Introduzione
Capita con una certa frequenza, soprattutto dopo i primi mesi di terapia e all’arrivo della stagione calda: il paziente in trattamento con semaglutide o tirzepatide riferisce capogiri al mattino, sensazione di “testa vuota” alzandosi dalla sedia, stanchezza che non riconduce a uno sforzo. Misura la pressione e la trova più bassa del solito. La domanda che ricorre è sempre la stessa: è il farmaco che fa male?
La risposta, alla luce dei dati disponibili nel 2026, è che la pressione bassa con i farmaci per dimagrire non è di norma un effetto tossico diretto del farmaco. È la conseguenza emodinamica prevedibile — e in larga misura desiderata — del calo di peso. Capire la distinzione è importante perché cambia completamente la gestione clinica. E, soprattutto, perché due tipi di pazienti molto diversi possono ritrovarsi con gli stessi sintomi, ma hanno bisogno di interventi opposti.
Ma cosa dicono realmente i dati?
I sintomi da pressione bassa in corso di semaglutide o tirzepatide sono il segnale che la terapia sta facendo il suo lavoro, non che sta facendo del male. La gestione, però, non è la stessa per tutti.

Quanto scende davvero la pressione
I numeri vengono dai grandi studi registrativi. Nello studio SELECT, su pazienti obesi con cardiopatia preesistente, semaglutide 2,4 mg ha prodotto una riduzione della pressione sistolica di 3,3 mmHg rispetto al placebo (Lincoff et al., 2023). Negli studi STEP, su popolazioni di soli obesi senza diabete, la riduzione media è stata di circa 5-6 mmHg sulla sistolica (Wilding et al., 2022).
Con tirzepatide i numeri sono superiori. Nello studio SURMOUNT-1 la riduzione media a 72 settimane è stata di 6,8 mmHg sulla sistolica e 4,2 mmHg sulla diastolica rispetto al placebo (Krumholz et al., 2024). Il sottostudio con monitoraggio pressorio delle 24 ore — una misura molto più solida della pressione casuale in ambulatorio — ha documentato riduzioni di 7,4-10,6 mmHg sulla sistolica nelle 24 ore, con effetti consistenti sia di giorno sia di notte (de Lemos et al., 2024).
Sono medie. La variabilità individuale è ampia: alcuni pazienti scendono molto di più, altri pochissimo. E qui inizia la prima distinzione clinica importante: chi parte da una pressione già controllata farmacologicamente e chi parte da una pressione normale arrivano al sintomo per strade molto diverse.
È il farmaco o è il calo di peso? La pressione bassa con i farmaci per dimagrire spiegata
Questa è la domanda decisiva, e la risposta non è qualitativa, ma quantitativa. Le analisi di mediazione — un approccio statistico che permette di stimare quanto di un effetto sia attribuibile a una variabile intermedia — sono state condotte sia su tirzepatide sia su semaglutide.
Nel SURMOUNT-1 la perdita di peso ha spiegato il 68% della riduzione della sistolica e il 71% della diastolica (Krumholz et al., 2024). Il sottostudio con monitoraggio delle 24 ore ha confermato il dato: il 70% della riduzione pressoria è mediata dal calo di peso, con un intervallo di confidenza compatibile anche con una mediazione totale (de Lemos et al., 2024). Nei trial sul diabete (programma SURPASS), la quota mediata dal peso è simile, con un’eccezione: nei pazienti con cardiopatia stabilita, la quota di effetto “indipendente dal peso” sale al 33-57%, suggerendo che i meccanismi diretti del farmaco contino di più quando il vaso è già malato.
Quali sono questi meccanismi diretti? La revisione più aggiornata sull’argomento (Moiz et al., 2025) ne individua tre principali: un effetto natriuretico renale (i GLP-1 AR aumentano modestamente l’escrezione di sodio), un miglioramento della funzione endoteliale, e una riduzione dell’infiammazione vascolare sistemica. Sono effetti reali, ma in termini quantitativi pesano molto meno della perdita di peso.
La conseguenza pratica è che chiedersi se la pressione bassa con i farmaci per dimagrire sia “colpa del farmaco” è una falsa domanda. La risposta corretta è che la pressione scende perché si è dimagriti, e il farmaco è lo strumento che ha reso possibile il dimagrimento.
Due scenari clinici molto diversi
Lo stesso meccanismo — la pressione che scende per effetto del calo di peso — produce due quadri clinici che richiedono interventi opposti. Distinguerli è il punto centrale.
Il paziente iperteso in terapia antiipertensiva
È lo scenario più frequente in ambulatorio, perché l’ipertensione è una delle comorbidità più comuni nell’obesità. Il paziente assume da anni uno o più antiipertensivi, ha imparato a riconoscere “la sua pressione” intorno a 135-140/85, e considera 125/80 un buon controllo. Dopo sei-otto mesi di terapia con semaglutide o tirzepatide, con un calo di 12-15 kg, si trova a 110/65 e comincia a non sentirsi bene alzandosi dalla sedia o dal letto.
