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	<title>Studi scientifici Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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	<description>Dimagrire è facile, mantenere il peso è impossibile</description>
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	<title>Studi scientifici Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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		<title>Orforglipron (Foundayo): come funziona, cosa dicono i trial, cosa sapere sulle interazioni</title>
		<link>https://www.obesita.com/orforglipron-foundayo-come-funziona-e-interazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 04:18:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per mantenere il peso]]></category>
		<category><![CDATA[orforglipron]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orforglipron, nome commerciale Foundayo negli Stati Uniti, è una nuova piccola molecola orale che agisce come agonista del recettore GLP-1. A differenza del semaglutide orale, non è un peptide e non richiede particolari regole di assunzione legate al digiuno, all’acqua o alla distanza dai pasti. Nei trial registrativi ATTAIN ha mostrato una riduzione significativa del peso corporeo sia nei pazienti con obesità senza diabete sia in quelli con diabete di tipo 2, con un profilo di tollerabilità simile a quello degli altri farmaci GLP-1, dominato dagli effetti gastrointestinali. La caratteristica più nuova è però anche il punto da conoscere meglio: essendo metabolizzato dal CYP3A4, orforglipron può avere interazioni farmacologiche diverse rispetto ai GLP-1 iniettabili. In Italia non è ancora disponibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/orforglipron-foundayo-come-funziona-e-interazioni/">Orforglipron (Foundayo): come funziona, cosa dicono i trial, cosa sapere sulle interazioni</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 0 0 28px 0; font-size: 1em; color: #222; line-height: 1.7;">
<p><strong style="color: #2e5f8a;">Sintesi.</strong> Orforglipron è la prima piccola molecola non peptidica della classe degli agonisti del recettore GLP-1. La Food and Drug Administration statunitense lo ha approvato il 1° aprile 2026 con il nome commerciale di <em>Foundayo</em>.</p>
<p>A 72 settimane, alla dose massima commerciale equivalente di 17,2 mg al giorno — corrispondente ai 36 mg della formulazione sperimentale usata in ATTAIN-1 — il farmaco produce una perdita di peso media dell’11,2% nei pazienti con obesità senza diabete (Wharton et al., 2025).</p>
<p>La natura non peptidica spiega due aspetti centrali: il vantaggio pratico di una compressa quotidiana senza vincoli di assunzione e il profilo di interazioni farmacologiche, legato al metabolismo tramite CYP3A4. In Italia orforglipron non è ancora disponibile: l&#8217;arrivo è atteso non prima del primo quadrimestre 2027.</p>
</div>
<h2>Introduzione</h2>
<p>Il 13 maggio 2026, al Congresso ECO di Istanbul, una sessione del programma scientifico è stata dedicata alla domanda che sta riorganizzando l&#8217;agenda della terapia farmacologica dell&#8217;obesità: cosa fare dopo aver ottenuto il calo di peso, quando si tratta di tenerlo nel tempo. Tra i farmaci al centro della discussione c&#8217;è <strong>orforglipron</strong>, approvato dalla Food and Drug Administration statunitense poche settimane prima, il 1° aprile 2026, con il nome commerciale di <em>Foundayo</em>.</p>
<p>Orforglipron non è una versione orale di un farmaco già esistente. Non è nemmeno una formulazione migliorata di una molecola precedente. È una molecola nuova della classe degli <strong>agonisti recettoriali del GLP-1 (GLP-1 AR)</strong>.</p>
<p>La novità sta nella struttura: orforglipron non è un peptide. È una piccola molecola di sintesi chimica, progettata per attivare il recettore del GLP-1 e per essere assunta per bocca.</p>
<p>Per il lettore che vuole il quadro comparativo — dove si colloca orforglipron rispetto al semaglutide orale (<a href="https://www.obesita.com/wegovy-pill-semaglutide-orale-obesita/" target="_blank" rel="noopener">Wegovy pill</a>), e quando arriveranno entrambi in Italia — c&#8217;è già un articolo dedicato sul sito (<a href="https://www.obesita.com/pillola-contro-obesita-semaglutide-orale-e-orforglipron/">«Pillola contro l&#8217;obesità: semaglutide orale e orforglipron»</a>).</p>
<p>Questo articolo, invece, approfondisce il singolo farmaco: come funziona, cosa dicono i trial registrativi, cosa riporta il label FDA e quali interazioni farmacologiche il medico deve conoscere.</p>
<p>Ma cosa cambia, in pratica, per il medico e per il paziente?</p>
<p>&nbsp;</p>
<figure id="attachment_1560" aria-describedby="caption-attachment-1560" style="width: 448px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-1560" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-300x200.png" alt="Infografica su orforglipron (Foundayo), nuova pillola GLP-1 per obesità e diabete tipo 2, con molecola, efficacia e interazioni farmacologiche" width="448" height="299" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-300x200.png 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-1024x683.png 1024w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-768x512.png 768w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-720x480.png 720w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-580x387.png 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2-320x213.png 320w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/05/orforglipron-foundayo-molecola-obesita-diabete-tipo-2.png 1535w" sizes="(max-width: 448px) 100vw, 448px" /><figcaption id="caption-attachment-1560" class="wp-caption-text">Orforglipron (Foundayo): struttura molecolare e caratteristiche principali della nuova pillola GLP-1 per obesità e diabete tipo 2.</figcaption></figure>
<h2>Come funziona orforglipron: una piccola molecola, non un peptide</h2>
<p>Il <strong>GLP-1 (glucagon-like peptide-1)</strong> è un ormone prodotto naturalmente dall&#8217;intestino dopo i pasti. Riduce l&#8217;appetito, rallenta lo svuotamento gastrico e partecipa alla regolazione della glicemia.</p>
<p>Tutti i farmaci della classe GLP-1 AR finora disponibili — liraglutide, semaglutide, dulaglutide e il duale GIP/GLP-1 tirzepatide — sono <em>peptidi</em>. Sono molecole grandi, composte da catene di aminoacidi. Funzionano bene, ma risultano fragili dal punto di vista chimico.</p>
<p>Acido gastrico ed enzimi digestivi degradano facilmente i peptidi. Per questo motivo quasi tutti i GLP-1 AR si somministrano per iniezione. L&#8217;unica eccezione finora era il semaglutide orale, che attraversa la mucosa gastrica grazie a un eccipiente speciale, lo SNAC.</p>
<p>Orforglipron affronta lo stesso problema in modo diverso. Non è un peptide: è una <strong>piccola molecola di sintesi chimica</strong>, progettata al computer per attivare il recettore del GLP-1 endogeno senza somigliargli nella struttura.</p>
<p>La conseguenza pratica è rilevante. Una piccola molecola attraversa naturalmente la parete intestinale. Orforglipron raggiunge una biodisponibilità orale del 77% senza tecnologie speciali di assorbimento (FDA, 2026).</p>
<p>Questo significa che non servono SNAC, digiuno mattutino, attese prima di mangiare, restrizioni sulla quantità d&#8217;acqua o separazione da altri farmaci. Il paziente assume una compressa al giorno, in qualsiasi momento, con o senza cibo. L&#8217;emivita è di 29–49 ore, sufficiente per la monosomministrazione quotidiana.</p>
<blockquote><p>Orforglipron non è la versione orale del semaglutide: è una molecola completamente diversa, con la stessa destinazione farmacologica.</p></blockquote>
<p>Il rovescio della medaglia riguarda il metabolismo. Una piccola molecola di sintesi chimica passa dal fegato e utilizza il <strong>citocromo P450 3A4 (CYP3A4)</strong>, come molti farmaci già familiari al medico generalista: macrolidi, antifungini, antivirali, antiepilettici e numerose altre molecole.</p>
<p>Questo crea un profilo di interazioni farmacologiche diverso da quello dei GLP-1 AR peptidici. I peptidi, infatti, vengono degradati da peptidasi e non passano in modo significativo dai citocromi. La sezione dedicata alle interazioni riprende questo punto in modo pratico.</p>
<p>Per il confronto pratico tra orforglipron, semaglutide e tirzepatide — e per capire perché i GLP-1 peptidici hanno poche interazioni metaboliche mentre orforglipron richiede più attenzione — si può leggere anche l&#8217;articolo sulle <a href="https://www.obesita.com/interazioni-glp-1-semaglutide-tirzepatide-orforglipron/" target="_blank" rel="noopener">interazioni GLP-1 con altri farmaci</a>.</p>
<h2>Il programma di sviluppo ATTAIN</h2>
<p>Lo sviluppo clinico di orforglipron è stato il più ampio mai condotto per una piccola molecola GLP-1 AR. Il programma ATTAIN ha arruolato oltre 4500 pazienti in due trial di fase 3 indipendenti, ai quali si è affiancato un programma diabetologico parallelo (ACHIEVE) e, più recentemente, un trial dedicato al mantenimento del peso (ATTAIN-MAINTAIN).</p>
<p><!-- Nota metodologica (box blu): spiega la corrispondenza tra dosi sperimentali e commerciali --></p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Nota sulle dosi.</strong> Nei trial registrativi e nelle pubblicazioni scientifiche (NEJM, Lancet) le dosi di orforglipron sono espresse con la formulazione sperimentale, cioè 6 mg, 12 mg e 36 mg. La formulazione commerciale di <em>Foundayo</em> è più biodisponibile, e le stesse esposizioni corrispondono ai dosaggi in commercio di 5,5 mg, 9 mg e 17,2 mg al giorno. In questo articolo, per non confondere il lettore, riportiamo i risultati con la dose commerciale equivalente, indicando tra parentesi la dose sperimentale del trial dove utile.</div>
<h3>ATTAIN-1: obesità senza diabete</h3>
<p>ATTAIN-1 (Wharton et al., 2025) è il trial registrativo di riferimento per l&#8217;indicazione obesità. Lo studio di fase 3, multinazionale, randomizzato e in doppio cieco, ha arruolato 3127 adulti con obesità (BMI ≥30) o sovrappeso (BMI ≥27) con almeno una complicanza correlata al peso, esclusi i diabetici di tipo 2. I pazienti sono stati randomizzati in rapporto 3:3:3:4 a orforglipron 5,5 mg, 9 mg o 17,2 mg al giorno (rispettivamente 6, 12 e 36 mg della formulazione sperimentale) oppure placebo, per 72 settimane, in associazione a counselling sullo stile di vita.</p>
<h3>ATTAIN-2: obesità con diabete di tipo 2</h3>
<p>ATTAIN-2 (Horn et al., 2025) ha replicato lo stesso disegno su 1613 pazienti con BMI ≥27 e diabete di tipo 2, con emoglobina glicata fra 7% e 10% al basale, in terapia con un massimo di tre antidiabetici orali o solo dieta. La popolazione era più anziana (età media 57 anni) e con maggiore comorbilità cardiovascolare.</p>
<h3>ACHIEVE-1: diabete di tipo 2 precoce</h3>
<p>In parallelo, lo studio ACHIEVE-1 (Rosenstock et al., 2025) ha valutato orforglipron come terapia in monosomministrazione del diabete di tipo 2, in pazienti in controllo inadeguato con dieta ed esercizio. È il trial che ha aperto la prospettiva di un&#8217;indicazione diabetologica autonoma per il farmaco.</p>
