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	<title>Chetoacidosi diabetica Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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	<description>Dimagrire è facile, mantenere il peso è impossibile</description>
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	<title>Chetoacidosi diabetica Archivi - Obesità - Manuale di sopravvivenza</title>
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		<title>Diabete di tipo 1 e obesità: si possono usare semaglutide e tirzepatide?</title>
		<link>https://www.obesita.com/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-mounjaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianleone Di Sacco]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2026 21:44:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza dei farmaci]]></category>
		<category><![CDATA[Chetoacidosi diabetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il diabete di tipo 1 non è una ragione per lasciare l’obesità senza trattamento. Semaglutide e tirzepatide non curano il diabete di tipo 1, ma gli studi più recenti mostrano che possono produrre una perdita di peso rilevante anche nelle persone che ne sono affette, con un profilo di sicurezza finora rassicurante. I dati sono ancora limitati e la marcata riduzione del fabbisogno insulinico richiede una gestione specialistica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-mounjaro/">Diabete di tipo 1 e obesità: si possono usare semaglutide e tirzepatide?</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 0 0 28px 0; font-size: 1em; color: #222; line-height: 1.7;"><strong style="color: #2e5f8a;">Sintesi.</strong> Una persona con diabete di tipo 1 può avere anche l&#8217;obesità, e non c&#8217;è ragione di lasciare senza trattamento questa seconda malattia. Semaglutide e tirzepatide non sostituiscono l&#8217;insulina e non servono a curare il diabete di tipo 1: servono a curare l&#8217;obesità. Nuovi studi indicano che anche in questi pazienti possono essere efficaci, con un profilo di sicurezza finora rassicurante. Le prove sono ancora limitate, ma due ampi studi di fase 3 con tirzepatide nel diabete di tipo 1 sono già in corso e forniranno dati molto più solidi, anche sul peso.</div>
<figure id="attachment_2132" aria-describedby="caption-attachment-2132" style="width: 347px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-2132" src="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-300x200.png" alt="Persona con diabete di tipo 1 e obesità durante una visita specialistica" width="347" height="231" srcset="https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-300x200.png 300w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-1024x683.png 1024w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-768x512.png 768w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-720x480.png 720w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-580x387.png 580w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide-320x213.png 320w, https://www.obesita.com/wp-content/uploads/2026/09/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-tirzepatide.png 1536w" sizes="(max-width: 347px) 100vw, 347px" /><figcaption id="caption-attachment-2132" class="wp-caption-text">Il diabete di tipo 1 non è una ragione per lasciare l&#8217;obesità senza trattamento: cambia il modo di curarla.</figcaption></figure>
<h2>Introduzione</h2>
<p>«Ho il diabete di tipo 1: questi farmaci non sono per me?» È una delle domande più frequenti fra le persone con diabete di tipo 1 e obesità, che spesso hanno sentito dire che semaglutide e Mounjaro sono «farmaci per il diabete di tipo 2». La risposta breve è che l&#8217;obesità resta una malattia da trattare anche quando c&#8217;è il diabete di tipo 1. La risposta completa richiede di separare ciò che i dati dimostrano da ciò che ancora non dimostrano.</p>
