Introduzione
Chi inizia una terapia per l’obesità con semaglutide (in commercio come Wegovy e, per il diabete, come Ozempic) o con tirzepatide (Mounjaro) si chiede spesso che effetto avrà sul cuore. La risposta cambia a seconda che si abbia già avuto una malattia cardiovascolare, come un infarto, un ictus o uno scompenso, oppure no.
Per rispondere bisogna distinguere due malattie. La prima è la malattia cardiovascolare aterosclerotica: nelle arterie si formano placche che possono ostacolare o interrompere il flusso del sangue, causando infarto, alcune forme di ictus o dolore alle gambe durante il cammino. La seconda è lo scompenso cardiaco: il cuore fatica a riempirsi o a pompare il sangue in modo adeguato; possono comparire affanno, stanchezza e gonfiore alle gambe.
Le risposte vengono da grandi studi clinici in cui migliaia di persone sono state assegnate per sorteggio al farmaco oppure a un confronto: un placebo, cioè una sostanza inattiva, o un altro trattamento. È il metodo più affidabile per sapere se un farmaco funziona. Il modo in cui questi farmaci agiscono è descritto nell’approfondimento dedicato.
La perdita di peso contribuisce alla salute del cuore, ma i chilogrammi persi sono solo una parte del beneficio della terapia.
Chi ha già una malattia cardiovascolare: un aiuto documentato
Per chi ha già avuto una malattia cardiovascolare il beneficio è documentato, ma cambia secondo il problema: diverso è aver avuto un infarto o un ictus, diverso avere uno scompenso cardiaco.
Dopo un infarto, un ictus o una malattia delle arterie
La semaglutide riduce il rischio complessivo di eventi cardiovascolari gravi. Lo ha dimostrato lo studio SELECT, in persone in sovrappeso o con obesità, senza diabete, che avevano già avuto un infarto, un ictus o una malattia delle arterie delle gambe. Alla dose studiata di 2,4 mg a settimana (Wegovy), in poco più di tre anni l’esito che riuniva morte cardiovascolare, infarto e ictus non fatali si è ridotto di circa un quinto: circa 15 persone in meno ogni 1.000 hanno avuto uno di questi eventi (Lincoff et al., 2023).
Per la tirzepatide, i dati riguardano le persone con diabete di tipo 2. Nello studio SURPASS-CVOT, in persone con diabete e malattia cardiovascolare aterosclerotica, è risultata non inferiore alla dulaglutide, un farmaco con beneficio cardiovascolare già documentato, senza dimostrare di prevenire più eventi. Questo sostiene il valore del trattamento, ma non significa che i due farmaci siano identici (Nicholls et al., 2025). Per le persone con obesità senza diabete lo studio dedicato, SURMOUNT-MMO, è ancora in corso: riguarda sia chi ha già una malattia cardiovascolare sia chi è a rischio di svilupparla (Lam et al., 2025).
Nota per i medici. SELECT: 17.604 partecipanti senza diabete e con malattia cardiovascolare; MACE 6,5% contro 8,0%, HR 0,80 (IC 95% 0,72–0,90), follow-up medio 39,8 mesi. Il risultato riguarda l’esito composito, non una riduzione significativa di ogni singola componente. SURPASS-CVOT: 13.165 partecipanti con diabete di tipo 2 e malattia aterosclerotica; MACE 12,2% contro 13,1%, HR 0,92 (IC 95,3% 0,83–1,01): non inferiorità, non superiorità, rispetto a dulaglutide. SURMOUNT-MMO valuta tirzepatide contro placebo in persone con obesità senza diabete, con malattia cardiovascolare o fattori di rischio.
Con lo scompenso cardiaco
Lo scompenso non è uguale per tutti. Un parametro importante è la frazione di eiezione, cioè la percentuale di sangue che il cuore spinge fuori a ogni battito. Nello scompenso a frazione di eiezione preservata questa percentuale rimane conservata, ma il cuore può essere rigido e riempirsi con difficoltà. Una frazione di eiezione normale, quindi, non esclude lo scompenso. Quando è bassa si parla di scompenso a frazione di eiezione ridotta: il cuore si contrae con meno forza.
