SURMOUNT-MAINTAIN: si può ridurre la dose di Mounjaro mantenendo il peso?

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Sintesi. Lo studio SURMOUNT-MAINTAIN, pubblicato sul Lancet il 12 maggio 2026 e presentato in contemporanea al Congresso ECO di Istanbul, risponde a una domanda clinicamente nuova: dopo aver raggiunto il peso target con Mounjaro alla dose massima, si può ridurre la dose mantenendo il risultato? La risposta è graduale: continuando alla dose piena si mantiene il 96,5% del calo, riducendo a 5 mg si mantiene il 67,9%, sospendendo si mantiene il 42,8%. Ridurre la dose è un’alternativa valida alla sospensione, ma non equivale al mantenimento alla dose piena. Il dato pratico più importante: la dose finale conta più della traiettoria seguita per arrivarci.

Introduzione

A marzo 2026 ho scritto su questo sito che la risposta alla domanda del mantenimento del peso stava cambiando, sulla base dello studio SELECT che mostrava una curva del peso stabile a oltre quattro anni in chi continuava semaglutide. Mancava però il pezzo per tirzepatide: i dati a lungo termine in continuativa non c’erano ancora, e il trial dedicato — SURMOUNT-MAINTAIN — era allora in corso. Quel pezzo è arrivato ieri.

Il 12 maggio 2026, in contemporanea al Congresso europeo dell’obesità a Istanbul, sul Lancet sono stati pubblicati i risultati di SURMOUNT-MAINTAIN (Horn et al., 2026). È il primo trial al mondo a porsi una domanda che fino a oggi non aveva una risposta basata su dati randomizzati: dopo aver raggiunto il peso target con tirzepatide (Mounjaro) alla dose massima, cosa succede se si riduce la dose rispetto al continuarla o al sospenderla? E la risposta cambia in modo sostanziale il modo in cui possiamo pensare la gestione del mantenimento.

La domanda che fino a oggi non aveva risposta

Negli ultimi anni due cose erano già acquisite. Primo, che continuare la terapia con un agonista del recettore del GLP-1 dopo aver raggiunto il peso desiderato mantiene il risultato; questo lo aveva dimostrato lo studio SURMOUNT-4 nel 2024 (Aronne et al.), specifico per tirzepatide (Mounjaro), oltre che lo studio SELECT a quattro anni con semaglutide. Secondo, che sospendere la terapia porta a recupero progressivo del peso, in media circa la metà del calo ottenuto entro uno-due anni.

Tra queste due opzioni — continuare alla dose piena o smettere — c’era però uno spazio clinico molto reale: i pazienti che, una volta raggiunto il peso target, chiedono di ridurre la dose per ragioni di costo, di tollerabilità, di preferenza personale, o semplicemente perché sembra ragionevole pensare che, dopo il calo, ne serva di meno. Fino a ieri non c’erano dati randomizzati per rispondere a questa richiesta. SURMOUNT-MAINTAIN porta finalmente quei dati.

Come è stato fatto lo studio

Il disegno è elegante e risponde direttamente alla domanda clinica. Lo studio si è svolto in due fasi consecutive, per un totale di 112 settimane.

Fase 1 (60 settimane): calo di peso. 441 adulti con obesità (BMI medio 40, peso medio 113,8 kg, età media 47 anni, 65% donne) sono stati trattati in aperto con tirzepatide alla dose massima tollerata (10 o 15 mg alla settimana), insieme a counselling sullo stile di vita. Al termine delle 60 settimane, l’84% dei partecipanti aveva raggiunto un plateau ponderale, cioè una stabilizzazione del peso definita come variazione inferiore al 5% tra le settimane 48 e 60.

Fase 2 (52 settimane): mantenimento. I 378 partecipanti che soddisfacevano i criteri (calo ≥5% e tolleranza alla dose di almeno 10 mg) sono stati randomizzati in tre bracci in rapporto 3:3:2:

  • Continuare alla dose piena (10 o 15 mg) — 140 pazienti
  • Ridurre la dose a 5 mg — 144 pazienti
  • Passare al placebo — 94 pazienti

Una scelta etica importante: a partire dalla settimana 24 della fase di mantenimento, chi avesse ripreso più del 50% del peso perso poteva ricevere una rescue therapy, cioè una ripresa controllata del farmaco attivo. Questa scelta — che protegge il paziente dal danno del recupero rapido del peso — si è rivelata cruciale per leggere i risultati: alla fine, ha ricevuto rescue il 67% di chi era stato randomizzato a placebo, il 25% di chi era stato randomizzato a 5 mg, e solo l’8% di chi continuava alla dose piena.

