Semaglutide, tirzepatide e orforglipron: interazioni con altri farmaci

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Sintesi. Le interazioni dei GLP-1 peptidici — la semaglutide, la liraglutide e la tirzepatide (Mounjaro) — sono minime: sono peptidi, non passano dal citocromo P450 del fegato e non modificano il metabolismo degli altri farmaci. L’unico meccanismo reale è il rallentato svuotamento gastrico, clinicamente rilevante soltanto in pochi casi ben definiti. L’orforglipron, la prima piccola molecola non peptidica della classe, cambia lo scenario: essendo metabolizzata dal fegato, introduce vere interazioni farmacologiche.
Schema delle interazioni farmacologiche di semaglutide, tirzepatide e orforglipron con altri farmaci
I GLP-1 peptidici hanno poche interazioni metaboliche; orforglipron, essendo una piccola molecola orale, richiede maggiore attenzione a CYP3A4, OATP1B e simvastatina.

Introduzione

Una domanda torna sempre più spesso in ambulatorio: i farmaci della famiglia GLP-1 possono interferire con gli altri medicinali?

La domanda è concreta. Chi assume farmaci per l’obesità — come semaglutide, liraglutide o tirzepatide — prende spesso anche antipertensivi, statine, levotiroxina, contraccettivi, antidepressivi o anticoagulanti. In molti casi non si tratta di persone con diabete, ma di pazienti trattati per obesità o sovrappeso con complicanze metaboliche. Proprio per loro è importante distinguere ciò che è un rischio reale da ciò che è solo una paura teorica.

Per orientarsi, la distinzione più utile non è commerciale, ma chimica. Da una parte ci sono i GLP-1 peptidici, come semaglutide, liraglutide e tirzepatide. Dall’altra c’è una nuova generazione di molecole orali non peptidiche, il cui primo rappresentante è orforglipron.

Per capire perché le interazioni siano così diverse, è utile partire dal meccanismo d’azione dei GLP-1 AR e della tirzepatide: questi farmaci agiscono soprattutto su fame, sazietà e regolazione metabolica, ma rallentano anche lo svuotamento gastrico. Ed è proprio lo stomaco, più del fegato, a spiegare quasi tutte le interazioni dei GLP-1 peptidici.

In questo articolo vediamo quindi quali sono le vere interazioni GLP-1, quando sono clinicamente rilevanti e perché orforglipron richiede un ragionamento diverso rispetto a semaglutide e tirzepatide.

Un peptide non incontra il citocromo P450 come una piccola molecola di sintesi. Questa differenza spiega quasi tutto.

Cosa si intende per interazione farmacologica

Con il termine interazione farmacologica si intende la capacità di un farmaco di modificare l’assorbimento, la distribuzione, il metabolismo, l’eliminazione o l’effetto di un altro farmaco assunto contemporaneamente.

In pratica, un’interazione può avvenire in tre modi principali.

Il primo è l’assorbimento: un farmaco può essere assorbito più lentamente o, più raramente, in quantità diversa.

Il secondo è il metabolismo: un farmaco può rallentare o accelerare il metabolismo epatico di un altro farmaco, spesso attraverso il sistema del citocromo P450.

Il terzo è l’effetto farmacologico: due farmaci possono sommarsi nello stesso effetto, per esempio abbassando entrambi la glicemia.

Nel caso dei GLP-1 peptidici, la quasi totalità del problema riguarda il primo punto, cioè l’assorbimento. Nel caso dell’orforglipron, invece, entrano in gioco anche vere interazioni metaboliche.

Interazioni GLP-1: perché i peptidi danno pochi problemi

Semaglutide, liraglutide e tirzepatide sono molecole peptidiche. Questo significa che sono costituite da catene di amminoacidi, modificate per durare più a lungo nell’organismo.

Il corpo le degrada in modo diverso rispetto alla maggior parte dei farmaci di sintesi: non le tratta come piccole molecole da metabolizzare attraverso gli enzimi epatici del citocromo P450, ma le smonta progressivamente attraverso processi di degradazione proteica e metabolizzazione dei frammenti.