<h3>ATTAIN-MAINTAIN: dall&#8217;iniettabile alla compressa</h3>
<p>ATTAIN-MAINTAIN (Aronne et al., 2026), pubblicato su <em>Nature Medicine</em>, ha esplorato una domanda clinicamente molto sentita: che cosa succede se un paziente che ha già perso peso con un iniettabile passa a orforglipron orale? Il trial ha arruolato 376 adulti che avevano completato lo studio SURMOUNT-5 con tirzepatide o semaglutide 2,4 mg (con un calo di almeno il 5%), poi randomizzati per 52 settimane a orforglipron oppure placebo. Nei pazienti che venivano dalla tirzepatide, orforglipron ha mantenuto il 74,7% del peso perso contro il 49,2% del placebo; in quelli che venivano dal semaglutide, il 79,3% contro il 37,6% (Aronne et al., 2026). Un approfondimento dedicato è disponibile sul sito (<a href="https://www.obesita.com/attain-maintain-iniezione-pillola-orforglipron/">«ATTAIN-MAINTAIN: passare dall&#8217;iniezione alla pillola mantenendo il peso si può?»</a>).</p>
<h2>Efficacia clinica di orforglipron</h2>
<p>I dati di efficacia riportati qui sono quelli del <em>treatment-regimen estimand</em>, cioè l&#8217;approccio statistico più vicino alla pratica clinica reale, perché non esclude i pazienti che interrompono la terapia (Wharton et al., 2025). I dati riferiti ai soli pazienti che hanno completato la terapia come previsto (<em>efficacy estimand</em>) sono leggermente superiori.</p>
<h3>Pazienti senza diabete (ATTAIN-1)</h3>
<p>Alla dose massima commerciale equivalente di 17,2 mg al giorno — corrispondente ai 36 mg della formulazione sperimentale usata in ATTAIN-1 — dopo 72 settimane la perdita di peso media è stata dell’11,2%, contro il 2,1% del placebo. Le dosi inferiori hanno mostrato un effetto graduato: 8,4% a 9 mg e 7,5% a 5,5 mg. Tutti i confronti con placebo sono statisticamente significativi (p &lt; 0,001). Quanto alle soglie di risposta, alla dose massima il 54,5% dei pazienti ha perso almeno il 10% del peso, il 36,0% almeno il 15% e il 18,4% almeno il 20%, contro il 12,9%, il 5,9% e il 2,8% del placebo (Wharton et al., 2025).</p>
<p>Un secondo dato pratico riguarda la categoria di peso raggiunta al termine del trattamento. Alla dose massima da 17,2 mg, l&#8217;11,1% dei pazienti era rientrato in un BMI normale (inferiore a 25), il 18,6% aveva un BMI inferiore a 27 e il 37,3% un BMI inferiore a 30 (cioè era uscito dalla soglia di obesità), contro lo 0,9%, il 3,5% e il 15,7%, rispettivamente, del gruppo placebo (Wharton et al., 2025).</p>
<p>Il 36% dei pazienti arruolati aveva prediabete al basale: alla 72ª settimana, il ritorno alla normoglicemia si è osservato nel <strong>74,6–83,7%</strong> dei pazienti trattati con orforglipron (a seconda della dose), contro il 44,6% del placebo (Wharton et al., 2025). È un dato clinicamente rilevante in una popolazione in cui la progressione verso il diabete è uno dei principali rischi a medio termine.</p>
<p>Un&#8217;analisi DXA su un sottogruppo ha mostrato che, nei gruppi orforglipron nel complesso, circa il 73% della perdita di peso era grasso corporeo e il 27% massa magra, con una riduzione del grasso viscerale del 19% — proporzioni in linea con quanto osservato con gli altri GLP-1 AR (Wharton et al., 2025).</p>
<h3>Parametri cardiometabolici</h3>
<p>Coerentemente con la classe, il calo di peso si è accompagnato a miglioramenti dei marcatori cardiometabolici. Alla dose massima la circonferenza vita si è ridotta di circa 10 cm; nei gruppi orforglipron nel complesso la pressione arteriosa sistolica è diminuita di 5,7 mm Hg, i trigliceridi del 14,8% e il colesterolo non-HDL del 6,7% rispetto al basale (Wharton et al., 2025). Nel paziente diabetico gli stessi parametri si muovono nella stessa direzione.</p>
<h3>Pazienti con diabete di tipo 2 (ATTAIN-2)</h3>
<p>Sempre a 72 settimane e alla dose massima da 17,2 mg, la perdita di peso media è stata del <strong>9,6%</strong>, contro il 2,5% del placebo, con una riduzione dell&#8217;emoglobina glicata di circa 1,8 punti percentuali da un basale dell&#8217;8,1% (Horn et al., 2025). Circa la metà dei pazienti alla dose massima ha perso almeno il 10% del peso, e oltre la metà ha raggiunto un valore di emoglobina glicata pari o inferiore al 6,5%.</p>
<h2>Tollerabilità e profilo di sicurezza</h2>
<p>Il pool dei due trial di fase 3 in ambito obesità ha incluso 3155 pazienti trattati con orforglipron fino a 72 settimane (FDA, 2026). Nel complesso, il profilo di sicurezza è sovrapponibile a quello degli altri GLP-1 AR: gli effetti predominanti sono gastrointestinali, e sono dose-dipendenti.</p>
<h3>Effetti gastrointestinali</h3>
<p>Alla dose da 17,2 mg, la nausea è stata riportata nel 35% dei pazienti (contro il 10% del placebo), la costipazione nel 24%, la diarrea nel 25%, il vomito nel 24%. Nella maggior parte dei casi (60%) gli effetti sono stati lievi, nel 36% moderati, nel 4% severi. La frequenza diminuisce nel tempo, ed è massima nelle prime settimane durante la titolazione. Complessivamente l&#8217;8% dei pazienti ha interrotto la terapia per effetti avversi (contro il 3% del placebo), nel 5% specificamente per effetti gastrointestinali.</p>
<h3>Frequenza cardiaca, capelli, altri eventi</h3>
<p>La tachicardia è stata riportata nel 3% dei pazienti trattati (contro lo 0,9% del placebo), con un incremento medio di 4–5 battiti al minuto rispetto al basale — un effetto di classe ben noto, generalmente irrilevante sul piano clinico, ma da valutare nei pazienti con cardiopatia ischemica o aritmie. La <strong>caduta dei capelli</strong> è stata segnalata più di frequente nelle donne in trattamento (7% contro 3% del placebo) che negli uomini (0,9% contro 0,7%), associata alla perdita di peso e coerente con il telogen effluvium da rapida riduzione ponderale già descritto per la classe. Il meccanismo e la gestione clinica sono esaminati nell’approfondimento sulla <a href="https://www.obesita.com/caduta-capelli-dimagrimento-telogen-effluvium/" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="409" data-end="455">caduta dei capelli durante il dimagrimento</strong></a>.</p>
<h3>Eventi gravi e di interesse specifico</h3>
<p>La pancreatite acuta è stata confermata in 6 pazienti su 3155 trattati (0,14 per 100 anni-paziente) contro 1 paziente nel gruppo placebo (sulla pacreatite in corso di terapia con i GLP1 AR è stato dedicato un apposito articolo: <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-rischio-pancreatite/">Semaglutide e tirzepatide: rischio pancreatite e dati reali</a>). La colelitiasi è stata segnalata nell&#8217;1% dei trattati (contro lo 0,7% del placebo). Non sono stati rilevati segnali di tossicità epatica: le elevazioni di ALT o AST sono state rare e numericamente sovrapponibili tra trattati e placebo. Negli adulti con diabete in terapia con sulfaniluree l&#8217;ipoglicemia è stata riportata nel 7% dei pazienti trattati (contro lo 0,5% di chi non assumeva sulfaniluree): all&#8217;avvio della terapia va considerato l&#8217;aggiustamento della dose dell&#8217;antidiabetico.</p>
<p>Come per tutti i GLP-1 AR, il <em>boxed warning</em> FDA riguarda il rischio di tumori delle cellule C tiroidee. Si tratta di un avviso di classe: i GLP-1 AR farmacologicamente attivi nei roditori hanno indotto questi tumori nei roditori. Orforglipron, però, non è farmacologicamente attivo in ratti e topi e non ha prodotto tumori nei roditori; la rilevanza per l&#8217;uomo non è stata determinata (FDA, 2026). Il farmaco resta comunque controindicato nei pazienti con storia personale o familiare di carcinoma midollare della tiroide o sindrome MEN-2, per coerenza precauzionale con la classe.</p>
<h2>Interazioni farmacologiche di orforglipron</h2>
<p>Questa sezione merita più spazio di quanto solitamente le dedichiamo, perché orforglipron presenta un profilo di interazioni che gli altri GLP-1 AR non hanno. Il motivo è strutturale e va capito una volta sola: essendo una piccola molecola di sintesi chimica e non un peptide, orforglipron viene metabolizzato dal fegato attraverso il <strong>CYP3A4</strong>, un enzima che il medico conosce già da decine di altre classi farmacologiche. La sensibilità del farmaco agli induttori e agli inibitori di questo enzima è quindi prevedibile e gestibile, non una sorpresa. Tre punti meritano attenzione clinica puntuale.</p>
<h3>Tre interazioni da conoscere</h3>
<p><strong>1. Simvastatina.</strong> Orforglipron raddoppia (aumento di circa 2 volte) l&#8217;esposizione plasmatica del metabolita attivo della simvastatina, la simvastatina acido. Questo aumenta il rischio di miopatia, soprattutto alle dosi più alte di simvastatina. La raccomandazione FDA è di <em>non superare la dose di 20 mg al giorno di simvastatina</em> in associazione con orforglipron (FDA, 2026). Atorvastatina e rosuvastatina sono interessate in modo molto meno rilevante e non richiedono aggiustamenti.</p>
<p><strong>2. Contraccettivi orali ormonali.</strong> A causa del rallentamento dello svuotamento gastrico — effetto comune a tutta la classe, ma più rilevante per una compressa — l&#8217;efficacia contraccettiva può ridursi. La raccomandazione FDA è di passare a un metodo non orale (vaginale, transdermico, dispositivo intrauterino) o di aggiungere un metodo di barriera per 30 giorni dall&#8217;inizio della terapia <em>e per 30 giorni dopo ogni aumento di dose</em>.</p>
<p><strong>3. Insufficienza epatica severa.</strong> In presenza di Child-Pugh classe C (severa) l&#8217;esposizione del farmaco aumenta in modo marcato: orforglipron <em>non è raccomandato</em> in questo contesto. In Child-Pugh A e B (lieve e moderata) non è necessario alcun aggiustamento.</p>
<h3>Le altre interazioni, in generale</h3>
<p>Le ulteriori interazioni descritte nel label FDA seguono lo schema atteso per un farmaco metabolizzato dal CYP3A4 e si gestiscono in modo standard nella pratica clinica. Con gli <strong>inibitori forti del CYP3A4</strong> (claritromicina, ketoconazolo, itraconazolo, ritonavir) la dose massima di orforglipron è limitata a 9 mg al giorno; vanno evitati i farmaci che inibiscono anche il trasportatore OATP1B, come il ritonavir. Con gli <strong>induttori forti del CYP3A4</strong> (rifampicina, carbamazepina, fenitoina, fenobarbital, iperico) l&#8217;associazione va evitata, perché riducono l&#8217;esposizione del farmaco e quindi l&#8217;efficacia; con gli induttori moderati occorre monitorare l&#8217;efficacia clinica e considerare un&#8217;escalation di dose. Nel paziente diabetico, l&#8217;associazione con insulina o secretagoghi (sulfaniluree) aumenta il rischio di ipoglicemia, e va valutata la riduzione della dose dell&#8217;antidiabetico all&#8217;avvio. Infine, il rallentamento dello svuotamento gastrico può ridurre la velocità di assorbimento di altri farmaci somministrati per via orale: l&#8217;effetto è massimo dopo le prime dosi e in titolazione, e si attenua a regime.</p>
