60%) gli effetti sono stati lievi, nel 36% moderati, nel 4% severi. La frequenza diminuisce nel tempo, ed è massima nelle prime settimane durante la titolazione. Complessivamente l’8% dei pazienti ha interrotto la terapia per effetti avversi (contro il 3% del placebo), nel 5% specificamente per effetti gastrointestinali.
Frequenza cardiaca, capelli, altri eventi
La tachicardia è stata riportata nel 3% dei pazienti trattati (contro lo 0,9% del placebo), con un incremento medio di 4–5 battiti al minuto rispetto al basale — un effetto di classe ben noto, generalmente irrilevante sul piano clinico, ma da valutare nei pazienti con cardiopatia ischemica o aritmie. La caduta dei capelli è stata segnalata più di frequente nelle donne in trattamento (7% contro 3% del placebo) che negli uomini (0,9% contro 0,7%), associata alla perdita di peso e coerente con il telogen effluvium da rapida riduzione ponderale già descritto per la classe (un approfondimento dedicato è disponibile sul sito).
Eventi gravi e di interesse specifico
La pancreatite acuta è stata confermata in 6 pazienti su 3155 trattati (0,14 per 100 anni-paziente) contro 1 paziente nel gruppo placebo (sulla pacreatite in corso di terapia con i GLP1 AR è stato dedicato un apposito articolo: Semaglutide e tirzepatide: rischio pancreatite e dati reali). La colelitiasi è stata segnalata nell’1% dei trattati (contro lo 0,7% del placebo). Non sono stati rilevati segnali di tossicità epatica: le elevazioni di ALT o AST sono state rare e numericamente sovrapponibili tra trattati e placebo. Negli adulti con diabete in terapia con sulfaniluree l’ipoglicemia è stata riportata nel 7% dei pazienti trattati (contro lo 0,5% di chi non assumeva sulfaniluree): all’avvio della terapia va considerato l’aggiustamento della dose dell’antidiabetico.
Come per tutti i GLP-1 AR, il boxed warning FDA riguarda il rischio di tumori delle cellule C tiroidee. Si tratta di un avviso di classe: i GLP-1 AR farmacologicamente attivi nei roditori hanno indotto questi tumori nei roditori. Orforglipron, però, non è farmacologicamente attivo in ratti e topi e non ha prodotto tumori nei roditori; la rilevanza per l’uomo non è stata determinata (FDA, 2026). Il farmaco resta comunque controindicato nei pazienti con storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide o sindrome MEN-2, per coerenza precauzionale con la classe.
Interazioni farmacologiche di orforglipron
Questa sezione merita più spazio di quanto solitamente le dedichiamo, perché orforglipron presenta un profilo di interazioni che gli altri GLP-1 AR non hanno. Il motivo è strutturale e va capito una volta sola: essendo una piccola molecola di sintesi chimica e non un peptide, orforglipron viene metabolizzato dal fegato attraverso il CYP3A4, un enzima che il medico conosce già da decine di altre classi farmacologiche. La sensibilità del farmaco agli induttori e agli inibitori di questo enzima è quindi prevedibile e gestibile, non una sorpresa. Tre punti meritano attenzione clinica puntuale.
Tre interazioni da conoscere
1. Simvastatina. Orforglipron raddoppia (aumento di circa 2 volte) l’esposizione plasmatica del metabolita attivo della simvastatina, la simvastatina acido. Questo aumenta il rischio di miopatia, soprattutto alle dosi più alte di simvastatina. La raccomandazione FDA è di non superare la dose di 20 mg al giorno di simvastatina in associazione con orforglipron (FDA, 2026). Atorvastatina e rosuvastatina sono interessate in modo molto meno rilevante e non richiedono aggiustamenti.
2. Contraccettivi orali ormonali. A causa del rallentamento dello svuotamento gastrico — effetto comune a tutta la classe, ma più rilevante per una compressa — l’efficacia contraccettiva può ridursi. La raccomandazione FDA è di passare a un metodo non orale (vaginale, transdermico, dispositivo intrauterino) o di aggiungere un metodo di barriera per 30 giorni dall’inizio della terapia e per 30 giorni dopo ogni aumento di dose.
3. Insufficienza epatica severa. In presenza di Child-Pugh classe C (severa) l’esposizione del farmaco aumenta in modo marcato: orforglipron non è raccomandato in questo contesto. In Child-Pugh A e B (lieve e moderata) non è necessario alcun aggiustamento.
