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	<title>plateau del peso Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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	<description>Dimagrire è facile, mantenere il peso è impossibile</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Nov 2026 12:13:36 +0000</lastBuildDate>
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	<title>plateau del peso Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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		<title>Ho raggiunto il peso: posso smettere semaglutide o tirzepatide?</title>
		<link>https://www.obesita.com/smettere-semaglutide-tirzepatide/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Aug 2026 11:35:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Mantenimento del peso]]></category>
		<category><![CDATA[dose efficace individuale]]></category>
		<category><![CDATA[food noise]]></category>
		<category><![CDATA[plateau del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Recupero del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[sospensione della terapia]]></category>
		<category><![CDATA[Tirzepatide]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.obesita.com/?p=1912</guid>

					<description><![CDATA[<p>Raggiungere il peso desiderato non significa automaticamente che semaglutide o tirzepatide non servano più. Gli studi mostrano un rischio elevato di recupero dopo la sospensione, ma la terapia può essere personalizzata: prosecuzione, dose efficace individuale, cambio di farmaco o interruzione programmata e monitorata.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/smettere-semaglutide-tirzepatide/">Ho raggiunto il peso: posso smettere semaglutide o tirzepatide?</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 0 0 28px 0; font-size: 1em; color: #222; line-height: 1.7;">
<p style="margin: 0 0 12px 0;"><strong style="color: #2e5f8a;">Sintesi.</strong> Quando semaglutide o tirzepatide hanno permesso di raggiungere il peso desiderato, la sospensione del farmaco non rappresenta automaticamente il passaggio successivo. Spesso quel peso si mantiene proprio perché la terapia continua a contrastare i meccanismi biologici che ne favoriscono il recupero.</p>
<p style="margin: 0 0 12px 0;">Questo non significa che tutti debbano mantenere per sempre la stessa molecola e la stessa dose. Le possibilità comprendono la prosecuzione della terapia, la riduzione a una <strong>dose efficace individuale</strong>, il passaggio a un’altra terapia oppure, in casi selezionati, una sospensione programmata e attentamente monitorata.</p>
<p style="margin: 0;">L’obiettivo non è continuare il farmaco a ogni costo, ma neppure sospenderlo a ogni costo: è individuare la strategia meno intensiva che consenta di conservare il peso e i benefici clinici raggiunti.</p>
</div>
<figure id="attachment_1922" aria-describedby="caption-attachment-1922" style="width: 341px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-1922" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-300x169.png" alt="Donna percorre un sentiero pianeggiante, simbolo del mantenimento del peso dopo il dimagrimento" width="341" height="192" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-300x169.png 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-1024x576.png 1024w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-768x432.png 768w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-720x405.png 720w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-580x326.png 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata-320x180.png 320w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/mantenimento-peso-semaglutide-tirzepatide-ottimizzata.png 1200w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /><figcaption id="caption-attachment-1922" class="wp-caption-text">Raggiungere il peso desiderato è solo la prima parte del percorso: la vera sfida è mantenerlo nel tempo.</figcaption></figure>
<h2>«Dottore, ho raggiunto il peso. Come faccio a smettere il farmaco?»</h2>
<p>È una delle domande più frequenti negli ambulatori dedicati all’obesità.</p>
<p>È una domanda comprensibile. Nella medicina tradizionale siamo abituati a pensare che si prenda un farmaco per un periodo limitato, si raggiunga il risultato e poi lo si sospenda. L’antibiotico elimina l’infezione, l’antinfiammatorio controlla l’infiammazione acuta, la frattura guarisce e il gesso viene rimosso.</p>
<p>L’obesità, però, non funziona così. È una malattia cronica e recidivante: può essere controllata molto bene, ma la predisposizione biologica che favorisce l’aumento di peso non scompare necessariamente quando la bilancia mostra il numero desiderato.</p>
<p>Semaglutide è un agonista del recettore del GLP-1; tirzepatide agisce invece sui recettori del GIP e del GLP-1. Entrambe riducono l’appetito e l’introito energetico attraverso meccanismi descritti più estesamente nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/come-funzionano-glp-1-ar-tirzepatide/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Come funzionano i GLP-1 AR e la tirzepatide»</em></a>.</p>
<blockquote><p>Il peso raggiunto non dimostra che il farmaco non serve più. Spesso dimostra che il farmaco sta facendo esattamente ciò per cui è stato prescritto.</p></blockquote>
<p>Perdere peso può essere diventato relativamente più semplice con le terapie moderne. La vera sfida resta mantenere il risultato nel tempo, evitando la riemersione della fame, del <strong>food noise</strong> e dei meccanismi biologici che spingono al recupero.</p>
<p>Il <strong>food noise</strong> è il rumore mentale persistente sul cibo: pensieri ricorrenti su che cosa mangiare, quando e quanto, che possono comparire anche in assenza di una fame fisiologica evidente. Per molti pazienti la sua riduzione rappresenta uno degli effetti più importanti della terapia; la sua ricomparsa può essere uno dei primi segnali di riattivazione del sistema appetitivo. Ne abbiamo parlato nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/food-noise-glp-1-ricompensa-cerebrale/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Food noise e GLP-1: una sola macchina cerebrale, oggetti diversi»</em></a>.</p>
<h2>Dimagrimento e mantenimento sono due fasi diverse della terapia</h2>
<p>Durante la prima fase l’obiettivo è perdere peso. Si valuta se il farmaco riduce l’appetito, rende sostenibile il cambiamento alimentare e produce un calo clinicamente significativo.</p>
<p>Dopo molti mesi la curva tende inevitabilmente ad appiattirsi. Si raggiunge un plateau: il peso non scende più oppure oscilla intorno a un nuovo valore.</p>
<p>Il plateau viene spesso interpretato come la prova che il farmaco abbia smesso di funzionare. In realtà può significare il contrario: il trattamento potrebbe aver creato un nuovo equilibrio fra introito e dispendio energetico. Se il farmaco non agisse più, il peso potrebbe non restare stabile, ma iniziare a risalire.</p>
<p>Come abbiamo spiegato nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Semaglutide o tirzepatide non funzionano? Cosa controllare prima di cambiare farmaco»</em></a>, una risposta lenta, una risposta realmente insufficiente e un plateau dopo un buon dimagrimento sono situazioni diverse.</p>
<p>Durante il dimagrimento si misura la discesa del peso. Durante il mantenimento si misura la sua stabilità. Confondere queste due fasi può portare a considerare inefficace una terapia che sta invece mantenendo il risultato.</p>
<h2>Perché il corpo tende a recuperare il peso</h2>
<p>Quando si perde peso, l’organismo attiva una serie di meccanismi compensatori:</p>
<ul>
<li>aumento della fame;</li>
<li>riduzione della sazietà;</li>
<li>adattamento del dispendio energetico;</li>
<li>riattivazione dei circuiti cerebrali di ricerca del cibo;</li>
<li>aumento della motivazione biologica a recuperare il peso perduto.</li>
</ul>
<p>Queste risposte non scompaiono necessariamente quando il paziente raggiunge il peso desiderato. Uno studio ormai classico di Sumithran e colleghi ha mostrato che alcuni adattamenti ormonali diretti a favorire il recupero persistono almeno un anno dopo il dimagrimento.</p>
<p>Il recupero del peso non è quindi semplicemente una conseguenza della mancanza di volontà. È una risposta biologica, variabile da persona a persona, che tende a difendere il peso più elevato.</p>
<p>Il tema è approfondito nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/perche-si-recuperano-i-chili-persi/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Perché si recuperano i chili persi»</em></a>.</p>
<p>Semaglutide e tirzepatide non eliminano definitivamente questa predisposizione, ma l&#8217;attenuano agendo sui sistemi che regolano fame, sazietà e ricompensa alimentare. Quando il farmaco viene sospeso, questi meccanismi possono riemergere.</p>
<h2>Che cosa succede sospendendo semaglutide</h2>
<p>L’estensione dello studio STEP 1 ha seguito i partecipanti per un anno dopo la sospensione di semaglutide 2,4 mg.</p>
<p>Dopo una perdita media del 17,3%, i pazienti hanno recuperato circa 11,6 punti percentuali nei dodici mesi successivi: approssimativamente due terzi del calo ottenuto.</p>
<p>Anche parte dei miglioramenti osservati su pressione arteriosa, glicemia e profilo lipidico tendeva a ritornare verso i valori iniziali.</p>