Per lo scompenso a frazione ridotta esistono da tempo numerosi farmaci che migliorano la sopravvivenza. Un’analisi di SELECT suggerisce un beneficio della semaglutide anche nei partecipanti con questa forma di scompenso, sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare aterosclerotica. È un risultato favorevole, ma proviene da un sottogruppo dello studio (Deanfield et al., 2024). In questa forma il farmaco per l’obesità si aggiunge a terapie che hanno già dimostrato la loro efficacia, e la scelta va fatta con il cardiologo.
Per lo scompenso a frazione preservata, invece, fino a pochi anni fa le possibilità di cura erano molto limitate: le prime terapie efficaci sono state le gliflozine, farmaci nati per il diabete (Anker et al., 2021; Solomon et al., 2022). La semaglutide e la tirzepatide sono state studiate proprio in questa forma quando è associata all’obesità (Packer et al., 2025).
Nello scompenso a frazione preservata associato all’obesità entrambi i farmaci migliorano i sintomi. La semaglutide ha ridotto affanno e stanchezza e ha permesso di camminare di più (Kosiborod et al., 2023; Kosiborod et al., 2024a). La tirzepatide ha ridotto anche i peggioramenti dello scompenso: i ricoveri sono stati meno della metà rispetto al placebo (Packer et al., 2025).
Nota per i medici. STEP-HFpEF e STEP-HFpEF DM: vantaggio sul KCCQ di 7,8 e 7,3 punti e sul test del cammino di 20,3 e 14,3 metri a 52 settimane. SUMMIT: morte cardiovascolare o peggioramento dello scompenso 9,9% contro 15,3%, HR 0,62 (IC 95% 0,41–0,95); ricoveri per scompenso 12 contro 26. Il beneficio dell’esito composito è sostenuto dai minori peggioramenti; una riduzione della mortalità non è dimostrata. Per la frazione ridotta, i dati citati provengono da un’analisi prespecificata per sottogruppi di SELECT.
E la durata della vita?
Una dimostrazione solida della riduzione dei decessi arriva da FLOW, con semaglutide alla dose usata nel diabete, in persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. In circa tre anni e mezzo i decessi sono stati circa 3 in meno ogni 100 persone trattate (Perkovic et al., 2024). Negli studi SELECT, con semaglutide, e SURPASS-CVOT, con tirzepatide, i decessi sono stati meno numerosi con il farmaco, ma le regole statistiche stabilite prima dell’inizio degli studi non permettono di considerare questo risultato conclusivo (Lincoff et al., 2023; Nicholls et al., 2025). Nello studio SUMMIT i decessi erano troppo pochi per trarre conclusioni (Packer et al., 2025).
Nota per i medici. FLOW: semaglutide 1 mg; mortalità totale 12,8% contro 15,8%, HR 0,80 (IC 95% 0,67–0,95), risultato confermativo. SELECT: 4,3% contro 5,2%, HR 0,81 (IC 95% 0,71–0,93), non confermativo per il mancato superamento del precedente passaggio gerarchico. SURPASS-CVOT: 8,6% contro 10,2%, HR 0,84 (IC 95% 0,75–0,94), risultato esplorativo in assenza di superiorità sull’esito primario.
Obesità senza diabete né malattie cardiovascolari: che cosa sappiamo?
Nelle persone con obesità trattate migliorano la pressione, la glicemia, il colesterolo e l’infiammazione, cioè i principali fattori legati nel tempo a infarto e ictus. In chi aveva una glicemia già alterata, il prediabete, la maggior parte è tornata a valori normali (Wilding et al., 2021; Jastreboff et al., 2022; Packer et al., 2025). È ragionevole aspettarsi che questo si traduca in una protezione del cuore.
Manca ancora una dimostrazione diretta della prevenzione del primo evento cardiovascolare in questa popolazione. Migliorare i fattori di rischio è un risultato utile, ma non equivale a dimostrare una riduzione di infarti e ictus nelle persone con obesità senza diabete e senza malattia cardiovascolare già presente. La risposta è attesa dallo studio SURMOUNT-MMO, con tirzepatide, ancora in corso (Lam et al., 2025). L’attesa di un beneficio è quindi fondata, ma non è ancora una conclusione dimostrata sugli eventi clinici.