Questa è la ragione per cui le interazioni metaboliche sono così rare.

La semaglutide, per esempio, ha un potenziale molto basso di inibire o indurre gli enzimi CYP e non modifica in modo clinicamente significativo la farmacocinetica di numerosi farmaci testati, tra cui warfarin, digossina, furosemide, rosuvastatina, etinilestradiolo e levonorgestrel. La tirzepatide, allo stesso modo, non richiede aggiustamenti di dose per la maggior parte dei farmaci orali concomitanti, anche se le schede tecniche raccomandano attenzione per i farmaci a stretto indice terapeutico.

Per un quadro generale sulle molecole disponibili oggi, rimando anche alla pagina sui farmaci per dimagrire disponibili in Italia e all’estero. Per semaglutide e tirzepatide, invece, il riferimento generale resta l’articolo su semaglutide e tirzepatide nel trattamento dell’obesità. La liraglutide, molecola più datata ma ancora utile in alcuni contesti, è trattata nell’articolo Liraglutide: la puntura che toglie la fame.

Cosa mostrano gli studi di interazione

Gli studi di interazione confermano ciò che ci si aspetta dalla chimica di queste molecole.

La semaglutide iniettiva non riduce la biodisponibilità del contraccettivo orale combinato etinilestradiolo/levonorgestrel. Lo studio di Kapitza et al. ha mostrato che la semaglutide settimanale non riduce l’esposizione dei due ormoni del contraccettivo, un dato coerente con l’assenza di raccomandazioni specifiche per la contraccezione orale con semaglutide.

Anche la liraglutide non riduce in modo clinicamente rilevante la biodisponibilità di etinilestradiolo e levonorgestrel. Può modificare lievemente il picco e il tempo al picco, come atteso per un farmaco che rallenta lo svuotamento gastrico, ma senza una riduzione rilevante dell’esposizione complessiva.

La tirzepatide rappresenta un caso leggermente diverso. Dopo una singola dose di 5 mg, la scheda tecnica europea riporta una riduzione del picco e dell’esposizione del contraccettivo orale combinato. L’EMA considera questa riduzione non clinicamente rilevante e non richiede aggiustamenti della dose del contraccettivo orale. Altre agenzie regolatorie, invece, adottano una posizione più prudente e consigliano un metodo non orale o un metodo barriera nelle prime settimane e dopo ogni aumento di dose.

La differenza fra queste posizioni non significa che una sia “vera” e l’altra “falsa”. Significa che, di fronte a un segnale farmacocinetico modesto, ma potenzialmente importante per la contraccezione, alcune agenzie hanno scelto una lettura più pragmatica e altre una più cautelativa.

Interazioni GLP-1 e svuotamento gastrico

Tutti i GLP-1 rallentano lo svuotamento gastrico, cioè la velocità con cui lo stomaco trasferisce il proprio contenuto all’intestino.

Questo effetto contribuisce alla sazietà precoce e può modificare la velocità con cui vengono assorbiti i farmaci presi per bocca. Il punto chiave, però, è questo: per la maggior parte dei farmaci cambia soprattutto la velocità di assorbimento, non la quantità totale assorbita.

Nota metodologica. La distinzione tra Cmax e AUC è decisiva. La Cmax indica il picco di concentrazione del farmaco nel sangue; l’AUC indica l’esposizione complessiva. Con la tirzepatide, dopo una singola dose da 5 mg, il picco del paracetamolo si riduce e il tempo al picco si sposta in avanti, ma l’esposizione complessiva non cambia in modo rilevante. Per molti farmaci questo significa che l’effetto può iniziare un po’ più lentamente, senza perdere efficacia complessiva.

Per questo motivo, con i GLP-1 iniettabili non è di norma necessario distanziare gli altri farmaci dall’iniezione, né modificarne la dose. Il discorso cambia solo per pochi casi ben definiti.

Quando le interazioni dei GLP-1 richiedono attenzione

Dire che le interazioni sono minime non significa dire che siano inesistenti. Esistono situazioni nelle quali la prudenza è necessaria.