<p>Nel diabete di tipo 1 il pancreas non produce più insulina, che va quindi somministrata per tutta la vita. La semaglutide appartiene alla classe dei <strong><a href="https://www.obesita.com/come-funzionano-glp-1-ar-tirzepatide/">GLP-1 AR (agonisti del recettore del GLP-1)</a></strong>: farmaci che imitano un ormone intestinale coinvolto nella sazietà e nella regolazione della glicemia. La tirzepatide (Mounjaro) agisce sia sul recettore del GLP-1 sia su quello del GIP, un secondo ormone intestinale. In Europa entrambi i farmaci hanno un&#8217;indicazione per l&#8217;obesità, distinta da quella per il diabete di tipo 2. Nessuno dei due è indicato per trattare il diabete di tipo 1.</p>
<p>Ma cosa dicono realmente i dati scientifici disponibili?</p>
<blockquote style="border-left: 4px solid #2e5f8a; background-color: #f7f9fc; padding: 12px 18px; margin: 24px 0;"><p>&nbsp;</p>
<p>Il diabete di tipo 1 non è una ragione per non curare l&#8217;obesità. Cambia il modo in cui la si cura.</p></blockquote>
<h2>Diabete di tipo 1 e obesità: una combinazione sempre più frequente</h2>
<p>Per molto tempo il diabete di tipo 1 è stato associato all&#8217;immagine di una persona magra. Oggi non è più così. In una coorte della Catalogna con 6.068 adulti con diabete di tipo 1, il 18% aveva obesità; i fattori di rischio cardiovascolare erano più frequenti già sopra un BMI (indice di massa corporea) di 25 kg/m² (Genua et al., 2022).</p>
<p>Una parte del problema è legata alla stessa terapia che protegge dalle complicanze. Nello studio DCCT/EDIC la terapia insulinica intensiva ha ridotto le complicanze, ma in una parte dei pazienti ha favorito un aumento di peso marcato. Nel quartile con l&#8217;aumento maggiore il BMI mediano è salito di circa 6 kg/m², e nel lungo periodo il vantaggio cardiovascolare iniziale si è attenuato rispetto agli altri pazienti in terapia intensiva (Purnell et al., 2017).</p>
<p>Questo non significa che l&#8217;insulina «causi» l&#8217;obesità: il peso dipende da molti fattori e la terapia intensiva resta essenziale. Significa che l&#8217;obesità è una seconda malattia, con un proprio peso sul rischio cardiovascolare. Il consenso ADA/EASD 2026 sul diabete di tipo 1 nell&#8217;adulto include infatti nel trattamento dell&#8217;obesità gli interventi comportamentali, i farmaci anti-obesità di seconda generazione e, quando indicata, la chirurgia bariatrica (Holt et al., 2026).</p>
<h2>Semaglutide e tirzepatide nel diabete di tipo 1: cosa dicono gli studi randomizzati</h2>
<p>Fino a pochi anni fa i dati randomizzati riguardavano soprattutto liraglutide, un GLP-1 AR meno potente. Negli studi ADJUNCT aveva dato benefici modesti, ma con più ipoglicemie e più episodi di iperglicemia con chetosi (Holt et al., 2026).</p>
<p>Oggi esistono due studi randomizzati condotti specificamente in adulti con diabete di tipo 1 e obesità.</p>
<h3>Lo studio con semaglutide</h3>
<p>Nel primo, semaglutide è stata confrontata con placebo per 26 settimane in persone che usavano un <strong>sistema AID (automated insulin delivery)</strong>, cioè un microinfusore che regola in automatico l&#8217;insulina in base al sensore della glicemia. L&#8217;endpoint primario, cioè il risultato principale su cui lo studio era dimensionato, era composito: raggiungere insieme un buon controllo glicemico al sensore, poche ipoglicemie e un calo di peso di almeno il 5%. Lo ha raggiunto il 36% dei pazienti con semaglutide e nessuno con placebo; fra gli endpoint secondari, la differenza di peso rispetto al placebo è stata di −8,8 kg (Shah et al., 2025b).</p>