<p>Il quadro va letto per quello che è: la conseguenza prevedibile di una farmacologia ben caratterizzata, non una rete di trappole. Quando orforglipron sarà disponibile in Italia e in Europa, l&#8217;accumulo della <em>real-world experience</em> raffinerà ulteriormente la gestione clinica delle interazioni, come è avvenuto per ogni nuova molecola.</p>
<h2>Posologia e schema di titolazione</h2>
<p>Foundayo è disponibile negli Stati Uniti in <strong>sei dosaggi</strong>: 0,8 – 2,5 – 5,5 – 9 – 14,5 – 17,2 mg (FDA, 2026). La titolazione prevede un incremento di dose dopo almeno 30 giorni a ciascun livello, sulla base della tollerabilità e della risposta clinica. La dose iniziale è 0,8 mg al giorno, la dose massima è 17,2 mg al giorno.</p>
<p>Le compresse vanno deglutite intere (non spezzate, frantumate o masticate), una al giorno, in qualsiasi momento, con o senza cibo, con qualsiasi quantità di liquido. Il farmaco è sensibile alla luce e va conservato nel flacone originale a temperatura ambiente. Se vengono saltate 7 o più dosi consecutive, va riavviata la titolazione da una dose inferiore, per minimizzare il rischio di effetti gastrointestinali.</p>
<h2>Quando arriverà orforglipron in Italia</h2>
<p>L&#8217;approvazione FDA dell&#8217;aprile 2026 è il primo passo regolatorio; Lilly ha dichiarato di aver sottomesso il dossier in oltre 40 paesi. Per l&#8217;Europa il dossier è in valutazione presso l&#8217;EMA, ma con tempi più lunghi rispetto al semaglutide orale: a fine maggio 2026 il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell&#8217;EMA ha adottato un parere positivo proprio per la formulazione orale di semaglutide (Wegovy compresse), che sarebbe così il primo GLP-1 AR orale verso l&#8217;approvazione nell&#8217;Unione Europea. La disponibilità di orforglipron in Italia non è realisticamente collocabile prima del <strong>primo quadrimestre 2027</strong>, e in una prima fase è probabile che il farmaco sia accessibile solo con prescrizione a carico diretto del paziente, come avvenuto per le forme iniettabili della stessa classe. Va ricordato che, in Italia, i farmaci anti-obesità soggetti a prescrizione non possono essere acquistati legalmente online. Per il dettaglio dei tempi regolatori si rimanda all&#8217;<a href="https://www.obesita.com/pillola-contro-obesita-semaglutide-orale-e-orforglipron/">articolo dedicato sulla pillola contro l&#8217;obesità</a>.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Orforglipron rappresenta una scelta strutturalmente nuova nella classe degli agonisti recettoriali del GLP-1: non una variante orale di un peptide già esistente, ma una piccola molecola di sintesi chimica che condivide il bersaglio molecolare e si differenzia in tutto il resto. Il vantaggio pratico più evidente è la semplicità di assunzione, che restituisce ad alcuni pazienti — quelli per cui la routine mattutina del semaglutide orale è poco realistica, o per cui l&#8217;iniezione resta un ostacolo — un&#8217;opzione che prima non avevano.</p>
<p>Il prezzo da pagare, sul piano farmacologico, è il metabolismo via CYP3A4: un terreno con cui ogni medico ha familiarità da molte altre classi, ma che impone tre attenzioni puntuali (simvastatina, contraccettivi orali, insufficienza epatica severa) e una gestione consapevole di induttori e inibitori del citocromo. L&#8217;efficacia, in termini assoluti più contenuta rispetto a semaglutide 2,4 mg sottocutaneo o a tirzepatide alle dosi massime, resta significativa e clinicamente rilevante. I dati di mantenimento (ATTAIN-MAINTAIN) aggiungono un tassello importante: orforglipron sembra in grado di preservare gran parte del calo di peso ottenuto con un iniettabile.</p>
<p><strong>In sintesi:</strong> orforglipron è una nuova opzione concreta per la terapia farmacologica dell&#8217;obesità, con un profilo di tollerabilità e di interazioni gestibile nella pratica clinica; in Italia arriverà presumibilmente nel primo quadrimestre 2027, e fino ad allora le terapie iniettabili oggi disponibili restano la scelta di riferimento.</p>
<hr />
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Quando potrò prendere orforglipron in Italia?</h3>
<p>Il dossier è in valutazione all&#8217;Agenzia Europea del Farmaco (EMA), ma con tempi più lunghi rispetto al semaglutide orale. La disponibilità in Italia non è collocabile prima del primo quadrimestre 2027, e in una prima fase sarà probabilmente con prescrizione a carico diretto del paziente.</p>
<h3>È più efficace di semaglutide o tirzepatide?</h3>
<p>Non esistono studi di confronto diretto, e i confronti indiretti tra trial diversi non sono metodologicamente affidabili. In linea generale, alla dose massima orforglipron produce un calo di peso lievemente inferiore (circa l&#8217;11% a 72 settimane) rispetto a semaglutide 2,4 mg sottocutaneo (circa il 15–17%) o a tirzepatide alle dosi massime (circa il 20%), ma con il vantaggio della somministrazione orale senza vincoli di assunzione.</p>
<h3>Posso assumerlo se prendo già una statina?</h3>
<p>Sì, con un&#8217;avvertenza specifica: in associazione con orforglipron la dose di simvastatina non deve superare i 20 mg al giorno. Con atorvastatina e rosuvastatina non sono necessari aggiustamenti significativi.</p>
<h3>Come si distingue dal semaglutide orale?</h3>
<p>Sono due farmaci con il medesimo bersaglio molecolare, ma con storie chimiche diverse. Il semaglutide orale è la stessa molecola del semaglutide iniettabile (un peptide) resa assorbibile grazie a un eccipiente (SNAC) che impone l&#8217;assunzione al mattino a digiuno, con regole strette di tempistica. Orforglipron è una piccola molecola di sintesi chimica che non richiede queste precauzioni: si prende come qualsiasi altra compressa.</p>
<h3>Se sono già in terapia con un iniettabile efficace, dovrei passare alla pillola?</h3>
<p>Non necessariamente. Lo studio ATTAIN-MAINTAIN ha mostrato che il passaggio è possibile senza perdere la maggior parte del peso ottenuto, ma non c&#8217;è alcuna ragione clinica per modificare una terapia che sta funzionando bene. La decisione andrà discussa caso per caso, considerando preferenze del paziente, aderenza e risposta individuale al farmaco attuale.</p>
<h3>Avrà gli stessi effetti collaterali degli altri GLP-1 AR?</h3>
<p>Sì, in larga parte. Il profilo di effetti indesiderati è dominato da nausea, vomito, diarrea e costipazione, soprattutto nelle prime settimane durante la titolazione, e la frequenza tende a diminuire nel tempo. Le interazioni farmacologiche, invece, sono diverse e più articolate rispetto agli iniettabili, per le ragioni metaboliche descritte nell&#8217;articolo.</p>
<h2>Glossario dei termini principali</h2>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;">
<p><strong>GLP-1 AR (agonisti recettoriali del GLP-1)</strong>: classe di farmaci che imitano l&#8217;azione del glucagon-like peptide-1, ormone intestinale che regola appetito e glicemia. Comprende molecole peptidiche (liraglutide, semaglutide, dulaglutide) e, da oggi, una piccola molecola non peptidica (orforglipron).</p>
<p><strong>Piccola molecola non peptidica</strong>: farmaco di sintesi chimica, di basso peso molecolare, diverso dai peptidi (proteine) sia per struttura sia per via metabolica. Resiste naturalmente all&#8217;acido gastrico, viene metabolizzato dal fegato e può essere prodotto con processi industriali standard.</p>
<p><strong>CYP3A4 (citocromo P450 3A4)</strong>: enzima epatico responsabile del metabolismo di una larga parte dei farmaci di sintesi. I farmaci che lo inducono ne aumentano l&#8217;attività e riducono l&#8217;esposizione di orforglipron; quelli che lo inibiscono fanno il contrario.</p>
<p><strong>Biodisponibilità orale</strong>: percentuale della dose somministrata per bocca che raggiunge effettivamente il sangue. Per orforglipron è del 77%, molto alta per un farmaco assunto per via orale.</p>
<p><strong>DXA (densitometria a doppia energia)</strong>: tecnica radiologica che misura separatamente massa grassa, massa magra e contenuto minerale osseo. In ATTAIN-1 è stata usata per quantificare la composizione della perdita di peso.</p>
<p><strong>Treatment-regimen estimand</strong>: metodo statistico che analizza i dati di un trial considerando tutti i pazienti randomizzati, inclusi quelli che hanno interrotto la terapia. È la misura più vicina al risultato atteso nella pratica clinica reale.</p>
</div>
<h2>Bibliografia</h2>
<dl>
<dt>Aronne LJ, Horn DB, le Roux CW, et al. (2026)</dt>
<dd>Orforglipron for maintenance of body weight reduction: the double-blind, randomized phase 3b ATTAIN-MAINTAIN trial. <em>Nat Med.</em> Published online 13 May 2026.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41591-026-04386-7" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41591-026-04386-7</a></dd>
<dt>Food and Drug Administration (2026)</dt>
<dd>FOUNDAYO<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> (orforglipron) tablets — Highlights of Prescribing Information. Eli Lilly and Company, revisione 4/2026.<br />
<a href="https://dailymed.nlm.nih.gov/dailymed/lookup.cfm?setid=8ac446c5-feba-474f-a103-23facb9b5c62" target="_blank" rel="noopener">https://dailymed.nlm.nih.gov/dailymed/lookup.cfm?setid=8ac446c5-feba-474f-a103-23facb9b5c62</a></dd>
<dt>Horn DB, Ryan DH, Giljanovic Kis S, et al. (2025)</dt>
<dd>Orforglipron, an oral small-molecule GLP-1 receptor agonist, for the treatment of obesity in people with type 2 diabetes (ATTAIN-2): a phase 3, double-blind, randomised, multicentre, placebo-controlled trial. <em>Lancet.</em> 406:2927–2944.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(25)02165-8" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(25)02165-8</a></dd>
<dt>Rosenstock J, Aroda VR, Bain SC, et al. (2025)</dt>
<dd>Orforglipron, an oral small-molecule GLP-1 receptor agonist, in early type 2 diabetes (ACHIEVE-1). <em>N Engl J Med.</em> Published online 21 June 2025.<br />
<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2505669" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa2505669</a></dd>
<dt>Wharton S, Aronne LJ, Stefanski A, et al. (2025)</dt>
<dd>Orforglipron, an oral small-molecule GLP-1 receptor agonist for obesity treatment (ATTAIN-1). <em>N Engl J Med.</em> 393(18):1796–1806.<br />
<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2511774" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa2511774</a></dd>
</dl>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/orforglipron-foundayo-come-funziona-e-interazioni/">Orforglipron (Foundayo): come funziona, cosa dicono i trial, cosa sapere sulle interazioni</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<title>L&#8217;alcol nella nostra storia evolutiva: cosa ci insegnano le scimmie</title>
		<link>https://www.obesita.com/consumo-moderato-vino-salute-evolutiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 14:50:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[benefici vino moderato]]></category>
		<category><![CDATA[Diete dimagranti]]></category>
		<category><![CDATA[scimpanzé e consumo di alcol]]></category>
		<category><![CDATA[storia evolutiva consumo alcol]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[vino evoluzione salute]]></category>
