Semaglutide e tirzepatide per il fegato grasso (MASH): funzionano davvero?

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Sintesi. Il fegato grasso, nella sua forma più avanzata definita steatoepatite metabolica (MASH), è una delle principali complicanze dell’obesità. Studi clinici randomizzati di fase 2 e fase 3 indicano che semaglutide e tirzepatide riducono l’infiammazione epatica e, in una quota rilevante di pazienti, migliorano la fibrosi nella MASH. Il quadro regolatorio si sta muovendo rapidamente: negli Stati Uniti semaglutide 2,4 mg ha ottenuto l’approvazione accelerata per questa indicazione nell’agosto 2025; in Europa resmetirom è autorizzato dall’agosto 2025 e semaglutide, con il nome commerciale Kayshild, ha ottenuto un’autorizzazione condizionata valida nell’Unione Europea nel marzo 2026. Il trattamento farmacologico dell’obesità e quello della malattia epatica metabolica appaiono oggi sempre più inseparabili.
Effetti di semaglutide e tirzepatide sul fegato grasso (MASH)
Effetti di semaglutide e tirzepatide sul fegato grasso (MASH)

Introduzione

Fino a pochi anni fa, per un paziente con steatoepatite metabolica e obesità, le opzioni terapeutiche erano limitate: modificare lo stile di vita, ridurre il peso e, in assenza di risultati sufficienti, attendere. Negli ultimi tempi farmaci come semaglutide e tirzepatide stanno cambiando questo scenario in modo sostanziale. Nel marzo 2024 resmetirom è diventato il primo farmaco approvato dalla FDA specificamente per la MASH, aprendo una nuova fase nella storia terapeutica di questa malattia. Nell’agosto 2025 sono arrivate due decisioni ravvicinate: la seconda approvazione statunitense, quella di semaglutide 2,4 mg per la MASH, e — sul fronte europeo — la prima autorizzazione dell’Unione Europea per un farmaco MASH, sempre resmetirom. Nel marzo 2026 anche semaglutide è stata autorizzata nell’Unione Europea per la MASH, con il nome commerciale Kayshild. Nel frattempo altri farmaci, tra cui tirzepatide e molecole ancora in fase di sviluppo, stanno alimentando una pipeline in rapida crescita.

Con il termine steatosi epatica metabolica (MASLD, metabolic dysfunction-associated steatotic liver disease) si indica l’accumulo di grasso nel fegato in presenza di fattori di rischio metabolici come obesità, insulino-resistenza e diabete di tipo 2, in assenza di cause alcoliche o virali. Quando alla steatosi si associano infiammazione e danno delle cellule epatiche, la malattia prende il nome di steatoepatite metabolica (MASH, metabolic dysfunction-associated steatohepatitis), la forma più grave dello spettro, che può evolvere verso la fibrosi avanzata, la cirrosi e, in una minoranza di casi, il carcinoma epatocellulare.

Ma qual è, a oggi, l’evidenza scientifica specifica per semaglutide e tirzepatide nel trattamento del fegato grasso in forma di MASH?

Il trattamento farmacologico dell’obesità e quello della steatoepatite metabolica condividono gli stessi meccanismi patogenetici: intervenire sull’uno significa, sempre più spesso, agire positivamente anche sull’altro.

Il contesto: un panorama terapeutico in rapida evoluzione

Per molti anni la perdita di peso — ottenuta attraverso modifiche dello stile di vita o, nei casi più gravi, con la chirurgia bariatrica — è stata l’unica strategia con effetti documentati sulla malattia epatica metabolica. Una revisione della letteratura indica che riduzioni del peso corporeo dell’ordine del 5% sono sufficienti a ridurre il grasso intraepatico, mentre sono necessarie perdite superiori al 10% per ottenere un miglioramento significativo dell’infiammazione epatica e dell’attività della steatoepatite (Ryan & Yockey, 2017).