<h3>Lo studio con tirzepatide</h3>
<p>Nel secondo studio, la tirzepatide (Mounjaro), titolata fino a 5 mg a settimana, è stata confrontata con placebo per 12 settimane in 24 adulti con BMI di almeno 30. Qui il peso era l&#8217;endpoint primario: la differenza è stata di −8,7 kg, pari all&#8217;8,8% del peso (Snaith et al., 2026).</p>
<p>In entrambi gli studi la dose di insulina si è ridotta in modo marcato: circa 22 unità al giorno in meno rispetto al placebo con semaglutide e il 35% in meno rispetto al placebo con tirzepatide. L&#8217;effetto sulla glicemia è stato invece modesto. L&#8217;emoglobina glicata (HbA1c) è scesa rispetto al placebo di 0,3 punti percentuali con semaglutide e di 0,4 punti percentuali con tirzepatide, in quest&#8217;ultimo caso al limite della significatività statistica. Il tempo trascorso nell&#8217;intervallo glicemico ottimale è migliorato con semaglutide, mentre con tirzepatide l&#8217;aumento non è risultato statisticamente significativo (Shah et al., 2025b; Snaith et al., 2026).</p>
<div style="background-color: #eef4fa; border-left: 4px solid #2e5f8a; padding: 14px 18px; margin: 24px 0; font-size: 0.93em; color: #1a3a5c; line-height: 1.7;"><strong>Nota metodologica.</strong> I due studi sono piccoli, brevi (26 e 12 settimane) e condotti con dosi moderate: semaglutide fino a 1 mg e tirzepatide 5 mg. Dimostrano che l&#8217;effetto sul peso c&#8217;è anche nel diabete di tipo 1, ma non bastano a definire la sicurezza a lungo termine né l&#8217;effetto delle dosi più alte. Nello studio con semaglutide tutti i partecipanti usavano un sistema AID, e gli intervalli di confidenza degli endpoint secondari non erano corretti per i confronti multipli: i risultati su glicemia e insulina vanno letti come stime, non come effetti definitivi. Nello studio con tirzepatide, invece, quasi metà dei partecipanti usava iniezioni multiple, e la riduzione dell&#8217;insulina è stata osservata sia con il microinfusore sia con le penne. Un terzo studio randomizzato, in persone con diabete di tipo 1 in AID non selezionate per l&#8217;obesità, è utile soprattutto per le informazioni sulla sicurezza (Pasqua et al., 2025).</div>
<h2>Le dosi più alte nella pratica clinica</h2>
<p>Nella pratica molte persone con diabete di tipo 1 ricevono dosi più alte di quelle studiate negli studi randomizzati. In una coorte statunitense la dose media di Mounjaro a 12 mesi era di circa 10 mg, con una perdita di peso del 18,5% e nessun ricovero riportato per chetoacidosi o ipoglicemia grave (Garg et al., 2024). In una coorte del Kuwait, con dosi fino a 15 mg di Mounjaro e 2,4 mg di semaglutide, la perdita di peso a 12 mesi è stata rispettivamente del 10,9% e del 9,9%, maggiore alle dosi più alte (Al Ozairi et al., 2026).</p>
<p>I dati delle due coorti sono incoraggianti, ma vanno letti per quello che sono. Si tratta di studi osservazionali su pazienti selezionati e seguiti da centri esperti; nella coorte del Kuwait tutti disponevano di strumenti per misurare i chetoni. L&#8217;assenza di eventi gravi in qualche decina di pazienti non consente di escludere eventi rari né di definire con precisione il rischio. La nuova dose di 7,2 mg di Wegovy, autorizzata in Europa per gli adulti con BMI iniziale di almeno 30, non ha dati diretti nel diabete di tipo 1 (European Medicines Agency, 2026c).</p>
<h3>Ridurre la dose nella fase di mantenimento?</h3>