		<category><![CDATA[vino rosso antiossidanti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un recente studio su Current Biology (Bowland, 2025) documenta scimpanzé selvatici in Guinea-Bissau che consumano e condividono frutti fermentati con alcol (0,01-0,61%). Questo comportamento, raro e socialmente significativo, suggerisce radici evolutive nel consumo moderato di alcol, con benefici nutrizionali e sociali. Un bicchiere di vino rosso può riflettere questo retaggio, favorendo benessere e longevità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/consumo-moderato-vino-salute-evolutiva/">L&#8217;alcol nella nostra storia evolutiva: cosa ci insegnano le scimmie</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un recente studio pubblicato su <em>Current Biology</em> (Bowland, 2025) ha osservato il comportamento di scimpanzé selvatici del <strong>Parco Nazionale di Cantanhez</strong> in Guinea-Bissau. I ricercatori hanno documentato per la prima volta il consumo regolare e la <strong>condivisione di frutti naturalmente fermentati</strong>, contenenti moderate quantità di alcol, tra questi primati.</p>
<p>I frutti dell&#8217;albero africano <em>Treculia africana</em>, dopo essere caduti a terra, fermentano naturalmente, sviluppando contenuti alcolici tra lo 0,01% e lo 0,61% di etanolo. Gli scimpanzé non solo si cibavano di questi frutti fermentati, ma <strong>li condividevano attivamente</strong>, un comportamento considerato raro e di grande importanza sociale. Secondo gli autori dello studio, il consumo e la condivisione di cibi fermentati potrebbero avere radici evolutive profonde, precedenti perfino all&#8217;emergere dell&#8217;Homo sapiens.</p>
<p>Questi dati ci offrono spunti fondamentali:</p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;assunzione di piccole quantità di alcol potrebbe essere stata un vantaggio nutrizionale</strong> per i nostri antenati, grazie all&#8217;incremento di vitamine nei cibi fermentati e alla facilità di accesso a frutti più maturi.</li>
<li><strong>Il consumo sociale di alcol</strong> avrebbe facilitato il rafforzamento dei legami all&#8217;interno del gruppo, proprio come accade oggi nei momenti conviviali umani.</li>
<li><strong>L&#8217;attivazione del sistema endorfinico</strong> tramite alcol potrebbe aver ridotto lo stress sociale, favorendo comportamenti cooperativi e di alleanza.</li>
</ul>
<p>In pratica, <strong>il consumo di alcol moderato</strong> non sarebbe un comportamento moderno o &#8220;deviato&#8221;, ma un tratto selezionato lungo la nostra evoluzione per vantaggi <strong>sia nutrizionali sia sociali</strong>.</p>
<h2 class="western"><strong>Il vino oggi: un&#8217;eredità evolutiva con benefici</strong></h2>
<p>Questo ci aiuta a comprendere perché, ancora oggi, il vino occupa un posto speciale nelle nostre abitudini alimentari.</p>
<p>Consumare vino con moderazione (1 bicchiere al giorno per le donne, 1-2 per gli uomini) può offrire <strong>vantaggi nutrizionali</strong> (grazie agli antiossidanti come il resveratrolo) e <strong>vantaggi sociali</strong> (migliorando il benessere psicoemotivo).</p>
<p><strong>Il vino</strong>, se assunto in piccole quantità, può aiutare a ridurre lo stress, rafforzare i legami sociali e, almeno in certe condizioni, migliorare addirittura la longevità (Hrelia, 2023, Ortolá 2024).</p>
<h2 class="western">L’alcol nelle diete dimagranti</h2>
<p>Per perdere 1 kg di peso corporeo, generalmente è necessario creare un deficit calorico di circa 7.700 calorie (Wishnofsky, 1958) e <strong>un</strong><b> bicchiere di 150 ml</b> di <b>vino rosso</b> secco con gradazione 14% vol contiene <b>circa 117 calorie</b>. Non sono poche e, quindi, viene sconsigliato. Però vale il discorso di prima: il vino può essere un piacere e le diete dimagranti sono già tristi per cui un bicchiere ogni tanto non guasta!</p>
<h2 class="western"><strong>Conclusione</strong></h2>
<p>L&#8217;osservazione dei nostri “cugini” scimpanzé ci insegna che il consumo di alimenti fermentati è parte del nostro retaggio evolutivo più profondo. In questo quadro, un calice di buon vino rosso, consumato con misura e all&#8217;interno di un pasto equilibrato, <strong>non è soltanto un piacere, ma può essere anche un gesto che risponde a un bisogno antico di nutrizione, socialità e benessere</strong>.</p>
<h2 class="western">Bibliografia</h2>
<p>Bowland, A. C., Bersacola, E., Ramon, M., Bessa, J., Melin, A. D., Carrigan, M. A., Harrison, X. A., &amp; Hockings, K. J. (2025). <em>Wild chimpanzees share fermented fruits</em>. Current Biology. <a href="https://doi.org/10.1016/j.cub.2025.02.067" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.cub.2025.02.067</a></p>
<p>Hrelia, S., Di Renzo, L., Bavaresco, L., Bernardi, E., Malaguti, M., &amp; Giacosa, A. (2023). <em>Moderate wine consumption and health: A narrative review</em>. Nutrients, 15(1), 175. <a href="https://doi.org/10.3390/nu15010175" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/nu15010175</a></p>
<p>Ortolá, R., Sotos-Prieto, M., &amp; altri. (2024). <em>Alcohol consumption patterns and mortality among older adults with health-related or socioeconomic risk factors</em>. JAMA Network Open, 7(8), e2424495. <a href="https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.24495" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.24495</a></p>
<p>Wishnofsky, M. (1958). <em>Caloric equivalents of gained or lost weight</em>. The American Journal of Clinical Nutrition, 6(5), 542-546. <a href="https://doi.org/10.1093/ajcn/6.5.542" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1093/ajcn/6.5.542</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/consumo-moderato-vino-salute-evolutiva/">L&#8217;alcol nella nostra storia evolutiva: cosa ci insegnano le scimmie</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<title>La bioimpedenziometria (BIA) serve a poco</title>
		<link>https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-bia-serve-a-poco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Apr 2025 16:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Composizione corporea]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[BIA]]></category>
		<category><![CDATA[bioimpedenziometria]]></category>
		<category><![CDATA[Calare di peso]]></category>
		<category><![CDATA[Diete dimagranti]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La bioimpedenziometria (BIA) valuta la composizione corporea, ma è sensibile a idratazione, ciclo mestruale e attività fisica. Una rapida perdita di peso può ridurre l’acqua extracellulare, interpretata come perdita muscolare, portando a diete inappropriate. Non è una guida primaria, ma uno strumento ausiliario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-bia-serve-a-poco/">La bioimpedenziometria (BIA) serve a poco</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fl-builder-content fl-builder-content-1172 fl-builder-content-primary" data-post-id="1172"><div class="fl-row fl-row-fixed-width fl-row-bg-none fl-node-rp9y5uj0fas1 fl-row-default-height fl-row-align-center" data-node="rp9y5uj0fas1">
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<p>Abbiamo parlato della bioimpedenziometria nell'articolo: "<a href="https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-non-e-un-oracolo-una-riflessione-critica-sulluso-clinico-nel-calo-di-peso/" target="_blank" rel="noopener">La bioimpedenziometria non è un oracolo: una riflessione critica sull’uso clinico nel calo di peso</a>"</p>
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</div><p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-bia-serve-a-poco/">La bioimpedenziometria (BIA) serve a poco</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<title>La bioimpedenziometria non è un oracolo: una riflessione critica sull’uso clinico nel calo di peso</title>
		<link>https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-non-e-un-oracolo-una-riflessione-critica-sulluso-clinico-nel-calo-di-peso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 11:14:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Composizione corporea]]></category>
		<category><![CDATA[BIA]]></category>
		<category><![CDATA[bioimpedenziometria]]></category>
		<category><![CDATA[Calare di peso]]></category>
		<category><![CDATA[Diete dimagranti]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.obesita.com/?p=1159</guid>

					<description><![CDATA[<p>La bioimpedenziometria (BIA) è usata per valutare la composizione corporea, ma è limitata da sensibilità all’idratazione, ciclo mestruale e attività fisica. Nei soggetti obesi in dimagrimento, può sovrastimare la massa magra o confondere variazioni idriche con perdita muscolare, rischiando modifiche dietetiche inappropriate. Non va usata come guida primaria, ma solo come strumento ausiliario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-non-e-un-oracolo-una-riflessione-critica-sulluso-clinico-nel-calo-di-peso/">La bioimpedenziometria non è un oracolo: una riflessione critica sull’uso clinico nel calo di peso</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La bioimpedenziometria (BIA) è una metodica ampiamente utilizzata per valutare la composizione corporea, in particolare nei contesti di dimagrimento. La sua popolarità deriva da una combinazione di fattori: rapidità, non invasività, costi contenuti e una parvenza di oggettività tecnologica. Ma questa fiducia quasi dogmatica nella BIA, soprattutto nei soggetti in sovrappeso o obesi sottoposti a dieta dimagrante, merita una riflessione critica.</p>
<h4 class="western"><strong>Limiti metodologici: la fragilità della precisione</strong></h4>
<p>La BIA misura la resistenza e la reattanza dei tessuti al passaggio di una corrente elettrica a bassa intensità, basandosi sul principio che i tessuti magri, ricchi di acqua ed elettroliti, conducono meglio rispetto al grasso.</p>
<p>Il primo grande problema è che <strong>la BIA è estremamente sensibile a condizioni fisiologiche transitorie</strong>, come l’idratazione, l’assunzione recente di cibo, fumo di sigaretta (Caram et al., 2016), l’attività fisica (Romanowski et al., 2015) o persino il ciclo mestruale (<span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Gleichauf et al. 1989)</span></span>. In soggetti in calo ponderale, che spesso sperimentano fluttuazioni nei livelli di liquidi corporei, queste variabili possono <strong>alterare profondamente le stime di massa grassa e magra</strong>, generando risultati clinicamente fuorvianti.</p>
<p>Studi recenti hanno confermato ciò che si sapeva da tempo e cioè che anche piccole modifiche nella distribuzione dei fluidi extracellulari possono portare a <strong>sovrastime della massa magra e sottostime della massa grassa</strong>, soprattutto nei soggetti obesi (Brunani et al., 2021). La perdita di peso in questi pazienti è spesso accompagnata da una <strong>riduzione dell’acqua extracellulare</strong>, che può essere interpretata dalla BIA come &#8220;perdita di muscolo&#8221; quando in realtà si tratta di semplice riequilibrio idrico (Lichtenbelt, W. D. V. M., 1999).</p>