Il primo farmaco specifico: resmetirom

Questa situazione è cambiata nel marzo 2024, quando resmetirom — un agonista del recettore beta degli ormoni tiroidei, con azione prevalentemente epatica — ha ricevuto l’approvazione accelerata dalla FDA come primo farmaco specifico per la MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3. Il trial di fase 3 MAESTRO-NASH ha dimostrato la risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi nel 26% e 29,9% dei pazienti trattati alle due dosi testate, rispetto al 9,7% del gruppo placebo; il miglioramento della fibrosi di almeno un grado è stato osservato nel 24,2% e 25,9% dei trattati, rispetto al 14,2% del placebo (Harrison et al., 2024). Resmetirom agisce indipendentemente dalla perdita di peso, attraverso un meccanismo d’azione distinto da quello dei GLP-1 AR.

Per il lettore italiano conta soprattutto il dato europeo: il 18 agosto 2025 la Commissione europea ha concesso a resmetirom (Rezdiffra) un’autorizzazione condizionata valida in tutta l’Unione, per gli adulti con MASH non cirrotica e fibrosi moderata-avanzata. In Europa esiste quindi già un farmaco specificamente autorizzato per la MASH; la disponibilità effettiva nei singoli Paesi dipende però dai rispettivi percorsi di rimborsabilità, con un’introduzione progressiva Stato per Stato.

Cosa dicono le linee guida

Le linee guida europee congiunte EASL-EASD-EASO 2024 sulla MASLD fotografano un quadro anteriore a questi movimenti regolatori (EASL-EASD-EASO, 2024). In quel documento resmetirom è indicato come opzione MASH-mirata da considerare, dove approvato localmente, negli adulti con MASH non cirrotica e fibrosi significativa (stadio ≥F2). I GLP-1 AR — semaglutide e tirzepatide — vengono invece raccomandati per le loro indicazioni proprie, cioè diabete di tipo 2 e obesità, nell’ambito della gestione delle comorbidità, ma non ancora come terapia specifica del fegato. Le decisioni regolatorie del 2025-2026, culminate con l’approvazione europea di semaglutide/Kayshild per la MASH, vanno oltre questo inquadramento: un aggiornamento delle linee guida è quindi atteso.

In questo contesto si inserisce il crescente interesse per i farmaci incretinici — semaglutide e tirzepatide in primo luogo — che combinano una potente azione sul peso corporeo con effetti diretti e indiretti sul metabolismo epatico.

Semaglutide nel fegato grasso (MASH): dai primi studi all’approvazione regolatoria

Lo studio di fase 2 (Newsome et al., 2021)

Il primo studio clinico randomizzato di grandi dimensioni che ha valutato l’efficacia di un GLP-1 AR nella steatoepatite è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2021 (Newsome et al., 2021). Si trattava di uno studio di fase 2, condotto con semaglutide alla dose di 0,4 mg per via sottocutanea giornaliera — una formulazione e una posologia diverse da quelle attualmente utilizzate nell’obesità — in 320 pazienti con NASH (la denominazione precedente della MASH) e fibrosi di grado F1-F3, per 72 settimane.

L’endpoint primario — la risoluzione della steatoepatite senza peggioramento della fibrosi epatica — ha riguardato il 59% dei pazienti trattati con semaglutide, rispetto al 17% del gruppo placebo. Il miglioramento della fibrosi non ha raggiunto la significatività statistica in questo studio di fase 2, la cui numerosità non era dimensionata per rilevarlo; i risultati hanno comunque costituito la base scientifica per il passaggio alla fase 3.

Lo studio ESSENCE di fase 3 — analisi intermedia (Sanyal et al., 2025)

I risultati preliminari del trial di fase 3 ESSENCE sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nel 2025 (Sanyal et al., 2025). Vale la pena chiarire la struttura di questo studio. ESSENCE ha randomizzato in totale 1.197 pazienti con MASH e fibrosi F2-F3 in rapporto 2:1 (semaglutide 2,4 mg sottocute settimanale vs placebo) per un follow-up complessivo di 240 settimane. I dati attualmente pubblicati costituiscono un’analisi intermedia pianificata a 72 settimane, condotta sui primi 800 pazienti randomizzati (534 semaglutide, 266 placebo). Il trial è in corso e i risultati sull’endpoint clinico primario — eventi epatici e cardiovascolari — sono attesi nel 2029.

