
Introduzione
La domanda arriva quasi a ogni prima visita. “Dottore, con semaglutide o tirzepatide non perderò i muscoli?” È una preoccupazione legittima, alimentata da articoli divulgativi, post sui social, suggerimenti di personal trainer e di alcuni nutrizionisti che raccomandano integratori proteici come se fossero un presidio obbligatorio. La paura della sarcopenia da GLP-1 AR — la perdita di massa e funzione muscolare associata ai farmaci per l’obesità — è diventata uno dei temi più discussi nel mondo della terapia farmacologica del peso.
La preoccupazione ha una base vera: durante qualsiasi dimagrimento significativo una parte del peso perso è tessuto magro. È sempre stato così con le diete, con la chirurgia bariatrica e ora anche con i farmaci. Il punto è che l’entità di questa perdita, la sua proporzione rispetto al grasso e soprattutto le sue conseguenze funzionali sono molto diverse da ciò che la narrativa dominante lascia intendere.
Ma cosa dicono realmente i dati scientifici disponibili?
Cos’è la sarcopenia — e cosa non è
Con il termine sarcopenia si intende una condizione clinica caratterizzata dalla riduzione simultanea di massa muscolare e funzione muscolare (forza e performance fisica). La definizione operativa europea (Cruz-Jentoft et al., 2019) richiede entrambe le dimensioni: una massa muscolare ridotta senza perdita di forza non configura sarcopenia, e una perdita di forza senza riduzione di massa nemmeno.
Questa distinzione ha un peso enorme nella discussione sui GLP-1 AR. Gran parte degli articoli che allarmano pazienti e professionisti si basa su un’unica variabile — la massa magra misurata con DXA o bioimpedenziometria — presentata come sinonimo di “muscolo”. Ma la massa magra comprende anche organi, fluidi, e durante il calo ponderale rapido contiene fino al 15% di tessuto adiposo residuo (Linge, Birkenfeld & Neeland, 2024): una parte di quello che la bilancia DXA registra come “lean mass in meno” non è mai stato muscolo scheletrico.
Il rischio clinicamente rilevante della sarcopenia è funzionale: cadute, perdita di autonomia, fragilità. Per dire che la sarcopenia c’è, bisogna misurare la funzione — non estrapolare dalla sola massa.
Il muscolo si rimpicciolisce, ma migliora. È il paradosso funzionale della terapia con GLP-1 AR nell’adulto obeso non diabetico.
Il paradosso funzionale: una perdita di massa che non si traduce in debolezza
Nel 2026 lo studio SEMALEAN (Alissou et al., 2026) ha fotografato con precisione ciò che accade al muscolo di un paziente obeso trattato con semaglutide 2.4 mg per dodici mesi. Su 106 pazienti con obesità grave (BMI medio 46, 35% con diabete di tipo 2, metà con sarcopenia al basale) è stata misurata la composizione corporea con DXA e la forza con dinamometro. I risultati sono chiari: il peso è sceso del 12,7%, la massa grassa del 18,9%, la massa magra è scesa nei primi sette mesi per poi stabilizzarsi. La proporzione di massa magra sul peso totale è aumentata. E la forza di presa (handgrip) — l’indicatore più studiato per valutare la sarcopenia nella pratica clinica — è aumentata di 4,1 kg rispetto al basale, un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante.
Lo stesso studio ha osservato che la prevalenza di obesità sarcopenica nella popolazione è passata dal 49% iniziale al 33% a dodici mesi. Circa un paziente su cinque tra quelli inizialmente classificati come sarcopenici è uscito dalla diagnosi. I nuovi casi sono stati il 5%. Nel bilancio complessivo, la sarcopenia è diminuita.
Abbiamo trattato questo studio in dettaglio nell’articolo dedicato a SEMALEAN. Qui lo riprendiamo per inserirlo nel quadro più ampio delle evidenze convergenti, che negli ultimi diciotto mesi hanno modificato sostanzialmente la lettura del problema rispetto a quanto scrivevamo in un precedente pezzo sul rischio di perdita muscolare.