I tre numeri che cambiano la conversazione

SURMOUNT-MAINTAIN: mantenimento del peso con Mounjaro a dose piena, 5 mg o sospensione
Dopo il calo ponderale con Mounjaro, SURMOUNT-MAINTAIN mostra tre scenari distinti: mantenimento quasi completo con dose piena, mantenimento parziale con 5 mg e recupero maggiore dopo sospensione.

L’endpoint primario era la variazione percentuale del peso dal basale (settimana 0) alla fine dello studio (settimana 112). Il dato è chiaro:

  • Continuando alla dose piena: calo complessivo del 21,9% a 112 settimane (≈25 kg in media)
  • Riducendo a 5 mg: calo complessivo del 16,6% (≈19 kg in media)
  • Passando a placebo: calo complessivo del 9,9% (≈11 kg in media)

Letto in un altro modo, più diretto: tra chi aveva raggiunto il plateau alla settimana 60, quanto del calo iniziale era ancora conservato un anno dopo?

  • Dose piena: 96,5% del calo mantenuto
  • 5 mg: 67,9% del calo mantenuto
  • Placebo: 42,8% del calo mantenuto

Detto ancora diversamente: la probabilità di mantenere almeno l’80% del calo ottenuto è risultata circa sette volte più alta continuando alla dose piena rispetto al placebo, e circa quattro volte più alta riducendo a 5 mg rispetto al placebo (Horn et al., 2026). Tutti i confronti sono statisticamente significativi con p < 0,0001.

Il dato che riformula il modo di pensare la dose

C’è un risultato secondario di SURMOUNT-MAINTAIN che, dal punto di vista della pratica clinica, è forse il più importante di tutti, e che riguarda il significato fisiologico delle diverse strategie posologiche. I pazienti scesi a 5 mg dopo 60 settimane alla dose piena hanno ottenuto un calo complessivo del 16,6%; questo dato è confrontabile con il 12,3% osservato nei pazienti che avevano preso 5 mg per tutti e tre gli anni dello studio SURMOUNT-1 (Jastreboff et al., 2025). I due valori non sono identici, ma sono nello stesso ordine di grandezza.

La dose finale al mantenimento pesa più della traiettoria seguita per arrivarci.

Il messaggio biologico è: prendere tirzepatide 5 mg per tutta la terapia, oppure iniziare con la dose massima e poi scalare a 5 mg, produce un risultato finale simile. È come se l’organismo, una volta raggiunto un nuovo set-point ponderale, lo difendesse con una dose di farmaco proporzionata a quel nuovo set-point, indipendentemente dalla strada percorsa per arrivarci. Le implicazioni cliniche sono importanti: lo step-down della dose, dopo aver raggiunto il risultato, è una strategia legittima e non un compromesso clinicamente perdente.

Va però segnalata una limitazione onesta: a 112 settimane la curva del peso nel gruppo 5 mg non aveva ancora raggiunto un plateau stabile, e una parte ulteriore di guadagno ponderale nei mesi successivi non si può escludere. Servono follow-up più lunghi per chiudere completamente il discorso.

I benefici cardiometabolici si conservano in modo proporzionale alla dose

I parametri di rischio cardiovascolare hanno seguito la stessa logica gradata del peso. A 112 settimane (confronto con il basale, efficacy estimand):

  • Pressione sistolica: −8,7 mm Hg con dose piena, −4,7 con 5 mg, −0,4 con placebo
  • Trigliceridi: −27,2% con dose piena, −19,0% con 5 mg, −9,6% con placebo
  • Colesterolo non-HDL: −11,7% con dose piena, −7,2% con 5 mg, −1,5% con placebo
  • HbA1c: −0,53 punti con dose piena, −0,41 con 5 mg, −0,19 con placebo
  • Circonferenza vita: −20,1 cm con dose piena, −16,0 cm con 5 mg, −8,4 cm con placebo

Un dato particolarmente rilevante per la prevenzione del diabete: il 92,7% dei pazienti con prediabete al basale era tornato alla normoglicemia (HbA1c < 5,7%) continuando alla dose piena, l’84,4% riducendo a 5 mg, contro il 51,0% nel braccio placebo.

Sicurezza: la dose ridotta è meglio tollerata

Il profilo di sicurezza è quello atteso per tirzepatide e coerente con tutto lo studio SURMOUNT. Gli effetti gastrointestinali — nausea, vomito, diarrea, stipsi — sono stati i più frequenti, prevalentemente lievi-moderati, concentrati durante la titolazione iniziale e poi in netta riduzione durante la fase di mantenimento.