Alcune persone possono notare un lieve aumento della frequenza cardiaca, un effetto noto di questi farmaci: in media si tratta di pochi battiti al minuto, con differenze secondo il farmaco, la dose e lo studio (EMA, Mounjaro; EMA, Wegovy). Negli studi sugli eventi cardiovascolari, che hanno coinvolto decine di migliaia di persone, il bilancio complessivo sul cuore è risultato neutro o favorevole.
Nota per i medici. STEP 1 e SURMOUNT-1 documentano miglioramenti cardiometabolici nelle persone senza diabete, ma non erano dimensionati per dimostrare una riduzione degli eventi cardiovascolari. Il miglioramento di un fattore di rischio non sostituisce la verifica degli esiti clinici. La riduzione dell’infiammazione con tirzepatide è documentata anche in SUMMIT, in una popolazione con scompenso: questo dato va distinto dalle prove nelle persone senza malattia cardiovascolare.
Perché il beneficio non si misura solo sulla bilancia
Per il cuore non conta soltanto quanti chili si perdono, ma anche dove si trova il grasso che se ne va e che cosa accade all’infiammazione.
Il grasso intorno al cuore
Non tutto il grasso è uguale. Quello che si accumula nell’addome, tra gli organi, e quello che avvolge il cuore e le arterie sono i più attivi: producono sostanze infiammatorie che possono agire direttamente sul muscolo cardiaco e sui vasi sanguigni (Packer et al., 2025; Manubolu et al., 2024; Deanfield et al., 2025). Nello studio SELECT, la riduzione del girovita era associata a un minor rischio successivo di eventi cardiovascolari gravi, mentre per i chili persi nei primi mesi non emergeva la stessa relazione lineare. Il girovita offre informazioni sul grasso addominale, ma queste analisi non permettono di attribuirgli con certezza una quota precisa della protezione (Deanfield et al., 2025).
Questi farmaci riducono anche il grasso intorno al cuore. In un piccolo studio con semaglutide, il grasso a diretto contatto con il cuore è diminuito, mentre con il placebo aumentava (Manubolu et al., 2024). Con la tirzepatide si è ridotto in modo netto il grasso che circonda il cuore, soprattutto nello strato più esterno (Kramer et al., 2025). Sono risultati incoraggianti, ma provengono da studi piccoli e non dimostrano ancora che sia questa riduzione a proteggere il cuore. Il tema è approfondito nell’articolo su semaglutide, tirzepatide e infiammazione del tessuto adiposo.
L’infiammazione
Il legame generale tra obesità e risposta infiammatoria è spiegato nell’articolo sull’infiammazione cronica di basso grado.
Un calo di peso modesto non significa, da solo, che il farmaco non stia agendo sul cuore. Nello studio SELECT l’infiammazione, misurata con un esame del sangue chiamato hsCRP, si è ridotta di oltre un terzo con semaglutide. Ha cominciato a scendere già dopo un mese, quando il peso era calato poco più dell’1%, e si è ridotta anche in chi non era dimagrito (Plutzky et al., 2026). Un’altra analisi dello stesso studio ha mostrato che i fattori di rischio noti, peso compreso, spiegano solo una parte della protezione del cuore (Colhoun et al., 2026).
Questo non significa che il peso non conti: chi dimagrisce di più ha in media anche una riduzione maggiore dell’infiammazione. I risultati di queste analisi di SELECT riguardano la semaglutide e non possono essere trasferiti automaticamente alla tirzepatide. Gli aspetti pratici sono trattati nell’articolo su che cosa valutare quando si dimagrisce poco con semaglutide o tirzepatide.
