Quanti chili si mantengono dopo una dieta? Nel 2026 la risposta è cambiata.

Q

In sintesi. Nel 2018 la risposta alla domanda “quanti chili si mantengono dopo una dieta?” era sconfortante: la maggior parte si recupera entro cinque anni. Nel 2026 la risposta comincia a cambiare — ma solo se si continua la terapia farmacologica. Lo studio SELECT, il più lungo mai condotto con semaglutide 2,4 mg, mostra una curva del mantenimento del peso che, dopo il calo iniziale, rimane sostanzialmente piatta per oltre quattro anni. Non era l’obiettivo dello studio, ma è un dato rivoluzionario.

Il problema che non cambiava mai

Nel 2018 ho scritto su questo sito un articolo intitolato “Quanti chili si mantengono dopo una dieta?”. Il succo era amaro: pochissimi. La letteratura scientifica, allora come oggi per chi non utilizza farmaci per l’obesità, mostra che dopo uno, due, cinque anni la maggior parte del peso perso viene recuperata. Non per mancanza di volontà — per biologia. Il corpo tende a riportare il peso al punto di partenza attraverso meccanismi ormonali e metabolici che non dipendono dalla disciplina del paziente.

Questo è ancora vero. Ma sta diventando — forse per la prima volta nella storia della medicina dell’obesità — solo parzialmente vero.

Una curva che non avevamo mai visto

Lo studio SELECT (Semaglutide Effects on Cardiovascular Outcomes in People with Overweight or Obesity) è stato progettato per rispondere a una domanda cardiovascolare: semaglutide 2,4 mg riduce il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare nelle persone in sovrappeso o obese già cardiopatiche? La risposta è sì — e quei dati li ho già discussi su obesita.com.

Ma nell’appendice del lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, quasi in silenzio, compare qualcosa di altrettanto importante: la curva del peso corporeo nei 17.604 pazienti dello studio, seguiti per oltre quattro anni (221 settimane).

 

La curva scende nelle prime settimane, raggiunge il plateau attorno alla settimana 52 — circa un anno — e poi rimane sostanzialmente piatta fino alla fine dello studio, a oltre quattro anni dall’inizio. Il calo medio si attesta intorno al −9,4% del peso corporeo nei pazienti trattati con semaglutide.

Quattro anni di curva piatta. Non è un termine tecnico: significa semplicemente che il peso perso non torna. E questo non era mai stato documentato così a lungo con un farmaco per l’obesità.

Curva del mantenimento del peso a 4 anni con semaglutide nello studio SELECT
Studio SELECT: dopo il calo iniziale, il peso rimane stabile per oltre 4 anni nei pazienti in terapia continuativa con semaglutide.

Variazione percentuale del peso corporeo dal basale. Dati estratti dall’appendice Figura A di Lincoff AM et al. N Engl J Med. 2023;389:2221–2232. Curva originale non riprodotta.

Cosa cambia davvero nel mantenimento del peso con i farmaci per l’obesità

Perdere peso è possibile, ma mantenerlo è difficile. Oggi iniziamo a farlo.

Va detto con chiarezza: nel SELECT i pazienti hanno continuato la terapia per tutto il periodo. La curva piatta non descrive cosa succede a chi smette — su questo esistono dati altrettanto chiari, che mostrano la ripresa del peso nei mesi successivi all’interruzione. Il punto non è che semaglutide “guarisce” l’obesità. È che, finché la terapia continua, sembrerebbe possibile stabilizzare il risultato raggiunto.

Nella storia dei trattamenti dell’obesità, questo non era mai accaduto in modo così documentato e per così tanto tempo. Le diete producono un calo seguito da recupero. La chirurgia bariatrica tiene meglio, ma anche dopo l’intervento il peso tende a risalire negli anni. Con i farmaci disponibili prima dei GLP-1 RA (agonisti del recettore del GLP-1), i dati a lungo termine erano molto meno convincenti.

Il SELECT non era uno studio sul mantenimento del peso — era uno studio cardiovascolare, e la curva ponderale si trova nell’appendice, non nelle conclusioni principali. Ma proprio questa “innocenza” del dato lo rende affidabile: non è stato costruito per dimostrare il plateau, lo ha trovato.

Un effetto della classe, non di un singolo farmaco

Una domanda ragionevole, a questo punto, è se il plateau osservato nel SELECT sia una caratteristica esclusiva di semaglutide o una proprietà condivisa dagli agonisti del recettore del GLP-1 in quanto classe. I dati disponibili suggeriscono la seconda ipotesi.