Un dato pratico utile: nei 12 mesi di mantenimento, l’incidenza degli eventi gastrointestinali è risultata numericamente inferiore nel gruppo a 5 mg rispetto al gruppo a dose piena. Per esempio, nausea in mantenimento: 6% con dose piena vs 4% con 5 mg; diarrea: 7% vs 5%; vomito: 6% vs 1%. Non c’è stato un confronto statistico formale tra le due dosi di tirzepatide, ma il segnale clinico è coerente con quanto ci si aspetta. Nessun caso di pancreatite confermata in fase di mantenimento (Horn et al., 2026). Non sono emersi segnali di nuova preoccupazione.

Il ponte verso il prossimo capitolo: ATTAIN-MAINTAIN

Pochi giorni prima di SURMOUNT-MAINTAIN, su Nature Medicine, è stato pubblicato un altro trial dello stesso filone: ATTAIN-MAINTAIN (Aronne et al., 2026). Anche qui pazienti che avevano raggiunto il plateau con un iniettabile (semaglutide o tirzepatide), ma con uno scenario diverso: invece di scalare la dose dello stesso farmaco, passare a una compressa di orforglipron, il nuovo agonista orale non peptidico del recettore del GLP-1 (di cui ho parlato in un approfondimento dedicato).

Gli autori di SURMOUNT-MAINTAIN — molti dei quali coautori anche di ATTAIN-MAINTAIN — fanno esplicitamente il confronto tra i due trial: il guadagno medio di peso osservato passando da tirzepatide alla dose piena a 5 mg (circa 5 kg in più rispetto alla dose piena) è simile a quello osservato passando da semaglutide o tirzepatide a orforglipron orale. Due strategie diverse di step-down — ridurre la dose dell’iniettabile, o passare a un orale meno potente — producono outcome clinicamente comparabili. Un approfondimento dedicato ad ATTAIN-MAINTAIN seguirà a breve sul sito.

Cosa cambia per il paziente italiano in terapia con Mounjaro

Tirzepatide (Mounjaro) è prescrivibile in Italia da mesi. Il paziente tipico interessato a questo trial è quello che, dopo 12-18 mesi di terapia, ha raggiunto il peso target e si pone la domanda: “e adesso?”. Fino a ieri la risposta clinica era principalmente “continuare alla dose attuale”. SURMOUNT-MAINTAIN apre una possibilità in più, evidence-based: scalare la dose a 5 mg è una scelta clinicamente ragionevole, se motivata e condivisa con il medico, con la consapevolezza che il risultato non sarà identico a quello della dose piena ma sarà comunque sostanzialmente superiore alla sospensione.

Quello che il trial non dice, e che è importante non sovrainterpretare, è che la sospensione completa della terapia non porti a recupero del peso. Lo porta, e in modo importante: nel braccio placebo, due terzi dei pazienti hanno avuto bisogno della rescue therapy entro la fine dello studio, perché stavano recuperando più della metà del calo ottenuto. La terapia dell’obesità resta cronica per natura. Quello che cambia, con SURMOUNT-MAINTAIN, è che ora abbiamo dati per personalizzare l’intensità della terapia cronica: alta o ridotta, ma raramente sospesa.

Conclusioni

SURMOUNT-MAINTAIN ridefinisce il vocabolario del mantenimento del peso con i farmaci anti-obesità. La domanda non è più “continuare o smettere” (quella era già risolta), ma quale livello di intensità di terapia serve per mantenere il risultato. Tre opzioni clinicamente distinte, con outcome distinti: piena, ridotta, nessuna. Il messaggio biologico — la dose finale conta più della traiettoria — apre prospettive nuove sia per la gestione clinica sia per l’accesso economico alla terapia nel lungo periodo.

In sintesi: dopo aver raggiunto il peso target con Mounjaro alla dose massima, ridurre la dose a 5 mg permette di mantenere circa il 68% del calo ottenuto, contro il 96% di chi continua alla dose piena e il 43% di chi sospende. Lo step-down della dose diventa una terza opzione clinicamente legittima, accanto al mantenimento alla dose piena, da discutere con il medico in base a tollerabilità, costi e preferenze del paziente.


Domande frequenti

Ho raggiunto il peso target con Mounjaro 15 mg. Posso scalare a 5 mg?