In questo paziente la pressione bassa con i farmaci per dimagrire non è il problema, è il segnale. Il problema è che gli antiipertensivi prescritti due o tre anni fa stanno ora lavorando su una pressione di partenza molto più bassa: il diuretico continua a far perdere sodio in un paziente che è già in deplezione volumetrica, l’ACE-inibitore o il sartano continuano a bloccare il sistema renina-angiotensina in un paziente che già ne ha ridotto fisiologicamente l’attivazione perdendo grasso viscerale, e così via.
La logica gestionale è la stessa della chirurgia bariatrica, dove la deprescrizione progressiva degli antiipertensivi è parte attesa del percorso post-operatorio. Le mosse possibili — sempre da concordare con il medico curante o lo specialista che ha prescritto l’antiipertensivo — sono in ordine di priorità: rivedere il diuretico, che è il primo a essere ridotto o sospeso perché aggrava la disidratazione da caldo e l’effetto natriuretico del GLP-1 AR; semplificare la terapia, passando da due farmaci a uno; ridurre la dose dell’antiipertensivo residuo; rivalutare a distanza con automisurazioni domiciliari.
In primavera e in estate questa rivalutazione è quasi sempre necessaria, perché alla riduzione pressoria del dimagrimento si somma la vasodilatazione fisiologica da caldo (Alpert, 2022).
Il paziente con pressione iniziale normale
È uno scenario meno discusso, ma altrettanto reale. Il paziente non ha mai avuto ipertensione: la sua pressione di partenza era 120/75, ed era considerata sana. Dopo sei-otto mesi di terapia e un calo di 10-15 kg, la pressione si è assestata a 100/65, e occasionalmente compaiono capogiri al risveglio o passando alla stazione eretta.
Qui la gestione è completamente diversa, perché non c’è alcuna terapia antiipertensiva da rivedere. Il “problema”, se di problema si tratta, è che il sistema cardiovascolare deve adattarsi a una nuova fisiologia: minore massa corporea da perfondere, ridotta resistenza vascolare, riequilibrio dei riflessi posturali. Questo adattamento richiede tempo — spesso qualche settimana — e nella grande maggioranza dei pazienti avviene spontaneamente, soprattutto una volta che il peso si stabilizza sul nuovo valore.
Nel frattempo, gli accorgimenti pratici contano molto più di qualunque farmaco. Idratazione adeguata, prima di tutto: la sete è spesso ridotta in corso di GLP-1 AR, e va bevuto anche senza stimolo, distribuendo 1,5-2 litri di acqua nel corso della giornata. Un apporto di sodio non eccessivamente ridotto: nelle persone che durante il dimagrimento adottano spontaneamente diete molto povere di sale, l’effetto natriuretico del farmaco può sommarsi a un input limitato e accentuare i sintomi (questo è il caso opposto rispetto al paziente iperteso, dove la restrizione di sodio resta utile). Movimenti progressivi nel passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta, soprattutto al mattino: pochi secondi di pausa con i piedi a terra prima di alzarsi del tutto evitano la grande maggioranza degli episodi sintomatici. Calze elastiche compressive, se la sintomatologia ortostatica è marcata.
In primavera e in estate questo scenario diventa più sintomatico, perché la vasodilatazione termica si somma all’adattamento ancora in corso. È raro, però, che richieda interventi specifici oltre a quelli pratici: il quadro tende a risolversi spontaneamente con la stabilizzazione del peso.
Quando preoccuparsi davvero
La grande maggioranza dei sintomi da pressione bassa in corso di terapia è benigna e si risolve — nello scenario A con la rivalutazione della terapia antiipertensiva, nello scenario B con l’adattamento e gli accorgimenti pratici. Esistono però quadri che richiedono attenzione clinica immediata, indipendentemente dallo scenario di partenza, e che il paziente deve riconoscere.
Una sincope, anche breve, non va mai sottovalutata, soprattutto se si è verificata passando dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta. Valori sistolici stabilmente sotto i 90 mmHg in più giorni consecutivi, con sintomi a riposo, sono un segnale da non ignorare. La comparsa di segni orientativi per disidratazione importante — sete intensa nonostante l’apporto di liquidi, bocca asciutta, urine scarse e molto concentrate, tachicardia a riposo — è un altro motivo per contattare il medico, soprattutto se concomita con nausea, vomito o diarrea da titolazione del farmaco. In tutti questi casi non si tratta di “pressione bassa fisiologica”, ma di una situazione clinica da inquadrare prontamente.
Conclusioni
La pressione bassa con i farmaci per dimagrire è, nella stragrande maggioranza dei casi, un effetto atteso del calo di peso, amplificato in primavera e in estate dalla vasodilatazione termica. Le evidenze quantitative mostrano che oltre due terzi della riduzione pressoria osservata nei trial è mediata dalla perdita di peso, non dal farmaco in sé.
