Aggiornamento: 4 ottobre 2026.
Introduzione
Fra dicembre 2025 e settembre 2026 si sono accumulati i dati su retatrutide e CagriSema, due nuovi farmaci per l’obesità in fase avanzata di sviluppo. Il 29 settembre 2026 sono stati pubblicati TRIUMPH-1 sul New England Journal of Medicine e TRIUMPH-2 su Lancet, dedicati alla retatrutide rispettivamente nelle persone senza e con diabete di tipo 2 (Jastreboff et al., 2026; Bellido et al., 2026). Per CagriSema, al confronto diretto con tirzepatide si sono aggiunti i risultati di settembre sulle dosi più basse.
Per chi convive con l’obesità, queste novità pongono domande concrete: quali benefici potranno offrire, come scegliere una terapia tollerabile e quando sarà disponibile. I dati sulle dosi aggiungono una questione importante: quanto trattamento serve alla singola persona per ottenere il risultato concordato con il medico e conservarlo nel tempo?

Retatrutide e CagriSema: due strategie farmacologiche distinte
Entrambi vengono studiati come iniezioni sottocutanee settimanali, ma utilizzano meccanismi diversi per intervenire sui segnali che regolano appetito e metabolismo.
Retatrutide: un solo farmaco, tre recettori
La retatrutide, sviluppata da Eli Lilly, è una singola molecola che attiva tre recettori ormonali: quelli di GIP (polipeptide insulinotropico glucosio-dipendente), GLP-1 (peptide-1 simile al glucagone) e glucagone. Per questo viene chiamata triplo agonista (Jastreboff et al., 2023). GIP e GLP-1 sono incretine, ormoni intestinali che contribuiscono alla regolazione della glicemia; i farmaci che ne attivano i recettori possono agire anche sui circuiti dell’appetito.
L’aggiunta del glucagone è la novità. Tirzepatide attiva GIP e GLP-1, semaglutide solo GLP-1. Negli studi sperimentali il glucagone aumenta il dispendio energetico e agisce sul metabolismo dei grassi nel fegato; quanto questa componente contribuisca alla perdita di peso nell’uomo non è ancora stato chiarito. Il tema epatico è approfondito nell’articolo «Semaglutide e tirzepatide per il fegato grasso (MASH): funzionano davvero?».
CagriSema: due farmaci in un’unica iniezione
CagriSema, sviluppato da Novo Nordisk, riunisce in un’unica iniezione due principi attivi. Il primo è la semaglutide, un GLP-1 AR (agonista recettoriale del GLP-1), già utilizzata per l’obesità con il nome Wegovy. Il secondo è la cagrilintide, una molecola che imita l’azione dell’amilina e rimane attiva più a lungo. L’amilina è un ormone prodotto dal pancreas insieme all’insulina e contribuisce a segnalare la sazietà al cervello.
La combinazione associa due segnali di sazietà che agiscono attraverso meccanismi distinti. Il programma clinico studia diverse dosi, non soltanto 2,4/2,4 mg; i dosaggi sono indicati nell’ordine cagrilintide/semaglutide. Il rapporto fra sazietà, desiderio intenso di mangiare e pensieri ricorrenti sul cibo è discusso nell’articolo «Food noise e GLP-1: una sola macchina cerebrale, oggetti diversi».
La dose efficace individuale è quella che permette di raggiungere e mantenere l’obiettivo clinico concordato, con una tollerabilità accettabile. Può essere inferiore alla dose massima e può cambiare nel tempo.
Come leggere le percentuali di perdita di peso
Uno stesso studio può riportare percentuali diverse senza alcuna contraddizione. Dipende dall’analisi scelta, cioè dall’effetto che si vuole stimare. Affiancare percentuali provenienti da studi diversi, inoltre, non equivale a confrontare direttamente due farmaci: popolazioni, durate e disegni differiscono.
Retatrutide: i dati di fase 3 del programma TRIUMPH
Il programma di fase 3 della retatrutide comprende quattro studi registrativi principali, TRIUMPH-1, 2, 3 e 4, ai quali si affiancano studi in altre indicazioni (Giblin et al., 2026). TRIUMPH-1 e TRIUMPH-2 sono stati pubblicati su riviste scientifiche. Per TRIUMPH-3 e TRIUMPH-4, questo aggiornamento si basa sui risultati diffusi con comunicati aziendali.