In questa analisi intermedia, i risultati sui due endpoint istologici co-primari sono stati i seguenti. La risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi ha riguardato il 62,9% dei pazienti trattati con semaglutide, rispetto al 34,3% del gruppo placebo. Il miglioramento della fibrosi epatica di almeno un grado senza peggioramento dell’attività della steatoepatite ha riguardato il 36,8% dei trattati, rispetto al 22,4% del placebo. La riduzione media del peso corporeo nel gruppo semaglutide è stata del 10,5%, rispetto al 2,0% nel placebo.

Iter registrativi in USA e UE

In base a questi risultati, il 15 agosto 2025 la FDA ha concesso l’approvazione accelerata a semaglutide 2,4 mg (Wegovy) per il trattamento della MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3 negli adulti. È la seconda approvazione farmacologica specifica per la MASH negli Stati Uniti, dopo resmetirom. La conferma definitiva dell’approvazione è subordinata ai risultati dell’endpoint clinico del trial ESSENCE, attesi nel 2029.

In Europa il percorso regolatorio è nel frattempo avanzato. Il CHMP — il comitato scientifico dell’EMA — ha adottato un parere positivo il 29 gennaio 2026, raccomandando l’autorizzazione condizionata di semaglutide nella MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3. L’autorizzazione all’immissione in commercio è stata poi rilasciata il 26 marzo 2026 con il nome commerciale Kayshild, distinto da Wegovy. Kayshild è quindi il primo GLP-1 autorizzato nell’Unione Europea per questa indicazione. Questo non significa necessariamente disponibilità immediata o rimborsabilità nei singoli Paesi: l’accesso concreto dipende dai successivi percorsi nazionali.

Nota metodologica — ESSENCE. I dati pubblicati da Sanyal et al. (2025) rappresentano un’analisi intermedia, non i risultati definitivi del trial. Gli endpoint istologici (risoluzione della MASH, miglioramento della fibrosi) sono surrogate endpoints: la riduzione della morbilità e mortalità epatica a lungo termine — l’endpoint clinico che conferirà o negherà l’approvazione definitiva — sarà valutata nella parte 2 dello studio. Inoltre i due studi su semaglutide (Newsome et al., 2021 e Sanyal et al., 2025) hanno utilizzato dosi e formulazioni diverse (rispettivamente 0,4 mg/die sc e 2,4 mg/settimana sc) e i loro risultati non sono direttamente confrontabili.

Tirzepatide nel fegato grasso: risultati dello studio SYNERGY-NASH

Un ulteriore contributo viene da tirzepatide, un farmaco a doppia azione che attiva contemporaneamente il recettore del GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide) e quello del GLP-1. Nel trial di fase 2 SYNERGY-NASH, pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024 (Loomba et al., 2024), i ricercatori hanno valutato tirzepatide in 190 pazienti con MASH e fibrosi F2-F3 per 52 settimane. Su 190 randomizzati, 157 avevano biopsie valutabili all’endpoint.

La risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi ha mostrato un andamento dose-dipendente: 44% con tirzepatide 5 mg, 56% con 10 mg e 62% con 15 mg, rispetto al 10% nel gruppo placebo. Anche il miglioramento della fibrosi epatica di almeno un grado senza peggioramento della MASH è risultato significativamente più frequente nei gruppi trattati rispetto al placebo. Un’analisi post hoc pubblicata nel 2025 ha inoltre mostrato che la risoluzione della MASH con tirzepatide è risultata coerente in numerosi sottogruppi clinici e bioumorali, pur con i limiti propri di un’analisi esplorativa. A oggi tirzepatide non dispone ancora di uno studio di fase 3 completato nella MASH, e non è approvato per questa indicazione in alcuna giurisdizione.

Nota metodologica — confronto indiretto. SYNERGY-NASH (tirzepatide, fase 2, n=190, 52 settimane) ed ESSENCE (semaglutide, fase 3, analisi intermedia su 800/1.197 pazienti, 72 settimane) non possono essere confrontati direttamente: le popolazioni, le dosi, i farmaci, la durata del follow-up e la fase dello sviluppo clinico sono diversi. In assenza di un trial testa a testa, qualsiasi inferenza comparativa tra i tassi di risposta dei due studi è indiretta per definizione.