Nota per i medici. Le analisi di SELECT su adiposità e hsCRP sostengono meccanismi non limitati al calo ponderale; le analisi di mediazione rimangono esplorative e dipendono dalle assunzioni dei modelli. Le percentuali dei singoli mediatori non sono additive né quote causali certe. STOP: grasso epicardico −10,7 contro +6,4 cm³ a 12 mesi, in 90 partecipanti valutabili. SUMMIT CMR: riduzione del grasso paracardiaco complessivo, soprattutto esterno al pericardio; quella del grasso epicardico isolato non era significativa. Plutzky 2026: hsCRP −37,8% rispetto al placebo a 104 settimane, con riduzioni anche nei sottogruppi con variazioni minime del peso.
Cosa succede se si interrompe la terapia
Proseguire la terapia aiuta a mantenere i risultati; dopo la sospensione, il peso tende a risalire e molti miglioramenti possono attenuarsi. Nello studio SURMOUNT-4, chi ha proseguito la tirzepatide ha continuato a perdere peso, mentre chi è passato al placebo ne ha recuperato una parte consistente (Aronne et al., 2024). Con la semaglutide, un anno dopo la sospensione, le persone avevano recuperato in media circa due terzi del peso perso, e pressione, glicemia e colesterolo tendevano a tornare ai valori di partenza (Wilding et al., 2022).
Se la sospensione porti anche a più infarti e ictus non è stato dimostrato da studi randomizzati. Uno studio osservazionale su persone con diabete ha associato l’interruzione a un rischio cardiovascolare più alto; ma chi interrompe un farmaco può farlo anche perché sta male, e quindi non è una prova che la sospensione causi l’evento (Xie et al., 2026). La terapia va intesa come una cura continuativa, da decidere e rivalutare con il medico. Il tema è approfondito nell’articolo su che cosa accade quando si sospendono semaglutide e tirzepatide.
Nota per i medici. SURMOUNT-4 randomizza la prosecuzione o la sospensione della tirzepatide dopo un periodo iniziale di trattamento, mantenendo l’intervento sullo stile di vita. Nell’estensione di STEP 1 erano stati sospesi sia la semaglutide sia il programma strutturato sullo stile di vita. Xie 2026 è uno studio osservazionale: l’esito comprende infarto, ictus e morte per tutte le cause; il possibile confondimento legato alle ragioni della sospensione limita l’interpretazione causale.
Semaglutide o tirzepatide: quale protegge di più il cuore?
Non si sa, perché nessuno studio li ha confrontati direttamente sul cuore. Gli studi descritti riguardano persone diverse e misurano cose diverse, quindi i loro numeri non si possono mettere in classifica. La tirzepatide fa perdere in media più peso della semaglutide, come ha mostrato lo studio SURMOUNT-5, ma questo non dimostra che protegga di più il cuore (Aronne et al., 2025). La scelta dipende dalla situazione della singola persona, dalla risposta al farmaco e dalla tollerabilità.
Conclusioni
La cura dell’obesità può migliorare la salute del cuore anche attraverso effetti che non si esauriscono nel dimagrimento. Le prove più solide riguardano situazioni precise: la prevenzione di ulteriori eventi nelle persone con malattia cardiovascolare e il trattamento dello scompenso a frazione preservata associato all’obesità. I risultati dei due farmaci vanno letti nelle popolazioni in cui sono stati studiati.
Per chi ha l’obesità senza diabete e senza malattie cardiovascolari, il miglioramento dei fattori di rischio è già documentato; resta da dimostrare quanto si traduca nella prevenzione del primo infarto o ictus.
In sintesi: il successo della terapia non si giudica soltanto sulla bilancia. Contano anche il rischio cardiovascolare, i sintomi, la capacità di muoversi e la possibilità di mantenere nel tempo una cura efficace e tollerata.
Domande frequenti
Ho avuto un infarto o un ictus: questi farmaci fanno al caso mio?
È una situazione in cui vale la pena discuterne con il medico. SELECT ha dimostrato che la semaglutide riduce il rischio complessivo di eventi cardiovascolari gravi nelle persone con sovrappeso o obesità, senza diabete e con una malattia cardiovascolare già presente. Per la tirzepatide, le prove sulla prevenzione di questi eventi riguardano persone con diabete di tipo 2 e malattia aterosclerotica. Il farmaco per l’obesità si aggiunge alle altre cure necessarie.