<p>Il dato non significa che tutti recuperino la stessa quantità di peso. Mostra però una tendenza media chiara: sospendere semaglutide dopo il dimagrimento si associa frequentemente a una ripresa ponderale significativa.</p>
<p>Nella pratica quotidiana, quanto spesso viene interrotta la terapia? Uno studio osservazionale di Winter e colleghi (2026) ha analizzato i dati di 34.309 adulti senza diabete che avevano iniziato semaglutide per il controllo del peso nel sistema sanitario israeliano Clalit. La probabilità cumulativa stimata di interruzione era del <strong>36,5% a sei mesi e del 67,6% a dodici mesi</strong>. L’interruzione era definita come un periodo superiore a 60 giorni senza copertura del farmaco dopo l’esaurimento della fornitura precedente, calcolato sulla base delle dispensazioni registrate. Queste percentuali descrivono <strong>quanto spesso viene interrotta la terapia, non quanto peso viene recuperato dopo la sospensione</strong>. Lo studio non rilevava direttamente le ragioni individuali dell’interruzione e non permette quindi di attribuirla automaticamente a scarsa efficacia o intolleranza. I risultati riguardano inoltre uno specifico contesto di accesso alle cure, nel quale una parte del costo rimaneva a carico del paziente. Anche le associazioni fra dosaggio nei primi mesi e successiva prosecuzione della terapia non dimostrano che aumentare automaticamente la dose prevenga l’interruzione: richiamano piuttosto l’attenzione sulla necessità di comprendere precocemente le difficoltà incontrate durante il trattamento.</p>
<h2>Che cosa succede sospendendo tirzepatide</h2>
<p>Lo studio SURMOUNT-4 ha confrontato la prosecuzione di tirzepatide con la sua sospensione.</p>
<p>Dopo una prima fase di 36 settimane, i partecipanti avevano perso mediamente il 20,9% del peso. Nell’anno successivo, chi ha continuato tirzepatide ha perso un ulteriore 5,5%; chi è passato al placebo ha recuperato mediamente il 14% rispetto al peso raggiunto al momento della sospensione.</p>
<p>Un’analisi successiva ha mostrato che la risposta individuale è molto variabile. L’82,5% dei partecipanti ha recuperato almeno un quarto del peso perduto, ma il 17,5% ne ha recuperato meno; una piccola minoranza, circa il 4%, ha continuato a dimagrire anche dopo la sospensione.</p>
<p>Non disponiamo ancora di caratteristiche cliniche capaci di prevedere con sicurezza chi manterrà il risultato e chi recupererà una parte importante del peso.</p>
<p>La ripresa ponderale non riguardava soltanto la bilancia: quanto maggiore era il recupero, tanto maggiore tendeva a essere la perdita dei benefici ottenuti su circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia, insulina e lipidi.</p>
<p><!-- Nota metodologica blu --></p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Le medie non sono previsioni individuali.</strong> Gli studi descrivono ciò che accade mediamente in gruppi di pazienti trattati secondo un protocollo. Non stabiliscono ciò che accadrà necessariamente alla singola persona. Alcuni pazienti recuperano molto, altri poco e una minoranza mantiene il risultato. Il problema è che oggi non sappiamo prevedere con precisione a quale gruppo apparterrà il singolo paziente.</div>
<h2>Continuare la terapia permette davvero di mantenere il peso?</h2>
<p>Le evidenze disponibili indicano che la continuità terapeutica è la strategia con le prove più solide.</p>
<p>Lo studio SELECT ha seguito oltre 17.000 persone con sovrappeso o obesità e malattia cardiovascolare, ma senza diabete, per più di quattro anni. Dopo la fase iniziale di dimagrimento, il peso dei partecipanti trattati con semaglutide è rimasto sostanzialmente stabile nel tempo.</p>
<p>La popolazione di SELECT non coincide con tutti i pazienti incontrati nella pratica clinica, ma lo studio dimostra che il calo ottenuto con semaglutide può essere mantenuto per anni quando la terapia prosegue.</p>
<p>Anche le raccomandazioni internazionali collocano questi farmaci all’interno della terapia cronica dell’obesità. Questo, però, non significa necessariamente mantenere per sempre la stessa molecola e la stessa dose.</p>
<h2>Quindi devo assumere il farmaco per tutta la vita?</h2>
<p>La terapia dell’obesità deve essere considerata potenzialmente cronica, ma non è una struttura immutabile.</p>
<p>Nel tempo si può:</p>
<ul>
<li>continuare la stessa terapia;</li>
<li>ridurre la dose;</li>
<li>aumentarla nuovamente se il controllo diventa insufficiente;</li>
<li>passare a un’altra molecola;</li>
<li>in casi selezionati, tentare una sospensione programmata.</li>
</ul>
<p>Il concetto chiave è quello di <strong>terapia dinamica</strong>: la strategia può cambiare nel tempo in funzione dell’efficacia, della tollerabilità, delle condizioni cliniche, delle preferenze e della sostenibilità economica.</p>
<p>La continuità della cura non coincide necessariamente con la continuità della stessa dose. L’obiettivo è continuare a controllare la malattia con l’intensità terapeutica necessaria in quella fase del percorso.</p>
<h2>Quali possibilità esistono dopo aver raggiunto il peso?</h2>
<h3>1. Continuare la terapia</h3>
<p>Se il farmaco è efficace, ben tollerato e sostenibile, la prosecuzione rappresenta la strategia con le evidenze più solide.</p>
<p>Una volta raggiunto il peso desiderato, però, l’obiettivo non è continuare a dimagrire indefinitamente, ma stabilizzare il risultato e conservare i benefici clinici ottenuti.</p>
<h3>2. Ridurre a una dose efficace individuale</h3>
<p>La riduzione della dose non deve essere considerata automaticamente un compromesso o un sottodosaggio. Può essere una vera strategia terapeutica, se la dose inferiore continua a mantenere il peso, il controllo della fame, il food noise e i benefici clinici.</p>
<p>Lo studio SURMOUNT-MAINTAIN ha valutato una situazione molto precisa: dopo 60 settimane alla dose massima tollerata di tirzepatide, i partecipanti sono stati assegnati a continuare 10 o 15 mg, ridurre a una dose fissa di 5 mg oppure passare al placebo.</p>
<p>Fra chi aveva raggiunto un plateau, dopo un anno era stato conservato:</p>
<ul>
<li>il 96,5% del calo precedente continuando 10 o 15 mg;</li>
<li>il 67,9% riducendo tirzepatide a 5 mg;</li>
<li>il 42,8% passando al placebo.</li>
</ul>
<p>Lo studio dimostra che, nella popolazione studiata, ridurre a 5 mg ha mantenuto mediamente più peso rispetto alla sospensione. Non dimostra però che ogni paziente debba recuperare peso quando riduce la dose, né stabilisce quale sia la dose necessaria per la singola persona.</p>
<p>SURMOUNT-MAINTAIN ha confrontato dosi fisse all’interno di un protocollo sperimentale. Nella pratica clinica, invece, si può ipotizzare di utilizzare una titolazione individualizzata: la dose viene mantenuta quando continua a funzionare e aumentata nuovamente se il controllo diventa insufficiente.</p>
<p>Una dose inferiore può quindi essere pienamente adeguata per alcuni pazienti e insufficiente per altri. Le medie del trial non rappresentano un limite ai risultati ottenibili nella singola persona, soprattutto quando il trattamento è integrato con una strategia alimentare e comportamentale efficace.</p>
<blockquote><p>La dose migliore non è necessariamente la più alta: è quella che continua a produrre e mantenere il risultato clinico desiderato.</p></blockquote>
<p>Il concetto di dose efficace individuale è approfondito nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Semaglutide o tirzepatide non funzionano? Cosa controllare prima di cambiare farmaco»</em></a>. I risultati completi dello studio sono invece descritti in <a href="https://www.obesita.com/ridurre-dose-mounjaro-mantenimento-peso/" target="_blank" rel="noopener"><em>«SURMOUNT-MAINTAIN: si può ridurre la dose di Mounjaro mantenendo il peso?»</em></a>.</p>
<p><!-- Nota metodologica blu --></p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Studio controllato e pratica clinica rispondono a domande diverse.</strong> Il trial misura la differenza media fra gruppi assegnati a dosi prestabilite. La pratica clinica cerca invece la dose efficace per quella specifica persona, modificandola nel tempo in base alla risposta. I risultati del trial orientano la decisione, ma non la sostituiscono.</div>
<h3>3. Passare a un’altra terapia</h3>
<p>Continuare la cura non significa necessariamente utilizzare per sempre la stessa molecola o la stessa modalità di somministrazione.</p>
<p>Nello studio ATTAIN-MAINTAIN, persone precedentemente trattate con semaglutide o tirzepatide sono passate a orforglipron, un agonista orale non peptidico del recettore del GLP-1, oppure al placebo.</p>
<p>Il passaggio a orforglipron ha permesso di conservare gran parte del calo precedente, con risultati differenti dopo semaglutide e dopo tirzepatide. Lo studio non ha però confrontato lo switch con la prosecuzione dell’iniettabile.</p>
<p>Questi dati mostrano che il mantenimento può essere ottenuto anche cambiando terapia, purché continui un controllo farmacologico sufficientemente efficace. Il tema è approfondito nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/attain-maintain-iniezione-pillola-orforglipron/" target="_blank" rel="noopener"><em>«ATTAIN-MAINTAIN: passare dall’iniezione alla pillola mantenendo il peso si può?»</em></a>.</p>
<h3>4. Sospendere in modo programmato</h3>