La perdita è adattiva, non patologica
Una delle analisi più lucide è firmata da Linge, Birkenfeld e Neeland (2024) su Circulation. Utilizzando l’imaging MRI — che distingue il muscolo scheletrico dagli altri tessuti con una precisione che la DXA non raggiunge — gli autori hanno introdotto il concetto di muscle volume z-score: una misura normalizzata per sesso, altezza e peso sulla popolazione di riferimento della UK Biobank. In pratica, dice quanto il volume muscolare di una persona si discosta da quello atteso per una persona di pari taglia.
Con liraglutide 3 mg e con tirzepatide a dosaggi di 5 mg, il volume muscolare scende ma lo z-score resta sostanzialmente stabile: la perdita è proporzionata al calo ponderale. Solo alla dose massima di tirzepatide 15 mg, che induce una perdita di peso dell’11,7%, lo z-score scende lievemente al di sotto di quanto previsto (−0,30 SD). Gli autori paragonano questa risposta all’involuzione dell’ipertrofia ventricolare sinistra che si osserva dopo il trattamento dell’ipertensione: un adattamento fisiologico, non un danno. Il muscolo si riduce perché deve trasportare meno peso.
La qualità muscolare migliora
Se la massa scende ma la qualità migliora, il bilancio netto può essere favorevole. Due parametri oggettivi vanno nella stessa direzione. Il primo è l’infiltrazione adiposa muscolare (la fat infiltration, a volte chiamata myosteatosis): il grasso che si accumula tra e dentro le fibre muscolari, noto fattore di rischio per disabilità e mortalità. In un’analisi pre-specificata dello studio RCT di liraglutide 3 mg nell’obeso non diabetico, Pandey e colleghi (2024) hanno mostrato una riduzione significativa della fat infiltration nella coscia anteriore rispetto al placebo (differenza −0,24%, p=0,009), nonostante il volume muscolare in assoluto si riducesse in entrambi i gruppi in modo proporzionato al peso. Il muscolo diventa meno infiltrato di grasso — l’opposto di ciò che accade con l’invecchiamento fisiologico, che al contrario lo infiltra progressivamente.
Il secondo parametro è la composizione muscolare avversa, definita come combinazione di volume ridotto e alta infiltrazione grassa: con liraglutide si è ridotta dall’11% all’8,2%; nel gruppo placebo è rimasta stabile. Dato biologicamente importante: nel braccio placebo il miglioramento della fat infiltration correlava con il calo di peso. Nel braccio liraglutide questa correlazione scompariva — suggerendo meccanismi di miglioramento muscolare almeno in parte indipendenti dalla semplice perdita di peso.
La funzione fisica: l’evidenza che manca al dibattito
Il problema di molti articoli allarmistici è che misurano solo la massa e tacciono sulla funzione. Eppure la funzione è ciò che conta davvero, sia dal punto di vista della definizione diagnostica di sarcopenia sia dal punto di vista dell’esperienza del paziente.
Lo studio STEP-HFpEF
Lo studio STEP-HFpEF (Kosiborod et al., 2023) è cruciale qui, anche se non ha misurato direttamente il muscolo. In 529 pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata e obesità (età mediana 69 anni, BMI 37, nessuno con diabete), semaglutide 2,4 mg per 52 settimane ha prodotto un miglioramento della performance fisica al test del cammino dei 6 minuti di 20,3 metri in più rispetto al placebo (p<0,001) — un risultato confermatorio pre-specificato. Questo è un miglioramento funzionale netto ottenuto in una popolazione anziana, obesa, con una patologia cardiaca. Se la terapia avesse deteriorato la funzione muscolare in modo clinicamente rilevante, non ci saremmo aspettati di vederlo.
