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	<title>Dipendenze Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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	<description>Dimagrire è facile, mantenere il peso è impossibile</description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Aug 2026 04:19:56 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Dipendenze Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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		<title>GLP-1 e dipendenze: semaglutide e tirzepatide funzionano davvero?</title>
		<link>https://www.obesita.com/glp-1-dipendenze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Aug 2026 14:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[craving]]></category>
		<category><![CDATA[Dipendenze]]></category>
		<category><![CDATA[Disturbo da uso di alcol]]></category>
		<category><![CDATA[GLP-1]]></category>
		<category><![CDATA[Semaglutide]]></category>
		<category><![CDATA[Tirzepatide]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Semaglutide e i farmaci che agiscono sul sistema GLP-1 potrebbero ridurre il consumo di alcol e alcuni comportamenti legati alle dipendenze. Le prove sono più convincenti per l’alcol, ma restano preliminari per nicotina, oppioidi, cannabis, tirzepatide e dipendenze comportamentali. Nessuno di questi farmaci è attualmente approvato per curare le dipendenze.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/glp-1-dipendenze/">GLP-1 e dipendenze: semaglutide e tirzepatide funzionano davvero?</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 0 0 28px 0; font-size: 1em; color: #222; line-height: 1.7;"><strong style="color: #2e5f8a;">Sintesi.</strong> Il rapporto tra <strong>GLP-1 e dipendenze</strong> è passato dagli aneddoti alle prime prove controllate: nel 2026 un trial randomizzato pubblicato sul <em>Lancet</em> ha mostrato che la semaglutide riduce le giornate di bere intenso nel disturbo da uso di alcol associato a obesità. Il segnale, però, non è uniforme — è più consistente, ma ancora da confermare, per l&#8217;alcol; non conclusivo per la nicotina; soltanto osservazionale per oppioidi e cannabis; ancora ipotetico per le dipendenze comportamentali. Nessun farmaco incretinico è oggi approvato per le dipendenze: l&#8217;uso in questo ambito resta off-label e di competenza del medico.</div>
<h2>Introduzione</h2>
<p>Molti pazienti in terapia con <a href="https://www.obesita.com/i-farmaci-per-dimagrire-in-italia-e-allestero/" target="_blank" rel="noopener">semaglutide e tirzepatide</a> raccontano un effetto che non si aspettavano. Non si è ridotto solo il pensiero del cibo. Si è ridotta anche la voglia della sigaretta, del bicchiere della sera e, a volte, la spinta a comprare o a giocare. Questi racconti hanno spostato l&#8217;attenzione su una domanda nuova: il legame tra <strong>GLP-1 e dipendenze</strong> è reale, e questi farmaci possono diventare una cura per le dipendenze vere e proprie?</p>
<p>La domanda è seria perché tocca un bisogno clinico enorme. Il disturbo da uso di alcol dispone di pochi farmaci approvati, con un&#8217;efficacia complessivamente limitata e un impiego ancora insufficiente nella pratica. Se gli agonisti del GLP-1 agissero davvero su meccanismi condivisi da più dipendenze, il loro impatto andrebbe ben oltre l&#8217;obesità.</p>
<p>Il rapporto tra craving, sistema della ricompensa e pensieri ricorrenti sul cibo è approfondito nell’articolo <a href="https://www.obesita.com/food-noise-glp-1-ricompensa-cerebrale/" target="_blank" rel="noopener">Food noise e GLP-1: una sola macchina cerebrale, oggetti diversi</a>.</p>
<p>Ma cosa dicono realmente gli studi scientifici disponibili?</p>
<blockquote><p>Un farmaco nato per il peso che riduce anche il bere: se il segnale regge, il bersaglio non è il grasso, è il circuito della ricompensa.</p></blockquote>
<h2>GLP-1 e dipendenze: perché un farmaco per il peso agisce sulla ricompensa</h2>