<p>La sospensione può essere presa in considerazione in casi selezionati, per esempio per effetti indesiderati, controindicazioni, gravidanza programmata, preferenze personali, difficoltà economiche o problemi di accesso.</p>
<p>Una volta deciso di interrompere il trattamento, la sospensione può essere effettuata secondo modalità diverse. Brufani e Morviducci hanno proposto una riduzione graduale della dose, o <em>tapering</em>, ma si tratta di un approccio basato sull’esperienza clinica e non ancora validato da studi controllati.</p>
<p>Non è stato dimostrato che scalare progressivamente la dose prevenga il recupero del peso o sia preferibile all’interruzione diretta. Al momento non esiste quindi un protocollo di sospensione riconosciuto come superiore agli altri.</p>
<p>Il punto clinicamente più importante non è presentare una particolare modalità di interruzione come la migliore, ma stabilire in anticipo come monitorare il peso, la fame, il food noise, il comportamento alimentare e gli eventuali cambiamenti metabolici, prevedendo anche quando rivalutare o modificare la strategia.</p>
<p>La sospensione non deve quindi essere improvvisata, ma programmata e accompagnata da un monitoraggio più attento.</p>
<h2>Non bisogna aspettare di aver recuperato tutto</h2>
<p>Il segnale più importante non è soltanto il peso finale, ma la direzione del cambiamento.</p>
<p>Durante una riduzione o una sospensione devono essere osservati:</p>
<ul>
<li>la tendenza progressiva all’aumento del peso;</li>
<li>la ricomparsa del food noise;</li>
<li>l’aumento della fame;</li>
<li>la riduzione della sazietà;</li>
<li>la perdita del controllo delle porzioni;</li>
<li>il ritorno di spuntini frequenti o dell’alimentazione impulsiva;</li>
<li>l’aumento della circonferenza vita;</li>
<li>il peggioramento di glicemia, pressione arteriosa o profilo lipidico.</li>
</ul>
<p>La ricomparsa del <a href="https://www.obesita.com/food-noise-glp-1-ricompensa-cerebrale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>food noise</strong></a> può precedere l’aumento visibile sulla bilancia. Non dimostra da sola che il peso sarà recuperato, ma segnala che il sistema appetitivo sta cambiando e merita una rivalutazione.</p>
<p>Non è necessario aspettare di aver ripreso tutto il peso per intervenire. Una revisione precoce della strategia consente di agire quando gran parte del beneficio è ancora conservata.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p><strong>In sintesi:</strong> il vero obiettivo della terapia dell’obesità non è tanto perdere peso, ma mantenerlo nel tempo. Raggiungere il peso desiderato non coincide automaticamente con la fine della terapia, perché spesso quel risultato si conserva proprio grazie alla continuità della cura. Continuità, però, non significa necessariamente assumere per sempre la stessa molecola e la stessa dose: in alcuni pazienti una dose inferiore può mantenere pienamente il risultato, mentre in altri può essere necessario proseguire o aumentare nuovamente il trattamento. La sospensione resta possibile in casi selezionati, ma deve essere programmata e monitorata. La vera domanda clinica non è quindi soltanto «come posso smettere il farmaco?», ma «qual è la strategia meno intensiva che mi consenta di conservare il peso e i benefici raggiunti?».</p>
<hr />
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Ho raggiunto il peso desiderato: posso smettere semaglutide o tirzepatide?</h3>
<p>È possibile, ma la sospensione non dovrebbe essere automatica. Gli studi mostrano un rischio medio elevato di recupero, anche se la risposta individuale è molto variabile. La decisione deve essere concordata con il medico.</p>
<h3>Posso ridurre la dose invece di sospendere?</h3>
<p>Sì. Una dose inferiore può essere pienamente adeguata se continua a mantenere il peso, il controllo della fame e i benefici clinici. Deve però essere rivalutata periodicamente e aumentata nuovamente se il risultato diventa insufficiente.</p>
<h3>La dose massima è sempre la migliore per il mantenimento?</h3>
<p>No. Gli studi mostrano una relazione media fra dose e risultato, ma la dose migliore per il singolo paziente è quella che mantiene l’obiettivo clinico con il miglior equilibrio fra efficacia, tollerabilità e costi.</p>
<h3>Ridurre gradualmente la dose evita il recupero?</h3>
<p>Non è ancora dimostrato. Il tapering è una strategia plausibile, ma nessuno studio controllato ha confermato che impedisca la ripresa del peso.</p>
<h3>Se ricompare il food noise significa che riprenderò peso?</h3>
<p>Non necessariamente, ma può essere uno dei primi segnali di riattivazione dell’appetito. Deve essere interpretato insieme all’andamento del peso, alla fame, alla sazietà e al comportamento alimentare.</p>
<h3>Posso riprendere il farmaco se il peso aumenta?</h3>
<p>Sì, quando clinicamente indicato. La reintroduzione deve essere guidata dal medico, rivalutando molecola, dose, tollerabilità e condizioni cliniche.</p>
<h3>Per quanto tempo deve continuare la terapia?</h3>
<p>Non esiste una durata uguale per tutti. Per molte persone può essere necessario un trattamento prolungato o potenzialmente indefinito, con controlli periodici e possibili modifiche della strategia.</p>
<h2>Glossario dei termini principali</h2>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;">
<p><strong>Food noise:</strong> rumore mentale persistente sul cibo, caratterizzato da pensieri ricorrenti che possono comparire anche in assenza di fame fisiologica.</p>
<p><strong>Dose efficace individuale:</strong> dose che consente alla singola persona di raggiungere e mantenere l’obiettivo clinico concordato. Può essere inferiore alla dose massima, ma deve essere rivalutata se la risposta diventa insufficiente.</p>
<p><strong>Plateau:</strong> fase nella quale il peso smette di scendere e si stabilizza intorno a un nuovo valore.</p>
<p><strong>Terapia dinamica:</strong> strategia nella quale molecola, dose o intensità del trattamento possono cambiare nel tempo in funzione della risposta clinica.</p>
<p><strong>Tapering:</strong> riduzione graduale della dose prima della sospensione completa.</p>
<p><strong>Trattamento treat-to-target:</strong> strategia che adatta progressivamente la dose all’obiettivo clinico, evitando sia l’aumento automatico sia il sottodosaggio privo di controllo.</p>
</div>
<h2>Bibliografia</h2>
<p><strong>American Diabetes Association Professional Practice Committee for Diabetes (2026)</strong><br />
8. Obesity and Weight Management for the Prevention and Treatment of Diabetes: Standards of Care in Diabetes—2026. <em>Diabetes Care</em>. 49(Suppl 1)–S182.<br />
<a href="https://doi.org/10.2337/dc26-S008">https://doi.org/10.2337/dc26-S008</a></p>
<p><strong>Aronne LJ, Sattar N, Horn DB, et al. (2024)</strong><br />
Continued treatment with tirzepatide for maintenance of weight reduction in adults with obesity: the SURMOUNT-4 randomized clinical trial. <em>JAMA</em>. 331(1):38–48.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jama.2023.24945">https://doi.org/10.1001/jama.2023.24945</a></p>
<p><strong>Aronne LJ, Horn DB, le Roux CW, et al. (2026)</strong><br />
Orforglipron for maintenance of body weight reduction: the double-blind, randomized phase 3b ATTAIN-MAINTAIN trial. <em>Nature Medicine</em>. 32(7):2679–2687.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41591-026-04386-7">https://doi.org/10.1038/s41591-026-04386-7</a></p>
<p><strong>Brufani C, Morviducci L (2025)</strong><br />
Semaglutide in a real-world outpatient setting: discontinuation patterns and weight maintenance. <em>Obesity and Endocrinology</em>. 1(2). [Expert opinion con osservazioni cliniche; non studio controllato.]<br />
<a href="https://doi.org/10.1093/obendo/wjaf011">https://doi.org/10.1093/obendo/wjaf011</a></p>
<p><strong>Horn DB, Aronne LJ, Wharton S, et al. (2026)</strong><br />
Tirzepatide for maintenance of bodyweight reduction in people with obesity in the USA (SURMOUNT-MAINTAIN): a multicentre, double-blind, randomised, placebo-controlled trial. <em>The Lancet</em>. 407(10545):2305–2318.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(26)00656-2">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(26)00656-2</a></p>
<p><strong>Horn DB, Linetzky B, Davies MJ, et al. (2026)</strong><br />
Cardiometabolic parameter change by weight regain on tirzepatide withdrawal in adults with obesity: a post hoc analysis of the SURMOUNT-4 trial. <em>JAMA Internal Medicine</em>. 186(2):157–167.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2025.6112">https://doi.org/10.1001/jamainternmed.2025.6112</a></p>
<p><strong>Ryan DH, Lingvay I, Deanfield J, et al. (2024)</strong><br />
Long-term weight loss effects of semaglutide in obesity without diabetes in the SELECT trial. <em>Nature Medicine</em>. 30(7):2049–2057.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41591-024-02996-7">https://doi.org/10.1038/s41591-024-02996-7</a></p>
<p><strong>Sumithran P, Prendergast LA, Delbridge E, et al. (2011)</strong><br />
Long-term persistence of hormonal adaptations to weight loss. <em>New England Journal of Medicine</em>. 365(17):1597–1604.<br />
<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa1105816">https://doi.org/10.1056/NEJMoa1105816</a></p>
<p><strong>Wilding JPH, Batterham RL, Davies M, et al. (2022)</strong><br />