TRIUMPH-1: lo studio cardine, pubblicato sul NEJM
TRIUMPH-1 ha randomizzato 2.339 adulti senza diabete, con obesità oppure sovrappeso associato a complicanze: BMI (indice di massa corporea) pari o superiore a 30, oppure pari o superiore a 27 e inferiore a 30 con almeno una complicanza correlata al peso. La popolazione era orientata verso l’obesità più grave: BMI medio di 40, con il 77,4% dei partecipanti a BMI pari o superiore a 35. I partecipanti hanno ricevuto retatrutide 4, 9 o 12 mg oppure placebo una volta alla settimana per 80 settimane, con indicazioni su dieta sana e attività fisica senza restrizione calorica intenzionale (Jastreboff et al., 2026).
L’endpoint primario riguardava le dosi di 9 e 12 mg, analizzate con il treatment-regimen estimand. La perdita media di peso è stata del 23,7% con 9 mg e del 25,0% con 12 mg, contro il 3,9% con placebo. La dose di 4 mg, valutata come endpoint secondario chiave, ha prodotto il 17,6%. Con l’efficacy estimand i valori corrispondenti sono stati 19,0%, 25,9% e 28,3%, contro il 2,2% con placebo.
Le medie nascondono una distribuzione ampia. Con 12 mg il 36,9% dei partecipanti ha perso almeno il 30% del peso e il 21,1% almeno il 35%; il 57,1% ha raggiunto un BMI inferiore a 30, contro il 9,2% con placebo. Nell’analisi per sesso, la perdita con 12 mg è apparsa maggiore nelle donne (26,3%) che negli uomini (22,3%).
Lo studio comprendeva due sottopopolazioni con endpoint primari propri. In 574 partecipanti con artrosi del ginocchio, il punteggio del dolore WOMAC (scala da 0 a 10) si è ridotto di 3,5 punti con 9 mg e di 3,6 con 12 mg, contro 1,9 con placebo. In 243 partecipanti con apnee ostruttive del sonno, gli episodi di apnea e ipopnea si sono ridotti di 34,3 per ora con 9 mg e di 31,7 con 12 mg, contro 9,9 con placebo. Entrambi i risultati derivano da un’analisi diversa da quella usata per il peso.
Il 30% a due anni: un risultato selezionato
Nell’estensione di 24 settimane sono entrati 532 partecipanti che soddisfacevano criteri precisi: BMI iniziale pari o superiore a 35, BMI superiore a 22 alla settimana 80, dose assegnata raggiunta e mantenuta, nessuna riduzione permanente di dose né interruzione del trattamento. A 104 settimane, il gruppo inizialmente assegnato a 12 mg ha raggiunto il 29,9% con il treatment-regimen estimand e il 30,3% con l’efficacy estimand (Jastreboff et al., 2026).
Questi criteri hanno escluso sia chi non tollerava il farmaco sia chi aveva ridotto la dose perché dimagriva troppo. L’ingresso è avvenuto dopo la randomizzazione e con numerosità diverse fra i gruppi. Il 30% descrive quindi un sottogruppo selezionato, non tutti i partecipanti iniziali.
TRIUMPH-4: obesità e artrosi del ginocchio
TRIUMPH-4 ha randomizzato 445 adulti con sovrappeso od obesità e artrosi del ginocchio, senza diabete, a retatrutide 9 mg, 12 mg o placebo per 68 settimane. Secondo il comunicato aziendale, con 12 mg la perdita media di peso è stata del 28,7%, secondo l’efficacy estimand. Il punteggio WOMAC del dolore si è ridotto di 4,4 punti con 12 mg e di 4,5 con 9 mg, contro 2,4 con placebo (Eli Lilly, 2025).
In un’analisi post hoc, cioè non prevista dal protocollo, circa un partecipante su otto trattato con retatrutide non riportava più dolore al ginocchio a fine studio. Questi dati provengono dal comunicato aziendale e non costituiscono un confronto diretto con il sottogruppo artrosi di TRIUMPH-1.