<p>Il razionale nasce dalla neurobiologia. I recettori del <em>GLP-1 (glucagon-like peptide-1, un ormone intestinale che regola glicemia e sazietà)</em> non si trovano solo nel pancreas e nell&#8217;intestino. Il sistema GLP-1 coinvolge anche aree cerebrali del <strong>sistema della ricompensa</strong> — area ventrotegmentale, nucleo accumbens, amigdala — che contribuiscono al desiderio e alla salienza degli stimoli gratificanti, cibo compreso. Il meccanismo centrale dei farmaci è approfondito nell&#8217;articolo su <a href="https://www.obesita.com/come-funzionano-glp-1-ar-tirzepatide/" target="_blank" rel="noopener">come funzionano i GLP-1 AR e la tirzepatide</a>.</p>
<p>La psichiatria contemporanea legge le dipendenze come disfunzioni di reti cerebrali della ricompensa, della motivazione e del controllo, più che come proprietà chimiche della singola sostanza. Sostanze e comportamenti diversi coinvolgono circuiti in parte sovrapposti, pur senza essere fenomeni identici. Su questa cornice si innesta l&#8217;ipotesi che rende plausibile il legame tra <strong>GLP-1 AR e dipendenze</strong>: modulare la ricompensa potrebbe attenuare desideri rivolti a oggetti diversi. Chi volesse approfondire la versione cognitiva del fenomeno, il rumore mentale sul cibo, può leggere l&#8217;articolo dedicato al <a href="https://www.obesita.com/food-noise-glp-1-ricompensa-cerebrale/" target="_blank" rel="noopener">Food noise e GLP-1: una sola macchina cerebrale, oggetti diversi</a>.</p>
<p>Sul versante sperimentale, il modello animale offre un supporto meccanicistico. In uno studio preclinico la semaglutide ha ridotto in modo dose-dipendente il bere di tipo <em>binge</em> nei roditori, modulando la neurotrasmissione GABA nell&#8217;amigdala centrale — un substrato coinvolto nella ricaduta alcolica (Chuong et al., 2023). Dal ratto all&#8217;uomo, però, il salto è grande, e serviva la prova clinica.</p>
<h2>GLP-1 e dipendenze: l&#8217;alcol è il caso più solido</h2>
<p>L&#8217;evidenza migliore riguarda l&#8217;alcol, e nel 2026 ha cambiato passo.</p>
<h3>L&#8217;RCT del 2026 sul Lancet</h3>
<p>Un trial randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo ha arruolato 108 adulti con disturbo da uso di alcol da moderato a severo e obesità concomitante (Klausen et al., 2026). Tutti hanno ricevuto terapia cognitivo-comportamentale; metà anche semaglutide, titolata fino a 2,4 mg a settimana, per 26 settimane. Al basale i partecipanti riferivano in media 17,2 giornate di bere intenso negli ultimi 30 giorni, e l&#8217;85% aveva un disturbo severo.</p>
<p>Le <em>giornate di bere intenso (heavy drinking days)</em> si sono ridotte di 41,1 punti percentuali con semaglutide contro 26,4 con placebo, con una differenza tra i gruppi di 13,7 punti percentuali (p=0,0015). Per ottenere in un paziente una riduzione di almeno due livelli nella scala di rischio alcol-correlato dell&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanità, il numero necessario da trattare (NNT) è risultato 4,3. È un dato clinicamente interessante, ma non va confrontato direttamente con gli NNT dei farmaci approvati per l&#8217;alcol, calcolati in studi con esiti, popolazioni e durate differenti. È il primo studio randomizzato sulla semaglutide in pazienti che cercano un trattamento per l&#8217;alcol, e rappresenta la prova più convincente finora disponibile sul rapporto tra <strong>GLP-1 e dipendenze</strong>.</p>
<h3>I dati che lo precedono</h3>
<p>Il trial del Lancet non arriva isolato. Un RCT di fase 2 aveva già mostrato, in 48 adulti con disturbo da uso di alcol non in cerca di trattamento, che la semaglutide a basso dosaggio riduce il consumo di alcol misurato in laboratorio e il <em>craving (il desiderio intenso e compulsivo)</em> soggettivo (Hendershot et al., 2025). Sul piano osservazionale, un&#8217;analisi su grandi database di popolazione reale ha associato la prescrizione di semaglutide a una minore incidenza e recidiva del disturbo da uso di alcol (Wang et al., 2024a).</p>
<h3>I limiti da tenere presenti</h3>