Weight regain and cardiometabolic effects after withdrawal of semaglutide: the STEP 1 trial extension. <em>Diabetes, Obesity and Metabolism</em>. 24(8):1553–1564.<br />
<a href="https://doi.org/10.1111/dom.14725">https://doi.org/10.1111/dom.14725</a></p>
<p><strong>Winter E, Wolff Sagy Y, Reges O, Feldhamer I, Abu Ahmad W, Arbel R, Dicker D, Lavie G (2026)</strong><br />
Early treatment trajectory and long-term persistence to semaglutide for obesity: a population-based cohort study. <em>Diabetes, Obesity and Metabolism</em>. Pubblicazione online anticipata.<br />
<a href="https://doi.org/10.1111/dom.71488">https://doi.org/10.1111/dom.71488</a></p>
<p><strong>World Health Organization (2025)</strong><br />
WHO issues global guideline on the use of GLP-1 medicines in treating obesity. 1 dicembre 2025. [Comunicato istituzionale di presentazione delle linee guida.]<br />
<a href="https://www.who.int/news/item/01-12-2025-who-issues-global-guideline-on-the-use-of-glp-1-medicines-in-treating-obesity">World Health Organization — GLP-1 medicines in treating obesity</a></p>
<dl></dl>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/smettere-semaglutide-tirzepatide/">Ho raggiunto il peso: posso smettere semaglutide o tirzepatide?</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Semaglutide o tirzepatide non funzionano? Cosa controllare prima di cambiare farmaco</title>
		<link>https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 13:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[GLP-1]]></category>
		<category><![CDATA[mounjaro]]></category>
		<category><![CDATA[Non-responder]]></category>
		<category><![CDATA[personalizzazione della terapia]]></category>
		<category><![CDATA[plateau del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
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		<category><![CDATA[titolazione]]></category>
		<category><![CDATA[Wegovy]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.obesita.com/?p=1889</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una risposta lenta, una dose non ancora ottimizzata e un plateau non sono la stessa cosa. I controlli da fare prima di sostituire semaglutide o tirzepatide.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano/">Semaglutide o tirzepatide non funzionano? Cosa controllare prima di cambiare farmaco</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 0 0 28px 0; font-size: 1em; color: #222; line-height: 1.7;"><strong style="color: #2e5f8a;">Sintesi.</strong> Quando <strong>semaglutide o tirzepatide non funzionano</strong> come ci si attende, la prima domanda non è subito quale farmaco scegliere al loro posto, ma che cosa stia realmente accadendo. Una risposta lenta, una dose non ancora ottimizzata e un plateau dopo un buon calo sono situazioni differenti. Prima di cambiare terapia vanno verificati il tempo, la dose appropriata e tollerata, la continuità, la tecnica di somministrazione, eventuali farmaci concomitanti e la strategia alimentare. L’obiettivo non è necessariamente raggiungere la dose massima, ma individuare, per ciascun paziente, la dose che consenta di raggiungere e mantenere l’obiettivo clinico concordato, con il miglior equilibrio possibile tra efficacia, tollerabilità e costi..</div>
<figure id="attachment_1898" aria-describedby="caption-attachment-1898" style="width: 454px" class="wp-caption alignnone"><img decoding="async" class=" wp-image-1898" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano.png" alt="Medico e paziente valutano il plateau del peso, la terapia farmacologica e la strategia alimentare" width="454" height="256" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano.png 1672w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-300x169.png 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-1024x576.png 1024w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-768x432.png 768w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-1536x864.png 1536w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-720x405.png 720w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-580x326.png 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/08/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano-320x180.png 320w" sizes="(max-width: 454px) 100vw, 454px" /><figcaption id="caption-attachment-1898" class="wp-caption-text">Prima di cambiare farmaco è necessario rivalutare risposta clinica, dose, continuità terapeutica e strategia alimentare.</figcaption></figure>
<h2>Introduzione</h2>
<p>«Dottore, questo farmaco non mi fa più niente.» È una delle frasi che si sentono più spesso da chi usa un farmaco per l&#8217;obesità e non vede la bilancia scendere come sperava, oppure la vede fermarsi dopo i primi mesi.</p>
<p>Con l&#8217;espressione <strong>semaglutide o tirzepatide non funzionano</strong> si possono però descrivere fenomeni molto diversi. Semaglutide, commercializzata per l&#8217;obesità come Wegovy, è un agonista del recettore del GLP-1; tirzepatide, in Italia Mounjaro, agisce sia sul recettore del GIP sia su quello del GLP-1. Entrambi riducono l&#8217;appetito e l&#8217;introito energetico attraverso meccanismi spiegati più estesamente nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/come-funzionano-glp-1-ar-tirzepatide/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Come funzionano i GLP-1 AR e la tirzepatide»</em></a>.</p>
<p>Prima di concludere che il farmaco per dimagrire non funziona, bisogna quindi chiarire che cosa si intenda per «non funzionare» e, soprattutto, se il trattamento sia stato realmente messo nelle condizioni di esprimere il proprio effetto.</p>
<blockquote><p>Una risposta lenta, un plateau e una risposta realmente insufficiente non sono la stessa cosa.</p></blockquote>
<h2>“Non funziona” può significare tre cose diverse</h2>
<p>La prima situazione è una <strong>risposta iniziale modesta</strong>: il peso scende poco fin dall&#8217;inizio e resta lontano dall&#8217;obiettivo anche dopo un&#8217;esposizione adeguata alla dose terapeutica tollerata.</p>
<p>La seconda è una <strong>risposta lenta</strong>. Durante la titolazione il calo può essere limitato, ma aumentare nei mesi successivi. Valutare il risultato contando soltanto le settimane trascorse dalla prima iniezione può quindi essere fuorviante.</p>
<p>La terza è il <strong>plateau dopo un buon dimagrimento</strong>. Se una persona ha già perso, per esempio, il 12–15% del peso e poi si stabilizza, non è diventata un non-responder. Il farmaco può continuare a funzionare impedendo il recupero di una parte importante del peso perduto.</p>
<p>Queste tre situazioni richiedono decisioni differenti. Nel primo caso può essere necessario modificare la terapia; nel secondo può servire tempo; nel terzo l&#8217;obiettivo potrebbe essere il mantenimento, non un calo indefinito.</p>
<h2>Che cosa significa davvero essere non-responder</h2>
<p>Negli studi clinici si usa spesso una riduzione inferiore al 5% del peso iniziale per definire una risposta ponderale insufficiente. È una <strong>soglia convenzionale</strong>, associata in media ai primi benefici clinici, non una frontiera biologica oltre la quale il farmaco improvvisamente comincia a funzionare. L&#8217;obiettivo necessario può inoltre cambiare secondo le complicanze dell&#8217;obesità e le condizioni della singola persona.</p>
<p>Anche in condizioni controllate una minoranza non raggiunge il 5%. Nello studio SURMOUNT-1, a 72 settimane, il 90,9% dei partecipanti assegnati a tirzepatide 15 mg raggiungeva quella soglia; in STEP-1 vi arrivava l&#8217;86,4% dei trattati con semaglutide 2,4 mg (Jastreboff, 2022; Wilding, 2021). Le medie dei trial non sono però un tetto, né una previsione individuale: alcuni pazienti perdono molto meno e altri molto di più.</p>
<p>La variabilità non dipende soltanto dalla dose. Diabete di tipo 2, sesso, peso iniziale, tollerabilità, esposizione al farmaco e fattori ancora non completamente conosciuti contribuiscono alla risposta. La genetica sembra avere un ruolo, ma oggi non permette di scegliere il farmaco o prevederne con precisione l&#8217;efficacia, come discusso nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/genetica-risposta-semaglutide-tirzepatide/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Genetica nella risposta a semaglutide e tirzepatide»</em></a>.</p>
<h2>La regola delle 12 settimane arriva da farmaci più vecchi</h2>
<p>Le linee guida dell&#8217;Endocrine Society del 2015 proponevano di rivalutare o sostituire un farmaco anti-obesità quando, dopo tre mesi, non produceva almeno il 5% di calo ponderale (Apovian, 2015). Quella indicazione nasceva però in un&#8217;epoca dominata da farmaci con titolazioni più brevi e minore efficacia media.</p>
<p>Con tirzepatide occorrono 20 settimane per arrivare gradualmente a 15 mg. In una rianalisi di SURMOUNT-1, il 18% dei partecipanti trattati aveva perso meno del 5% alla settimana 12 ed era stato classificato come <strong>late responder</strong>. Fra questi, il 70% raggiungeva il 5% alla settimana 24 e il 90% entro la settimana 72; il tempo medio necessario era di circa 25 settimane (Ard, 2025).</p>
<p>Il dato va interpretato correttamente. L&#8217;analisi comprendeva soltanto partecipanti che avevano ricevuto almeno il 75% delle dosi e disponevano di tutte le misurazioni previste. I 28 non-responder finali corrispondevano all&#8217;1,8% di questa popolazione selezionata, ma ciò non dimostra che i non-responder «biologici» siano soltanto l&#8217;1,8%, né consente di trasferire automaticamente la stessa percentuale a semaglutide o alla pratica quotidiana.</p>