Le altre interazioni, in generale
Le ulteriori interazioni descritte nel label FDA seguono lo schema atteso per un farmaco metabolizzato dal CYP3A4 e si gestiscono in modo standard nella pratica clinica. Con gli inibitori forti del CYP3A4 (claritromicina, ketoconazolo, itraconazolo, ritonavir) la dose massima di orforglipron è limitata a 9 mg al giorno; vanno evitati i farmaci che inibiscono anche il trasportatore OATP1B, come il ritonavir. Con gli induttori forti del CYP3A4 (rifampicina, carbamazepina, fenitoina, fenobarbital, iperico) l’associazione va evitata, perché riducono l’esposizione del farmaco e quindi l’efficacia; con gli induttori moderati occorre monitorare l’efficacia clinica e considerare un’escalation di dose. Nel paziente diabetico, l’associazione con insulina o secretagoghi (sulfaniluree) aumenta il rischio di ipoglicemia, e va valutata la riduzione della dose dell’antidiabetico all’avvio. Infine, il rallentamento dello svuotamento gastrico può ridurre la velocità di assorbimento di altri farmaci somministrati per via orale: l’effetto è massimo dopo le prime dosi e in titolazione, e si attenua a regime.
Il quadro va letto per quello che è: la conseguenza prevedibile di una farmacologia ben caratterizzata, non una rete di trappole. Quando orforglipron sarà disponibile in Italia e in Europa, l’accumulo della real-world experience raffinerà ulteriormente la gestione clinica delle interazioni, come è avvenuto per ogni nuova molecola.
Posologia e schema di titolazione
Foundayo è disponibile negli Stati Uniti in sei dosaggi: 0,8 – 2,5 – 5,5 – 9 – 14,5 – 17,2 mg (FDA, 2026). La titolazione prevede un incremento di dose dopo almeno 30 giorni a ciascun livello, sulla base della tollerabilità e della risposta clinica. La dose iniziale è 0,8 mg al giorno, la dose massima è 17,2 mg al giorno.
Le compresse vanno deglutite intere (non spezzate, frantumate o masticate), una al giorno, in qualsiasi momento, con o senza cibo, con qualsiasi quantità di liquido. Il farmaco è sensibile alla luce e va conservato nel flacone originale a temperatura ambiente. Se vengono saltate 7 o più dosi consecutive, va riavviata la titolazione da una dose inferiore, per minimizzare il rischio di effetti gastrointestinali.
Quando arriverà orforglipron in Italia
L’approvazione FDA dell’aprile 2026 è il primo passo regolatorio; Lilly ha dichiarato di aver sottomesso il dossier in oltre 40 paesi. Per l’Europa il dossier è in valutazione presso l’EMA, ma con tempi più lunghi rispetto al semaglutide orale: a fine maggio 2026 il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’EMA ha adottato un parere positivo proprio per la formulazione orale di semaglutide (Wegovy compresse), che sarebbe così il primo GLP-1 AR orale verso l’approvazione nell’Unione Europea. La disponibilità di orforglipron in Italia non è realisticamente collocabile prima del primo quadrimestre 2027, e in una prima fase è probabile che il farmaco sia accessibile solo con prescrizione a carico diretto del paziente, come avvenuto per le forme iniettabili della stessa classe. Va ricordato che, in Italia, i farmaci anti-obesità soggetti a prescrizione non possono essere acquistati legalmente online. Per il dettaglio dei tempi regolatori si rimanda all’articolo dedicato sulla pillola contro l’obesità.
Conclusioni
Orforglipron rappresenta una scelta strutturalmente nuova nella classe degli agonisti recettoriali del GLP-1: non una variante orale di un peptide già esistente, ma una piccola molecola di sintesi chimica che condivide il bersaglio molecolare e si differenzia in tutto il resto. Il vantaggio pratico più evidente è la semplicità di assunzione, che restituisce ad alcuni pazienti — quelli per cui la routine mattutina del semaglutide orale è poco realistica, o per cui l’iniezione resta un ostacolo — un’opzione che prima non avevano.
Il prezzo da pagare, sul piano farmacologico, è il metabolismo via CYP3A4: un terreno con cui ogni medico ha familiarità da molte altre classi, ma che impone tre attenzioni puntuali (simvastatina, contraccettivi orali, insufficienza epatica severa) e una gestione consapevole di induttori e inibitori del citocromo. L’efficacia, in termini assoluti più contenuta rispetto a semaglutide 2,4 mg sottocutaneo o a tirzepatide alle dosi massime, resta significativa e clinicamente rilevante. I dati di mantenimento (ATTAIN-MAINTAIN) aggiungono un tassello importante: orforglipron sembra in grado di preservare gran parte del calo di peso ottenuto con un iniettabile.