TRIUMPH-2: obesità e diabete di tipo 2
TRIUMPH-2, pubblicato su Lancet il 29 settembre 2026, ha incluso 1.152 adulti con obesità o sovrappeso e diabete di tipo 2. A 80 settimane, nell’analisi treatment-regimen, la perdita media di peso è stata dell’11,9%, del 16,8% e del 18,8% con 4, 9 e 12 mg, contro il 5,1% con placebo (Bellido et al., 2026).
Con l’efficacy estimand, la perdita media di peso è stata rispettivamente del 12,7%, 19,1% e 20,8%, contro il 4,0% con placebo. L’emoglobina glicata, un indicatore della glicemia media degli ultimi mesi, partiva dal 7,7% e si è ridotta di 1,4, 1,6 e 1,5 punti percentuali, contro 0,2 con placebo, secondo la stessa analisi riportata nella pubblicazione e nell’appendice (Bellido et al., 2026). Lo studio documenta quindi benefici sia sul peso sia sul controllo del diabete.
TRIUMPH-3: obesità e malattia cardiovascolare
TRIUMPH-3 ha incluso 1.949 adulti con BMI pari o superiore a 35 e malattia cardiovascolare accertata, con o senza diabete di tipo 2. Secondo il comunicato del 23 luglio 2026, a 80 settimane la perdita media di peso, con l’efficacy estimand, è stata del 21,6% con 9 mg e del 22,6% con 12 mg, contro il 3,2% con placebo (Eli Lilly, 2026).
Il suo obiettivo principale era il peso. Le analisi prespecificate sugli eventi cardiovascolari, poco numerosi, hanno prodotto stime imprecise: l’hazard ratio, una misura del rischio relativo nel tempo, è stato 0,82 (intervallo di confidenza al 95% da 0,55 a 1,22) per l’insieme più ampio di eventi e 1,12 (da 0,64 a 1,96) per morte cardiovascolare, infarto o ictus. Questi intervalli comprendono sia un possibile beneficio sia un possibile danno e non consentono di stabilire l’effetto cardiovascolare della retatrutide.
La dose massima non è sempre la dose giusta
Con farmaci capaci di produrre cali ponderali importanti, trovare la dose adatta significa considerare anche la possibilità di una risposta superiore al necessario. Occorre distinguere due domande: quale dose permette di raggiungere l’obiettivo e quale dose permette poi di mantenerlo.
Retatrutide: quando il limite è l’eccesso di risposta
In TRIUMPH-1, nel gruppo assegnato a 12 mg, il 22,5% dei partecipanti ha ridotto la dose in modo permanente. Fra i motivi figuravano la perdita di peso giudicata eccessiva (9,8%), il raggiungimento di un BMI pari o inferiore a 22 (5,5%) e i disturbi gastrointestinali non tollerati (6,2%). Le riduzioni, quindi, non dipendevano soltanto dagli effetti indesiderati (Jastreboff et al., 2026).
Alla settimana 80 riceveva ancora 12 mg il 54,0% del gruppo assegnato a quel dosaggio. Il restante gruppo comprendeva sia persone trattate con dosi inferiori sia persone con trattamento interrotto o sospeso. Il risultato attribuito al gruppo da 12 mg descrive dunque una strategia che prevedeva anche adattamenti della dose, non l’assunzione ininterrotta di 12 mg da parte di tutti.
Fra i gruppi da 9 e 12 mg, la differenza media di perdita di peso è stata di 1,3 punti percentuali con il treatment-regimen estimand, mentre le interruzioni per eventi avversi sono state rispettivamente il 6,5% e l’11,2% nella popolazione valutata per la sicurezza. Le dosi erano bracci dello stesso studio randomizzato: il confronto descrittivo è informativo, ma le analisi formali riportate erano rivolte al confronto con placebo e non dimostrano quale dose offra il miglior equilibrio per ogni paziente.
Anche TRIUMPH-2 consentiva adattamenti della dose in caso di problemi di tollerabilità, nutrizione o idratazione, perdita di peso giudicata eccessiva o BMI pari o inferiore a 22 (Bellido et al., 2026). Questo conferma che negli studi la risposta individuale poteva richiedere un adeguamento del trattamento; non stabilisce però quale schema di riduzione mantenga meglio il risultato nel tempo.
Che cosa succede quando si riduce la dose?