<p>La conclusione solida è più semplice: <strong>dodici settimane dalla prima iniezione possono essere troppo poche</strong>. La risposta precoce resta comunque informativa: alla settimana 72 un calo di almeno il 15% riguardava il 30% dei late responder, contro l&#8217;84% di chi aveva risposto precocemente. Aspettare può permettere di raggiungere un beneficio utile, ma non rende uguali tutte le traiettorie.</p>
<h2>La dose migliore non è necessariamente la più alta</h2>
<p>Negli studi randomizzati la dose conta. In SURMOUNT-1 il calo medio era del 15,0%, 19,5% e 20,9% rispettivamente con 5, 10 e 15 mg di tirzepatide, secondo la stima treatment-regimen più prudente (Jastreboff, 2022). Anche STEP UP ha mostrato che semaglutide 7,2 mg produce in media un calo maggiore rispetto a 2,4 mg: 18,7% contro 15,6% a 72 settimane (Wharton, 2025).</p>
<p>Questo dimostra una relazione media fra dose ed efficacia, ma non significa che ogni persona debba raggiungere automaticamente il dosaggio massimo. Se una dose inferiore continua a produrre un calo adeguato, con buona tollerabilità, può essere ragionevole mantenerla. Il principio è <strong>treat-to-target</strong>: titolare verso un obiettivo clinico, non verso un numero uguale per tutti.</p>
<p>Un ampio studio real-world danese ha valutato 2.694 persone inserite in un programma digitale multidisciplinare con semaglutide a dose personalizzata, indicazioni alimentari, attività fisica e terapia comportamentale intensiva. Alla settimana 64 il calo medio stimato era del 16,7%, con una dose media di appena 1,08 mg alla settimana; fra i partecipanti con una misurazione disponibile fra le settimane 52 e 64, il 98% aveva perso almeno il 5% e l&#8217;82% almeno il 10%. Un dato particolarmente interessante riguarda la partecipazione al programma: le persone con maggiore coinvolgimento perdevano in media il 17,0%, contro il 13,7% di quelle meno coinvolte, e l&#8217;associazione restava visibile sia alle dosi più basse sia a quelle più alte (Seier, 2025).</p>
<p>È un risultato importante perché mostra che, in un contesto ben organizzato, dosi inferiori possono accompagnarsi a risultati paragonabili — e numericamente anche superiori — alle medie dei trial. Non è però una prova definitiva: lo studio era retrospettivo, privo di gruppo di controllo e soltanto 465 partecipanti erano ancora attivi alla settimana 64, in parte per sospensione del programma e in parte per una durata di osservazione ancora insufficiente. Inoltre non permette di separare l&#8217;effetto della dose da quello della selezione dei pazienti, della motivazione e del supporto comportamentale.</p>
<p>Un segnale nella stessa direzione arriva da 15 centri endocrinologici greci. Fra 260 persone che avevano iniziato tirzepatide a dosi basse o intermedie, 208 completavano sei mesi di trattamento; il 94,2% perdeva almeno il 5% del peso, il 77,9% almeno il 10%, il 47,1% almeno il 15% e circa il 20% almeno il 20% (Angelopoulos, 2026). Anche questo è uno studio osservazionale, di durata limitata e senza un confronto randomizzato fra dosi, ma conferma che risultati clinicamente importanti non richiedono necessariamente il dosaggio massimo in ogni paziente.</p>
<p>Un altro studio condotto in un centro specialistico statunitense aiuta a leggere il mondo reale. Soltanto il 23% degli utilizzatori di semaglutide riceveva almeno una prescrizione da 2,4 mg e il 28% di quelli in tirzepatide arrivava a 15 mg; fra chi restava in terapia per almeno 12 mesi il calo mediano era comunque del 14,4% (Samuels, 2025). Nella stessa analisi non emergeva una differenza significativa fra dosi basse e alte, ma il disegno osservazionale non consente di stabilire se la dose inferiore fosse causa o conseguenza della risposta e della tollerabilità.</p>
<p>L&#8217;approvazione europea di semaglutide 7,2 mg amplia ulteriormente le possibilità terapeutiche, senza trasformare la dose più alta in un passaggio obbligatorio. I dati e i limiti di questa formulazione sono approfonditi nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-7-2-mg-quanto-peso-fa-perdere-davvero-analisi-dello-studio-step-up/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Semaglutide 7,2 mg: quanto peso si perde?»</em></a>.</p>
<blockquote><p>La dose migliore non è necessariamente la più alta: è quella che, insieme a una strategia alimentare efficace, continua a produrre il risultato clinico desiderato.</p></blockquote>
<h2>La strategia alimentare non è un accessorio del farmaco</h2>
<p>Semaglutide e tirzepatide riducono l&#8217;appetito e rendono più facile mangiare meno. Il farmaco, però, non decide automaticamente <em>che cosa</em>, <em>quando</em> e <em>come</em> mangiare. Qui entrano in gioco strategia e tattica alimentare.</p>
<p>La <strong>strategia</strong> consiste nell’utilizzare la riduzione della fame per costruire un’alimentazione sostenibile, nutrizionalmente adeguata e praticabile nella vita quotidiana. La <strong>tattica</strong> comprende gli aggiustamenti concreti: porzioni, distribuzione dei pasti, densità energetica, bevande caloriche, alcol, spuntini ripetitivi, situazioni che riattivano la ricerca di cibo e modifiche necessarie per controllare nausea, reflusso, stipsi o sazietà eccessiva.</p>
<p>Non significa imporre una dieta sempre più restrittiva, né ricorrere automaticamente a diete iperproteiche. Significa evitare che la minore fame venga sprecata in un&#8217;alimentazione poco saziante o disordinata, e usare quella finestra per rendere il risultato riproducibile nel tempo.</p>
<p>Lo studio STEP-3 associava semaglutide 2,4 mg a una dieta ipocalorica iniziale e a una terapia comportamentale intensiva, ottenendo un calo medio del 16,0%. In STEP-1, con un supporto allo stile di vita meno intenso, il calo era del 14,9% (Wadden, 2021; Wilding, 2021). È un confronto fra studi diversi e non permette di misurare il contributo indipendente della gestione alimentare. Gli stessi autori di STEP-3 concludevano che il beneficio aggiuntivo poteva essere limitato, ma chiedevano studi specifici.</p>
<p>Il punto non è quindi sostenere che la dieta aggiunga sempre un numero fisso di chili persi. Una gestione alimentare ben costruita può migliorare tollerabilità, continuità, qualità nutrizionale e controllo delle situazioni in cui si mangia senza fame. E, in alcuni pazienti, può contribuire a ottenere risultati importanti senza che sia necessario raggiungere il dosaggio massimo del farmaco.</p>
<p>Quanto più si sceglie di restare a una dose inferiore, tanto più la qualità della gestione alimentare e comportamentale può assumere un peso relativo nel risultato complessivo. I dati real-world sul modello treat-to-target sostengono questa possibilità, ma non dimostrano ancora che la strategia alimentare compensi matematicamente una determinata riduzione della dose.</p>
<p>La conseguenza economica è rilevante. Quando confezioni, dosaggi e prezzi lo consentono, una minore esposizione al farmaco può ridurre il costo diretto; una migliore tollerabilità può inoltre favorire la persistenza. È però più corretto parlare di un vantaggio <em>potenziale</em>, perché il risparmio reale dipende dalle formulazioni disponibili e dal loro prezzo.</p>
<h2>Continuità e tollerabilità: la differenza fra dose bassa e sottodosaggio</h2>
<p>Una dose inferiore scelta perché sta funzionando non è la stessa cosa di una titolazione interrotta casualmente. Nel primo caso esiste un obiettivo, una verifica periodica e la possibilità di aumentare se il calo si arresta troppo presto. Nel secondo, la persona può restare per mesi a una dose iniziale insufficiente senza che la risposta venga realmente valutata.</p>
<p>Nello studio di Samuels la sospensione raggiungeva il 14% a tre mesi, il 24% a sei, il 35% a nove e il 50% a dodici mesi. Le ragioni possibili comprendevano tollerabilità, disponibilità, costi e scelte personali. Un&#8217;assunzione intermittente o interrotta precocemente può far apparire inefficace un trattamento che non è stato realmente provato con continuità.</p>
<p>La terapia dell&#8217;obesità è una terapia cronica: non significa che la stessa dose debba essere mantenuta per sempre, ma che riduzione, sospensione o cambio devono far parte di una strategia. Il confronto non è fra «dose massima» e «dose bassa»; è fra una dose personalizzata e monitorata e un&#8217;esposizione insufficiente o discontinua priva di un progetto.</p>
<h2>La lista dei controlli prima di cambiare farmaco</h2>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.95em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;">
<p><strong>Prima di parlare di fallimento terapeutico è utile verificare:</strong></p>
<ol style="margin: 10px 0 0 22px; padding: 0;">