Lo studio SLIM LIVER
Un secondo tassello viene dallo studio SLIM LIVER (Ditzenberger et al., 2025), condotto in una popolazione particolarmente vulnerabile: persone con HIV e malattia epatica steatosica metabolica, trattate con semaglutide 1 mg/settimana per 24 settimane. Il volume del muscolo psoas misurato alla MRI è sceso del 9,3%. Eppure la velocità del cammino è migliorata: la prevalenza di una velocità rallentata (inferiore a 1 m/s, soglia clinica di fragilità) è passata dal 63% al 46%. I test di alzata dalla sedia sono tendenzialmente migliorati. In una popolazione a rischio elevato di fragilità, la funzione ha tenuto.
Perché il muscolo non peggiora: i meccanismi biologici
Il paradosso ha una spiegazione fisiopatologica coerente. Il recettore del GLP-1 non è espresso in modo rilevabile nel muscolo scheletrico umano (Hammoud & Drucker, 2023) — un punto spesso ignorato in divulgazioni che proiettano sull’uomo ciò che succede nel topo, dove invece il recettore è presente nel muscolo. Nell’uomo, dunque, gli effetti muscolari non possono essere diretti: sono necessariamente indiretti. Ma gli effetti indiretti documentati sono numerosi e tendenzialmente favorevoli al muscolo.
La riduzione del grasso viscerale abbassa il carico di lipotossicità intramuscolare e di adipochine pro-infiammatorie. La riduzione dell’infiammazione sistemica è una delle firme più evidenti della terapia: in STEP-HFpEF la proteina C-reattiva è scesa del 43,5% con semaglutide contro il 7,3% del placebo. Il grasso intramuscolare si riduce (Pandey, 2024). Il carico meccanico di decine di chilogrammi in meno toglie stress alle articolazioni e alla colonna. La sensibilità insulinica del muscolo migliora. Il recettore del GLP-1 è invece espresso sulle cellule endoteliali vascolari umane, incluse quelle dell’arteria coronarica, e la sua stimolazione produce vasodilatazione endotelio-dipendente mediata dall’ossido nitrico (Nyström et al., 2004) — una via plausibile di miglioramento del microcircolo, che potrebbe ragionevolmente estendersi al letto muscolare.
Tutti questi meccanismi concorrono a una muscolatura più piccola ma qualitativamente migliore. È coerente con ciò che si osserva clinicamente: un paziente che prima faticava a salire due rampe di scale e ora le sale; un paziente che al test del cammino migliora, anche se pesa dieci chili in meno e in DXA la sua massa magra è scesa di 1–2 kg.
Quando la paura è fondata: una popolazione diversa, un segnale diverso
Essere onesti sui dati significa anche riconoscere dove il quadro è meno rassicurante. Il lavoro più sistematico sulla forza muscolare come esito distinto dalla massa è la review di Prokopidis (2026). Il messaggio: nel breve e medio termine, in pazienti obesi o in giovani adulti, la perdita di massa non si traduce in perdita di forza. A lungo termine, e specificamente negli anziani con diabete di tipo 2, il segnale cambia.
Qaisar e colleghi (2026) hanno confrontato per dodici mesi semaglutide alla dose antidiabetica di 0,5 mg/settimana con sitagliptin in 141 uomini anziani con diabete di tipo 2. Nel gruppo semaglutide la forza di presa, la velocità del cammino, l’indice di massa muscolare appendicolare e il punteggio della batteria di performance fisica sono peggiorati significativamente rispetto al gruppo di confronto. L’aspetto più rilevante del lavoro è il meccanismo biologico documentato, non semplicemente ipotizzato: nei pazienti trattati con semaglutide i livelli plasmatici di CAF22 (frammento C-terminale dell’agrina 22, marker di degenerazione della giunzione neuromuscolare) e di NfL (catena leggera del neurofilamento, marker di danno neuronale) sono aumentati in modo più marcato rispetto al sitagliptin, e questi biomarcatori correlavano con il peggioramento dei parametri funzionali. Non è una perdita muscolare generica da dimagrimento, ma una firma di sofferenza della sinapsi neuromuscolare e del neurone motorio.