Il consolidamento delle prove: la meta-analisi del 2025

Una meta-analisi sistematica pubblicata su Liver International nel 2025 (Mantovani et al., 2025) ha sintetizzato i risultati di 13 RCT di fase 2 o 3 condotti con GLP-1 AR in pazienti con MASLD o MASH (1.811 partecipanti complessivi). Va precisato che questa meta-analisi include esclusivamente i GLP-1 AR monoagonisti — in primo luogo semaglutide — ed esclude esplicitamente tirzepatide, survodutide e gli altri farmaci a doppia o tripla azione.

Nei pazienti con MASH e fibrosi moderata-avanzata (F2-F3), i GLP-1 AR sono risultati superiori al placebo sia nella risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi (OR 3,48; IC 95%: 2,69–4,51; I²=0%, tre RCT con biopsia) sia nel miglioramento della fibrosi senza peggioramento della MASH (OR 1,79; IC 95%: 1,37–2,35; I²=0%). L’assenza di eterogeneità tra gli studi (I²=0%) è un elemento che rafforza la coerenza dei risultati.

La stessa meta-analisi segnala un dato clinicamente rilevante: nell’unico RCT disponibile su MASH con cirrosi compensata, semaglutide non ha dimostrato la risoluzione della MASH né miglioramento della fibrosi rispetto al placebo (Mantovani et al., 2025). Questo dato suggerisce che l’efficacia epatica dei GLP-1 AR possa essere limitata alle fasi più precoci della malattia, prima della comparsa della cirrosi.

I meccanismi d’azione sul fegato

Perdita di peso, insulino-resistenza e infiammazione

L’interesse per l’uso di questi farmaci nella steatoepatite metabolica è cresciuto rapidamente quando si è intuito che gli effetti di semaglutide e tirzepatide sulla malattia epatica sono verosimilmente il risultato di più meccanismi che agiscono in parallelo. Il principale è la riduzione del peso corporeo: nell’analisi intermedia di ESSENCE, la perdita media del 10,5% nel gruppo semaglutide si colloca esattamente nella fascia in cui le evidenze cliniche indicano un miglioramento significativo dell’attività della steatoepatite.

La riduzione del grasso viscerale e sottocutaneo diminuisce il flusso di acidi grassi liberi verso il fegato, limitando l’accumulo intraepatico di lipidi. Il miglioramento dell’insulino-resistenza riduce la produzione epatica de novo di grassi e ottimizza il metabolismo degli acidi grassi a livello epatico. I GLP-1 AR riducono inoltre l’infiammazione metabolica cronica associata all’obesità, meccanismo patogenetico centrale nella progressione dalla steatosi alla steatoepatite. Vedi, a proposito, gli articoli «Infiammazione cronica di basso grado: il ruolo di semaglutide e tirzepatide», «Semaglutide e tirzepatide riducono l’infiammazione del tessuto adiposo» e «Semaglutide e tirzepatide: i nuovi alleati del cuore contro l’infiammazione silenziosa».

Effetti indipendenti dalla perdita di peso

La meta-analisi di Mantovani et al. (2025) ha incluso un’analisi di meta-regressione che suggerisce come gli effetti epatici dei GLP-1 AR siano almeno in parte indipendenti dalla variazione del peso corporeo e del controllo glicemico. Alcuni dati sperimentali indicano che i recettori del GLP-1 siano espressi nelle cellule stellate epatiche — le cellule che mediano la fibrosi — e che la loro attivazione possa interferire direttamente con i meccanismi cellulari della fibrogenesi. Va detto con chiarezza che il recettore del GLP-1 non è espresso sugli epatociti: l’azione sul fegato è quindi in larga parte indiretta, mediata dal miglioramento dei fattori metabolici. Questi eventuali effetti diretti restano oggetto di studio e non sono stati confermati in modo definitivo nell’uomo.