Contraccettivi orali e tirzepatide

Il caso più discusso riguarda la tirzepatide.

Dopo una singola dose di tirzepatide 5 mg, l’EMA riporta una riduzione del picco e dell’esposizione del contraccettivo orale combinato etinilestradiolo/norgestimato. In particolare, il picco si riduce in modo marcato, mentre l’AUC si riduce di circa il 20–23% a seconda del componente. L’EMA conclude che questa riduzione non è clinicamente rilevante e che non è richiesto un aggiustamento della dose del contraccettivo orale.

La FDA e altre agenzie extraeuropee sono più caute: consigliano di passare temporaneamente a un metodo contraccettivo non orale, oppure di aggiungere un metodo barriera, per 4 settimane dopo l’inizio della tirzepatide e per 4 settimane dopo ogni aumento di dose.

Attenzione clinica. In Europa la scheda tecnica di Mounjaro non impone modifiche al contraccettivo orale. Nella pratica clinica, però, soprattutto nelle donne con obesità, in chi ha vomito o diarrea, o in chi vuole ridurre al minimo il rischio di fallimento contraccettivo, è ragionevole discutere un metodo non orale o un metodo barriera nelle prime settimane e dopo gli aumenti di dose.

Questo tema si collega direttamente alla gestione della contraccezione e della gravidanza nelle donne in terapia con GLP-1, trattata in modo più esteso nell’articolo GLP-1 in gravidanza: semaglutide, tirzepatide e rischio di malformazioni.

Farmaci a stretto indice terapeutico

Un secondo gruppo da considerare è quello dei farmaci a stretto indice terapeutico. Sono farmaci nei quali la differenza tra dose efficace e dose potenzialmente tossica è ridotta.

Gli esempi classici sono warfarin e digossina.

In questi casi non si tratta, di solito, di una vera interazione metabolica. Il problema è che anche una variazione temporanea della velocità di assorbimento può avere conseguenze cliniche, soprattutto all’inizio della terapia con GLP-1 o dopo un aumento di dose.

Il caso più concreto è il warfarin. Non c’è un’interazione diretta tra tirzepatide e warfarin attraverso il metabolismo epatico, ma il rallentato svuotamento gastrico può modificare temporaneamente l’assorbimento. Per questo è prudente controllare più spesso l’INR nelle prime settimane e dopo gli aumenti di dose.

Per questo tema abbiamo dedicato un approfondimento specifico a tirzepatide, warfarin e monitoraggio dell’INR.

Levotiroxina

L’ipotiroidismo è frequente nelle persone con obesità, e la levotiroxina è tra i farmaci orali più assunti da chi inizia una terapia con GLP-1.

Qui bisogna evitare un errore comune: non è corretto dire semplicemente che i GLP-1 riducono l’assorbimento della levotiroxina. Il punto è più preciso: possono modificarne l’assorbimento.

Per la semaglutide orale, uno studio di interazione ha mostrato un aumento del 33% dell’esposizione totale alla T4 quando levotiroxina e semaglutide orale vengono assunte insieme. Il picco massimo non è risultato modificato in modo significativo, ma il dato è sufficiente per consigliare attenzione.

Nella pratica clinica, la regola resta semplice: la levotiroxina va assunta a digiuno, separata dagli altri farmaci secondo le modalità abituali, e il TSH va ricontrollato dopo l’avvio o la modifica di terapie che possano interferire con l’assorbimento. Questo vale soprattutto quando si usa una formulazione orale di semaglutide o quando vi sono variazioni importanti del peso corporeo.

Farmaci per cui serve un effetto rapido

Un’altra situazione pratica riguarda i farmaci per cui è importante un rapido inizio d’azione.

Se un farmaco deve agire velocemente, un rallentamento dello svuotamento gastrico può ritardarne l’effetto. Questo non significa che il farmaco “non funzioni”, ma che potrebbe metterci più tempo ad agire.