<p>Il quadro è incoraggiante, ma non va sopravvalutato. Il trial del 2026 ha arruolato solo pazienti con obesità, in un singolo centro, con numerosità contenuta e senza un follow-up successivo alle 26 settimane. Gli stessi autori scrivono che serve conferma con studi più ampi e in pazienti senza obesità, per capire quanto il risultato sia generalizzabile e duraturo. Gli studi osservazionali, per costruzione, mostrano associazioni e non rapporti di causa. Altri trial clinici sono in corso.</p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Nota metodologica.</strong> Uno studio osservazionale confronta chi ha assunto un farmaco con chi non l&#8217;ha assunto, usando le cartelle elettroniche. Può segnalare un&#8217;associazione, ma non dimostra che il farmaco sia la causa: chi riceve semaglutide differisce dagli altri per molte caratteristiche non misurate. Solo il trial randomizzato, che assegna il farmaco per sorteggio, permette di attribuirene l&#8217;effetto al farmaco.</div>
<h2>Nicotina, oppioidi e cannabis: il quadro è disomogeneo</h2>
<p>Fuori dall&#8217;alcol, il segnale si indebolisce e cambia natura da sostanza a sostanza. Presentare gli agonisti del GLP-1 come una cura generica delle dipendenze sarebbe scorretto.</p>
<h3>Il grande studio osservazionale del 2026</h3>
<p>Il quadro più ampio viene da uno studio di coorte pubblicato sul <em>BMJ</em> nel 2026, costruito sulle cartelle cliniche di 606.434 veterani statunitensi con diabete di tipo 2 (Cai et al., 2026). Rispetto a chi iniziava un inibitore di SGLT2, chi iniziava un GLP-1 AR mostrava un rischio inferiore di ricevere una nuova diagnosi di disturbo da uso di alcol, cannabis, cocaina, nicotina o oppioidi. Per l&#8217;insieme dei disturbi da uso di sostanze la riduzione relativa era del 14% (HR 0,86), equivalente a circa 7 diagnosi in meno ogni 1.000 persone nell&#8217;arco di tre anni. Nei pazienti che avevano già una dipendenza erano meno frequenti anche accessi in pronto soccorso, ricoveri o decessi correlati alle sostanze.</p>
<p>È uno studio numericamente molto forte e condotto con un confronto attivo, ma resta osservazionale: non dimostra che il farmaco abbia prevenuto o curato la dipendenza. Inoltre, la popolazione era composta prevalentemente da uomini anziani con diabete, e i risultati riguardano la classe dei GLP-1 AR nel suo insieme, non specificamente semaglutide o tirzepatide.</p>
<h3>Nicotina: gli endpoint primari sono negativi</h3>
<p>Il dato sul fumo invita alla prudenza. In un RCT di fase 2a su 24 fumatori quotidiani, la semaglutide a basso dosaggio ha ridotto il desiderio di sigaretta e il peso, ma <strong>non ha ridotto significativamente il numero di sigarette fumate ogni giorno</strong>; anche le analisi principali dei due esiti di laboratorio pre-specificati sono risultate negative (Hendershot et al., 2026). Un&#8217;analisi supplementare ha suggerito una riduzione del fumo durante la prova di laboratorio, ma non era l&#8217;analisi primaria. Lo studio era molto piccolo e sottodimensionato rispetto al piano iniziale: non dimostra efficacia sul fumo, ma non consente neppure di chiudere definitivamente la questione.</p>
<h3>Oppioidi e cannabis: solo dati osservazionali</h3>
<p>Per gli oppioidi, uno studio di coorte su cartelle elettroniche ha associato la semaglutide a un minor rischio di <em>overdose</em> nei pazienti con diabete di tipo 2 e disturbo da uso di oppioidi (Wang et al., 2024c). Per la cannabis, un&#8217;analisi analoga ha rilevato una minore incidenza e recidiva del relativo disturbo (Wang et al., 2024b). Sono segnali coerenti, tutti provenienti dallo stesso gruppo e con lo stesso limite: sono osservazionali, e gli autori stessi chiedono trial randomizzati per confermarli.</p>
<h2>Tirzepatide: il co-agonista con meno dati diretti</h2>
<p>Il titolo di questo articolo affianca semaglutide e tirzepatide, ma le due molecole non hanno lo stesso peso di prove su questo terreno. Gli RCT sull&#8217;alcol hanno studiato la semaglutide. Per la tirzepatide — in Italia commercializzata come <em>Mounjaro</em> — il segnale sulle dipendenze è per ora indiretto: uno studio esplorativo, basato sull&#8217;analisi di contenuti pubblicati sui social media e su un questionario online compilato da 153 persone con obesità, ha rilevato un minore consumo di alcol auto-riferito sia con semaglutide sia con tirzepatide (Quddos et al., 2023).</p>