Un secondo lavoro retrospettivo, in over-65 con diabete, ha evidenziato un’accelerazione della sarcopenia soprattutto dopo il dodicesimo mese di trattamento, con correlazione alla dose (Ren, Zhi & Liu, 2025).
Queste osservazioni vanno contestualizzate. Un uomo di 70 anni con diabete di lunga durata, spesso già borderline sarcopenico al basale e con un BMI lontano dai livelli di obesità, non è il paziente di 45 anni che oggi inizia semaglutide per ridurre venti chili. Nella popolazione anziana con diabete non c’è il guadagno che deriva dalla riduzione del carico biomeccanico (spesso non c’è eccesso di peso da alleggerire), non c’è la riduzione del grasso intramuscolare (la composizione è diversa), non c’è la finestra di reversibilità di una sarcopenia incipiente. Il profilo rischio/beneficio è radicalmente diverso.
La traduzione pratica è chiara: nei pazienti anziani, in particolare se con diabete e BMI prossimo al normopeso, l’indicazione alla terapia va pesata con attenzione, la dose non va spinta al massimo, la funzione muscolare va monitorata clinicamente (handgrip, velocità del cammino, test della sedia) e l’attività fisica di forza non è un consiglio generico ma un presidio.
E la dieta iperproteica? Perché le raccomandazioni correnti non sono basate su evidenze
Una delle ricadute più comuni della paura della sarcopenia è la raccomandazione — ormai diffusissima — di aumentare drasticamente l’apporto proteico durante la terapia con GLP-1 AR, spesso con integratori dedicati. È una prescrizione ragionevole? La risposta onesta è: non sulla base di evidenze dirette.
Nessuno studio controllato randomizzato ha mai dimostrato che una dieta iperproteica preserva la funzione muscolare in pazienti in terapia con GLP-1 AR. La raccomandazione è estrapolata da due contesti differenti — la chirurgia bariatrica e l’anziano fragile — e applicata per analogia. L’analogia potrebbe essere utile o potrebbe essere fuorviante: non lo sappiamo.
C’è però un dato sperimentale diretto che va nella direzione opposta. Smith e colleghi (2016) hanno condotto un RCT a tre bracci in donne obese postmenopausali sedentarie, confrontando durante una dieta ipocalorica un apporto proteico standard (0,8 g/kg) con uno “iperproteico” (1,2 g/kg). La perdita di peso è stata simile. La preservazione di massa magra è risultata leggermente migliore con la dose più alta — la differenza assoluta era però minima, circa 700 grammi. Il dato interessante è un altro: la dieta a maggior carico proteico ha abolito completamente il miglioramento della sensibilità insulinica muscolare che la dieta a proteine standard produceva. Questo è l’opposto di ciò che una persona in terapia per l’obesità vorrebbe.
Lo studio ha limiti importanti: popolazione specifica, dose proteica “alta” ancora moderata rispetto a certe raccomandazioni correnti (alcuni suggeriscono 1,6–2 g/kg), assenza di GLP-1 AR. Ma resta l’unica evidenza sperimentale diretta sull’interazione tra apporto proteico e benefici metabolici del calo ponderale. E dice che spingere troppo sulle proteine ha un costo metabolico misurabile.
Il quadro che emerge è quello discusso nel nostro articolo su quale sia la dieta migliore durante la terapia: ipocalorica, decisamente ipolipidica, con proteine normoproteiche (non iperproteiche) di buona qualità, carboidrati complessi da normali a moderatamente alti. Il timore di perdere muscolo non giustifica l’abbandono dei principi nutrizionali basati sulle evidenze.
Il ruolo dell’attività fisica: indispensabile, ma con misura
Se la dieta iperproteica non ha basi solide, l’esercizio di forza ne ha di ottime. Studi sulla perdita di peso con qualsiasi strategia — dieta, chirurgia, farmaci — mostrano concordemente che l’allenamento contro resistenza preserva più efficacemente la massa e la funzione muscolare di qualunque intervento nutrizionale. Nell’obeso in terapia con GLP-1 AR non esistono ragioni per pensare che le cose funzionino diversamente.