<h4 class="western"><strong>L’equivoco della “massa magra”</strong></h4>
<p>Il termine “massa magra” è spesso interpretato erroneamente come “massa muscolare”, ma in realtà comprende anche <strong>organi, acqua, e tessuto osseo</strong>. Nei soggetti in dimagrimento, dove il deficit energetico induce modificazioni complesse e non lineari della composizione corporea, la BIA <strong>non è in grado di discriminare tra questi compartimenti</strong>. Così, variazioni fisiologiche normali vengono medicalizzate e diventano oggetto di allarmismi clinici infondati (“Stai perdendo muscolo!”) che possono minare la fiducia del paziente o portare a <strong>modifiche inappropriate del piano nutrizionale </strong><strong>(a esempio incrementando incongruamente la quota proteica)</strong>.</p>
<h4 class="western"><strong>Professionale o da supermercato? Nessuna differenza sostanziale</strong></h4>
<p>Un aspetto critico spesso trascurato è la <strong>presunta superiorità dei dispositivi BIA “professionali” rispetto a quelli domestici reperibili nei negozi di elettronica.</strong> Entrambi, infatti, si affidano a misurazioni spesso monofrequenza o multifrequenza con contatti plantari o palmari, utilizzando <strong>algoritmi predittivi proprietari raramente validati su popolazioni cliniche, come soggetti obesi in dimagrimento</strong>. Studi comparativi (Bosy-Westphal et al., 2008; Esco et al., 2018; Kutac et al., 2021) dimostrano che, <strong>sebbene i dispositivi di fascia alta possano offrire una lieve migliore correlazione con metodi di riferimento come la DXA, le differenze in accuratezza non sono clinicamente rilevanti</strong>. Non esistono evidenze solide che giustifichino l’elevato valore diagnostico attribuito ai dispositivi “da studio” rispetto a quelli domestici, se non per alcune funzioni accessorie o interfacce software più sofisticate. Gli errori sistematici, legati a idratazione e variabilità individuale, persistono in entrambe le categorie, rendendo ingiustificata la fiducia dogmatica nei dispositivi “da studio” per decisioni terapeutiche (Lloret Linares et al.).</p>
<h4 class="western"><strong>Un rischio per la personalizzazione terapeutica</strong></h4>
<p>Utilizzare la BIA come riferimento primario per modificare un piano alimentare, senza integrarlo con altri indicatori clinici e funzionali (forza muscolare, performance fisica, sintomi, analisi di laboratorio), espone il percorso terapeutico a <strong>decisioni basate su dati potenzialmente errati</strong>. L’approccio dietetico in pazienti obesi deve fondarsi su una visione d’insieme, che includa <strong>l’aderenza comportamentale, il miglioramento della qualità della vita e della salute metabolica</strong>, non su variazioni percentuali potenzialmente spurie.</p>
<h4 class="western"><strong>Conclusione</strong></h4>
<p>La bioimpedenziometria può rappresentare <strong>uno strumento ausiliario</strong>, che può utile per osservare tendenze nel lungo periodo, ma <strong>non può e non deve essere considerata un oracolo diagnostico</strong>. Nei soggetti in calo ponderale, specialmente obesi o in forte restrizione calorica, l’uso acritico della BIA può produrre <strong>errori interpretativi gravi</strong>.</p>
<h4 class="western"><strong>Bibliografia</strong></h4>
<div><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Bosy-Westphal, A., Later, W., Hitze, B., Sato, T., Kossel, E., Glüer, C.-C., Heller, M., &amp; Müller, M. J. (2008). Accuracy of bioelectrical impedance consumer devices for measurement of body composition in comparison to whole body magnetic resonance imaging and dual X-ray absorptiometry. </span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy r-36ujnk"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">Obes Facts, 1</span></span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">(6), 319–324. </span></span><a class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-1loqt21" role="link" href="https://doi.org/10.1159/000176061" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-copy-preserve="1"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">https://doi.org/10.1159/000176061</span></a></div>
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<p>Brunani, A., Perna, S., Soranna, D., &amp; Rondanelli, M. (2021). Body composition assessment using bioelectrical impedance analysis (BIA) in a wide cohort of patients affected with mild to severe obesity. <em data-start="439" data-end="469">Clinical Nutrition ESPEN, 45</em>, 335–341.<br data-start="479" data-end="482" /><a class="" href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0261561421002259" target="_new" rel="noopener" data-start="484" data-end="622">https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0261561421002259</a></p>
<div>
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<div class="css-146c3p1 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-37j5jr r-a023e6 r-16dba41 r-1adg3ll r-a8ghvy r-p1pxzi" dir="ltr"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">Caram, L. M., Bellotto, M. C., &amp; Kurebayashi, L. F. (2016). Influence of smoking on bioelectrical impedance analysis measurements. </span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy r-36ujnk"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">Revista Brasileira de Enfermagem, 69</span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">(5), 863–868. </span><a class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-1loqt21" role="link" href="https://doi.org/10.1590/0034-7167-2015-0085" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-copy-preserve="1">https://doi.org/10.1590/0034-7167-2015-0085</a></span></div>
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<div class="css-146c3p1 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-37j5jr r-a023e6 r-16dba41 r-1adg3ll r-1b5gpbm r-a8ghvy" dir="ltr"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">Esco, M. R., Fedewa, M. V., Freeborn, T. J., Moon, J. R., Wingo, J. E., &amp; Cicone, Z. (2018). Precision and accuracy of bioelectrical impedance analysis devices in supine versus standing position with or without retractable handle in Caucasian subjects. </span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy r-36ujnk"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">Nutrients, 10</span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">(11), 1763. </span><a class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-1loqt21" role="link" href="https://doi.org/10.3390/nu10111763" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-copy-preserve="1">https://doi.org/10.3390/nu10111763</a></span></div>
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<div><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Gleichauf, C. N., &amp; Roe, D. A. (1989). The menstrual cycle&#8217;s effect on the reliability of bioimpedance measurements for assessing body composition. </span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy r-36ujnk"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">The American Journal of Clinical Nutrition, 50</span></span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">(5), 903–907. </span></span><a class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-1loqt21" role="link" href="https://doi.org/10.1093/ajcn/50.5.903" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-copy-preserve="1"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">https://doi.org/10.1093/ajcn/50.5.903</span></a></div>
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<div><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">Kutac, P., Kopecky, M., &amp; Sigmund, M. (2021). Evaluation of the accuracy of body composition assessment by bioimpedance analysis in professional female volleyball players. </span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy r-36ujnk"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy">International Journal of Environmental Research and Public Health, 18</span></span></span><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-a8ghvy"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">(16), 8567. </span></span><a class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3 r-1loqt21" role="link" href="https://doi.org/10.3390/ijerph18168567" target="_blank" rel="noopener noreferrer nofollow" data-copy-preserve="1"><span class="css-1jxf684 r-bcqeeo r-1ttztb7 r-qvutc0 r-poiln3">https://doi.org/10.3390/ijerph18168567</span></a></div>
</div>
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<p>Lloret Linares, C., Ciangura, C., Bouillot, J. L., &amp; Coupaye, M. (2011). Validity of leg-to-leg bioelectrical impedance analysis to estimate body fat in obesity. <em data-start="826" data-end="847">Obesity Surgery, 21</em>(4), 556–562.<br data-start="860" data-end="863" /><a class="" href="https://link.springer.com/article/10.1007/s11695-010-0296-7" target="_new" rel="noopener" data-start="865" data-end="987">https://link.springer.com/article/10.1007/s11695-010-0296-7</a></p>
<p>Lichtenbelt, W. D. V. M. (1999). Increased extracellular water compartment, relative to intracellular water compartment, after weight reduction. <em data-start="1014" data-end="1049">Journal of Applied Physiology, 87</em>(1), 294–298. <a target="_new" rel="noopener" data-start="1063" data-end="1106">https://doi.org/10.1152/jappl.1999.87.1.294</a></p>
<p>Romanowski, W., Wasyluk, W., &amp; Zwolak, A. (2015). Limits of body composition assessment by bioelectrical impedance analysis (BIA). <em data-start="210" data-end="253">Journal of Education, Health and Sport, 5</em>(7), 1249–1256. <a class="" href="https://apcz.umk.pl/JEHS/article/view/7208" target="_new" rel="noopener" data-start="269" data-end="357">https://apcz.umk.pl/JEHS/article/view/7208</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/la-bioimpedenziometria-non-e-un-oracolo-una-riflessione-critica-sulluso-clinico-nel-calo-di-peso/">La bioimpedenziometria non è un oracolo: una riflessione critica sull’uso clinico nel calo di peso</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<item>
		<title>Tirzepatide e semaglutide sembrano ridurre lo sviluppo di alcuni tumori</title>
		<link>https://www.obesita.com/tirzepatide-e-semaglutide-sembrano-ridurre-lo-sviluppo-di-alcuni-tumori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 10:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[azione anti tumorale]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[metformina]]></category>
		<category><![CDATA[mounjaro]]></category>
		<category><![CDATA[Ozempic]]></category>
		<category><![CDATA[pancreatiti]]></category>
		<category><![CDATA[Rybelsus]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
		<category><![CDATA[Tirzepatide]]></category>
		<category><![CDATA[tumori]]></category>