Già prima del SELECT, uno studio pubblicato su The Lancet nel 2017 aveva mostrato qualcosa di simile con liraglutide — il capostipite della famiglia, oggi meno usato ma scientificamente importante come termine di confronto. In quello studio — l’estensione triennale del programma SCALE, condotta su oltre 2.000 pazienti con sovrappeso o obesità e prediabete — il calo ponderale ottenuto con liraglutide 3,0 mg si attestava intorno al −6,1% alla settimana 160 (circa tre anni), con una curva che aveva raggiunto il plateau molto prima e lo manteneva fino alla fine dell’osservazione. Un farmaco diverso, una popolazione diversa, una durata diversa: ma la stessa forma di curva.

Per tirzepatide — l’unico doppio agonista GIP/GLP-1 attualmente in commercio — i dati a lungo termine in continuo non sono ancora disponibili in forma equivalente al SELECT. Le analisi post-hoc dei trial SURMOUNT (Horn et al., Clinical Obesity, 2025) mostrano che oltre l’87% dei pazienti trattati con tirzepatide raggiunge un plateau ponderale entro la settimana 72; ed è già documentato che la sospensione del farmaco porta a ripresa del peso, come per gli altri GLP-1 RA. Il trial SURMOUNT-MAINTAIN, specificamente disegnato per studiare il mantenimento del peso con tirzepatide, è in corso e attende completamento nel 2026. Non è irragionevole attendersi una curva analoga: ma i dati a quattro anni non ci sono ancora, e sarebbe scorretto anticiparli.

Il quadro complessivo, dunque, è coerente: il plateau ponderale durante terapia continuativa sembra essere una caratteristica della classe degli agonisti GLP-1, indipendente dal singolo farmaco. Il SELECT lo ha dimostrato con la maggiore solidità statistica — 17.604 pazienti, oltre quattro anni — ma il segnale era già presente nella letteratura precedente.

Cosa cambia nella pratica

Per chi convive con l’obesità, il messaggio pratico è questo: la terapia farmacologica non è un ciclo da fare una volta. È un trattamento cronico, come quello dell’ipertensione o del colesterolo. Se si continua, il peso tende a stabilizzarsi. Se si smette, torna. Non è colpa di nessuno — è fisiologia.

Per i medici, il SELECT aggiunge un argomento importante alla discussione sulla continuità della terapia: interrompere il farmaco dopo il calo di peso non è una strategia neutrale, è una scelta che ha conseguenze documentate. E la continuità, d’altra parte, produce qualcosa che prima sembrava impossibile.

Vale però la pena di distinguere tra due concetti che spesso si confondono: terapia cronica e terapia continuativa. Cronico significa che dura nel tempo come strategia di gestione della malattia — esattamente come la terapia antipertensiva. Ma non implica necessariamente che il farmaco debba essere assunto senza interruzioni per tutta la vita. In linea di principio, si potrebbe ipotizzare una terapia ciclica: periodi di trattamento alternati a periodi di pausa, con ripresa al superamento di una soglia di peso prestabilita.

È un’ipotesi biologicamente ragionevole — sappiamo che, se la terapia viene ripresa dopo una sospensione, il calo ponderale riprende. Il problema è che studi clinici progettati specificamente per valutare questo tipo di schema non esistono ancora. I dati disponibili ci dicono cosa succede quando si smette (il peso risale), non cosa succede con cicli strutturati e controllati. Fino a quando quella letteratura non ci sarà, la terapia ciclica resta un’ipotesi di lavoro interessante — da discutere con il proprio medico, non da improvvisare autonomamente.

In sintesi

La risposta alla domanda del 2018 — quanti chili si mantengono dopo una dieta? — non è cambiata per chi non fa terapia farmacologica. Ma per chi continua la terapia con semaglutide, i dati dello studio SELECT mostrano per la prima volta una curva del peso stabile a oltre quattro anni. Non è una guarigione, è una gestione. Ma è già una rivoluzione.


Domande frequenti

Si può fare la terapia “a cicli” invece che in modo continuativo?
È un’ipotesi razionale — se il farmaco viene ripreso dopo una pausa, il calo riprende — ma non esistono ancora studi clinici progettati per valutare schemi ciclici strutturati. Per ora la terapia cronica continuativa è l’unica strategia supportata dai dati. La terapia ciclica è una questione aperta, da discutere con il proprio medico in base alla situazione individuale.