Due o tre sessioni settimanali di esercizio contro resistenza — che non significa necessariamente pesi in palestra, ma anche esercizi con il proprio peso corporeo o con bande elastiche — sono una raccomandazione solida e senza controindicazioni significative. Il punto di equilibrio, come abbiamo discusso nell’articolo sull’eccesso di attività fisica, è un’altra cosa: l’esercizio intenso quotidiano o la corsa a volumi molto elevati non sono necessari per preservare il muscolo durante il dimagrimento e possono avere costi cardiovascolari e articolari che vanno pesati individualmente.
Conclusioni
Nell’adulto obeso non diabetico trattato con semaglutide o tirzepatide a dosi approvate per la gestione del peso, la perdita di massa muscolare assoluta è reale ma adattiva, proporzionata al calo ponderale e non superiore ad altre strategie di dimagrimento. La qualità muscolare migliora (meno infiltrazione adiposa, meno composizione avversa) e la funzione muscolare si preserva o migliora nei dati disponibili. Una diagnosi di sarcopenia richiede un deficit funzionale documentato, non solo una riduzione della massa magra in DXA: su questo piano, i dati sono rassicuranti.
Il rischio clinicamente significativo di sarcopenia esiste, ma in una popolazione distinta — l’anziano con diabete di tipo 2 in trattamento prolungato e BMI prossimo al normopeso — dove il profilo rischio/beneficio richiede cautela, dosi prudenti, monitoraggio funzionale e integrazione con esercizio di forza. È una popolazione diversa per storia, fisiologia e obiettivi terapeutici da quella per cui i GLP-1 AR sono oggi indicati come strumento di perdita di peso.
La raccomandazione aggressiva di diete iperproteiche come risposta universale al timore di sarcopenia non ha base di evidenza diretta nella popolazione obesa in terapia farmacologica, e nell’unico RCT disponibile (sia pur con popolazione specifica) ha mostrato di abolire parte dei benefici metabolici del calo ponderale. Un apporto proteico adeguato — non massimale — e l’esercizio contro resistenza restano il consiglio più solido.
In sintesi: nell’obeso adulto non diabetico in terapia con GLP-1 AR, la massa muscolare cala ma la funzione tiene, e spesso migliora: la paura della sarcopenia è in larga parte un equivoco basato sul misurare solo ciò che si vede in bilancia e non ciò che il muscolo sa effettivamente fare.
Domande frequenti
Se faccio la DXA e vedo che la mia massa magra è scesa, devo preoccuparmi?
No, non automaticamente. La massa magra misurata in DXA include fluidi, organi e una quota di tessuto adiposo che si perde assieme al grasso. La riduzione proporzionata al calo ponderale è attesa. Ciò che conta clinicamente è se la forza e la performance fisica sono peggiorate: lo si misura con la forza di presa, la velocità del cammino, la capacità di alzarsi dalla sedia. Se questi parametri sono stabili o migliorati, la composizione corporea sta cambiando in modo fisiologico.
Devo assumere integratori proteici durante la terapia?
Non esiste evidenza diretta che gli integratori proteici prevengano la perdita funzionale durante il trattamento con GLP-1 AR. Un apporto proteico adeguato attraverso l’alimentazione ordinaria — pesce, carne magra, uova, legumi, latticini — è generalmente sufficiente. L’integrazione non è la regola: va considerata solo quando l’alimentazione è insufficiente per altre ragioni (ridotto appetito marcato, difficoltà a raggiungere apporti minimi attraverso il cibo).
Quanto esercizio di forza è necessario?
Due o tre sessioni settimanali di esercizio contro resistenza, di 20–40 minuti ciascuna, sono una raccomandazione solida e senza controindicazioni significative per la maggior parte dei pazienti. Non serve andare in palestra: gli esercizi con il peso corporeo o con bande elastiche sono efficaci. L’allenamento va progressivo — iniziare modesto, aumentare gradualmente.