		<category><![CDATA[Wegovy]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Effetti di Tirzepatide sullo sviluppo tumorale Tirzepatide ha dimostrato effetti anti-tumorali in modelli pre-clinici di cancro endometriale legato all&#8217;obesità. In uno studio su modelli murini, tirzepatide ha ridotto sia il peso corporeo sia la crescita tumorale, attraverso la modulazione di percorsi metabolici e immunitari, con effetti diversi tra soggetti obesi e magri [Kong et al., [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/tirzepatide-e-semaglutide-sembrano-ridurre-lo-sviluppo-di-alcuni-tumori/">Tirzepatide e semaglutide sembrano ridurre lo sviluppo di alcuni tumori</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3 class="western"><strong>Effetti di Tirzepatide sullo sviluppo tumorale</strong></h3>
<p><strong>Tirzepatide</strong> ha dimostrato effetti anti-tumorali in modelli pre-clinici di cancro endometriale legato all&#8217;obesità. In uno studio su modelli murini, <strong>tirzepatide</strong> ha ridotto sia il peso corporeo sia la crescita tumorale, attraverso la modulazione di percorsi metabolici e immunitari, con effetti diversi tra soggetti obesi e magri <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0090825824011545" target="_blank" rel="noopener">[Kong et al., 2024]</a>.</p>
<p>Un&#8217;altra ricerca ha esaminato il ruolo di <strong>tirzepatide</strong> nel cancro mammario e ha riportato che il farmaco riduce la crescita tumorale in modo indipendente dalla segnalazione dell&#8217;IGF-1 (fattore di crescita insulino-simile), suggerendo un potenziale effetto benefico nelle neoplasie endocrine <a href="https://cdr.lib.unc.edu/downloads/gf06gd887" target="_blank" rel="noopener">[Gates, 2024]</a>.</p>
<p>Inoltre, una revisione sistematica ha analizzato il rischio oncologico in individui trattati con <strong>tirzepatide</strong>, evidenziando che non c’è un aumento significativo del rischio di cancro in generale, ma alcuni dati suggeriscono possibili effetti protettivi legati alla perdita di peso e alla riduzione dell&#8217;infiammazione <a href="https://www.researchgate.net/profile/Abm-Kamrul-Hasan/publication/388058674_Tirzepatide_and_Cancer_Risk_in_Individuals_with_and_without_Diabetes_A_Systematic_Review_and_Meta-Analysis/links/678a68f31ec9f9589f491a73/Tirzepatide-and-Cancer-Risk-in-Individuals-with-and-without-Diabetes-A-Systematic-Review-and-Meta-Analysis.pdf" target="_blank" rel="noopener">[Kamrul-Hasan et al., 2025]</a>.</p>
<h3 class="western"><strong>Effetti di Semaglutide sullo sviluppo tumorale</strong></h3>
<p>Per quanto riguarda <strong>semaglutide</strong>, gli studi disponibili non indicano un aumento del rischio di cancro. In particolare, un&#8217;analisi sugli effetti metabolici del farmaco ha concluso che non vi è evidenza di un incremento del rischio oncologico, in particolare per il carcinoma papillare della tiroide <a href="https://www.researchgate.net/profile/Abm-Kamrul-Hasan/publication/388058674_Tirzepatide_and_Cancer_Risk_in_Individuals_with_and_without_Diabetes_A_Systematic_Review_and_Meta-Analysis/links/678a68f31ec9f9589f491a73/Tirzepatide-and-Cancer-Risk-in-Individuals-with-and-without-Diabetes-A-Systematic-Review-and-Meta-Analysis.pdf" target="_blank" rel="noopener">[Kamrul-Hasan et al., 2025]</a>.</p>
<p>Un&#8217;altra ricerca ha confrontato gli effetti di <strong>semaglutide</strong>, <strong>tirzepatide</strong> e <strong>metformina</strong> sulla funzionalità delle cellule β pancreatiche in condizioni di elevata glicemia e lipidi. I risultati hanno indicato che semaglutide e tirzepatide potrebbero avere effetti protettivi sulle cellule pancreatiche, riducendo il rischio di disfunzione cellulare che potrebbe predisporre allo sviluppo di neoplasie [<a href="https://www.mdpi.com/1422-0067/26/1/421" target="_blank" rel="noopener">Gojani et al., 2025</a>].</p>
<h3 class="western"><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>Le evidenze attuali suggeriscono che né <strong>semaglutide</strong> né <strong>tirzepatide</strong> siano associati a un aumento del rischio di cancro. Anzi, in alcuni modelli pre-clinici, <strong>tirzepatide</strong> e <strong>semaglutide</strong> hanno mostrato proprietà <strong>anti-tumorali</strong>, specialmente in tumori correlati all&#8217;obesità, come il cancro endometriale e mammario. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per chiarire meglio i meccanismi alla base di questi effetti e la loro rilevanza clinica.</p>
<p>Per un aggiornamento sui dati clinici più recenti e sul rischio oncologico, si veda anche <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-tumori/" target="_blank" rel="noopener"><strong data-start="353" data-end="423">Semaglutide, tirzepatide e tumori: aumentano il rischio? Dati 2026</strong></a>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/tirzepatide-e-semaglutide-sembrano-ridurre-lo-sviluppo-di-alcuni-tumori/">Tirzepatide e semaglutide sembrano ridurre lo sviluppo di alcuni tumori</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<title>Quanto si dimagrisce con i nuovi farmaci per l&#8217;obesità? Una revisione della letteratura ce lo dice.</title>
		<link>https://www.obesita.com/quanto-si-dimagrisce-con-i-nuovi-farmaci-per-lobesita-una-revisione-della-letteratura-ce-lo-dice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Feb 2025 15:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[beinaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[efpeglenatide]]></category>
		<category><![CDATA[exenatide]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per mantenere il peso]]></category>
		<category><![CDATA[Liraglutide]]></category>
		<category><![CDATA[mazdutide]]></category>
		<category><![CDATA[noiiglutide]]></category>
		<category><![CDATA[orforglipron]]></category>
		<category><![CDATA[retatrutide]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[survodutide]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
		<category><![CDATA[Tirzepatide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recentemente è stata pubblicata una revisione sui farmaci agonisti e co-agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1). Lo studio ha analizzato tre farmaci già disponibili in commercio e nove ancora in fase di sviluppo, non ancora approvati dalle autorità regolatorie. Poiché non erano disponibili studi di confronto diretto tra i farmaci, i ricercatori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/quanto-si-dimagrisce-con-i-nuovi-farmaci-per-lobesita-una-revisione-della-letteratura-ce-lo-dice/">Quanto si dimagrisce con i nuovi farmaci per l&#8217;obesità? Una revisione della letteratura ce lo dice.</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Recentemente è stata pubblicata una revisione sui farmaci agonisti e co-agonisti del recettore del peptide-1 simile al glucagone (GLP-1).<br />
Lo studio ha analizzato tre farmaci già disponibili in commercio e nove ancora in fase di sviluppo, non ancora approvati dalle autorità regolatorie. Poiché non erano disponibili studi di confronto diretto tra i farmaci, i ricercatori hanno esaminato 26 studi, che hanno coinvolto oltre 15.000 pazienti.<br />
Tutti i GLP-1 RA e i co-agonisti ha portato a una riduzione dell&#8217;indice di massa corporea (BMI), della circonferenza della vita e della pressione arteriosa. Inoltre, tutti i farmaci hanno mostrato un profilo di sicurezza simile.<br />
I risultati hanno evidenziato che i pazienti trattati con <strong>retatrutide</strong> hanno perso in media il 22% del peso corporeo rispetto al basale dopo 48 settimane. Coloro che hanno assunto <strong>tirzepatide</strong> hanno ottenuto una riduzione media del 18% dopo 72 settimane. Nei pazienti trattati con <strong>semaglutide</strong> la perdita di peso è stata del 14% dopo 68 settimane. I pazienti trattati con <strong>liraglutide</strong> hanno perso fino al 6% del peso corporeo dopo 26 settimane. Attualmente, solo <strong>liraglutide</strong>, <strong>tirzepatide</strong> e <strong>semaglutide</strong> sono disponibili in commercio.<br />
La revisione ha anche analizzato farmaci sperimentali doppi agonisti glucagone/GLP-1 come <strong>survodutide</strong> (riduzione del 6%-15% del peso corporeo) e <strong>mazdutide</strong> (7%-11%).<br />
L&#8217;<strong>orforglipron</strong>, un agonista orale da assumere giornalmente, ha determinato una perdita di peso compresa tra il 9% e il 15%, a seconda del dosaggio.<br />
Quattro farmaci sperimentali hanno invece mostrato riduzioni di peso più contenute: <strong>beinaglutide</strong> (6%), <strong>efpeglenatide</strong> (circa 7%), <strong>exenatide</strong> (perdita di circa 5 kg) e <strong>noiiglutide</strong> (9%).<br />
Gli eventi avversi più comuni per tutti i GLP-1 RA sono stati di natura gastrointestinale, tra cui nausea, diarrea, stitichezza e vomito. Il 60%-80% dei pazienti ha manifestato almeno un effetto collaterale di questo tipo, sebbene la maggior parte fosse transitoria. Complessivamente, il 6%-26% dei pazienti ha interrotto il trattamento a causa degli effetti indesiderati. Tuttavia, nessuno dei 26 studi analizzati ha riportato eventi avversi gastrointestinali gravi, come ostruzione intestinale o gastroparesi.<br />
Infine, la revisione suggerisce che il trattamento con GLP-1 RA potrebbe dover essere prolungato nel tempo per massimizzarne l&#8217;efficacia. Infatti, gli studi con durata più lunga hanno evidenziato perdite di peso sovrapponibili a quelli con follow-up più breve, confermando la necessità di un trattamento cronico.</p>
<p>Moiz A. et al. Efficacy and Safety of Glucagon-Like Peptide-1 Receptor Agonists for Weight Loss Among Adults Without Diabetes : A Systematic Review of Randomized Controlled Trials. Ann Intern Med. 2025 Jan 7. doi: 10.7326/ANNALS-24-01590. <a href="https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39761578/" target="_blank" rel="noopener">PubMed</a></p>
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		<title>Eccezionale calo di peso con semaglutide</title>
		<link>https://www.obesita.com/eccezionale-calo-di-peso-con-semaglutide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Feb 2021 13:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Calare di peso]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per mantenere il peso]]></category>
		<category><![CDATA[Mantenimento del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il GLP-1 (glucagon-like peptide-1) è una sostanza che viene prodotta dalle cellule intestinali quando si mangia e, tra le altre cose, riduce la fame e aumenta il senso di sazietà. Semaglutide è un analogo sintetico del GLP-1 ed è uguale a quest’ultimo per il 94%. Le modifiche che sono state fatte servono a farlo durare [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il GLP-1 (glucagon-like peptide-1) è una sostanza che viene prodotta dalle cellule intestinali quando si mangia e, tra le altre cose, riduce la fame e aumenta il senso di sazietà.</p>
<p>Semaglutide è un analogo sintetico del GLP-1 ed è uguale a quest’ultimo per il 94%. Le modifiche che sono state fatte servono a farlo durare molto più a lungo nell’organismo: va, infatti, somministrato una volta la settimana. In pratica, quando si assume il farmaco è come se si fosse mangiato poco prima: quindi, non si ha fame e ci si sazia subito.</p>