<p>Un&#8217;indicazione indiretta viene da <a href="https://www.obesita.com/ridurre-dose-mounjaro-mantenimento-peso/">SURMOUNT-MAINTAIN</a>, condotto in persone con obesità ma senza diabete. Dopo una prima fase con Mounjaro a 10 o 15 mg, ridurre la dose a 5 mg ha conservato una parte importante del peso perso, anche se meno della prosecuzione a dose piena; la sospensione ha determinato un recupero maggiore. Lo studio aveva escluso le persone con diabete: sostiene quindi la possibilità di individualizzare la dose nella fase di mantenimento, ma non dimostra che questa strategia sia sicura o altrettanto efficace nel diabete di tipo 1 (Horn et al., 2026).</p>
<h2>Il vero nodo di sicurezza: insulina e chetoni</h2>
<h3>Perché il fabbisogno di insulina scende</h3>
<p>Quando si mangia meno e si perde peso, il fabbisogno di insulina si riduce, spesso già nelle prime settimane. Il rallentamento dello svuotamento gastrico può inoltre favorire ipoglicemie dopo i pasti, soprattutto in presenza di nausea o vomito (Holt et al., 2026). Per questo la dose di insulina va rivista durante tutto il trattamento.</p>
<p>Il rischio sta nell&#8217;errore opposto: ridurre troppo. La scheda tecnica di Ozempic, autorizzato per il diabete di tipo 2, afferma che la semaglutide non deve essere usata nel diabete di tipo 1 né per trattare la chetoacidosi e che non sostituisce l&#8217;insulina. Segnala inoltre casi di <strong>chetoacidosi diabetica (DKA)</strong> in pazienti insulino-dipendenti dopo la sospensione o la riduzione rapida dell&#8217;insulina all&#8217;avvio di un GLP-1 AR (European Medicines Agency, 2026b). La chetoacidosi è un&#8217;emergenza in cui, per carenza di insulina, l&#8217;organismo produce corpi chetonici in eccesso e il sangue diventa acido.</p>
<p>Una riduzione eccessiva diventa pericolosa soprattutto quando si somma ad altri fattori: vomito, disidratazione, una malattia intercorrente, un problema al set del microinfusore. Non esiste una percentuale standard di riduzione valida per tutti. Né il consenso ADA/EASD né quello sui sistemi AID ne propongono una (Holt et al., 2026; Shah et al., 2025a).</p>
<h3>Chetosi e chetoacidosi: cosa dicono i dati</h3>
<p>Nei due studi randomizzati specifici non si sono verificati episodi di chetoacidosi né è emerso un aumento delle ipoglicemie gravi. Sono stati comunque segnalati un episodio di chetosi senza chetoacidosi e un ricovero per vomito, a conferma della necessità di controllare i chetoni e prevenire la disidratazione (Shah et al., 2025b; Snaith et al., 2026). Nello studio in AID non selezionato per l&#8217;obesità sono comparsi due episodi di <strong>chetosi euglicemica senza acidosi</strong>, cioè chetoni elevati con una glicemia non particolarmente alta (Pasqua et al., 2025).</p>
<p>Il dato più ampio viene da un&#8217;analisi di cartelle cliniche elettroniche statunitensi su 174.678 persone con diabete di tipo 1. Chi iniziava un GLP-1 AR non ha avuto più ricoveri per chetoacidosi o ipoglicemia grave di chi non lo iniziava (Xu et al., 2026). I ricoveri sono anzi risultati meno frequenti, ma è verosimile che ciò rifletta la selezione dei pazienti più che una protezione del farmaco. Lo studio registra solo i ricoveri, non gli episodi gestiti a casa, e non dispone dei dati sulla dose di insulina.</p>
<p>Il messaggio corretto non è quindi «non c&#8217;è rischio di chetoacidosi». Nei pazienti selezionati e seguiti con un piano per l&#8217;insulina e i chetoni, il rischio osservato finora è stato basso.</p>
<h3>Cosa serve prima di iniziare</h3>
<p>Il consenso ADA/EASD chiede supporto agli aggiustamenti dell&#8217;insulina, sia con iniezioni multiple sia con microinfusore o AID. Per tutte le persone con diabete di tipo 1 indica educazione, regole per i giorni di malattia e un monitoraggio più stretto di glicemia e chetoni come strategie di prevenzione della chetoacidosi (Holt et al., 2026). Il consenso sui sistemi AID suggerisce una titolazione individuale, eventualmente più lenta, e ricorda che nausea e vomito possono somigliare ai sintomi della chetoacidosi: nel dubbio, si misurano i chetoni (Shah et al., 2025a).</p>