Nuove prospettive: la pipeline dei farmaci multi-agonisti

Parallelamente agli studi su semaglutide e tirzepatide, si sta sviluppando una pipeline di farmaci multi-agonisti — molecole capaci di attivare contemporaneamente più recettori metabolici — con potenziale interesse anche per la MASH.

Survodutide, un doppio agonista dei recettori del GLP-1 e del glucagone, sviluppato da Boehringer Ingelheim e Zealand Pharma, ha mostrato risultati promettenti in un trial di fase 2 pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2024 (Sanyal et al., 2024). Sebbene il glucagone sia tradizionalmente noto come ormone iperglicemizzante, la sua attivazione ha effetti metabolici favorevoli sul fegato, tra cui la riduzione del grasso intraepatico e il miglioramento del metabolismo lipidico. L’aggiunta dell’agonismo glucagonico a quello del GLP-1 potrebbe tradursi in effetti epatici superiori rispetto alla sola stimolazione del GLP-1; i primi dati di fase 3 sono nel frattempo disponibili, e a essi è dedicato l’articolo «Survodutide: cosa dicono i primi studi di fase 3 su obesità e fegato grasso».

Retatrutide, un triplo agonista GLP-1/GIP/glucagone, ha mostrato riduzioni del peso molto marcate in uno studio di fase 2 in pazienti con obesità (Jastreboff et al., 2023). Le misurazioni del grasso epatico, rilevate come endpoint esplorativo e non come obiettivo primario di quello studio, hanno suggerito possibili miglioramenti del metabolismo epatico. Servono trial specificamente disegnati per la MASH per valutare l’effettivo impatto epatico di retatrutide, tema ripreso nell’articolo «Retatrutide e CagriSema: i nuovi farmaci anti-obesità che cambieranno la terapia».

Va ricordato che la meta-analisi di Mantovani et al. (2025) ha escluso i farmaci multi-agonisti dalla sua analisi: i dati di sintesi disponibili riguardano quindi esclusivamente i GLP-1 AR monoagonisti. Il confronto tra classi rimane per il momento indiretto e prematuro.

Conclusioni

In pochi anni il panorama terapeutico della steatoepatite metabolica è cambiato profondamente. Fino al 2024 non esisteva alcun farmaco approvato per questa condizione; oggi ne esistono due negli Stati Uniti (resmetirom e semaglutide) e due nell’Unione Europea (resmetirom, autorizzato nell’agosto 2025, e semaglutide/Kayshild, autorizzata nel marzo 2026). Questo cambiamento non è casuale: riflette la crescente comprensione dei meccanismi metabolici condivisi tra obesità e malattia epatica.

Le evidenze disponibili indicano che semaglutide e tirzepatide, agendo sull’obesità e sull’insulino-resistenza, producono miglioramenti rilevanti sia sull’infiammazione epatica sia sulla fibrosi in una proporzione significativa di pazienti con MASH e fibrosi F2-F3. I dati sono coerenti tra studi e confermati da una meta-analisi del 2025. Restano però alcune limitazioni: i risultati di ESSENCE sull’endpoint clinico definitivo sono attesi nel 2029; l’efficacia sembra circoscritta alle fasi pre-cirrosi; tirzepatide attende ancora uno studio di fase 3 per la MASH.

In sintesi: semaglutide e tirzepatide sono oggi due opzioni con evidenze cliniche importanti per la MASH non cirrotica con fibrosi moderata-avanzata, e la loro integrazione nella gestione dell’obesità e delle sue complicanze epatiche è supportata dai dati. Per semaglutide vi sono già un’approvazione statunitense specifica e un’autorizzazione condizionata europea; tirzepatide, invece, dispone di dati di fase 2 molto promettenti, ma non è ancora approvato per la MASH.


Domande frequenti

Semaglutide è approvatA per il trattamento del fegato grasso?