I dati di SURMOUNT-MAINTAIN dicono che è una scelta clinicamente ragionevole, con un’efficacia ridotta ma significativa rispetto alla dose piena. La decisione va presa con il medico curante, valutando il peso raggiunto, la tolleranza al farmaco e gli obiettivi personali. Va messo in conto un possibile recupero di qualche chilo nei mesi successivi al cambio di dose: nei pazienti dello studio, il guadagno medio è stato di circa 6 kg al termine delle 52 settimane di mantenimento a dose ridotta.

Se riduco la dose, posso poi tornare alla dose piena se il peso risale?

Sì, sul piano farmacologico è un’operazione standard. SURMOUNT-MAINTAIN prevedeva proprio questo: i pazienti che avevano ripreso più del 50% del calo potevano risalire alla dose massima (o, se erano stati randomizzati al placebo, riprendere il farmaco a dose crescente). Il farmaco continua a funzionare quando viene reintrodotto.

Cosa succede se smetto del tutto?

I dati sono coerenti tra tutti gli studi di sospensione: in media si recupera circa metà del calo ottenuto entro uno-due anni. SURMOUNT-MAINTAIN lo conferma: il braccio placebo aveva mantenuto solo il 43% del calo a un anno, e due terzi dei pazienti hanno avuto bisogno della rescue therapy prima della fine del trial.

Riducendo la dose, ho meno effetti collaterali?

Sì, in modo coerente. Nei 12 mesi di mantenimento del trial, i pazienti che avevano scalato a 5 mg hanno riportato meno frequentemente nausea, vomito e diarrea rispetto a quelli che restavano alla dose piena. Il dato non è stato testato statisticamente come confronto primario, ma il segnale clinico è chiaro e coerente con quanto ci si aspetta da un dosaggio inferiore.

La curva del peso a dose ridotta era stabile?

Non del tutto. A 112 settimane il peso nel gruppo a 5 mg non aveva ancora trovato un plateau definitivo, e una parte ulteriore di guadagno ponderale negli anni successivi non si può escludere. È un punto da rivalutare quando ci saranno dati di follow-up più lunghi.

Questi dati valgono anche per semaglutide?

Per ora no, non in modo diretto. SURMOUNT-MAINTAIN ha studiato specificamente tirzepatide; un trial analogo con semaglutide non è ancora stato condotto. La logica biologica è probabilmente simile (effetto di classe), ma in scienza serve cautela prima di estrapolare. Il dato analogo più vicino, sul versante della classe, viene dallo studio SELECT a quattro anni, che peraltro ho discusso in un articolo dedicato.

Glossario dei termini principali

Dose massima tollerata (MTD): nella terapia con tirzepatide per l’obesità, la dose più alta che il singolo paziente riesce ad assumere senza effetti collaterali inaccettabili, scelta tra 10 mg e 15 mg alla settimana al termine di una titolazione progressiva.

Plateau ponderale: fase di stabilizzazione del peso durante una terapia, in cui il calo iniziale si arresta e il valore rimane costante nel tempo. In SURMOUNT-MAINTAIN è stato definito come variazione inferiore al 5% tra le settimane 48 e 60.

Treatment-regimen estimand: metodo statistico che considera tutti i pazienti randomizzati, compresi quelli che hanno interrotto la terapia o iniziato altri trattamenti, ed è la stima più vicina al risultato che ci si attende nella pratica clinica.

Efficacy estimand: metodo statistico complementare al precedente, che stima l’effetto del trattamento assumendo che i pazienti abbiano aderito alla terapia come previsto, ed è la stima del beneficio massimo possibile.

Rescue therapy: nei trial sul mantenimento del peso, ripresa del farmaco attivo nei pazienti del braccio placebo (o in escalation per chi è a dose ridotta) quando il peso risale oltre una soglia prestabilita. Serve a proteggere il paziente dal danno del recupero rapido del peso.

Step-down: riduzione progressiva dell’intensità di una terapia (in questo caso, della dose di un farmaco) dopo aver raggiunto l’obiettivo terapeutico, mantenendo la terapia stessa. Si distingue dalla sospensione, che è la cessazione completa.

Bibliografia

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Riguardo all'autore

Gianleone Di Sacco

Nato a Pisa nel 1959. Risiede a Milano dalla nascita.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, specializzato, con lode, in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Membro di svariate Associazioni e Società Scientifiche, anche con incarichi istituzionali.

Da anni svolge attività clinica e di ricerca, in particolare, nel campo della terapia farmacologica dell'obesità.

Di Gianleone Di Sacco

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