Ho lo scompenso cardiaco: posso usarli?
Nello scompenso a frazione di eiezione preservata associato all’obesità, entrambi migliorano i sintomi e la capacità di camminare; la tirzepatide riduce anche i peggioramenti e i ricoveri. Nella forma a frazione ridotta le prove sono meno dirette: la scelta va condivisa con il cardiologo, insieme alle terapie specifiche dello scompenso.
Non ho malattie di cuore: ne ricavo un vantaggio?
Questi farmaci migliorano pressione, glicemia, colesterolo e infiammazione, e questo lascia ragionevolmente sperare in una protezione del cuore. Nelle persone con obesità senza diabete e senza malattia cardiovascolare già presente, la prova della prevenzione del primo evento è ancora attesa.
Dimagrisco poco: il farmaco agisce lo stesso sul cuore?
Non si può dedurlo dalla sola bilancia. Conta anche dove si perde il grasso, per esempio intorno alla vita e al cuore; e con la semaglutide l’infiammazione si riduce anche con cali di peso minimi. Questo non garantisce un beneficio individuale: la risposta alla terapia va valutata nel suo insieme con il medico.
Se smetto la terapia, cosa succede?
Il peso tende a risalire e pressione, glicemia e lipidi possono peggiorare. Questo non significa che tutti perdano ogni beneficio, né che ciò avvenga subito. Gli studi randomizzati non hanno ancora quantificato l’effetto della sospensione su infarti e ictus. Prima di interrompere è utile concordare con il medico una strategia di mantenimento e di controllo nel tempo.
Da quando prendo il farmaco il cuore batte un po’ più veloce: è pericoloso?
Un lieve aumento, di pochi battiti al minuto, è un effetto noto di questi farmaci; negli studi il bilancio complessivo sul cuore è risultato neutro o favorevole. Palpitazioni persistenti a riposo, battito irregolare o un aumento marcato della frequenza vanno segnalati al medico, senza attribuirli automaticamente al farmaco.
Questi farmaci allungano la vita?
FLOW ha dimostrato una riduzione dei decessi con semaglutide nelle persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica. È un beneficio importante, ma non equivale a dimostrare che ogni persona trattata vivrà più a lungo. In SELECT e SURPASS-CVOT i risultati sulla mortalità sono favorevoli, ma non conclusivi secondo le regole statistiche degli studi.
Glossario dei termini principali
Malattia cardiovascolare: malattia del cuore o dei vasi sanguigni. In questo articolo comprende soprattutto l’infarto, l’ictus, la malattia delle arterie delle gambe e lo scompenso cardiaco. L’aterosclerosi è la formazione di placche nelle arterie; è alla base di molti infarti, di alcune forme di ictus e della malattia delle arterie delle gambe.
Scompenso cardiaco: condizione in cui il cuore fatica a riempirsi o a pompare sangue in modo adeguato; può provocare affanno, stanchezza e gonfiore alle gambe.
Frazione di eiezione: percentuale del sangue contenuto nel ventricolo che viene espulsa a ogni battito. Può rimanere conservata anche in presenza di scompenso: non descrive da sola tutta la funzione cardiaca.
Grasso epicardico: strato di grasso che si trova sulla superficie del cuore, sotto il sottile foglietto che lo riveste, a diretto contatto con il muscolo cardiaco e con le arterie coronarie.
hsCRP: proteina C-reattiva misurata con un metodo ad alta sensibilità; è un esame del sangue che indica il grado di infiammazione dell’organismo.
Prediabete: condizione in cui la glicemia è più alta del normale, ma non ancora tanto da essere diabete.
Studio randomizzato e placebo: in uno studio randomizzato i partecipanti vengono assegnati per sorteggio al farmaco o al confronto, in modo che i gruppi siano simili. Il placebo è una sostanza inattiva, identica nell’aspetto al farmaco, che permette di capire quali effetti dipendano davvero dal trattamento.
Hazard ratio: misura usata negli studi per confrontare il rischio di un evento nel tempo tra due gruppi; un valore di 0,80 indica un rischio ridotto di circa il 20%. Compare nelle note per i medici.
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