Il rischio cambia con tirzepatide rispetto a semaglutide?
I dati disponibili non mostrano differenze sostanziali sul versante funzionale tra le due molecole nelle dosi approvate per l’obesità. Il confronto resta indiretto — non esiste un trial testa a testa con endpoint funzionali — ma i segnali convergono. Tirzepatide alla dose massima di 15 mg produce un calo ponderale maggiore, e qualche parametro di massa può discostarsi marginalmente in più, senza traduzione funzionale documentata nei trial finora pubblicati.
Sono anziano e diabetico: devo rinunciare alla terapia?
No, ma la valutazione va personalizzata. Nei pazienti sopra i 65–70 anni con diabete, in particolare se il BMI è vicino al normopeso o se c’è già fragilità, l’indicazione va pesata caso per caso. La terapia può restare utile — il diabete, la malattia cardiovascolare e l’obesità centrale beneficiano comunque — ma la dose non va spinta al massimo, la funzione muscolare va monitorata e l’esercizio di forza diventa un presidio, non un accessorio.
Se sospendo la terapia, il muscolo torna come prima?
I dati specifici sulla dinamica muscolare dopo sospensione dei GLP-1 AR sono ancora limitati. In generale, con il recupero del peso si osserva una risalita parziale anche della massa magra, ma con un bilancio composizionale spesso sfavorevole — si riprende più grasso che muscolo. È uno dei motivi per cui la sospensione del farmaco, quando possibile, va pianificata con un’attenzione particolare all’esercizio e all’alimentazione, non lasciata al caso.
Glossario dei termini principali
DXA (Dual-energy X-ray Absorptiometry): tecnica radiologica che stima la composizione corporea distinguendo massa grassa, massa magra e contenuto minerale osseo. Durante il calo ponderale rapido la massa magra misurata in DXA include una quota non muscolare che può comprendere fluidi e tessuto adiposo residuo.
CAF22 (frammento C-terminale dell’agrina 22): peptide rilasciato nel plasma quando la giunzione neuromuscolare — la sinapsi tra il nervo motorio e la fibra muscolare — subisce un processo di degradazione. È un biomarcatore relativamente specifico di sofferenza della placca neuromuscolare.
NfL (catena leggera del neurofilamento): proteina strutturale dell’assone neuronale che viene rilasciata in circolo quando il neurone si danneggia. È un marker sensibile, anche se non specifico, di danno neuronale periferico o centrale.
Forza di presa (handgrip): misura della forza massimale di chiusura della mano ottenuta con un dinamometro portatile. È uno dei parametri più studiati e utilizzati per valutare clinicamente la funzione muscolare e diagnosticare la sarcopenia.
Infiltrazione adiposa muscolare (myosteatosis): deposizione di grasso tra e dentro le fibre muscolari, misurabile con MRI o TC. È associata a ridotta qualità muscolare, maggiore rischio di disabilità e prognosi peggiore in diverse patologie.
MRI (Risonanza Magnetica): tecnica di imaging che, a differenza della DXA, distingue con precisione il muscolo scheletrico dagli altri tessuti e misura separatamente volume e composizione muscolare, inclusa l’infiltrazione grassa.
Sarcopenia: condizione clinica caratterizzata dalla riduzione contemporanea di massa e funzione muscolare, secondo la definizione europea EWGSOP2 (Cruz-Jentoft et al., 2019). La sola riduzione di massa, in assenza di deficit funzionale, non configura la diagnosi.
Test del cammino dei 6 minuti (6MWT): misura della distanza percorsa camminando al proprio passo per sei minuti. Indicatore integrato della capacità cardio-respiratoria e muscolare, ampiamente utilizzato negli studi clinici cardiovascolari e respiratori.