SURMOUNT-MAINTAIN ha studiato questa domanda con tirzepatide (Mounjaro). Dopo 60 settimane di trattamento, le persone senza diabete che avevano perso almeno il 5% del peso e tolleravano 10 o 15 mg sono state assegnate a continuare quella dose, scendere a 5 mg oppure passare al placebo per altre 52 settimane (Horn et al., 2026).
Chi ha continuato ha mantenuto in media quasi tutto il calo. Con 5 mg il peso è risalito del 7% rispetto al momento della randomizzazione, contro il 15,2% con placebo. Le stime dell’analisi principale tengono conto dell’impiego di una terapia di salvataggio, senza attribuire al trattamento assegnato gli eventuali benefici successivi.
Fra i partecipanti che avevano raggiunto un plateau ponderale, cioè una fase di sostanziale stabilizzazione del peso, prima della randomizzazione, il 42,4% di quelli assegnati a 5 mg ha mantenuto almeno l’80% del calo ottenuto. Nel complesso del gruppo da 5 mg, il 25% ha ricevuto la terapia di salvataggio prevista dal protocollo in caso di recupero importante del peso.
Questi risultati riguardano un passaggio preciso, da 10–15 mg a 5 mg di tirzepatide, in persone che tolleravano già la dose più alta. Non descrivono tutte le possibili riduzioni graduali e personalizzate, né quantificano ciò che accadrebbe con retatrutide o CagriSema.
La valutazione clinica comprende anche il motivo della riduzione. Se serve a migliorare la tollerabilità, un eventuale recupero di peso va considerato insieme alla possibilità di continuare una cura altrimenti difficile da sostenere. Se il peso è sceso oltre l’obiettivo, un modesto recupero può essere compatibile con il risultato desiderato. Sono ragionamenti clinici che orientano la personalizzazione; lo studio non ha confrontato direttamente queste strategie.
La dose efficace individuale
Dose efficace individuale: la dose che consente alla singola persona di raggiungere e mantenere l’obiettivo clinico concordato con il medico, con una tollerabilità accettabile. Può essere inferiore alla dose massima. Va rivalutata nel tempo: aumentata se la risposta diventa insufficiente, ridotta se compaiono effetti indesiderati non tollerabili o un calo di peso superiore all’obiettivo.
Questo concetto esprime un obiettivo di cura personalizzata. Resta da stabilire, attraverso studi dedicati, quali strategie di adattamento della dose lo realizzino meglio con ciascun farmaco. L’obiettivo clinico comprende il peso e le complicanze rilevanti per quella persona, come alterazioni della glicemia, ipertensione, apnee notturne e dolore articolare. Ogni modifica della terapia va concordata con il medico.
CagriSema: i programmi REDEFINE e REIMAGINE
Il programma REDEFINE riguarda il trattamento dell’obesità; REIMAGINE riguarda il diabete di tipo 2. Questa distinzione è essenziale quando si leggono i risultati e si confrontano le dosi.
REDEFINE 1 e REDEFINE 2: le prove pubblicate
REDEFINE 1 ha randomizzato 3.417 adulti senza diabete a CagriSema 2,4/2,4 mg, ai singoli componenti oppure a placebo per 68 settimane. La perdita media di peso con CagriSema è stata del 20,4% contro il 3,0% con placebo nell’analisi treatment-policy; nell’analisi che ipotizza l’aderenza al trattamento i valori erano 22,7% e 2,3% (Garvey et al., 2025).
REDEFINE 2 ha incluso 1.206 adulti con sovrappeso od obesità e diabete di tipo 2. A 68 settimane, CagriSema 2,4/2,4 mg ha determinato una perdita media del 13,7% contro il 3,4% con placebo (Davies et al., 2025). Il risultato riguarda una popolazione con diabete, diversa da quella di REDEFINE 1.
REDEFINE 4: il confronto con tirzepatide 15 mg
REDEFINE 4 ha confrontato CagriSema 2,4/2,4 mg e tirzepatide 15 mg per 84 settimane in 809 adulti con obesità e almeno una comorbidità. Era uno studio in aperto: partecipanti e ricercatori conoscevano il trattamento assegnato. Secondo il comunicato del 23 febbraio 2026, la perdita media di peso era del 23,0% con CagriSema e del 25,5% con tirzepatide secondo l’efficacy estimand, e del 20,2% e del 23,6% secondo il treatment-regimen estimand (Novo Nordisk, 2026a).
