Introduzione
Le chiamate al centro di farmacologia dell’allattamento della Texas Tech University riguardanti la semaglutide sono aumentate di oltre il 500% tra il 2021 e il 2024 (Diab et al., 2024). È il segnale di una domanda reale: molte donne che allattano e devono gestire il peso si chiedono se possano utilizzare questi farmaci.
Negli ultimi anni sono comparsi i primi studi sul trasferimento di semaglutide e tirzepatide nel latte materno. Nel 2026 sono arrivati anche importanti aggiornamenti regolatori e le nuove raccomandazioni dell’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG).
Il quadro è oggi meno restrittivo rispetto al passato, soprattutto per la tirzepatide, ma rimangono questioni scientifiche ancora aperte.
Cos’è la dose relativa per il lattante
Per valutare l’esposizione del bambino a un farmaco assunto dalla madre si utilizza la dose relativa per il lattante (RID): la quantità di farmaco che il bambino riceverebbe attraverso il latte, espressa come percentuale della dose materna rapportata al peso corporeo.
Per molti farmaci, una RID inferiore al 10% viene generalmente considerata rassicurante. Questa soglia, tuttavia, non rappresenta una garanzia universale di sicurezza: contano anche la tossicità del farmaco, la capacità del bambino di assorbirlo e la sua età.
Un passaggio molto basso del farmaco nel latte è rassicurante, ma non basta, da solo, a dimostrarne la sicurezza durante l’allattamento.
La posizione europea: Mounjaro e semaglutide
Mounjaro: che cosa è cambiato nel 2026
Il cambiamento più importante riguarda la tirzepatide, commercializzata in Italia come Mounjaro. L’RCP europeo aggiornato nel 2026 afferma che la tirzepatide può essere presa in considerazione durante l’allattamento (EMA, 2026).
La conclusione si basa sui dati che mostrano concentrazioni di farmaco nel latte non rilevabili o molto basse e sulla scarsa probabilità che una piccola quantità eventualmente ingerita venga assorbita in forma integra dall’intestino del lattante.
Si tratta di un cambiamento regolatorio sostanziale: il testo europeo non richiede più di evitare sistematicamente la tirzepatide durante l’allattamento. Questo, però, non equivale a raccomandarne l’impiego in tutte le donne che allattano. La decisione resta individuale e dipende dalla necessità della terapia e dalle condizioni della madre e del bambino.
Semaglutide: perché la posizione europea è diversa
Per la semaglutide iniettabile, commercializzata come Wegovy e Ozempic, la posizione regolatoria europea rimane restrittiva. L’RCP indica che il farmaco non deve essere utilizzato durante l’allattamento, perché non è possibile escludere un rischio per il bambino (EMA, RCP Wegovy).
Questa differenza non dimostra che la tirzepatide sia più sicura della semaglutide. I dati disponibili sul trasferimento nel latte sono preliminarmente rassicuranti per entrambe le molecole. Le conclusioni regolatorie, tuttavia, non sono attualmente identiche.
Semaglutide: che cosa mostra lo studio sul latte materno
Lo studio di Diab e colleghi, pubblicato su Nutrients nel 2024, ha analizzato campioni di latte di otto donne che assumevano semaglutide sottocutanea a dosi comprese tra 0,25 e 1 mg alla settimana.
I campioni sono stati raccolti prima della somministrazione e dopo 12 e 24 ore. La semaglutide non è risultata rilevabile in nessuno dei campioni, con un limite di rilevazione di 1,7 microgrammi per litro.
Gli autori hanno calcolato che, anche ipotizzando la presenza del farmaco alla concentrazione limite del metodo analitico, la dose relativa per il lattante sarebbe stata mediamente dell’1,12%, con una stima massima dell’1,26%.
Non sono stati segnalati problemi rilevanti di crescita o sviluppo nei bambini osservati. Si trattava, tuttavia, di un gruppo molto piccolo, con lattanti già oltre il periodo neonatale e alimentati anche con altre fonti nutrizionali.
Lo studio fornisce quindi risultati incoraggianti sul trasferimento diretto della semaglutide nel latte, ma non permette di stabilire la sicurezza dell’esposizione nei neonati, durante l’allattamento esclusivo o dopo trattamenti prolungati.
Tirzepatide: i dati disponibili sul trasferimento nel latte
Lo studio del produttore
Uno studio riportato nella documentazione regolatoria statunitense ha esaminato 11 donne alle quali è stata somministrata una singola dose sottocutanea di 5 mg di tirzepatide.
Il farmaco non è risultato rilevabile in 164 dei 171 campioni di latte analizzati. Nei sette campioni rimanenti, la quantità cumulativa misurata durante il periodo di osservazione corrispondeva a meno dello 0,02% della dose materna somministrata (FDA, 2025).
Questo dato non deve essere confuso con la RID e presenta un limite importante: una singola somministrazione non riproduce le concentrazioni raggiunte durante una terapia continuativa. Il passaggio nel latte a regime potrebbe quindi essere superiore.