<li style="margin-bottom: 7px;">se si tratta di risposta iniziale modesta, risposta lenta oppure plateau dopo un buon calo;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">quanto tempo sia stato realmente trascorso a una dose terapeutica appropriata e tollerata;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">se la dose inferiore sia una scelta treat-to-target o una titolazione rimasta incompleta senza un obiettivo;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">la continuità dell&#8217;assunzione e gli ostacoli rappresentati da effetti avversi, costi o disponibilità;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">la tecnica di iniezione e la corretta conservazione della penna;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">eventuali farmaci concomitanti o condizioni cliniche che favoriscono l&#8217;aumento di peso;</li>
<li style="margin-bottom: 7px;">se la strategia alimentare sfrutti davvero la riduzione dell&#8217;appetito prodotta dal farmaco;</li>
<li>se l&#8217;obiettivo atteso sia realistico e proporzionato alle complicanze da trattare.</li>
</ol>
</div>
<h2>Plateau: quando il farmaco continua a funzionare senza far scendere il peso</h2>
<p>Il calo ponderale non può proseguire indefinitamente. Con la riduzione delle riserve energetiche, l&#8217;organismo attiva adattamenti che contrastano un&#8217;ulteriore perdita e favoriscono il recupero del peso (Sumithran, 2011). Nei trial le curve tendono quindi ad appiattirsi dopo molti mesi, con tempi differenti fra persone, dosi e farmaci.</p>
<p>Un plateau non dimostra che il farmaco abbia smesso di agire. Se il peso resta stabile dopo un calo importante, la terapia potrebbe star mantenendo un equilibrio che senza trattamento sarebbe più alto. Anche un piccolo recupero non equivale automaticamente a fallimento: deve essere letto rispetto al peso iniziale e all&#8217;andamento complessivo.</p>
<p>Il ruolo dei farmaci nel plateau e nel mantenimento è approfondito nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/mantenimento-peso-farmaci-obesita/" target="_blank" rel="noopener"><em>«Quanti chili si mantengono dopo una dieta?»</em></a>.</p>
<h2>Quando cambiare farmaco ha davvero senso</h2>
<p>Se, dopo aver distinto il tipo di mancata risposta e verificato tempo, dose, continuità, tollerabilità, tecnica e strategia alimentare, il risultato resta insufficiente, cambiare farmaco è del tutto legittimo. Non è necessario raggiungere a ogni costo la dose massima se esistono intolleranza, effetti avversi, controindicazioni sopravvenute o altre ragioni cliniche per interrompere prima.</p>
<p>Il confronto diretto SURMOUNT-5 ha mostrato, a 72 settimane, un calo medio del 20,2% con tirzepatide 10–15 mg e del 13,7% con semaglutide 1,7–2,4 mg (Aronne, 2025). Il vantaggio medio della tirzepatide è solido, ma non garantisce che ogni singola persona perda di più dopo il passaggio.</p>
<p><!-- BOX METODOLOGICO BLU --></p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Nota metodologica.</strong> SURMOUNT-5 confrontava direttamente le due molecole in un programma di titolazione strutturato, ma non studiava pazienti passati da semaglutide a tirzepatide per risposta insufficiente. Un calo di almeno il 25% riguardava il 31,6% dei trattati con tirzepatide e il 16,1% di quelli con semaglutide: una differenza importante, ma anche la conferma che la media non è una promessa individuale. Inoltre il confronto non comprendeva semaglutide 7,2 mg.</div>
<p>Il passaggio da una molecola all&#8217;altra è dunque un&#8217;estrapolazione clinicamente ragionevole, non una strategia quantificata da un trial specifico di switch. In alcuni casi possono inoltre essere considerate altre terapie farmacologiche, un approccio combinato o la chirurgia metabolica, secondo gravità dell&#8217;obesità, complicanze, preferenze e risultati ottenuti.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Prima di concludere che <strong>semaglutide o tirzepatide non funzionano</strong>, attribuire subito il risultato alla molecola è spesso prematuro. Bisogna distinguere una risposta lenta da una risposta realmente insufficiente e da un plateau dopo un calo clinicamente rilevante.</p>
<p>La dose conta, ma la dose massima non è necessariamente la scelta migliore per tutti. Un trattamento personalizzato punta alla <strong>dose efficace individuale</strong>, aumentandola quando il risultato è insufficiente e mantenendola quando continua a funzionare. Una strategia alimentare e comportamentale ben costruita può migliorare il risultato complessivo, la tollerabilità e la persistenza e, in alcuni pazienti, consentire risultati importanti anche a dosi inferiori.</p>
<p><strong>In sintesi:</strong> prima di cambiare farmaco vanno controllati il tipo di risposta, il tempo realmente trascorso alla dose terapeutica, la continuità, la tollerabilità, la tecnica, i farmaci concomitanti e la gestione alimentare. Se tutto è stato ottimizzato e l&#8217;obiettivo resta lontano, cambiare molecola non è una sconfitta: è personalizzare la cura.</p>
<hr />
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Dopo quante settimane posso dire che il farmaco non funziona?</h3>
<p>Non basta contare dodici settimane dalla prima iniezione. Il giudizio deve considerare la durata della titolazione, il tempo trascorso a una dose terapeutica tollerata e l&#8217;andamento complessivo. Con tirzepatide possono servire 20 settimane soltanto per arrivare a 15 mg.</p>
<h3>Una dose più bassa può essere sufficiente?</h3>
<p>Sì, se continua a produrre un risultato clinicamente adeguato. Questo non significa restare automaticamente alle dosi iniziali, ma applicare una titolazione treat-to-target, con controlli periodici e aumento della dose quando necessario.</p>
<h3>Una corretta strategia alimentare può ridurre la dose necessaria?</h3>
<p>In alcuni pazienti è plausibile e i dati real-world sono incoraggianti. Non esiste però ancora un trial randomizzato capace di quantificare quanto una specifica strategia alimentare compensi una dose inferiore. È più corretto dire che farmaco, alimentazione e supporto comportamentale concorrono al risultato complessivo.</p>
<h3>Se il peso si è fermato, il farmaco ha smesso di funzionare?</h3>
<p>Non necessariamente. Dopo un buon calo il peso tende a raggiungere un plateau. Se resta nettamente inferiore al valore iniziale, il farmaco può continuare a mantenere una parte importante del beneficio.</p>
<h3>Cambiare da semaglutide a tirzepatide farà sicuramente perdere di più?</h3>
<p>Non necessariamente. In media tirzepatide produce un calo maggiore rispetto a semaglutide 1,7–2,4 mg, ma la risposta individuale resta variabile e SURMOUNT-5 non era uno studio sul passaggio da un farmaco all&#8217;altro.</p>
<h3>La dose massima è sempre la scelta più conveniente?</h3>
<p>No. Se una dose inferiore è già efficace, aumentarla può aggiungere costi ed effetti avversi senza un vantaggio necessario. Se invece la risposta è insufficiente, restare a una dose bassa soltanto per risparmiare può rendere inefficace l&#8217;intero investimento terapeutico.</p>
<p><!-- GLOSSARIO (obbligatorio — h2 + box ambra, dopo le FAQ, prima della bibliografia) --></p>
<h2>Glossario dei termini principali</h2>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;">
<p><strong>Agonista del recettore GLP-1 (GLP-1 AR)</strong>: farmaco che riproduce alcune azioni del GLP-1, riducendo appetito e introito alimentare.</p>
<p><strong>Semaglutide</strong>: agonista del recettore GLP-1; per l&#8217;obesità è commercializzata come Wegovy.</p>
<p><strong>Tirzepatide</strong>: agonista dei recettori GIP e GLP-1; in Italia è commercializzata come Mounjaro.</p>
<p><strong>Non-responder</strong>: persona che, dopo un&#8217;esposizione adeguata al trattamento, non raggiunge l&#8217;obiettivo ponderale minimo concordato; negli studi viene spesso utilizzata la soglia del 5%.</p>
<p><strong>Late responder</strong>: persona che non raggiunge inizialmente il 5% di calo, ma vi arriva proseguendo il trattamento.</p>
<p><strong>Titolazione</strong>: aumento graduale della dose in base a schema terapeutico, efficacia e tollerabilità.</p>
<p><strong>dose efficace individuale</strong>: la dose di farmaco che consente alla singola persona di raggiungere e mantenere l&#8217;obiettivo clinico concordato con il medico, con una tollerabilità accettabile. Può essere inferiore alla dose massima. Va rivalutata nel tempo: aumentata se la risposta diventa insufficiente, ridotta se compaiono effetti indesiderati non tollerabili o un calo di peso superiore all&#8217;obiettivo.</p>
<p><strong>Treat-to-target</strong>: strategia che adatta progressivamente la dose a un obiettivo clinico, evitando sia l&#8217;escalation automatica sia il sottodosaggio privo di controllo.</p>
<p><strong>Plateau</strong>: fase in cui il peso si stabilizza dopo un periodo di calo, anche se la terapia continua a contribuire al mantenimento del risultato.</p>
</div>
<h2>Bibliografia</h2>
<dl>
<dt>Angelopoulos N, et al. (2026)</dt>
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<dt>Aronne LJ, et al. (2025)</dt>
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<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2416394" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa2416394</a></dd>
<dt>Jastreboff AM, et al. (2022)</dt>
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<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2206038" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa2206038</a></dd>
<dt>Samuels JM, et al. (2025)</dt>
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<a href="https://doi.org/10.1111/dom.70004" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1111/dom.70004</a></dd>