<h2>Rene, cuore e occhi nel diabete di tipo 1 e obesità</h2>
<h3>Rene: beneficio plausibile, ancora non dimostrato</h3>
<p>Nel diabete di tipo 2 i benefici renali dei GLP-1 AR sono documentati da studi dedicati. Nello studio FLOW, su 3.533 persone con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica, semaglutide 1 mg ha ridotto del 24% il rischio di un composito di eventi renali maggiori e morte cardiovascolare (hazard ratio [HR], cioè il rapporto tra i rischi nei due gruppi, 0,76; intervallo di confidenza al 95% [IC95%] 0,66–0,88). Ha inoltre rallentato il calo annuo dell&#8217;eGFR, l&#8217;indice della funzione renale, di 1,16 ml/min/1,73 m² (Perkovic et al., 2024).</p>
<p>Per la tirzepatide, un&#8217;analisi esplorativa di SURPASS-4, uno studio nel diabete di tipo 2 non disegnato né dimensionato per valutare il rene, ha confrontato il farmaco con l&#8217;insulina glargine. Il composito renale dell&#8217;analisi comprendeva il calo dell&#8217;eGFR di almeno il 40%, la malattia renale terminale, la morte per causa renale o la comparsa di macroalbuminuria: il rischio è risultato più basso con tirzepatide (HR 0,58; IC95% 0,43–0,80), ma il risultato era trainato soprattutto dalla riduzione della macroalbuminuria, cioè della perdita di proteine con le urine. Anche il calo della funzione renale è stato più lento (Heerspink et al., 2022), e il risultato è stato confermato stimando la funzione renale con la cistatina C, un parametro meno influenzato della creatinina dalle <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-tirzepatide-massa-muscolare/">variazioni della massa muscolare durante il dimagrimento</a> (Heerspink et al., 2023). Sul composito di eventi renali gravi che non comprendeva la macroalbuminuria, invece, la differenza non è risultata significativa (HR 0,80; IC95% 0,52–1,22). Il confronto era con l&#8217;insulina glargine e non con un placebo, lo studio era in aperto e la maggior parte dei partecipanti aveva una funzione renale conservata: gli stessi autori considerano questi risultati generatori di ipotesi (Heerspink et al., 2022).</p>
<h3>Che cosa sappiamo nel diabete di tipo 1</h3>
<p>Nel diabete di tipo 1 mancano studi dedicati. Nell&#8217;analisi di Xu, l&#8217;inizio di un GLP-1 AR si associava a un rischio minore di malattia renale terminale: 1,6% contro 1,9% a 5 anni (HR 0,81; IC95% 0,69–0,95) (Xu et al., 2026). È un&#8217;associazione, non una prova di causalità. La differenza assoluta era di −0,3 punti percentuali e il relativo IC95% (da −0,6 a 0,0) arrivava a zero; inoltre, i singoli farmaci non erano distinguibili. Le coorti più piccole indicano una funzione renale stabile nei trattati, senza segnali di danno (Garg et al., 2025; Al Ozairi et al., 2026).</p>
<p>Entrambi gli studi randomizzati specifici hanno escluso chi aveva un eGFR inferiore a 45 ml/min/1,73 m²: nella malattia renale avanzata del diabete di tipo 1 mancano dati diretti (Shah et al., 2025b; Snaith et al., 2026). Resta un rischio renale indiretto, ben noto: vomito e diarrea con disidratazione possono peggiorare in modo acuto la funzione renale (European Medicines Agency, 2026a; European Medicines Agency, 2026c).</p>
<h3>Cuore e retina</h3>
<p>Nella stessa analisi di Xu, l&#8217;inizio di un GLP-1 AR si associava anche a meno eventi cardiovascolari maggiori (HR 0,85; IC95% 0,77–0,95), con gli stessi limiti di interpretazione (Xu et al., 2026). I benefici cardiovascolari documentati in altre popolazioni sono approfonditi nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/semaglutide-e-tirzepatide-i-nuovi-alleati-del-cuore-contro-linfiammazione-silenziosa/"><em>«Semaglutide e tirzepatide: i nuovi alleati del cuore contro l&#8217;infiammazione silenziosa»</em></a>.</p>