<p>Di questa molecola avevamo già parlato in passato: &#8220;<a href="https://www.obesita.com/semaglutide-il-futuro-dietro-langolo/" target="_blank" rel="noopener">Semaglutide: il futuro dietro l’angolo</a>&#8221; e &#8220;<a href="https://www.obesita.com/studio-select-semaglutide-nel-cardiovascolare/" target="_blank" rel="noopener">Studio SELECT: semaglutide ed esiti cardiovascolari</a>&#8220;.</p>
<p>&lt;span&#8221;&gt;L’11 febbraio 2021, sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine, Wilding et al. hanno pubblicato i risultati dello studio STEP 1 [1]. Questo studio, che ha coinvolto 1961 pazienti obesi o sovrappeso, ha confrontato il calo di peso, a 68 settimane, di un gruppo di soggetti trattati con semaglutide (a dosi crescenti fino a 2,4 mg/settima) rispetto a un gruppo trattato con placebo. Ovviamente, entrambi i gruppi erano stati messi a dieta, con un deficit calorico giornaliero di 500 Kcal.</p>
<p>&lt;span&#8221;&gt;Il calo medio di peso alla settimana 68 è stato di −14,9% nel gruppo semaglutide, rispetto a −2,4% nel gruppo placebo, per una differenza di trattamento stimata di −12,4 punti percentuali. Oltre a ciò si deve sottolineare che circa un terzo dei soggetti trattati con il farmaco ha raggiunto un calo di peso di almeno il 20% (contro 1,7% del gruppo placebo).</p>
<p>L’evento avverso più frequente è stata la nausea ed è capitata nelle fasi iniziali del trattamento.</p>
<p>Cali di peso di questa entità non sono mai stati ottenuti con nessun farmaco precedente e sono più simili a quelli ottenibili con interventi bariatrici di primo livello.</p>
<p>1. <a href="https://www.nejm.org/doi/10.1056/NEJMoa2032183?url_ver=Z39.88-2003&amp;rfr_id=ori%3Arid%3Acrossref.org&amp;rfr_dat=cr_pub++0pubmed" target="_blank" rel="noopener">Wilding JPH, et al. Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity. N Engl J Med. 2021. PMID: 33567185.</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/eccezionale-calo-di-peso-con-semaglutide/">Eccezionale calo di peso con semaglutide</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Semaglutide: il futuro dietro l&#8217;angolo</title>
		<link>https://www.obesita.com/semaglutide-il-futuro-dietro-langolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 18:02:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Calare di peso]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per mantenere il peso]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa è semaglutide Semaglutide è un nuovo agonista recettoriale sintetico del glucagone-like peptide-1 (GLP-1), a lunga durata d&#8217;azione, sviluppato da Novo Nordisk. Questo farmaco richiede una sola somministrazione settimanale per via sottocutanea e una sua formulazione orale (RYBELSUS®) è già registrata negli Stati Uniti per il diabete [1 &#8211; 2].  La formulazione iniettiva è in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Cosa è semaglutide</h2>
<p>Semaglutide è un nuovo agonista recettoriale sintetico del glucagone-like peptide-1 (GLP-1), a lunga durata d&#8217;azione, sviluppato da Novo Nordisk.</p>
<p>Questo farmaco richiede una sola somministrazione settimanale per via sottocutanea e una sua formulazione orale (<a href="https://www.rybelsuspro.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">RYBELSUS®</a>) è già registrata negli Stati Uniti per il diabete [1 &#8211; 2].  La formulazione iniettiva è in studio per l&#8217;obesità [3] mentre quella orale orale è in studio per il trattamento della sindrome dell&#8217;Ovaio Polocistico in adolescenti obesi [4].</p>
<h2>Studi sul Diabete</h2>
<p>Come antidiabetico, il farmaco è in commercio in alcuni Paesi, fra cui gli USA e il Canada, ciò dai primi mesi del 2018, mentre è entrato in commercio in Italia dal luglio 2019.</p>
<p>Sei studi, randomizzati controllati, di fase 3a hanno valutato l&#8217;efficacia e la sicurezza di semaglutide nel diabete. In questi studi, sono stati inclusi 7.215 pazienti con diabete mellito tipo 2 (4.107 trattati con semaglutide). Cinque studi (SUSTAIN 1-5) avevano come obiettivo primario la valutazione dell’efficacia glicemica, mentre uno studio (SUSTAIN 6) aveva come obiettivo primario l’esito cardiovascolare [5].</p>
<p>Alle dosi per il diabete, semaglutide, rispetto al placebo, ha dimostrato una riduzione dell’introito calorico del 18-35% in 3 pasti consecutivi <i>ad libitum</i>. Ciò era conseguente alla riduzione dell’appetito, da un miglior controllo dell’alimentazione, da minore desiderio alimentare e da una preferenza relativamente minore per alimenti ad alto contenuto di grassi [6].</p>
<p>Tutti questi studi hanno mostrato un calo ponderale marcatamente superiore al gruppo di confronto; per questo motivo, il farmaco è stato testato, per il momento, in due studi clinici coinvolgenti pazienti obesi non diabetici.</p>
<h2>Studi sull&#8217;obesità</h2>
<h3>Studio di fase 1</h3>
<p>Il primo, di fase 1, ha valutato 30 soggetti obesi, come detto, non diabetici; il trial consisteva in due periodi di trattamento, crossover, di 12 settimane con semaglutide, a dosaggio a salire fino a 1,0 mg, separati da un periodo di wash-out da 5 a 7 settimane [6].</p>
<p>I soggetti sono stati randomizzati 1: 1 ad una delle due sequenze di trattamento: semaglutide &#8211; placebo o placebo &#8211; semaglutide. Sono stati valutati l&#8217;assunzione di cibo “ad libitum”, e vari parametri metabolici e comportamentali.</p>
<p>Il trattamento con semaglutide ha mostrato con una riduzione dell’appetito e del desiderio di cibo, con un migliore controllo alimentare e una riduzione della preferenza per cibi ad alto contenuto di grassi.</p>
<p>Il tasso metabolico a riposo, rettificato per la massa magra, non differiva tra i trattamenti. I pazienti trattati con semaglutide hanno ottenuto una riduzione media di peso, rispetto al basale, di 5,0 kg, prevalentemente a carico della massa grassa; viceversa, quello trattati con placebo sono aumentati di 1,0 kg.</p>
<h3>Studio di fase 2</h3>
<p>Un secondo, studio di fase 2, ha permesso di identificare la dose che viene, attualmente, studiata per registrare semaglutide per il trattamento dell&#8217;obesità [7].</p>
<p>Nello studio, 957 persone con obesità sono state randomizzate al trattamento con dosi di semaglutide tra 0,05 a 0,4 mg/die o placebo. Liraglutide 3,0 mg/die è stato incluso per il confronto. Circa 100 persone sono state incluse in ogni braccio attivo in combinazione con la dieta e l&#8217;esercizio fisico. Tutte i soggetti sono stati trattati per 52 settimane seguite da un periodo di follow-up di 7 settimane.</p>
<p>Al basale, il peso medio era di circa 111 kg e l’indice di massa corporea era di circa 39 kg/m2. La perdita di peso durante il trattamento con semaglutide alla settimana 52 variava da -6,8% a -16,2% (dose 0,4 mg/die), contro -2,3% del placebo. Per dare un confronto di efficacia, i pazienti con liraglutide 3,0 mg, alla settimana 52, avevano un calo di peso analogo a quello di 0,1 mg die di semaglutide (Immagine 1), pari a 0,7 mg/settimana.</p>
<h3>Studio di fase 2: risultati</h3>
<p>Nei gruppi trattati col farmaco il 55 (0,05mg) &#8211; 84% (0,4 mg) dei partecipanti ha perso almeno il 5% del peso corporeo basale e il 21-64% ha perso almeno il 10%, contro, rispettivamente, il 23% e l&#8217;11% dei soggetti in placebo.</p>
<p>Nelle analisi post-hoc, il 9-42% dei partecipanti ha perso almeno il 15% del peso basale e il 5-29% ha perso il 20% o più, contro il 6% e il 2%, rispettivamente, di quelli posti in placebo.</p>
<p>La maggior parte dei partecipanti che hanno perso almeno il 15% del peso basale erano ancora in trattamento alla settimana 52, in particolare quelli che hanno ricevuto dosi più elevate di semaglutide (80,4%). Infatti, la percentuale maggiore di drop-out si è avuta nei gruppi con la dose più bassa di semaglutide (25,2%) e col placebo (24,3%).</p>
<p>Un altro parametro importante e fino ad oggi unico nei trattamenti medici dell’obesità, è che, alla settimana 52, i pazienti in trattamento con la dose maggiore del farmaco non avevano un plateau nella curva del calo ponderale.</p>
<h2>Bibliografia</h2>
<ol>
<li><a href="https://www.aifa.gov.it/-/fda-approva-il-primo-trattamento-glp-1-orale-per-il-diabete-di-tipo-2" target="_blank" rel="noopener noreferrer">AIFA. Pillole dal Mondo. FDA approva il primo trattamento GLP-1 orale per il diabete di tipo 2. 07 ottobre 2019</a> (Ultima visita 11-03-2020)</li>
<li><a href="https://www.rybelsuspro.com/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Sito americano RYBELSUS®</a> (Ultima visita 11-03-2020)</li>
<li><a href="https://clinicaltrials.gov/ct2/results?term=Semaglutide&amp;cond=Obesity">Lista degli studi di semaglutide nell&#8217;obesità</a> (Ultima visita 11-03-2020)</li>
<li><a href="https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03919929?term=Oral+Semaglutide&amp;cond=Obesity&amp;draw=2&amp;rank=1" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Treating PCOS With Semaglutide vs Active Lifestyle Intervention (TEAL)-ClinicalTrials.gov Identifier: NCT03919929 </a> (Ultima visita 11-03-2020)</li>
<li><a href="https://www.ema.europa.eu/en/documents/assessment-report/ozempic-epar-public-assessment-report_en.pdf">Committee for Medicinal Products for Human Use (CHMP). Assessment report Ozempic. EMA/CHMP/715701/2017. 14 December 2017.</a> (Ultima visita 11-03-2020)</li>
<li>Blundell J, Finlayson G, Axelsen M, Flint A, Gibbons C, Kvist T, Hjerpsted JB. Effects of once-weekly semaglutide on appetite, energy intake, control of eating, food preference and body weight in subjects with obesity. Diabetes Obes Metab. 2017 Sep;19(9):1242-1251. Doi: 10.1111/dom.12932. Epub 2017 May 5. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28266779">Abstract</a>. <a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/dom.12932">Free full text</a>.</li>
<li>O&#8217;Neil PM, Birkenfeld AL, McGowan B, Mosenzon O, Pedersen SD, Wharton S, Carson CG, Jepsen CH, Kabisch M, Wilding JPH. Efficacy and safety of semaglutide compared with liraglutide and placebo for weight loss in patients with obesity: a randomised, double-blind, placebo and active controlled, dose-ranging, phase 2 trial. Lancet. 2018 Aug 25;392(10148):637-649. doi: 10.1016/S0140-6736(18)31773-2. Epub 2018 Aug 16. <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30122305">Abstract</a>. <a href="https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(18)31773-2/fulltext">Full text</a>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Studio SELECT: semaglutide ed esiti cardiovascolari</title>
		<link>https://www.obesita.com/studio-select-semaglutide-nel-cardiovascolare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2019 11:59:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Liraglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Malattie cardiovascolari]]></category>