Lo studio non ha raggiunto la non-inferiorità. L’obiettivo era escludere che CagriSema fosse meno efficace del comparatore oltre un margine fissato nel protocollo. Non raggiungerlo non significa che CagriSema non funzioni, né costituisce da solo una dimostrazione formale di inferiorità; le medie riportate favoriscono comunque tirzepatide 15 mg. Il disegno in aperto è un limite da considerare, ma non permette di attribuire la differenza alle aspettative dei partecipanti.
REIMAGINE 5 e REDEFINE 9: le dosi più basse
Il 21 settembre 2026 Novo Nordisk ha comunicato che, in REIMAGINE 5, CagriSema 1,0/1,0 mg ha ottenuto una perdita di peso del 12,4% contro il 9,1% con tirzepatide 5 mg a 60 settimane, raggiungendo la superiorità. I partecipanti avevano diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con metformina, un inibitore SGLT2 o entrambi. La riduzione dell’emoglobina glicata è stata di 1,71 contro 1,67 punti percentuali, con raggiungimento della non-inferiorità (Novo Nordisk, 2026b).
Il risultato riguarda il confronto con tirzepatide 5 mg nelle persone con diabete. REDEFINE 9 ha invece studiato per 68 settimane CagriSema 1,0/1,0 e 1,7/1,7 mg contro placebo in persone senza diabete; con 1,0/1,0 mg il comunicato riporta una perdita media del 21,0% contro il 2,0% con placebo (Novo Nordisk, 2026b).
Perché i nuovi dati non smentiscono REDEFINE 4
I confronti rispondono a domande diverse. REDEFINE 4 valuta dosi elevate dei due farmaci nell’obesità; REIMAGINE 5 confronta dosi inferiori nel diabete; REDEFINE 9 confronta CagriSema con placebo. La superiorità osservata contro tirzepatide 5 mg non riguarda i dosaggi da 10 o 15 mg e non può essere trasferita automaticamente alle persone senza diabete. Il quadro suggerisce che dose e popolazione contano, senza assegnare a un farmaco una superiorità universale.
Per lo stesso motivo, REDEFINE 9 non dimostra che 1,0/1,0 mg equivalga a 2,4/2,4 mg: il confronto fra questi dosaggi non può essere ricavato affiancando studi diversi. Per sapere se le dosi inferiori offrano un migliore equilibrio fra efficacia e tollerabilità serviranno i risultati completi.
Lo sviluppo prosegue con semaglutide 7,2 mg
Il programma esplora anche la combinazione di cagrilintide 2,4 mg e semaglutide 7,2 mg. Nel comunicato del 30 settembre 2026, Novo Nordisk indica che lo studio di fase 3 è stato avviato nel corso dell’anno (Novo Nordisk, 2026c). Aumentare la componente semaglutide è una strategia da verificare: non esiste ancora un risultato di efficacia della nuova combinazione.
La logica si appoggia allo studio STEP UP, in cui semaglutide 7,2 mg ha prodotto una perdita media del 18,7% contro il 15,6% con 2,4 mg a 72 settimane (Wharton et al., 2025). La dose di 7,2 mg di semaglutide è autorizzata nell’Unione europea; l’autorizzazione non coincide necessariamente con la disponibilità nelle farmacie italiane (European Medicines Agency, 2026). Il contesto è approfondito nell’articolo «Semaglutide 7,2 mg: quanto peso fa perdere davvero? Analisi dello studio STEP UP». Sono attesi inoltre i dati di REDEFINE 11, dedicato anche al mantenimento.
Retatrutide e CagriSema: tollerabilità e sicurezza
I disturbi più comuni sono gastrointestinali, come accade con i GLP-1 AR già in commercio. Ogni farmaco richiede però una valutazione propria della tollerabilità e della sicurezza a lungo termine.