Il plateau del peso è garantito con semaglutide?
No. I dati del SELECT mostrano una tendenza media in una popolazione molto numerosa. Le risposte individuali variano: alcuni pazienti perdono molto di più, altri meno. Il dato di gruppo è tuttavia solido perché si basa su oltre 17.000 pazienti seguiti per anni.

Cosa succede se si smette il farmaco?
I dati disponibili sono abbastanza univoci: dopo l’interruzione il peso tende a risalire, in media circa la metà del calo ottenuto nell’arco di uno o due anni. Questo è il motivo per cui la terapia è considerata cronica.

Il SELECT era uno studio sul peso?
No. Era uno studio sugli effetti cardiovascolari di semaglutide 2,4 mg in persone già cardiopatiche. La curva del peso si trova nell’appendice, come dato secondario. Proprio per questo il dato è particolarmente interessante: il plateau non era quello che si cercava.

Questi risultati valgono anche per altri farmaci come tirzepatide?
La logica biologica è la stessa, e i dati disponibili vanno nella stessa direzione: con tirzepatide l’87% dei pazienti raggiunge un plateau entro 72 settimane di terapia, e il peso ritorna quando si sospende. Ma non esiste ancora una curva a quattro anni in continuo equivalente al SELECT. Il trial SURMOUNT-MAINTAIN, disegnato proprio per rispondere a questa domanda, ha completamento previsto nel 2026. Anche per liraglutide, il predecessore della classe, i dati a tre anni mostrano una curva analoga.

Chi può fare questa terapia?
In Italia semaglutide 2,4 mg (Wegovy) è approvata per adulti con IMC ≥30, o ≥27 con almeno una comorbilità correlata al peso. La prescrizione richiede una valutazione medica.


Glossario

GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide) — ormone intestinale che, insieme al GLP-1, regola la secrezione insulinica e il metabolismo energetico. Tirzepatide è un doppio agonista GIP/GLP-1: agisce su entrambi i recettori contemporaneamente, producendo effetti metabolici sinergici e cali ponderali più marcati rispetto ai soli agonisti GLP-1.

GLP-1 RA (agonisti del recettore del GLP-1) — farmaci che imitano l’azione di un ormone intestinale (il GLP-1) che regola la fame e la glicemia. Semaglutide e tirzepatide appartengono a questa classe.

IMC (indice di massa corporea) — misura ottenuta dividendo il peso in kg per il quadrato dell’altezza in metri. Un valore ≥30 kg/m² definisce l’obesità.

Plateau — fase di stabilizzazione del peso durante una terapia, in cui il calo si arresta e il valore si mantiene costante nel tempo.

RCT (randomized controlled trial) — studio clinico randomizzato controllato, nel quale i partecipanti sono assegnati a caso al gruppo trattato o al gruppo di controllo (placebo). È il disegno di studio considerato più affidabile per valutare l’efficacia di un trattamento.

Studio SELECT — Semaglutide Effects on Cardiovascular Outcomes in People with Overweight or Obesity. RCT su 17.604 pazienti con sovrappeso o obesità e pregresso evento cardiovascolare, follow-up mediano >3 anni, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine.

Weight regain — recupero del peso perso dopo la fine di un trattamento dietetico, chirurgico o farmacologico. È un fenomeno fisiologico mediato da meccanismi ormonali e metabolici.

Horn DB et al., 2025
Horn DB, Kahan S, Batterham RL et al. Time to weight plateau with tirzepatide treatment in the SURMOUNT-1 and SURMOUNT-4 clinical trials. Clin Obes. 2025;15(3):e12734. doi: 10.1111/cob.12734
Le Roux CW et al., 2017
Le Roux CW, Astrup A, Fujioka K et al. 3 years of liraglutide versus placebo for type 2 diabetes risk reduction and weight management in individuals with prediabetes: a randomised, double-blind trial. Lancet. 2017;389(10077):1399–1409. doi: 10.1016/S0140-6736(17)30069-7
Lincoff AM et al., 2023
Lincoff AM, Brown-Frandsen K, Colhoun HM et al. Semaglutide and cardiovascular outcomes in obesity without diabetes. N Engl J Med. 2023;389:2221–2232. doi: 10.1056/NEJMoa2307563

Riguardo all'autore

Gianleone Di Sacco

Nato a Pisa nel 1959. Risiede a Milano dalla nascita.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, specializzato, con lode, in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Membro di svariate Associazioni e Società Scientifiche, anche con incarichi istituzionali.

Da anni svolge attività clinica e di ricerca, in particolare, nel campo della terapia farmacologica dell'obesità.

Di Gianleone Di Sacco

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