<p>Sul piano preclinico, uno studio pubblicato nel 2026 ha mostrato che la tirzepatide riduce nei roditori il consumo volontario e di tipo <em>binge</em>, previene il bere simile alla ricaduta e attenua la risposta dopaminergica all&#8217;alcol (Edvardsson et al., 2026). Il dato rafforza il razionale biologico, ma non dimostra efficacia nell&#8217;uomo. Manca infatti, a oggi, un trial randomizzato pubblicato e dedicato alla tirzepatide nel disturbo da uso di alcol o in altre dipendenze. Attribuirle la stessa efficacia clinica dimostrata per la semaglutide sarebbe un&#8217;estrapolazione, non un dato.</p>
<h2>Comportamenti compulsivi senza sostanza: per ora un&#8217;ipotesi</h2>
<p>Il gioco d&#8217;azzardo, lo shopping compulsivo e i comportamenti sessuali compulsivi coinvolgono alcuni dei circuiti della ricompensa e del controllo implicati anche nelle dipendenze da sostanza. Su questa base è nata l&#8217;idea che gli agonisti del GLP-1 possano attenuarli. Un&#8217;analisi esplorativa dei contenuti pubblicati sui social media ha raccolto segnalazioni di riduzione dello shopping compulsivo e di altri comportamenti legati alla ricompensa durante il trattamento (Arillotta et al., 2024). Questi dati sono utili per generare ipotesi, ma sono esposti a selezione, ricordo impreciso e assenza di un gruppo di controllo: non consentono di stabilire frequenza, entità o causalità dell&#8217;effetto.</p>
<p>La distinzione conta per il lettore. Che una molecola riduca il bere in un trial randomizzato è un fatto; che possa ridurre la spinta a giocare è, al momento, un&#8217;ipotesi di lavoro sostenuta dal razionale neurobiologico e da segnalazioni cliniche, non da prove controllate. Le due cose non vanno confuse.</p>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;"><strong>Attenzione clinica.</strong> In Italia nessun farmaco incretinico ha un&#8217;indicazione autorizzata per il disturbo da uso di alcol, per il fumo o per altre dipendenze. Usarlo con questa finalità è un impiego <strong>off-label</strong>, cioè fuori dalle indicazioni registrate: può essere preso in considerazione dal medico soltanto in circostanze selezionate, nel rispetto della normativa, dopo avere valutato le alternative disponibili e con il consenso informato del paziente. Questi farmaci non sostituiscono i trattamenti approvati per le dipendenze, e non vanno assunti in autonomia né usati per interrompere una terapia in corso. Chi convive con una dipendenza dovrebbe rivolgersi al proprio medico o a un servizio specialistico.</div>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>La ricerca sul rapporto tra <strong>GLP-1 e dipendenze</strong> è una delle frontiere più interessanti della farmacologia degli agonisti del GLP-1. La direzione è coerente con la neurobiologia della ricompensa, e per l&#8217;alcol sono ormai disponibili due prove randomizzate, una delle quali positiva sull&#8217;endpoint clinico principale. Ma il segnale è disomogeneo: più consistente per l&#8217;alcol, non conclusivo per la nicotina, soltanto osservazionale per oppioidi e cannabis, ipotetico per le dipendenze comportamentali. Nel 2023 questi trattamenti erano stati definiti «promettenti ma non provati» (Leggio et al., 2023): oggi la promessa è più concreta, ma le prove non sono ancora sufficienti per farne una terapia standard delle dipendenze.</p>
<p><strong>In sintesi:</strong> i farmaci che agiscono sul sistema GLP-1 mostrano un segnale credibile sulle dipendenze, sostenuto soprattutto dai dati randomizzati sull&#8217;alcol; per le altre sostanze e per i comportamenti compulsivi le prove sono più deboli o assenti. Restano terapie sperimentali in questo ambito: non hanno un&#8217;indicazione approvata e l&#8217;eventuale impiego off-label è di stretta competenza medica.</p>