Retatrutide
In TRIUMPH-1 sono prevalsi i disturbi gastrointestinali, in genere lievi o moderati e concentrati nella fase di aumento della dose. Con 12 mg nausea e vomito sono stati riportati nel 42,4% e nel 25,3% dei partecipanti, contro il 14,8% e il 4,8% con placebo. Le interruzioni per eventi avversi sono state del 4,1%, 6,5% e 11,2% con 4, 9 e 12 mg, contro il 4,6% con placebo. Gli eventi avversi gravi sono stati il 10,5% con 12 mg e il 5,5% con placebo; la loro registrazione non implica necessariamente un rapporto causale con il farmaco (Jastreboff et al., 2026).
Un effetto meno consueto è la disestesia, cioè un’alterazione della sensibilità cutanea: 12,5% con 12 mg contro 0,9% con placebo. Nel comunicato di TRIUMPH-4 il segnale era più marcato, 20,9% con 12 mg (Eli Lilly, 2025). Ipotensione e sintomi correlati sono stati più frequenti con retatrutide, soprattutto in chi assumeva farmaci antipertensivi: 11,3% con 12 mg contro 1,3% con placebo in questo sottogruppo. La frequenza cardiaca è aumentata, con un picco intorno alla ventesima settimana; a 80 settimane l’aumento medio con 12 mg era di 2,6 battiti al minuto.
In TRIUMPH-1, eventi cardiovascolari maggiori confermati da un comitato indipendente si sono verificati in 9 persone su 1.749 trattate con retatrutide (circa 0,5%) e in 1 su 586 con placebo (circa 0,2%). Le pancreatiti confermate sono state rispettivamente 8 su 1.749 (circa 0,5%) e 2 su 586 (circa 0,3%). I gruppi hanno numerosità diverse e gli eventi sono troppo pochi per stimare con precisione eventuali differenze di rischio. Lo studio dedicato TRIUMPH-Outcomes valuterà gli esiti cardiovascolari a lungo termine.
In TRIUMPH-2, nelle persone con diabete di tipo 2, i disturbi più frequenti sono stati ancora quelli gastrointestinali; sono state osservate anche disestesia e ipotensione. Gli eventi avversi gravi hanno interessato l’8,2%, l’8,8% e il 9,4% dei partecipanti con 4, 9 e 12 mg, contro il 7,7% con placebo. Le pancreatiti confermate sono state 3 su 862 persone trattate con retatrutide (circa 0,35%) e nessuna su 287 con placebo: numeri troppo piccoli per quantificare con precisione un’eventuale differenza di rischio (Bellido et al., 2026).
CagriSema
In REDEFINE 1, eventi gastrointestinali sono stati riportati nel 79,6% dei partecipanti con CagriSema e nel 39,9% con placebo, per lo più transitori e di intensità lieve o moderata (Garvey et al., 2025). Per gli studi di settembre la valutazione resta limitata dalle informazioni riassuntive disponibili: non è ancora possibile affermare che una dose inferiore sia meglio tollerata di tirzepatide o dei dosaggi maggiori di CagriSema.
Retatrutide e CagriSema: quando saranno disponibili in Italia
Al 4 ottobre 2026, retatrutide e CagriSema restano farmaci sperimentali e non sono autorizzati in Italia per l’obesità. Per CagriSema, Novo Nordisk ha presentato la domanda alla FDA nel dicembre 2025 e indica una decisione attesa nel quarto trimestre 2026 (Novo Nordisk, 2026c). Per retatrutide, Eli Lilly ha dichiarato di voler presentare la domanda alla FDA nel primo trimestre 2027 (Eli Lilly, 2026).
Sono previsioni aziendali sul percorso statunitense, non date di disponibilità italiana. Autorizzazione europea, commercializzazione e possibile rimborsabilità sono passaggi distinti, e oggi non è possibile indicare una data certa. Per le opzioni già utilizzabili si può consultare l’articolo «I farmaci per dimagrire in Italia e all’estero».
La vendita online è illegale in Italia per i farmaci con obbligo di prescrizione, e a maggior ragione per farmaci non autorizzati. Prodotti venduti con i nomi di retatrutide o CagriSema, anche con etichette come «solo per ricerca», non garantiscono identità, dose né qualità del contenuto; la FDA ha segnalato esplicitamente i rischi dei prodotti non approvati di questo tipo (Food and Drug Administration, 2026). Approfondimento: «I farmaci per dimagrire si possono acquistare online?».