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		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aggiornamento. Lo studio SELECT si è concluso e i risultati sono stati pubblicati. Per l’analisi dei risultati e delle loro implicazioni cliniche si veda “Semaglutide riduce la mortalità nei pazienti cardiopatici: Studio SELECT”. Anche da noi, all&#8217; ASST Lariana di Como, sta per iniziare l’arruolamento dei pazienti per lo studio SELECT [1-2]. Il termine è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong data-start="353" data-end="371">Aggiornamento.</strong> Lo studio SELECT si è concluso e i risultati sono stati pubblicati. Per l’analisi dei risultati e delle loro implicazioni cliniche si veda <strong data-start="511" data-end="589">“<a href="https://www.obesita.com/semaglutide-riduce-la-mortalita-nei-pazienti-cardiopatici-non-diabetici/" target="_blank" rel="noopener">Semaglutide riduce la mortalità nei pazienti cardiopatici: Studio SELECT</a>”</strong>.</p>
<p>Anche da noi, all&#8217; ASST Lariana di Como, sta per iniziare l’arruolamento dei pazienti per lo studio SELECT [1-2]. Il termine è un acronimo che significa: Semaglutide effects on cardiovascular outcomes in people with overweight or obesity (effetti di semaglutide sugli esiti cardiovascolari in persone obese e sovrappeso).</p>
<p>Semaglutide è un nuovo analogo GLP-1 (come il <a href="https://www.obesita.com/liraglutide-la-puntura-che-toglie-la-fame/">liraglutide</a> di cui abbiamo già parlato) che richiede una sola somministrazione settimanale per via sottocutanea. Una sua formulazione orale è in fase di studio per l’obesità [3].</p>
<p>Come antidiabetico, dall&#8217;inizio del 2018, il farmaco è in commercio, in alcuni Paesi, fra cui gli USA e il Canada; mentre è stato approvato dall’European Medicines Agency per la commercializzazione in Europa, ma non è ancora in commercio in nessun Paese europeo (in Italia si stima possa essere commercializzato nell&#8217;ultima parte del 2019).</p>
<p>Le persone obese o in sovrappeso hanno un alto rischio di malattie cardiovascolari. Gli studi sul diabete hanno dimostato che semaglutide riduce  il rischio cardiovascolare e i fattori di rischio cardiovascolari, in particolare, l’eccesso di peso, la glicemia e ipertensione in soggetti con diabete di tipo 2.</p>
<p>Non è noto, invece, se semaglutide sia in grado di ridurre il rischio di patologie cardiovascolari e la mortalità nei soggetti obesi o sovrappeso, non diabetici, già affetti da malattie cardiovascolari.</p>
<p>Lo studio SELECT ha, proprio, l’obiettivo di dimostrare che il trattamento con semaglutide possa ridurre il rischio di eventi avversi cardiovascolari maggiori in questi soggetti. In particolare, sarà valutato il rischio di morte cardiovascolare, di infarto miocardico e di ictus.</p>
<p>Lo studio coinvolgerà circa 17.500 soggetti e sarà condotto in più di 775 Centri distribiuti in 41 Paesi. Il periodo di arruolamento durerà 28 mesi.</p>
<h2>Bibliografia</h2>
<ol>
<li><a href="https://clinicaltrials.gov/ct2/show/NCT03574597?term=semaglutide&amp;cond=Obesity&amp;draw=3&amp;rank=1" target="_blank" rel="noopener">ClinicalTrials.gov Identifier: NCT03574597</a></li>
<li><a href="https://www.clinicaltrialsregister.eu/ctr-search/search?query=2017-003380-35" target="_blank" rel="noopener">EUdraCT Number: 2017-003380-35</a></li>
<li><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26308095" target="_blank" rel="noopener">Lau J, Bloch P, Schäffer L, et al.. Discovery of the once-weekly glucagon-like peptide-1 (GLP-1) analogue semaglutide. J Med Chem. 2015 Sep 24;58(18):7370-80</a>.</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/studio-select-semaglutide-nel-cardiovascolare/">Studio SELECT: semaglutide ed esiti cardiovascolari</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Chi va piano&#8230; non va da nessuna parte</title>
		<link>https://www.obesita.com/chi-va-piano-non-va-da-nessuna-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Nov 2018 20:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diete per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Le basi]]></category>
		<category><![CDATA[Calare di peso]]></category>
		<category><![CDATA[Chirurgia bariatrica]]></category>
		<category><![CDATA[Diete dimagranti]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci anti-obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Farmaci per dimagrire]]></category>
		<category><![CDATA[Mantenimento del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Obesità]]></category>
		<category><![CDATA[Recupero del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Stili di vita]]></category>
		<category><![CDATA[Studi scientifici]]></category>
		<category><![CDATA[Terapia farmacologica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è la convinzione comune che calare velocemente di peso non vada bene, questo perché vi sarebbe una maggiore perdita di massa magra muscolare, una maggiore riduzione del Tasso Metabolico a Riposo* (sostanzialmente il così detto Metabolismo Basale. Il corpo, quindi, brucerebbe meno calorie) e un maggiore recupero del peso perso a lungo termine. Come vedremo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è la convinzione comune che calare velocemente di peso non vada bene, questo perché vi sarebbe una maggiore perdita di massa magra muscolare, una maggiore riduzione del Tasso Metabolico a Riposo* (sostanzialmente il così detto Metabolismo Basale. Il corpo, quindi, brucerebbe meno calorie) e un maggiore recupero del peso perso a lungo termine. Come vedremo è vero l&#8217;esatto opposto.</p>
<p><span style="font-size: 11pt;"><em>*Misurazione del numero di calorie che il corpo brucia a riposo. Il tasso metabolico a riposo è di solito misurato al mattino, prima di mangiare o di fare esercizio fisico, e dopo una notte di sonno profondo e ristoratore</em></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Riguardo alla perdita di massa magra &#8230; la maggioranza dei lavori pubblicati non mostrano sostanziali differenze, a parità di peso perso, tra coloro che calano rapidamente e coloro che lo fanno più lentamente&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>Riguardo alla perdita di massa muscolare i dati non sono univoci [1], ma la maggioranza dei lavori pubblicati non mostrano sostanziali differenze, a parità di peso perso, tra coloro che calano rapidamente e coloro che lo fanno più lentamente [2-3-4]. In pratica, anche se cali rapidamente non perdi muscolo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;Il Tasso Metabolico a Riposo &#8230; tende a ridursi molto in funzione dei chili persi, anche mantenendo, o addirittura aumentando, la quantità di massa muscolare&#8221;</em></p>
</blockquote>
<p>Il Tasso Metabolico a Riposo, viceversa, potrebbe ridursi maggiormente in chi cala rapidamente [4]; in ogni caso, tende a ridursi molto in funzione dei chili persi, anche mantenendo, o addirittura aumentando, la quantità di massa muscolare [5]. D&#8217;altra parte, è una delle difese che l&#8217;organismo mette in opera per proteggersi dalle carestie (vedi “<a href="https://www.obesita.com/perche-si-recuperano-i-chili-persi/">Perché si recuperano i chili persi</a>”).</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;&#8230; un calo rapido rispetto a uno lento non comporta un recupero di peso maggiore&#8221;.</em></p>
</blockquote>
<p>In ogni caso, sempre a parità di peso perso, un calo rapido rispetto a uno lento non comporta un recupero di peso maggiore [3].</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;"><em>&#8220;la quantita di peso perduto nel primo periodo è l&#8217;unico dato in grado di predire il mantenimento di peso nel lungo periodo e, quindi, il successo di una dieta&#8221;. </em></p>
</blockquote>
<p>In realtà, la quantità di peso perduto nel primo periodo è l&#8217;unico dato in grado di predire il mantenimento di peso nel lungo periodo e, quindi, il successo di una dieta. Ciò è provato sia negli studi basati sui cambiamenti degli stili di vita [6-7], sia in quelli che valutano i trattamenti farmacologici, sia nella chirurgia bariatrica (cioè gli interventi chirurgici per dimagrire) [8]. Con le terapie farmacologiche, il dato è talmente consolidato che se un paziente non cala a sufficienza (calo di almeno il 5% del peso iniziale) nei primi 3-4 mesi, secondi i foglietti illustrativi, il farmaco andrebbe interrotto e sostituito.</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-482" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2018/11/Foglitti-illustrativi.jpg" alt="Foglitti illustrativi" width="702" height="270" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2018/11/Foglitti-illustrativi.jpg 702w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2018/11/Foglitti-illustrativi-300x115.jpg 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2018/11/Foglitti-illustrativi-580x223.jpg 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2018/11/Foglitti-illustrativi-320x123.jpg 320w" sizes="(max-width: 702px) 100vw, 702px" /></p>
<p>In sintesi, più il calo ponderale è rapido e consistente, più si mantiene il peso nel lungo periodo.</p>
<p>Quale sia la velocità &#8220;giusta&#8221; del calo di peso durante una dieta è oggetto di un <a href="https://www.obesita.com/dimagrire-velocemente-si-ma-quanto/">altro articolo</a>.</p>
<p>Bibliografia</p>
<ol>
<li><a href="https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/oby.21346">Vink RG, Roumans NJ, Arkenbosch LA et al. The effect of rate of weight loss on long-term weight regain in adults with overweight and obesity. Obesity (Silver Spring). 2016 Feb;24(2):321-7. doi: 10.1002/oby.21346.</a></li>
<li><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2613421">Coxon A, Kreitzman S, Brodie D et al. Rapid weight loss and lean tissue: evidence for comparable body composition and metabolic rate in differing rates of weight loss. Int J Obes. 1989;13 Suppl 2:179-81.</a></li>
<li><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25459211">Purcell K, Sumithran P, Prendergast LA et al. The effect of rate of weight loss on long-term weight management: a randomised controlled trial. Lancet Diabetes Endocrinol. 2014 Dec;2(12):954-62.</a></li>
<li><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28479016">Coutinho SR, With E, Rehfeld JF et al. The impact of rate of weight loss on body composition and compensatory mechanisms during weight reduction: A randomized control trial. Clin Nutr. 2018 Aug;37(4):1154-1162. doi: 10.1016/j.clnu.2017.04.008. Epub 2017 Apr 25.</a></li>
<li><a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4989512/">Fothergill E, Guo J, Howard L et al. Persistent metabolic adaptation 6 years after &#8220;The Biggest Loser&#8221; competition. Obesity (Silver Spring). 2016 Aug;24(8):1612-9. doi: 10.1002/oby.21538. Epub 2016 May 2.</a></li>
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</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/chi-va-piano-non-va-da-nessuna-parte/">Chi va piano&#8230; non va da nessuna parte</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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