<dt>Seier S, et al. (2025)</dt>
<dd>Treat to target in weight management with semaglutide: Real-world evidence from an eHealth clinic. <em>Diabetes, Obesity and Metabolism.</em> 27(12):6979–6987.<br />
<a href="https://doi.org/10.1111/dom.70096" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1111/dom.70096</a></dd>
<dt>Sumithran P, et al. (2011)</dt>
<dd>Long-Term Persistence of Hormonal Adaptations to Weight Loss. <em>New England Journal of Medicine.</em> 365(17):1597–1604.<br />
<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa1105816" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa1105816</a></dd>
<dt>Wadden TA, et al. (2021)</dt>
<dd>Effect of Subcutaneous Semaglutide vs Placebo as an Adjunct to Intensive Behavioral Therapy on Body Weight in Adults With Overweight or Obesity: The STEP 3 Randomized Clinical Trial. <em>JAMA.</em> 325(14):1403–1413.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jama.2021.1831" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1001/jama.2021.1831</a></dd>
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<dd>Once-weekly semaglutide 7.2 mg in adults with obesity (STEP UP): A randomized, controlled, phase 3b trial. <em>The Lancet Diabetes &amp; Endocrinology.</em> 13(11):949–963.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/S2213-8587(25)00226-8" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/S2213-8587(25)00226-8</a></dd>
<dt>Wilding JPH, et al. (2021)</dt>
<dd>Once-Weekly Semaglutide in Adults with Overweight or Obesity. <em>New England Journal of Medicine.</em> 384(11):989–1002.<br />
<a href="https://doi.org/10.1056/NEJMoa2032183" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1056/NEJMoa2032183</a></dd>
</dl>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-non-funzionano/">Semaglutide o tirzepatide non funzionano? Cosa controllare prima di cambiare farmaco</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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		<title>Quanti chili si mantengono dopo una dieta? Nel 2026 la risposta è cambiata.</title>
		<link>https://www.obesita.com/mantenimento-peso-farmaci-obesita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Mar 2026 21:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Le basi]]></category>
		<category><![CDATA[farmaci per l’obesità]]></category>
		<category><![CDATA[GLP-1]]></category>
		<category><![CDATA[Mantenimento del peso]]></category>
		<category><![CDATA[plateau del peso]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Tirzepatide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In sintesi. Nel 2018 la risposta alla domanda &#8220;quanti chili si mantengono dopo una dieta?&#8221; era sconfortante: la maggior parte si recupera entro cinque anni. Nel 2026 la risposta comincia a cambiare — ma solo se si continua la terapia farmacologica. Lo studio SELECT, il più lungo mai condotto con semaglutide 2,4 mg, mostra una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><!-- ═══════════════════════════════════════════════════════════════════ ARTICOLO — incollare nel tab "Testo" di WordPress ═══════════════════════════════════════════════════════════════════ --></p>
<p><!-- SINTESI --></p>
<div style="background-color: #dbeafe; border-left: 4px solid #2563eb; padding: 16px 20px; border-radius: 6px; margin-bottom: 28px;"><strong>In sintesi.</strong> Nel 2018 la risposta alla domanda &#8220;quanti chili si mantengono dopo una dieta?&#8221; era sconfortante: la maggior parte si recupera entro cinque anni. Nel 2026 la risposta comincia a cambiare — ma solo se si continua la terapia farmacologica. Lo studio SELECT, il più lungo mai condotto con semaglutide 2,4 mg, mostra una curva del mantenimento del peso che, dopo il calo iniziale, rimane sostanzialmente piatta per oltre quattro anni. Non era l&#8217;obiettivo dello studio, ma è un dato rivoluzionario.</div>
<h2>Il problema che non cambiava mai</h2>
<p>Nel 2018 ho scritto su questo sito un articolo intitolato &#8220;Quanti chili si mantengono dopo una dieta?&#8221;. Il succo era amaro: pochissimi. La letteratura scientifica, allora come oggi per chi non utilizza farmaci per l&#8217;obesità, mostra che dopo uno, due, cinque anni la maggior parte del peso perso viene recuperata. Non per mancanza di volontà — per biologia. Il corpo tende a riportare il peso al punto di partenza attraverso meccanismi ormonali e metabolici che non dipendono dalla disciplina del paziente.</p>
<p>Questo è ancora vero. Ma sta diventando — forse per la prima volta nella storia della medicina dell&#8217;obesità — solo parzialmente vero.</p>
<h2>Una curva che non avevamo mai visto</h2>
<p>Lo studio SELECT (Semaglutide Effects on Cardiovascular Outcomes in People with Overweight or Obesity) è stato progettato per rispondere a una domanda cardiovascolare: semaglutide 2,4 mg riduce il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare nelle persone in sovrappeso o obese già cardiopatiche? La risposta è sì — <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-riduce-la-mortalita-nei-pazienti-cardiopatici-non-diabetici/" target="_blank" rel="noopener">e quei dati li ho già discussi su obesita.com</a>.</p>
<p>Ma nell&#8217;appendice del lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine, quasi in silenzio, compare qualcosa di altrettanto importante: la curva del peso corporeo nei 17.604 pazienti dello studio, seguiti per oltre quattro anni (221 settimane).</p>
<blockquote style="border-left: 4px solid #9ca3af; padding: 12px 20px; margin: 24px 0; color: #374151; font-style: italic; background: #f9fafb; border-radius: 0 6px 6px 0;"><p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: 14pt;">La curva scende nelle prime settimane, raggiunge il plateau attorno alla settimana 52 — circa un anno — e poi rimane sostanzialmente piatta fino alla fine dello studio, a oltre quattro anni dall&#8217;inizio. Il calo medio si attesta intorno al −9,4% del peso corporeo nei pazienti trattati con semaglutide.</span></p></blockquote>
<p>Quattro anni di curva piatta. Non è un termine tecnico: significa semplicemente che il peso perso non torna. E questo non era mai stato documentato così a lungo con un farmaco per l&#8217;obesità.</p>
<figure id="attachment_1435" aria-describedby="caption-attachment-1435" style="width: 537px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class=" wp-image-1435" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-300x232.jpg" alt="Curva del mantenimento del peso a 4 anni con semaglutide nello studio SELECT" width="537" height="415" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-300x232.jpg 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-1024x792.jpg 1024w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-768x594.jpg 768w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-720x557.jpg 720w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-580x449.jpg 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select-320x248.jpg 320w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/03/semaglutide-mantenimento-peso-4-anni-select.jpg 1440w" sizes="(max-width: 537px) 100vw, 537px" /><figcaption id="caption-attachment-1435" class="wp-caption-text">Studio SELECT: dopo il calo iniziale, il peso rimane stabile per oltre 4 anni nei pazienti in terapia continuativa con semaglutide.</figcaption></figure>
<p><!-- IMMAGINE --></p>
<figure style="margin: 28px 0; text-align: center;"><figcaption style="font-size: 0.85em; color: #6b7280; margin-top: 8px;">Variazione percentuale del peso corporeo dal basale. Dati estratti dall&#8217;appendice Figura A di Lincoff AM et al. <em>N Engl J Med.</em> 2023;389:2221–2232. Curva originale non riprodotta.</figcaption></figure>
<h2>Cosa cambia davvero nel mantenimento del peso con i farmaci per l’obesità</h2>
<p><strong>Perdere peso è possibile, ma mantenerlo è difficile. Oggi iniziamo a farlo.</strong></p>
<p>Va detto con chiarezza: nel SELECT i pazienti hanno continuato la terapia per tutto il periodo. La curva piatta non descrive <a href="https://www.obesita.com/smettere-semaglutide-tirzepatide/" target="_blank" rel="noopener">cosa succede a chi smette</a> — su questo esistono dati altrettanto chiari, che mostrano la ripresa del peso nei mesi successivi all&#8217;interruzione. Il punto non è che semaglutide &#8220;guarisce&#8221; l&#8217;obesità. È che, finché la terapia continua, sembrerebbe possibile stabilizzare il risultato raggiunto.</p>
<p>Nella storia dei trattamenti dell&#8217;obesità, questo non era mai accaduto in modo così documentato e per così tanto tempo. Le diete producono un calo seguito da recupero. La chirurgia bariatrica tiene meglio, ma anche dopo l&#8217;intervento il peso tende a risalire negli anni. Con i farmaci disponibili prima dei GLP-1 RA (agonisti del recettore del GLP-1), i dati a lungo termine erano molto meno convincenti.</p>
<p>Il SELECT non era uno studio sul mantenimento del peso — era uno studio cardiovascolare, e la curva ponderale si trova nell&#8217;appendice, non nelle conclusioni principali. Ma proprio questa &#8220;innocenza&#8221; del dato lo rende affidabile: non è stato costruito per dimostrare il plateau, lo ha trovato.</p>
<h2>Un effetto della classe, non di un singolo farmaco</h2>