Conclusioni
La retatrutide ha prodotto perdite di peso medie fra le più elevate osservate negli studi di fase 3. CagriSema ha mostrato un’efficacia importante, con risultati diversi secondo le dosi e le popolazioni studiate. Questi progressi ampliano le prospettive di cura e rendono più concreta la possibilità che, per alcune persone, una dose inferiore alla massima sia sufficiente a raggiungere l’obiettivo.
Il passaggio decisivo sarà capire come utilizzare queste terapie nel tempo: raggiungere un risultato utile, mantenerlo e adattare la dose quando la risposta o la tollerabilità cambiano. Restano da definire le strategie di dosaggio e gli effetti cardiovascolari a lungo termine, studiati in TRIUMPH-Outcomes per retatrutide e REDEFINE 3 per CagriSema. La scelta futura dovrà basarsi sulle caratteristiche e sugli obiettivi della singola persona.
In sintesi: retatrutide e CagriSema potrebbero ampliare le possibilità di trattamento dell’obesità. La loro efficacia rende centrale la ricerca della dose efficace individuale, capace di sostenere nel tempo l’obiettivo clinico con una tollerabilità accettabile. Entrambi sono ancora in sperimentazione e non sono disponibili in Italia.
Domande frequenti
Retatrutide e CagriSema si possono già acquistare online?
No. Sono farmaci sperimentali, non autorizzati né dalla FDA né dall’EMA né dall’AIFA per l’obesità, e la vendita online di farmaci con obbligo di prescrizione è illegale in Italia. I prodotti offerti con questi nomi non garantiscono identità, dose né qualità e rappresentano un rischio sanitario concreto.
Se sto già assumendo tirzepatide (Mounjaro), conviene aspettare retatrutide?
Se la terapia attuale funziona ed è ben tollerata, l’attesa di un farmaco sperimentale non è un motivo per interromperla, anche perché la disponibilità di retatrutide in Italia non è oggi prevedibile. Un eventuale cambiamento andrà valutato con il medico quando il farmaco sarà effettivamente disponibile.
CagriSema è un farmaco «fallito»?
No. CagriSema ha mancato l’obiettivo di non-inferiorità rispetto a tirzepatide 15 mg in un singolo studio, ma produce perdite di peso fra le più alte documentate per una terapia farmacologica. I dati di settembre 2026 sulle dosi più basse, ancora preliminari, mostrano che il confronto con tirzepatide cambia secondo la dose e la popolazione studiata.
Retatrutide ha effetti collaterali particolari?
I disturbi gastrointestinali sono simili a quelli degli altri farmaci della classe, più frequenti alle dosi alte. Sono emersi anche disestesia (12,5% con 12 mg in TRIUMPH-1), ipotensione, soprattutto in chi assume antipertensivi, e un aumento della frequenza cardiaca che raggiunge il picco nei primi mesi e poi si attenua.
Bisogna sempre arrivare alla dose massima?
Non necessariamente. La dose dipende dalla risposta, dalla tollerabilità e dall’obiettivo clinico concordato. La quantità di peso da perdere, da sola, non stabilisce quale dose serva. Per retatrutide e CagriSema, ancora sperimentali, le modalità d’impiego nella pratica dovranno essere definite sulla base degli studi e delle future autorizzazioni.
Una volta raggiunto il peso desiderato, si può ridurre la dose?
È una possibilità da valutare con il medico, verificando che il risultato si mantenga. Nello studio con tirzepatide, il passaggio da 10–15 mg a 5 mg ha comportato un recupero medio parziale, con risposte individuali variabili. Questo non permette di prevedere l’esito di ogni riduzione, né di applicare lo stesso risultato a retatrutide o CagriSema.
Il 30% di perdita di peso è un risultato garantito?
No. Una media non descrive il risultato di ogni persona, e il 30% a due anni di TRIUMPH-1 riguarda un sottogruppo selezionato: partecipanti con BMI iniziale pari o superiore a 35 che avevano tollerato il farmaco senza ridurre la dose.
Quando sapremo quale farmaco è più efficace?
Per stabilire quale faccia perdere più peso occorrono confronti diretti nelle stesse condizioni: un confronto fra retatrutide e CagriSema non è attualmente disponibile. Gli studi sugli eventi cardiovascolari risponderanno a una domanda distinta, cioè quanto ciascuna terapia possa proteggere la salute del cuore. Per il singolo paziente contano anche tollerabilità, complicanze e mantenimento del risultato.