Sì. Negli Stati Uniti, dal 15 agosto 2025, la FDA ha concesso l’approvazione accelerata a semaglutide 2,4 mg (Wegovy) per la MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3 negli adulti. Si tratta di un’approvazione accelerata, condizionata alla conferma dei benefici clinici a lungo termine attesi dal proseguimento del trial ESSENCE (risultati nel 2029). In Europa semaglutide è stata autorizzata con il nome commerciale Kayshild: il CHMP ha adottato il parere positivo il 29 gennaio 2026 e l’autorizzazione condizionata è stata rilasciata il 26 marzo 2026. La disponibilità concreta nei singoli Paesi dipende poi dai percorsi nazionali di prezzo e rimborsabilità.

In Europa esiste già un farmaco per la MASH?

Sì. Dal 18 agosto 2025 resmetirom (Rezdiffra) ha un’autorizzazione condizionata valida in tutta l’Unione Europea per gli adulti con MASH non cirrotica e fibrosi moderata-avanzata (F2-F3). Dal 26 marzo 2026 anche semaglutide, con il nome commerciale Kayshild, è autorizzata nell’Unione Europea per la MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3. La disponibilità concreta nei singoli Paesi dipende dai percorsi nazionali di prezzo e rimborsabilità, quindi i tempi di accesso possono variare.

Tirzepatide è approvato per il trattamento del fegato grasso?

No, al momento tirzepatide non è approvato per la MASH in nessuna giurisdizione. I dati disponibili derivano da un trial di fase 2 (SYNERGY-NASH). Sono attesi studi di fase 3 che valuteranno l’efficacia a lungo termine di tirzepatide nella MASH.

Questi farmaci funzionano anche in chi ha già la cirrosi?

I dati disponibili suggeriscono che l’efficacia epatica dei GLP-1 AR sia limitata alle fasi pre-cirrosi. Nell’unico RCT incluso in una recente meta-analisi e condotto su MASH con cirrosi compensata, semaglutide non ha mostrato risoluzione della MASH né miglioramento della fibrosi rispetto al placebo (Mantovani et al., 2025). Le approvazioni regolatorie di semaglutide e di resmetirom per la MASH escludono esplicitamente i pazienti con cirrosi.

La fibrosi epatica può migliorare con semaglutide?

Sì, in una quota di pazienti. Nell’analisi intermedia di ESSENCE il miglioramento della fibrosi di almeno un grado senza peggioramento della MASH ha riguardato il 36,8% dei pazienti trattati con semaglutide 2,4 mg, rispetto al 22,4% del placebo (Sanyal et al., 2025). Va ricordato che si tratta di dati a 72 settimane su surrogate endpoints istologici: la parte 2 del trial valuterà l’impatto sulla progressione clinica verso la cirrosi.

Quanto peso bisogna perdere perché il fegato migliori?

Una revisione della letteratura indica che una perdita di peso del 5% è sufficiente per ridurre il grasso intraepatico, mentre perdite superiori al 10% sembrano necessarie per migliorare significativamente l’infiammazione e l’attività della steatoepatite (Ryan & Yockey, 2017). Nell’analisi intermedia di ESSENCE la perdita media del 10,5% nel gruppo semaglutide è coerente con questa soglia. È tuttavia possibile che semaglutide e tirzepatide abbiano effetti epatici parzialmente indipendenti dalla sola perdita di peso.

Cos’è resmetirom e in cosa differisce da semaglutide nella MASH?

Resmetirom (Rezdiffra) è stato il primo farmaco approvato per la MASH (FDA, marzo 2024; Unione Europea, agosto 2025), con un meccanismo d’azione completamente diverso: è un agonista del recettore beta degli ormoni tiroidei che agisce direttamente sul fegato, indipendentemente dalla perdita di peso. Nel trial MAESTRO-NASH ha dimostrato la risoluzione della MASH senza peggioramento della fibrosi nel 26–30% dei pazienti, rispetto al 9,7% del placebo (Harrison et al., 2024). Semaglutide agisce invece principalmente attraverso la riduzione del peso e il miglioramento dell’insulino-resistenza, con possibili effetti epatici diretti aggiuntivi. I due farmaci hanno meccanismi complementari e potrebbero in futuro essere utilizzati in combinazione, anche se trial dedicati non hanno ancora studiato questa ipotesi.

Cosa sono i farmaci multi-agonisti e qual è il loro potenziale nella MASH?