<p>Una domanda ragionevole, a questo punto, è se il plateau osservato nel SELECT sia una caratteristica esclusiva di semaglutide o una proprietà condivisa dagli agonisti del recettore del GLP-1 in quanto classe. I dati disponibili suggeriscono la seconda ipotesi.</p>
<p>Già prima del SELECT, uno studio pubblicato su <em>The Lancet</em> nel 2017 aveva mostrato qualcosa di simile con liraglutide — il capostipite della famiglia, oggi meno usato ma scientificamente importante come termine di confronto. In quello studio — l&#8217;estensione triennale del programma SCALE, condotta su oltre 2.000 pazienti con sovrappeso o obesità e prediabete — il calo ponderale ottenuto con liraglutide 3,0 mg si attestava intorno al −6,1% alla settimana 160 (circa tre anni), con una curva che aveva raggiunto il plateau molto prima e lo manteneva fino alla fine dell&#8217;osservazione. Un farmaco diverso, una popolazione diversa, una durata diversa: ma la stessa forma di curva.</p>
<p>Per tirzepatide — l&#8217;unico doppio agonista GIP/GLP-1 attualmente in commercio — i dati a lungo termine in continuo non sono ancora disponibili in forma equivalente al SELECT. Le analisi post-hoc dei trial SURMOUNT (Horn et al., <em>Clinical Obesity</em>, 2025) mostrano che oltre l&#8217;87% dei pazienti trattati con tirzepatide raggiunge un plateau ponderale entro la settimana 72; ed è già documentato che la sospensione del farmaco porta a ripresa del peso, come per gli altri GLP-1 RA. <a href="https://www.obesita.com/ridurre-dose-mounjaro-mantenimento-peso/" target="_blank" rel="noopener">Il trial SURMOUNT-MAINTAIN</a>, pubblicato a maggio 2026 sul Lancet, ha confermato l&#8217;ipotesi: continuando la terapia con tirzepatide alla dose massima si mantiene il 96,5% del calo ottenuto, mentre scalando a 5 mg si mantiene il 68%. Non è irragionevole attendersi una curva analoga: ma i dati a quattro anni non ci sono ancora, e sarebbe scorretto anticiparli.</p>
<p>Il quadro complessivo, dunque, è coerente: il plateau ponderale durante terapia continuativa sembra essere una caratteristica della classe degli agonisti GLP-1, indipendente dal singolo farmaco. Il SELECT lo ha dimostrato con la maggiore solidità statistica — 17.604 pazienti, oltre quattro anni — ma il segnale era già presente nella letteratura precedente.</p>
<h2>Cosa cambia nella pratica</h2>
<p>Per chi convive con l&#8217;obesità, il messaggio pratico è questo: la terapia farmacologica non è un ciclo da fare una volta. È un trattamento cronico, come quello dell&#8217;ipertensione o del colesterolo. Se si continua, il peso tende a stabilizzarsi. Se si smette, torna. Non è colpa di nessuno — è fisiologia.</p>
<p>Per i medici, il SELECT aggiunge un argomento importante alla discussione sulla continuità della terapia: interrompere il farmaco dopo il calo di peso non è una strategia neutrale, è una scelta che ha conseguenze documentate. E la continuità, d&#8217;altra parte, produce qualcosa che prima sembrava impossibile.</p>
<p>Vale però la pena di distinguere tra due concetti che spesso si confondono: <em>terapia cronica</em> e <em>terapia continuativa</em>. Cronico significa che dura nel tempo come strategia di gestione della malattia — esattamente come la terapia antipertensiva. Ma non implica necessariamente che il farmaco debba essere assunto senza interruzioni per tutta la vita. In linea di principio, si potrebbe ipotizzare una terapia ciclica: periodi di trattamento alternati a periodi di pausa, con ripresa al superamento di una soglia di peso prestabilita.</p>
<p>È un&#8217;ipotesi biologicamente ragionevole — sappiamo che, se la terapia viene ripresa dopo una sospensione, il calo ponderale riprende. Il problema è che studi clinici progettati specificamente per valutare questo tipo di schema non esistono ancora. I dati disponibili ci dicono cosa succede quando si smette (il peso risale), non cosa succede con cicli strutturati e controllati. Fino a quando quella letteratura non ci sarà, la terapia ciclica resta un&#8217;ipotesi di lavoro interessante — da discutere con il proprio medico, non da improvvisare autonomamente.</p>
<h2>In sintesi</h2>
<p>La risposta alla domanda del 2018 — quanti chili si mantengono dopo una dieta? — non è cambiata per chi non fa terapia farmacologica. Ma per chi continua la terapia con semaglutide, i dati dello studio SELECT mostrano per la prima volta una curva del peso stabile a oltre quattro anni. Non è una guarigione, è una gestione. Ma è già una rivoluzione.</p>
<hr style="border: none; border-top: 1px solid #e5e7eb; margin: 32px 0;" />
<h2>Domande frequenti</h2>
<p><strong>Si può fare la terapia &#8220;a cicli&#8221; invece che in modo continuativo?</strong><br />
È un&#8217;ipotesi razionale — se il farmaco viene ripreso dopo una pausa, il calo riprende — ma non esistono ancora studi clinici progettati per valutare schemi ciclici strutturati. Per ora la terapia cronica continuativa è l&#8217;unica strategia supportata dai dati. La terapia ciclica è una questione aperta, da discutere con il proprio medico in base alla situazione individuale.</p>
<p><strong>Il plateau del peso è garantito con semaglutide?</strong><br />
No. I dati del SELECT mostrano una tendenza media in una popolazione molto numerosa. Le risposte individuali variano: alcuni pazienti perdono molto di più, altri meno. Il dato di gruppo è tuttavia solido perché si basa su oltre 17.000 pazienti seguiti per anni.</p>
<p><strong>Cosa succede se si smette il farmaco?</strong><br />
I dati disponibili sono abbastanza univoci: dopo l&#8217;interruzione il peso tende a risalire, in media circa la metà del calo ottenuto nell&#8217;arco di uno o due anni. Questo è il motivo per cui la terapia è considerata cronica.</p>
<p><strong>Il SELECT era uno studio sul peso?</strong><br />
No. Era uno studio sugli effetti cardiovascolari di semaglutide 2,4 mg in persone già cardiopatiche. La curva del peso si trova nell&#8217;appendice, come dato secondario. Proprio per questo il dato è particolarmente interessante: il plateau non era quello che si cercava.</p>
<p><strong>Questi risultati valgono anche per altri farmaci come tirzepatide?</strong><br />
La logica biologica è la stessa, e i dati disponibili vanno nella stessa direzione: con tirzepatide l&#8217;87% dei pazienti raggiunge un plateau entro 72 settimane di terapia, e il peso ritorna quando si sospende. Ma non esiste ancora una curva a quattro anni in continuo equivalente al SELECT. Anche per liraglutide, il predecessore della classe, i dati a tre anni mostrano una curva analoga. Il trial SURMOUNT-MAINTAIN, pubblicato sul Lancet a maggio 2026, ha portato i dati attesi: la curva a oltre due anni mostra un mantenimento sostanziale del calo per chi continua la terapia, con risultati graduati a seconda della dose mantenuta. <a href="https://www.obesita.com/ridurre-dose-mounjaro-mantenimento-peso/" target="_blank" rel="noopener">Il dettaglio nel pezzo dedicato</a>.</p>
<p><strong>Chi può fare questa terapia?</strong><br />
In Italia semaglutide 2,4 mg (Wegovy) è approvata per adulti con IMC ≥30, o ≥27 con almeno una comorbilità correlata al peso. La prescrizione richiede una valutazione medica.</p>
<hr style="border: none; border-top: 1px solid #e5e7eb; margin: 32px 0;" />
<p><!-- GLOSSARIO --></p>
<div style="background-color: #fef3c7; border-left: 4px solid #d97706; padding: 16px 20px; border-radius: 6px; margin-bottom: 28px;">
<p><strong>Glossario</strong></p>
<p style="margin-top: 12px;"><strong>GIP (glucose-dependent insulinotropic polypeptide)</strong> — ormone intestinale che, insieme al GLP-1, regola la secrezione insulinica e il metabolismo energetico. Tirzepatide è un doppio agonista GIP/GLP-1: agisce su entrambi i recettori contemporaneamente, producendo effetti metabolici sinergici e cali ponderali più marcati rispetto ai soli agonisti GLP-1.</p>
<p><strong>GLP-1 RA (agonisti del recettore del GLP-1)</strong> — farmaci che imitano l&#8217;azione di un ormone intestinale (il GLP-1) che regola la fame e la glicemia. Semaglutide e tirzepatide appartengono a questa classe.</p>
<p><strong>IMC (indice di massa corporea)</strong> — misura ottenuta dividendo il peso in kg per il quadrato dell&#8217;altezza in metri. Un valore ≥30 kg/m² definisce l&#8217;obesità.</p>
<p><strong>Plateau</strong> — fase di stabilizzazione del peso durante una terapia, in cui il calo si arresta e il valore si mantiene costante nel tempo.</p>
<p><strong>RCT (randomized controlled trial)</strong> — studio clinico randomizzato controllato, nel quale i partecipanti sono assegnati a caso al gruppo trattato o al gruppo di controllo (placebo). È il disegno di studio considerato più affidabile per valutare l&#8217;efficacia di un trattamento.</p>
<p><strong>Studio SELECT</strong> — Semaglutide Effects on Cardiovascular Outcomes in People with Overweight or Obesity. RCT su 17.604 pazienti con sovrappeso o obesità e pregresso evento cardiovascolare, follow-up mediano &gt;3 anni, pubblicato nel 2023 sul New England Journal of Medicine.</p>
<p style="margin-bottom: 0;"><strong>Weight regain</strong> — recupero del peso perso dopo la fine di un trattamento dietetico, chirurgico o farmacologico. È un fenomeno fisiologico mediato da meccanismi ormonali e metabolici.</p>
</div>
<p><!-- BIBLIOGRAFIA --></p>
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</dl>
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