Uno studio preliminare durante il trattamento continuativo
Un secondo studio, condotto su cinque donne che utilizzavano tirzepatide sottocutanea a dosi di 2,5–5 mg alla settimana, ha analizzato campioni di latte raccolti in diversi momenti dopo la somministrazione.
In nessun campione la concentrazione di tirzepatide ha superato il limite di quantificazione del metodo analitico (Thompson et al., 2025).
Il risultato è coerente con quello dello studio precedente, ma il lavoro è stato diffuso come preprint, non ancora sottoposto a revisione tra pari. La numerosità resta inoltre troppo ridotta per trarre conclusioni definitive sugli effetti clinici nei bambini.
Il database istituzionale LactMed, aggiornato nell’agosto 2026, considera improbabile un’esposizione significativa del lattante attraverso il latte e ritiene che la necessità materna di tirzepatide non costituisca, di per sé, una ragione per interrompere l’allattamento.
Le formulazioni orali: il caso del salcaprozato sodico
Le formulazioni orali di semaglutide, come Rybelsus e alcune nuove formulazioni in compresse per il trattamento dell’obesità, richiedono una valutazione distinta da quelle iniettabili.
Rybelsus contiene salcaprozato sodico (SNAC), un potenziatore dell’assorbimento che consente alla semaglutide di essere assorbita dopo somministrazione orale.
Il RCP europeo di Rybelsus riporta che il salcaprozato sodico è stato rilevato nel latte umano, insieme a piccole quantità di alcuni metaboliti. Non è possibile escludere un rischio per il lattante e, pertanto, Rybelsus non deve essere utilizzato durante l’allattamento (EMA, RCP Rybelsus).
Anche ACOG raccomanda di evitare i GLP-1 AR orali durante l’allattamento.
Questa cautela non significa che la formulazione iniettabile di semaglutide sia automaticamente autorizzata: come già indicato, il suo RCP europeo continua a sconsigliarne l’impiego.
Le differenze tra formulazioni sono approfondite anche nell’articolo dedicato alla semaglutide orale e agli altri farmaci in compresse per l’obesità.
Oltre il passaggio nel latte: nutrizione materna e composizione del latte
Un aspetto ancora poco studiato riguarda gli effetti indiretti della terapia.
Semaglutide e tirzepatide riducono l’appetito e l’assunzione di cibo. Durante l’allattamento, una restrizione alimentare importante potrebbe compromettere l’apporto energetico e di alcuni nutrienti necessari alla madre.
Non sappiamo se, e in quale misura, questi cambiamenti possano influire sulla quantità o sulla composizione del latte materno. L’RCP europeo della tirzepatide segnala esplicitamente questa incertezza.
È quindi importante distinguere due questioni: il trasferimento diretto del farmaco al bambino e i possibili effetti del trattamento sull’alimentazione e sullo stato nutrizionale della madre.
La mancanza di studi adeguati non dimostra che questi effetti si verifichino, ma giustifica un’attenta valutazione dell’alimentazione materna, soprattutto quando il farmaco provoca una marcata riduzione dell’appetito o un rapido calo ponderale.
Le nuove raccomandazioni ACOG del 2026
Nell’ottobre 2026, l’American College of Obstetricians and Gynecologists ha pubblicato un Practice Advisory sull’impiego dei GLP-1 AR prima e durante la gravidanza e nell’allattamento.
Per l’allattamento, ACOG propone una decisione clinica condivisa che, in circostanze selezionate, può comprendere l’utilizzo di questi farmaci.
Le raccomandazioni prevedono di:
- evitare i GLP-1 AR nelle madri che allattano bambini prematuri o nel periodo neonatale;
- monitorare attentamente l’incremento ponderale del lattante, in collaborazione con il pediatra, quando viene scelto il trattamento;
- valutare la situazione nutrizionale della madre e la possibilità di mantenere un’alimentazione adeguata;
- evitare le formulazioni orali, per le ulteriori incertezze sul loro impiego durante l’allattamento.
Il documento richiama anche la possibilità teorica di preferire farmaci con emivita più breve, ma questa indicazione farmacocinetica non equivale alla dimostrazione di una loro maggiore sicurezza clinica.
Una revisione scientifica internazionale pubblicata nello stesso anno sottolinea, a sua volta, la necessità di una valutazione individualizzata e di un monitoraggio della crescita del bambino e della nutrizione materna (Maslin et al., 2026).
Le raccomandazioni ACOG costituiscono un orientamento clinico professionale e non modificano le indicazioni contenute negli RCP europei.
Cosa significa nella pratica clinica
La decisione di utilizzare un farmaco per l’obesità durante l’allattamento non dipende soltanto dalla quantità di principio attivo eventualmente presente nel latte.
Il medico deve considerare la necessità della terapia, la presenza di diabete o di altre complicanze metaboliche, l’età e le condizioni del bambino, il tipo di allattamento e la situazione nutrizionale della madre.