I farmaci multi-agonisti attivano simultaneamente più recettori metabolici — come GLP-1, GIP e glucagone. Il razionale è che la stimolazione combinata possa produrre effetti superiori a quelli di un singolo recettore su peso corporeo, glicemia e metabolismo epatico. Survodutide (GLP-1 + glucagone) e retatrutide (GLP-1 + GIP + glucagone) hanno mostrato risultati promettenti in studi di fase 2, e per survodutide sono ora disponibili i primi dati di fase 3; restano però da consolidare le evidenze specifiche sulla MASH.

Glossario dei termini principali

Malattia epatica e fibrosi

MASLD (steatosi epatica metabolica): accumulo di grasso in una quota superiore al 5% delle cellule epatiche, associato a fattori di rischio metabolici come obesità, insulino-resistenza o diabete di tipo 2, in assenza di cause alcoliche o virali.

MASH (steatoepatite metabolica): forma più grave dello spettro della MASLD, caratterizzata — oltre che da steatosi — da infiammazione epatica e danno delle cellule del fegato (epatociti). Può evolvere verso la fibrosi avanzata e la cirrosi.

Fibrosi epatica: accumulo progressivo di tessuto cicatriziale nel fegato in risposta al danno cronico. Classificata in gradi da F0 (assente) a F4 (cirrosi). Il grado di fibrosi è il principale determinante prognostico nella MASH.

Farmaci e meccanismi metabolici

GLP-1 AR (agonisti recettoriali del GLP-1): farmaci che mimano l’azione del GLP-1 (glucagon-like peptide-1), ormone intestinale secreto in risposta ai pasti. Riducono l’appetito, rallentano lo svuotamento gastrico, migliorano il controllo glicemico e favoriscono la perdita di peso. Appartengono a questa classe semaglutide, liraglutide e altri.

GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide): ormone secreto dall’intestino che stimola la secrezione di insulina in risposta ai pasti e contribuisce alla regolazione del peso e del metabolismo lipidico. Tirzepatide attiva sia il recettore del GIP sia quello del GLP-1.

Insulino-resistenza: condizione in cui le cellule dell’organismo rispondono in modo ridotto all’azione dell’insulina. È uno dei principali meccanismi che favoriscono l’accumulo di grasso nel fegato e la progressione della MASLD verso la MASH.

Resmetirom: agonista selettivo del recettore beta degli ormoni tiroidei ad azione prevalentemente epatica; primo farmaco approvato specificamente per la MASH non cirrotica con fibrosi F2-F3 (FDA marzo 2024; Unione Europea agosto 2025). Agisce indipendentemente dalla perdita di peso.

Autorizzazioni e endpoint

Approvazione accelerata / autorizzazione condizionata: percorsi regolatori che consentono a FDA ed EMA di rendere disponibile un farmaco per una malattia grave sulla base di un surrogate endpoint (come il miglioramento istologico), quando il beneficio dell’immediata disponibilità supera l’incertezza residua. La conferma definitiva è subordinata ai dati clinici di più lungo termine.

Farmaci multi-agonisti: molecole capaci di attivare simultaneamente più recettori metabolici (es. GLP-1 + GIP, oppure GLP-1 + GIP + glucagone). Tirzepatide (GIP/GLP-1) è il primo approvato; survodutide (GLP-1/glucagone) e retatrutide (GLP-1/GIP/glucagone) sono in sviluppo clinico avanzato.

Surrogate endpoint: misura di laboratorio o istologica (come il miglioramento alla biopsia epatica) utilizzata come proxy del beneficio clinico diretto (sopravvivenza, eventi epatici). Accettato per le approvazioni accelerate, ma non equivalente alla dimostrazione di un beneficio clinico definitivo.

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Riguardo all'autore

Gianleone Di Sacco

Nato a Pisa nel 1959. Risiede a Milano dalla nascita.

Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, specializzato, con lode, in Endocrinologia presso l'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Membro di svariate Associazioni e Società Scientifiche, anche con incarichi istituzionali.

Da anni svolge attività clinica e di ricerca, in particolare, nel campo della terapia farmacologica dell'obesità.

Di Gianleone Di Sacco

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