Il problema è di solito marginale, ma va ricordato per analgesici, farmaci sintomatici e medicinali assunti al bisogno, soprattutto nelle prime settimane di terapia con GLP-1, quando l’effetto sullo stomaco è più evidente.

Insulina e sulfoniluree

Un cenno a parte merita chi ha anche il diabete di tipo 2.

In questo caso l’interazione più importante non riguarda l’assorbimento, ma l’effetto farmacologico. Se un GLP-1 viene associato a insulina o a sulfoniluree, aumenta il rischio di ipoglicemia perché più terapie agiscono nella stessa direzione.

La condotta corretta non è sospendere il GLP-1, ma valutare una riduzione della dose di insulina o della sulfonilurea, con monitoraggio glicemico appropriato.

Per chi non ha il diabete e non assume farmaci ipoglicemizzanti, questo problema semplicemente non si pone.

Semaglutide orale non è uguale a orforglipron

Prima di parlare di orforglipron è utile chiarire un punto: non tutte le pillole sono uguali.

La semaglutide orale per l’obesità, Wegovy Pill, resta semaglutide. È quindi un peptide formulato per essere assorbito per via orale grazie a un assorbitore, il SNAC. La molecola attiva rimane però semaglutide, con il suo profilo farmacologico da peptide.

Orforglipron è diverso. Non è una formulazione orale di un peptide: è una piccola molecola non peptidica, progettata per attivare il recettore GLP-1 e per essere assunta per bocca come un farmaco di sintesi tradizionale.

La distinzione è fondamentale perché spiega perché la semaglutide orale conserva, in gran parte, il profilo di interazioni della semaglutide, mentre orforglipron introduce interazioni epatiche vere.

Il tema si inserisce nella nuova fase delle terapie orali per l’obesità, già discussa nell’articolo sulla pillola contro l’obesità: semaglutide orale e orforglipron.

Orforglipron: la prima piccola molecola cambia le regole

Con orforglipron il discorso cambia.

Orforglipron, approvato negli Stati Uniti con il nome commerciale Foundayo, è la prima piccola molecola orale non peptidica della classe GLP-1. A differenza di semaglutide, liraglutide e tirzepatide, viene metabolizzato principalmente dal fegato attraverso il CYP3A4.

Questo significa che entrano in gioco le interazioni farmacologiche tipiche delle piccole molecole.

Per un approfondimento specifico sulla molecola, sui trial e sulle interazioni, rimando all’articolo dedicato a orforglipron/Foundayo.

Inibitori del CYP3A4

Gli inibitori forti del CYP3A4 possono aumentare l’esposizione a orforglipron.

La scheda tecnica di Foundayo segnala, per esempio, che claritromicina aumenta l’AUC di orforglipron di circa 3,5 volte e il picco di circa 1,9 volte. Per questo la dose massima di Foundayo deve essere limitata quando viene usato con un forte inibitore del CYP3A4.

La scheda tecnica raccomanda inoltre di evitare l’uso concomitante con forti inibitori del CYP3A4 che inibiscono anche OATP1B, come ritonavir, perché il rischio di aumento dell’esposizione può diventare più rilevante.

Induttori del CYP3A4

Gli induttori del CYP3A4 fanno il contrario: accelerano il metabolismo di orforglipron e possono ridurne l’efficacia.

La carbamazepina, per esempio, riduce in modo marcato l’esposizione a orforglipron. Per questo la scheda tecnica raccomanda di evitare l’associazione con induttori forti del CYP3A4. Con induttori moderati, invece, può essere necessario monitorare l’efficacia e valutare un aggiustamento della dose.

Esempi clinicamente rilevanti di induttori sono rifampicina, carbamazepina, fenitoina e iperico.

OATP1B e ciclosporina

Un altro punto riguarda i trasportatori epatici OATP1B.

La ciclosporina, inibitore di OATP1B, aumenta l’esposizione a orforglipron. Questo conferma che, per orforglipron, non bisogna ragionare solo in termini di svuotamento gastrico, ma anche di metabolismo e trasporto epatico.