Glossario dei termini principali
Triplo agonista: singola molecola che attiva contemporaneamente tre recettori ormonali distinti. Retatrutide attiva i recettori di GIP, GLP-1 e glucagone.
Amilina: ormone secreto dal pancreas insieme all’insulina, che agisce sui centri della sazietà e rallenta lo svuotamento gastrico. Cagrilintide è un suo analogo a lunga durata d’azione.
GLP-1 AR: agonisti recettoriali del GLP-1 (peptide-1 simile al glucagone), classe di farmaci che comprende semaglutide e liraglutide.
Estimando: definizione precisa dell’effetto che uno studio vuole stimare. L’efficacy estimand ipotizza che tutti assumano il farmaco come previsto; il treatment-regimen estimand stima l’effetto dell’assegnazione al trattamento, anche in chi lo interrompe.
Non-inferiorità: disegno di studio che mira a dimostrare che un nuovo farmaco non è peggiore del comparatore oltre una soglia prefissata nel protocollo. È diverso dallo studio di superiorità.
Open-label (in aperto): studio in cui partecipanti e ricercatori conoscono il trattamento assegnato. Aumenta il rischio di distorsioni rispetto al doppio cieco.
Disestesia: alterazione della sensibilità cutanea, percepita come formicolio, bruciore o sensazione tattile modificata.
Dose efficace individuale: dose che permette alla singola persona di raggiungere e mantenere l’obiettivo clinico concordato con il medico, con una tollerabilità accettabile. Può essere inferiore alla massima e va rivalutata nel tempo.
Bibliografia
- Bellido V, et al. (2026)
- Retatrutide in adults with obesity and type 2 diabetes (TRIUMPH-2): a double-blind, parallel-group, randomised, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet. Pubblicato online il 29 settembre 2026.
https://doi.org/10.1016/S0140-6736(26)01861-1 - Davies MJ, et al. (2025)
- Cagrilintide–Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity and Type 2 Diabetes. New England Journal of Medicine. Studio REDEFINE 2.
https://doi.org/10.1056/NEJMoa2502082 - Eli Lilly and Company (2025)
- Lilly’s triple agonist, retatrutide, delivered weight loss of up to an average of 71.2 lbs along with substantial relief from osteoarthritis pain in first successful Phase 3 trial. Comunicato aziendale, 11 dicembre 2025. TRIUMPH-4.
https://investor.lilly.com/news-releases/news-release-details/lillys-triple-agonist-retatrutide-delivered-weight-loss-average - Eli Lilly and Company (2026)
- Lilly’s triple agonist, retatrutide, successful in two additional Phase 3 obesity trials, delivering significant improvements in weight and A1C. Comunicato aziendale, 23 luglio 2026. TRIUMPH-2 e TRIUMPH-3.
https://www.prnewswire.com/news-releases/lillys-triple-agonist-retatrutide-successful-in-two-additional-phase-3-obesity-trials-delivering-significant-improvements-in-weight-and-a1c-302832674.html - European Medicines Agency (2026)
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- CagriSema demonstrated 23% weight loss in an open-label head-to-head REDEFINE 4 trial in people with obesity, the primary endpoint was not achieved. Comunicato aziendale, 23 febbraio 2026.
https://www.novonordisk.com/news-and-media/news-and-ir-materials/news-details.html?id=916501 - Novo Nordisk (2026b)
- Novo’s CagriSema delivers superior weight loss versus tirzepatide in REIMAGINE 5 trial. Comunicato aziendale, 21 settembre 2026. Risultati top-line di REIMAGINE 5 e REDEFINE 9.
https://www.novonordisk.com/news-and-media/news-and-ir-materials/news-details.html?id=916774 - Novo Nordisk (2026c)
- Novo’s investigational obesity and diabetes drug CagriSema reduces ‘food noise’ and shows benefits in organ and bone health – EASD 2026. Comunicato aziendale, 30 settembre 2026; aggiornamento del programma clinico e dello stato regolatorio.
https://www.novonordisk.com/news-and-media/news-and-ir-materials/news-details.html?id=917138 - Wharton S, et al. (2025)
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