Sul piano clinico, il quadro è doppio. Il paziente iperteso in terapia ha bisogno che gli antiipertensivi pre-esistenti vengano rivisti, perché lavorano ora su una pressione di partenza molto più bassa. Il paziente con pressione iniziale normale ha bisogno soprattutto di tempo e di accorgimenti pratici, perché il suo sistema cardiovascolare si sta adattando alla nuova fisiologia. In nessuno dei due casi la sospensione del farmaco per l’obesità è la risposta giusta.
In sintesi: i sintomi da pressione bassa in corso di terapia con semaglutide o tirzepatide vanno letti distinguendo il paziente iperteso in terapia — in cui si rivede l’antiipertensivo, a partire dal diuretico — dal paziente con pressione iniziale normale, in cui bastano idratazione, attenzione ai movimenti e adattamento progressivo; in nessuno dei due casi si sospende il farmaco per dimagrire.
Domande frequenti
Devo sospendere il farmaco se la pressione è bassa?
No, non da solo e quasi mai. Sospendere semaglutide o tirzepatide significa rinunciare al beneficio del calo di peso e dei suoi effetti cardiovascolari, e nel giro di pochi mesi la pressione tende a risalire insieme al peso. La mossa corretta è contattare il medico per rivedere la terapia antiipertensiva se la si stava prendendo, oppure rivedere idratazione e abitudini se la pressione era normale all’inizio della terapia.
Ero iperteso e ora ho la pressione bassa: posso ridurre da solo l’antiipertensivo?
No. La riduzione o sospensione di un antiipertensivo va sempre concordata con il medico che lo ha prescritto. L’automisurazione domiciliare della pressione, mattino e sera per qualche giorno, fornisce dati utili da portare alla visita: misurazioni isolate in ambulatorio sono meno informative.
Non ho mai avuto la pressione alta, ma ora mi sembra troppo bassa: è normale?
Spesso sì. Nel paziente con pressione iniziale normale, il calo di peso può portare i valori in un range basso-normale (per esempio 100/65), con qualche sintomo ortostatico nelle prime settimane. Di norma il quadro si stabilizza spontaneamente: aiutano idratazione adeguata, un apporto di sodio non eccessivamente restrittivo, e movimenti progressivi nei passaggi posturali. Se i sintomi sono persistenti o invalidanti, vanno comunque segnalati al medico.
Quanto deve essere bassa la pressione perché sia un problema?
Non c’è una soglia numerica universale. Valori sistolici di 100-110 mmHg in un paziente che prima era iperteso sono di norma un buon risultato, non un problema, se non danno sintomi. Il criterio clinico è la combinazione di valori bassi e sintomatologia significativa (capogiri persistenti, sbandamento alzandosi, sincope). Una pressione stabilmente sotto i 90 mmHg di sistolica con sintomi a riposo è un segnale da non ignorare.
Anche con Mysimba® o orlistat può succedere?
L’effetto è molto minore. Naltrexone/bupropione (Mysimba®) tende semmai ad aumentare leggermente la pressione, soprattutto nelle prime settimane, ed è una delle ragioni per cui è controindicato in pazienti con ipertensione non controllata. Orlistat ha effetti pressori trascurabili. Il fenomeno della pressione bassa con i farmaci per dimagrire riguarda essenzialmente semaglutide, tirzepatide e — quando torna disponibile — liraglutide.
Glossario dei termini principali
Ipotensione ortostatica: caduta della pressione arteriosa nel passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta, definita da una riduzione di almeno 20 mmHg sulla sistolica o 10 mmHg sulla diastolica entro tre minuti dall’alzarsi.
Analisi di mediazione: metodo statistico che permette di stimare quale percentuale di un effetto osservato (per esempio la riduzione pressoria con un farmaco) sia attribuibile a una variabile intermedia (per esempio la perdita di peso).
Deprescrizione: processo strutturato di riduzione o sospensione progressiva di un farmaco che è diventato non più necessario o eccessivo per il quadro clinico attuale del paziente.
Sincope: perdita transitoria della coscienza con incapacità di mantenere la posizione eretta, generalmente da ridotta perfusione cerebrale; spesso preceduta da capogiri, sudorazione fredda e visione offuscata.
Vasodilatazione: allargamento del calibro dei vasi sanguigni, che riduce la resistenza periferica e quindi la pressione arteriosa; viene attivata fisiologicamente con il caldo per dissipare temperatura.
Natriuresi: aumento dell’escrezione renale di sodio, che si associa a una modesta perdita di acqua e a una riduzione della pressione arteriosa.
Monitoraggio ABPM (ambulatory blood pressure monitoring): registrazione automatica della pressione arteriosa nelle 24 ore tramite bracciale portatile; fornisce un dato pressorio molto più solido della misurazione casuale in ambulatorio.
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