Velocità del cammino (gait speed): misura della velocità su una distanza standardizzata (tipicamente 4 o 6 metri). Valori inferiori a 1 m/s indicano un aumentato rischio di fragilità e disabilità.
Z-score del volume muscolare: numero di deviazioni standard rispetto al volume muscolare atteso per una persona di pari sesso, altezza e peso nella popolazione di riferimento. Uno z-score stabile indica che la perdita muscolare è proporzionata al calo ponderale, non eccessiva.
Bibliografia
- Alissou A, et al. (2026)
- Impact of Semaglutide on fat mass, lean mass and muscle function in patients with obesity: The SEMALEAN study. Diabetes, Obesity and Metabolism.
https://doi.org/10.1111/dom.70141 - Cruz-Jentoft AJ, et al. (2019)
- Sarcopenia: revised European consensus on definition and diagnosis. Age and Ageing. 48(1):16–31.
https://doi.org/10.1093/ageing/afy169 - Ditzenberger GL, et al. (2025)
- Effects of Semaglutide on Muscle Structure and Function in the SLIM LIVER Study. Clinical Infectious Diseases.
https://doi.org/10.1093/cid/ciae384 - Hammoud R, Drucker DJ (2023)
- Beyond the pancreas: contrasting cardiometabolic actions of GIP and GLP1. Nature Reviews Endocrinology. 19(4):201–216. [Revisione narrativa — non studio originale]
https://doi.org/10.1038/s41574-022-00783-3 - Kosiborod MN, et al. (2023)
- Semaglutide in Patients with Heart Failure with Preserved Ejection Fraction and Obesity. New England Journal of Medicine. 389(12):1069–1084.
https://doi.org/10.1056/NEJMoa2306963 - Linge J, Birkenfeld AL, Neeland IJ (2024)
- Muscle Mass and Glucagon-Like Peptide-1 Receptor Agonists: Adaptive or Maladaptive Response to Weight Loss? Circulation. 150(16):1288–1298.
https://doi.org/10.1161/CIRCULATIONAHA.124.067676 - Nyström T, et al. (2004)
- Effects of glucagon-like peptide-1 on endothelial function in type 2 diabetes patients with stable coronary artery disease. American Journal of Physiology — Endocrinology and Metabolism. 287(6):E1209–E1215.
https://doi.org/10.1152/ajpendo.00237.2004 - Pandey A, et al. (2024)
- Effect of liraglutide on thigh muscle fat and muscle composition in adults with overweight or obesity: Results from a randomized clinical trial. Journal of Cachexia, Sarcopenia and Muscle.
https://doi.org/10.1002/jcsm.13445 - Prokopidis K (2026)
- GLP-1 receptor agonists and muscle strength changes in older adults: Risks beyond muscle mass reductions. British Journal of Pharmacology. [Revisione narrativa — non studio originale]
https://doi.org/10.1111/bph.70355 - Qaisar R, et al. (2026)
- Semaglutide use is associated with neuromuscular junction degradation in older adults with type II diabetes mellitus. British Journal of Clinical Pharmacology. 92(1):149–161.
https://doi.org/10.1002/bcp.70253 - Ren Q, Zhi L, Liu H (2025)
- Semaglutide Therapy and Accelerated Sarcopenia in Older Adults with Type 2 Diabetes: A 24-Month Retrospective Cohort Study. Drug Design, Development and Therapy. 19:5645–5652.
https://doi.org/10.2147/DDDT.S531778 - Scheen AJ (2025)
- GLP-1 receptor agonists, body composition, skeletal muscle and risk of sarcopaenia: from promising findings in animal models to debated concern in human studies. Diabetes & Metabolism. [Revisione narrativa — non studio originale]
https://doi.org/10.1016/j.diabet.2025.101681 - Smith GI, et al. (2016)
- High-protein intake during weight loss therapy eliminates the weight loss-induced improvement in insulin action in obese postmenopausal women. Cell Reports. 17(3):849–861.
https://doi.org/10.1016/j.celrep.2016.09.047