Simvastatina

La simvastatina merita una nota specifica.

La scheda tecnica di Foundayo segnala che orforglipron aumenta di circa due volte l’esposizione alla forma attiva della simvastatina, il simvastatin acid. Per questo, quando simvastatina viene usata insieme a Foundayo, la dose non dovrebbe superare 20 mg al giorno.

È un esempio molto concreto della differenza tra orforglipron e i GLP-1 peptidici: qui non parliamo più solo di assorbimento più lento, ma di un’interazione farmacologica con possibile significato clinico.

Contraccettivi orali e orforglipron

Anche con orforglipron va considerato il rallentato svuotamento gastrico.

La scheda tecnica statunitense segnala che l’effetto di orforglipron sull’assorbimento dei contraccettivi orali non è stato valutato in uno studio clinico dedicato. Per prudenza, la FDA raccomanda alle pazienti che assumono contraccettivi orali di passare a un metodo non orale o di aggiungere un metodo barriera per 30 giorni dopo l’inizio della terapia e per 30 giorni dopo ogni aumento di dose.

I contraccettivi non orali — come spirale, impianto, cerotto, anello o altri metodi non dipendenti dall’assorbimento gastrointestinale — non dovrebbero essere influenzati da questo meccanismo.

Interazioni GLP-1 nella pratica clinica

Per semaglutide, liraglutide e tirzepatide, il messaggio pratico è rassicurante: nella maggior parte dei casi non serve modificare le terapie concomitanti.

Il medico deve però fare attenzione a quattro situazioni:

  • contraccettivi orali, soprattutto con tirzepatide e con orforglipron;
  • farmaci a stretto indice terapeutico, come warfarin e digossina;
  • levotiroxina, soprattutto se si usa semaglutide orale o se il peso cambia rapidamente;
  • insulina e sulfoniluree nei pazienti con diabete, per il rischio di ipoglicemia.

Per orforglipron il ragionamento deve essere più ampio: bisogna valutare anche CYP3A4, OATP1B, simvastatina, induttori, inibitori e contraccettivi orali.

Conclusioni

La chimica detta la regola.

I GLP-1 peptidici — semaglutide, liraglutide e tirzepatide — hanno un profilo di interazioni farmacologiche molto pulito perché non dipendono dal citocromo P450 e non modificano in modo significativo il metabolismo degli altri farmaci. Il loro unico meccanismo di interazione realmente rilevante è il rallentato svuotamento gastrico, che può modificare la velocità di assorbimento di alcuni farmaci orali.

Le eccezioni da ricordare sono poche: contraccettivi orali con tirzepatide, farmaci a stretto indice terapeutico come warfarin e digossina, levotiroxina e terapie ipoglicemizzanti nei pazienti diabetici.

Orforglipron apre invece una fase nuova. È comodo perché orale, ma proprio perché è una piccola molecola introduce interazioni farmacologiche vere, soprattutto con CYP3A4, OATP1B e simvastatina.

In sintesi: con semaglutide, liraglutide e tirzepatide le interazioni con gli altri farmaci sono poche e riguardano soprattutto l’assorbimento; con orforglipron, invece, le interazioni vanno valutate caso per caso come per altri farmaci di sintesi.


Domande frequenti

Posso prendere la pillola anticoncezionale se uso semaglutide?

Sì. La semaglutide non riduce la biodisponibilità del contraccettivo orale combinato etinilestradiolo/levonorgestrel. Il problema riguarda soprattutto tirzepatide e orforglipron, per i quali alcune agenzie consigliano maggiore cautela nelle prime settimane e dopo gli aumenti di dose.

Con Mounjaro devo sospendere la pillola anticoncezionale?

No, non va sospesa automaticamente. In Europa la scheda tecnica di Mounjaro non richiede un aggiustamento della dose del contraccettivo orale. Tuttavia, per prudenza, soprattutto in presenza di obesità, vomito, diarrea o elevata necessità di sicurezza contraccettiva, si può discutere con il medico l’aggiunta di un metodo barriera o il passaggio a un metodo non orale nelle prime 4 settimane e dopo ogni aumento di dose.