Una particolare prudenza è necessaria nelle prime settimane dopo il parto e quando il bambino è prematuro. Se si decide di utilizzare un trattamento, occorre concordare con il pediatra il monitoraggio della crescita e valutare nel tempo l’alimentazione materna.
La scelta può essere differente quando il trattamento è necessario per controllare una condizione metabolica importante rispetto a quando viene preso in considerazione esclusivamente per la riduzione del peso.
Per approfondire le indicazioni generali alla terapia farmacologica dell’obesità si può consultare l’articolo Perché usare i farmaci per dimagrire.
Conclusioni
Gli studi disponibili hanno fornito risultati rassicuranti sul trasferimento di semaglutide e tirzepatide nel latte materno, ma le conoscenze sugli effetti a lungo termine nei bambini e sulla produzione e composizione del latte sono ancora insufficienti.
Le nuove raccomandazioni ACOG rappresentano un passo importante verso una gestione meno generalizzata e più individualizzata delle donne che necessitano di questi trattamenti dopo il parto.
La possibilità di utilizzare tirzepatide durante l’allattamento è oggi contemplata anche dal RCP europeo, mentre per semaglutide la posizione regolatoria resta restrittiva. Le decisioni devono quindi tenere conto sia delle evidenze scientifiche sia delle indicazioni autorizzate per ciascun medicinale.
In sintesi: l’allattamento non deve essere considerato automaticamente incompatibile con ogni trattamento farmacologico dell’obesità, ma la disponibilità di dati rassicuranti sul passaggio nel latte non equivale a una dimostrazione completa di sicurezza. La scelta deve essere individualizzata, con particolare attenzione alla crescita del bambino e alla salute nutrizionale della madre.
Domande frequenti
È possibile assumere Mounjaro durante l’allattamento?
Il RCP europeo aggiornato nel 2026 consente di prendere in considerazione la tirzepatide durante l’allattamento. Non significa che il farmaco sia raccomandato per tutte le donne: la decisione richiede una valutazione clinica individuale, soprattutto in relazione all’età e alle condizioni del bambino.
Che cosa succede se il bambino è nato prematuro?
ACOG raccomanda di evitare i GLP-1 AR nelle madri che allattano bambini prematuri o neonati, per le maggiori incertezze riguardo alla sicurezza in questa fase.
I GLP-1 AR possono ridurre la produzione di latte?
Non esistono prove cliniche adeguate che dimostrino una riduzione della produzione di latte causata direttamente da questi farmaci. È tuttavia plausibile che una forte riduzione dell’alimentazione materna possa avere conseguenze sulla nutrizione della madre e, potenzialmente, sull’allattamento. Questo aspetto richiede ulteriori studi.
Se una donna ha già assunto il farmaco mentre allattava, deve interrompere l’allattamento?
Un’esposizione già avvenuta non comporta automaticamente la necessità di interrompere l’allattamento. I dati sul trasferimento nel latte sono preliminarmente rassicuranti, ma la situazione deve essere valutata con il medico, considerando il farmaco assunto, la dose, l’età del bambino e le sue condizioni di salute.
È necessario controllare la crescita del bambino?
Sì, quando il trattamento viene utilizzato durante l’allattamento. ACOG raccomanda un’attenta sorveglianza dell’incremento ponderale del lattante, concordata con il pediatra. Può essere opportuno monitorare anche lo sviluppo del bambino e lo stato nutrizionale della madre.
Glossario dei termini principali
GLP-1 AR: agonisti recettoriali del GLP-1. Comprendono farmaci come la semaglutide. La tirzepatide agisce sia sul recettore GLP-1 sia su quello GIP.
RCP: Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto, documento regolatorio che contiene indicazioni, dosaggi, controindicazioni e avvertenze di un medicinale.
RID (dose relativa per il lattante): stima dell’esposizione del bambino a un farmaco attraverso il latte materno, espressa in percentuale rispetto alla dose materna corretta per il peso.
SNAC (salcaprozato sodico): sostanza utilizzata in alcune formulazioni orali di semaglutide per facilitarne l’assorbimento.
Emivita: tempo necessario perché la concentrazione di un farmaco nell’organismo si riduca della metà.
Preprint: versione di uno studio resa disponibile prima della revisione scientifica tra pari.
Decisione condivisa: processo attraverso il quale medico e paziente valutano insieme benefici, rischi e alternative terapeutiche, tenendo conto delle evidenze disponibili e delle condizioni individuali.
Bibliografia
- American College of Obstetricians and Gynecologists (2026)
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RCP europeo Mounjaro - European Medicines Agency – Rybelsus (2026)
- Rybelsus (semaglutide). EPAR Product Information. Sezione 4.6: Fertility, pregnancy and lactation.
RCP europeo Rybelsus - European Medicines Agency – Wegovy (2026)
- Wegovy (semaglutide). EPAR Product Information. Sezione 4.6: Fertility, pregnancy and lactation.
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FDA – Prescribing Information