<hr />
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Posso usare Ozempic o Mounjaro per smettere di bere o di fumare?</h3>
<p>No, non di iniziativa propria. In Italia questi farmaci non sono approvati per le dipendenze, quindi il loro uso a tale scopo è off-label. La valutazione spetta al medico, caso per caso. Per il fumo, inoltre, il dato clinico principale è finora negativo.</p>
<h3>Bisogna avere l&#8217;obesità perché funzioni sull&#8217;alcol?</h3>
<p>Il trial randomizzato più solido ha arruolato pazienti con obesità e disturbo da uso di alcol. Non sappiamo ancora se lo stesso effetto valga nelle persone senza obesità: gli autori chiedono studi dedicati per rispondere.</p>
<h3>La tirzepatide funziona come la semaglutide sull&#8217;alcol?</h3>
<p>Non è dimostrato. Gli studi randomizzati sull&#8217;alcol riguardano la semaglutide. Per la tirzepatide esistono solo dati osservazionali; il razionale è plausibile, ma la prova diretta manca.</p>
<h3>Se sospendo il farmaco, il desiderio torna?</h3>
<p>Il farmaco modula il sistema della ricompensa, non lo guarisce. Alla sospensione il desiderio può ripresentarsi, come accade per l&#8217;appetito. Mancano però dati di lungo termine specifici sulle dipendenze.</p>
<h3>Questi farmaci curano il gioco d&#8217;azzardo o lo shopping compulsivo?</h3>
<p>Al momento no. Esiste un razionale neurobiologico e qualche segnalazione clinica, ma nessuno studio controllato. Resta un&#8217;ipotesi in fase di studio, non un trattamento disponibile.</p>
<h2>Glossario dei termini principali</h2>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;">
<p><strong>GLP-1 AR</strong>: agonisti recettoriali del GLP-1, classe di farmaci alla quale appartiene la semaglutide (Ozempic, Wegovy). La tirzepatide (Mounjaro) è invece un doppio agonista dei recettori GIP e GLP-1 e viene spesso discussa insieme ai GLP-1 AR per la componente d&#8217;azione condivisa.</p>
<p><strong>Disturbo da uso di alcol</strong>: condizione clinica caratterizzata da perdita di controllo sul bere e uso compulsivo di alcol nonostante le conseguenze negative.</p>
<p><strong>Giornate di bere intenso</strong>: numero di giorni in cui il consumo di alcol supera una soglia definita. Nel trial del 2026 la soglia era di almeno 48 grammi di alcol per le donne e 60 grammi per gli uomini, equivalenti rispettivamente a 4 e 5 unità alcoliche italiane; è un esito standard negli studi sul disturbo da uso di alcol.</p>
<p><strong>Craving</strong>: desiderio intenso e difficile da controllare verso una sostanza o un comportamento, considerato uno dei motori della ricaduta.</p>
<p><strong>RCT (Randomized Controlled Trial, trial randomizzato controllato)</strong>: studio clinico nel quale i partecipanti vengono assegnati casualmente al trattamento oppure a un gruppo di confronto. La randomizzazione riduce le differenze iniziali tra i gruppi e permette di valutare con maggiore affidabilità se gli effetti osservati dipendano dal trattamento.</p>
<p><strong>Endpoint primario pre-specificato</strong>: l&#8217;esito principale che uno studio dichiara di voler misurare prima di iniziare; un risultato positivo su un esito secondario ha peso inferiore.</p>
<p><strong>Off-label</strong>: uso di un farmaco al di fuori delle indicazioni autorizzate; può essere valutato dal medico in circostanze selezionate, nel rispetto della normativa e con il consenso informato del paziente.</p>
<p><strong>Studio osservazionale</strong>: ricerca che confronta gruppi di pazienti senza assegnare il trattamento per sorteggio; individua associazioni, non rapporti di causa.</p>
</div>
<h2>Bibliografia</h2>
<dl>
<dt>Arillotta D, Floresta G, Papanti Pelletier GD, et al. (2024)</dt>
<dd>Exploring the potential impact of GLP-1 receptor agonists on substance use, compulsive behavior, and libido: insights from social media using a mixed-methods approach. <em>Brain Sciences.</em> 14(6):617.<br />
<a href="https://doi.org/10.3390/brainsci14060617" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.3390/brainsci14060617</a></dd>