In sintesi: orforglipron è una nuova opzione concreta per la terapia farmacologica dell’obesità, con un profilo di tollerabilità e di interazioni gestibile nella pratica clinica; in Italia arriverà presumibilmente nel primo quadrimestre 2027, e fino ad allora le terapie iniettabili oggi disponibili restano la scelta di riferimento.
Domande frequenti
Quando potrò prendere orforglipron in Italia?
Il dossier è in valutazione all’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), ma con tempi più lunghi rispetto al semaglutide orale. La disponibilità in Italia non è collocabile prima del primo quadrimestre 2027, e in una prima fase sarà probabilmente con prescrizione a carico diretto del paziente.
È più efficace di semaglutide o tirzepatide?
Non esistono studi di confronto diretto, e i confronti indiretti tra trial diversi non sono metodologicamente affidabili. In linea generale, alla dose massima orforglipron produce un calo di peso lievemente inferiore (circa l’11% a 72 settimane) rispetto a semaglutide 2,4 mg sottocutaneo (circa il 15–17%) o a tirzepatide alle dosi massime (circa il 20%), ma con il vantaggio della somministrazione orale senza vincoli di assunzione.
Posso assumerlo se prendo già una statina?
Sì, con un’avvertenza specifica: in associazione con orforglipron la dose di simvastatina non deve superare i 20 mg al giorno. Con atorvastatina e rosuvastatina non sono necessari aggiustamenti significativi.
Come si distingue dal semaglutide orale?
Sono due farmaci con il medesimo bersaglio molecolare, ma con storie chimiche diverse. Il semaglutide orale è la stessa molecola del semaglutide iniettabile (un peptide) resa assorbibile grazie a un eccipiente (SNAC) che impone l’assunzione al mattino a digiuno, con regole strette di tempistica. Orforglipron è una piccola molecola di sintesi chimica che non richiede queste precauzioni: si prende come qualsiasi altra compressa.
Se sono già in terapia con un iniettabile efficace, dovrei passare alla pillola?
Non necessariamente. Lo studio ATTAIN-MAINTAIN ha mostrato che il passaggio è possibile senza perdere la maggior parte del peso ottenuto, ma non c’è alcuna ragione clinica per modificare una terapia che sta funzionando bene. La decisione andrà discussa caso per caso, considerando preferenze del paziente, aderenza e risposta individuale al farmaco attuale.
Avrà gli stessi effetti collaterali degli altri GLP-1 AR?
Sì, in larga parte. Il profilo di effetti indesiderati è dominato da nausea, vomito, diarrea e costipazione, soprattutto nelle prime settimane durante la titolazione, e la frequenza tende a diminuire nel tempo. Le interazioni farmacologiche, invece, sono diverse e più articolate rispetto agli iniettabili, per le ragioni metaboliche descritte nell’articolo.
Glossario dei termini principali
GLP-1 AR (agonisti recettoriali del GLP-1): classe di farmaci che imitano l’azione del glucagon-like peptide-1, ormone intestinale che regola appetito e glicemia. Comprende molecole peptidiche (liraglutide, semaglutide, dulaglutide) e, da oggi, una piccola molecola non peptidica (orforglipron).
Piccola molecola non peptidica: farmaco di sintesi chimica, di basso peso molecolare, diverso dai peptidi (proteine) sia per struttura sia per via metabolica. Resiste naturalmente all’acido gastrico, viene metabolizzato dal fegato e può essere prodotto con processi industriali standard.
CYP3A4 (citocromo P450 3A4): enzima epatico responsabile del metabolismo di una larga parte dei farmaci di sintesi. I farmaci che lo inducono ne aumentano l’attività e riducono l’esposizione di orforglipron; quelli che lo inibiscono fanno il contrario.
Biodisponibilità orale: percentuale della dose somministrata per bocca che raggiunge effettivamente il sangue. Per orforglipron è del 77%, molto alta per un farmaco assunto per via orale.
DXA (densitometria a doppia energia): tecnica radiologica che misura separatamente massa grassa, massa magra e contenuto minerale osseo. In ATTAIN-1 è stata usata per quantificare la composizione della perdita di peso.
Treatment-regimen estimand: metodo statistico che analizza i dati di un trial considerando tutti i pazienti randomizzati, inclusi quelli che hanno interrotto la terapia. È la misura più vicina al risultato atteso nella pratica clinica reale.
Bibliografia
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