Il mio GLP-1 interferisce con il warfarin?

Non esiste una vera interazione metabolica diretta tra GLP-1 peptidici e warfarin. Tuttavia, poiché il warfarin ha un indice terapeutico stretto, il rallentato svuotamento gastrico può rendere opportuno controllare l’INR più spesso all’inizio della terapia e dopo gli aumenti di dose.

Devo distanziare gli altri farmaci dall’iniezione?

In genere no. Con i GLP-1 iniettabili non è necessario distanziare sistematicamente gli altri farmaci dall’iniezione. Il rallentato svuotamento gastrico può ritardare l’assorbimento di alcuni farmaci orali, ma nella maggior parte dei casi non ne riduce l’efficacia complessiva.

La levotiroxina va modificata se inizio un GLP-1?

Non necessariamente. Va però assunta correttamente, a digiuno e separata dagli altri farmaci secondo le regole abituali. È prudente ricontrollare il TSH dopo l’inizio della terapia, soprattutto se si usa semaglutide orale o se il calo ponderale è importante.

Orforglipron avrà le stesse interazioni della semaglutide?

No. Orforglipron è una piccola molecola non peptidica metabolizzata soprattutto dal CYP3A4. Per questo può interagire con inibitori e induttori del CYP3A4, con OATP1B, con simvastatina e potenzialmente con farmaci orali sensibili al rallentato svuotamento gastrico.

Con orforglipron posso prendere antibiotici o antifungini?

Dipende dal farmaco. Alcuni antibiotici macrolidi e alcuni antifungini azolici possono inibire il CYP3A4 e aumentare l’esposizione a orforglipron. La scelta va valutata dal medico caso per caso.

Orforglipron è già disponibile in Italia?

Al momento, orforglipron è approvato negli Stati Uniti con il nome Foundayo. In Europa e in Italia il percorso regolatorio e commerciale è successivo, quindi la disponibilità pratica dipenderà dalle autorizzazioni europee e dalle decisioni nazionali.

Glossario dei termini principali

Citocromo P450 (CYP450): famiglia di enzimi, soprattutto epatici, che metabolizza molti farmaci di sintesi. Il CYP3A4 è uno degli enzimi più coinvolti nelle interazioni farmacologiche.

CYP3A4: enzima epatico responsabile del metabolismo di numerosi farmaci. Orforglipron viene metabolizzato principalmente attraverso questo sistema.

OATP1B: trasportatori epatici che contribuiscono all’ingresso di alcuni farmaci nel fegato. La loro inibizione può aumentare l’esposizione ad alcune molecole, tra cui orforglipron.

Svuotamento gastrico: velocità con cui lo stomaco trasferisce il proprio contenuto all’intestino. I GLP-1 lo rallentano, incidendo soprattutto sulla rapidità di assorbimento dei farmaci orali.

Cmax: concentrazione massima raggiunta da un farmaco nel sangue dopo l’assunzione.

AUC: esposizione complessiva dell’organismo a un farmaco nel tempo. È spesso più importante della Cmax per valutare se la quantità assorbita è davvero cambiata.

Indice terapeutico: distanza tra la dose efficace e la dose tossica. Quando è stretto, come per warfarin e digossina, anche piccole variazioni possono richiedere monitoraggio.

Peptide: molecola formata da una catena di amminoacidi. Semaglutide, liraglutide e tirzepatide sono molecole peptidiche.

Piccola molecola: composto di sintesi, in genere metabolizzato da enzimi epatici. Orforglipron è una piccola molecola orale non peptidica.

Bibliografia

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Riguardo all'autore

Gianleone Di Sacco

Nato a Pisa nel 1959. Risiede a Milano dalla nascita.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, specializzato, con lode, in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Membro di svariate Associazioni e Società Scientifiche, anche con incarichi istituzionali.

Da anni svolge attività clinica e di ricerca, in particolare, nel campo della terapia farmacologica dell'obesità.

Di Gianleone Di Sacco

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