<dt>Cai M, Choi T, Xie Y, Al-Aly Z. (2026)</dt>
<dd>Glucagon-like peptide-1 receptor agonists and risk of substance use disorders among US veterans with type 2 diabetes: cohort study. <em>BMJ.</em> 392:e086886.<br />
<a href="https://doi.org/10.1136/bmj-2025-086886" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1136/bmj-2025-086886</a></dd>
<dt>Chuong V, Farokhnia M, Khom S, et al. (2023)</dt>
<dd>The glucagon-like peptide-1 (GLP-1) analogue semaglutide reduces alcohol drinking and modulates central GABA neurotransmission. <em>JCI Insight.</em> 8(12):e170671.<br />
<a href="https://doi.org/10.1172/jci.insight.170671" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1172/jci.insight.170671</a></dd>
<dt>Edvardsson CE, Adermark L, Gottlieb S, et al. (2026)</dt>
<dd>Tirzepatide reduces alcohol drinking and relapse-like behaviours in rodents. <em>EBioMedicine.</em> 124:106119.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2025.106119" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2025.106119</a></dd>
<dt>Hendershot CS, Bremmer MP, Paladino MB, et al. (2025)</dt>
<dd>Once-weekly semaglutide in adults with alcohol use disorder: a randomized clinical trial. <em>JAMA Psychiatry.</em> 82(4):395-405.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2024.4789" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1001/jamapsychiatry.2024.4789</a></dd>
<dt>Hendershot CS, Bremmer MP, Paladino MB, et al. (2026)</dt>
<dd>Once-weekly semaglutide in adults with daily cigarette use: a randomized clinical trial. <em>JAMA Network Open.</em> 9(5):e2614898.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2026.14898" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2026.14898</a></dd>
<dt>Klausen MK, Justesen SK, Pedersen JN, et al. (2026)</dt>
<dd>Once-weekly semaglutide versus placebo in patients with alcohol use disorder and comorbid obesity: a randomised, double-blind, placebo-controlled trial. <em>Lancet.</em> 407(10540):1687-1698.<br />
<a href="https://doi.org/10.1016/S0140-6736(26)00305-3" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1016/S0140-6736(26)00305-3</a></dd>
<dt>Leggio L, Hendershot CS, Farokhnia M, et al. (2023)</dt>
<dd>GLP-1 receptor agonists are promising but unproven treatments for alcohol and substance use disorders. <em>Nature Medicine.</em> 29(12):2993-2995.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41591-023-02634-8" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41591-023-02634-8</a></dd>
<dt>Quddos F, Hubshman Z, Tegge A, et al. (2023)</dt>
<dd>Semaglutide and tirzepatide reduce alcohol consumption in individuals with obesity. <em>Scientific Reports.</em> 13:20998.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41598-023-48267-2" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41598-023-48267-2</a></dd>
<dt>Wang W, Volkow ND, Berger NA, et al. (2024a)</dt>
<dd>Associations of semaglutide with incidence and recurrence of alcohol use disorder in real-world population. <em>Nature Communications.</em> 15:4548.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41467-024-48780-6" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41467-024-48780-6</a></dd>
<dt>Wang W, Volkow ND, Berger NA, et al. (2024b)</dt>
<dd>Association of semaglutide with reduced incidence and relapse of cannabis use disorder in real-world populations: a retrospective cohort study. <em>Molecular Psychiatry.</em> 29(8):2587-2598.<br />
<a href="https://doi.org/10.1038/s41380-024-02498-5" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1038/s41380-024-02498-5</a></dd>
<dt>Wang W, Volkow ND, Wang QQ, et al. (2024c)</dt>
<dd>Semaglutide and opioid overdose risk in patients with type 2 diabetes and opioid use disorder. <em>JAMA Network Open.</em> 7(9):e2435247.<br />
<a href="https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.35247" target="_blank" rel="noopener">https://doi.org/10.1001/jamanetworkopen.2024.35247</a></dd>
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