<p>Un rapido miglioramento della glicemia può peggiorare in modo temporaneo una retinopatia diabetica già presente. Le schede tecniche chiedono cautela e controlli nei pazienti a rischio (European Medicines Agency, 2026a; European Medicines Agency, 2026c). Nello studio FLOW i disturbi oculari gravi sono stati più frequenti con semaglutide (3,0% contro 1,7%), mentre la quota di pazienti con eventi di retinopatia registrati in modo sistematico era simile nei due gruppi (Perkovic et al., 2024). Lo studio con Mounjaro escludeva chi aveva una retinopatia proliferante o un edema maculare (Snaith et al., 2026): nel diabete di tipo 1 con retinopatia mancano dati adeguati, ed è ragionevole verificare lo stato dell&#8217;occhio prima di iniziare.</p>
<h2>Cosa dice la scheda tecnica</h2>
<p>Il quadro regolatorio europeo non è uniforme. La scheda tecnica (RCP, riassunto delle caratteristiche del prodotto) di Wegovy, aggiornata al 26 agosto 2026, indica che sicurezza ed efficacia non sono state studiate nel diabete di tipo 1 e che l&#8217;uso in questi pazienti non è raccomandato (European Medicines Agency, 2026c). L&#8217;RCP di Mounjaro, aggiornato al 28 agosto 2026, non contiene un&#8217;avvertenza analoga. Quando il farmaco si aggiunge all&#8217;insulina, la scheda prevede una riduzione graduale della dose di insulina con automonitoraggio (European Medicines Agency, 2026a).</p>
<p>Il fatto che l’RCP di Wegovy ne sconsigli l’uso non significa che sia stato dimostrato un rischio specifico della semaglutide nel diabete di tipo 1: riflette il fatto che sicurezza ed efficacia non sono state valutate nel dossier registrativo in questa popolazione. Gli studi randomizzati pubblicati successivamente hanno fornito risultati rassicuranti, ma riguardano ancora poche decine di pazienti, dosi moderate e pochi mesi di trattamento.</p>
<p>Il consenso ADA/EASD, pubblicato il 16 settembre 2026, afferma che questi farmaci non sono controindicati nel diabete di tipo 1 e possono essere considerati in persone selezionate, sotto un&#8217;adeguata supervisione clinica (Holt et al., 2026). Il consenso e la scheda europea di Wegovy non sono quindi perfettamente allineati. Non si tratta di un conflitto fra regolatore e comunità scientifica: i due documenti hanno funzioni diverse e verosimilmente riflettono anche tempi di elaborazione diversi.</p>
<p>In Italia Wegovy è in classe C, a totale carico del paziente; anche per Mounjaro l&#8217;indicazione per l&#8217;obesità non è rimborsata dal Servizio sanitario nazionale (Agenzia Italiana del Farmaco, 2026). Entrambi richiedono la prescrizione medica.</p>
<h2>Gli studi di fase 3 in arrivo</h2>
<p>Le risposte più solide arriveranno da due studi di fase 3 con Mounjaro, SURPASS-T1D-1 e SURPASS-T1D-2, in corso in adulti con diabete di tipo 1 e BMI di almeno 25. I due studi prevedono rispettivamente circa 905 e 465 partecipanti. L&#8217;endpoint primario è la variazione di HbA1c a 40 settimane. Fra gli endpoint secondari ci sono il peso, la dose di insulina e la sicurezza (ClinicalTrials.gov, 2026a; ClinicalTrials.gov, 2026b).</p>
<p>Non sono quindi studi dedicati all&#8217;obesità, ma produrranno dati randomizzati molto più solidi di quelli attuali, anche sul peso. A settembre 2026 non sono disponibili risultati. Secondo il registro, la raccolta dei dati per l&#8217;endpoint primario dovrebbe concludersi a novembre 2026; la pubblicazione dei risultati arriverà successivamente.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Nelle persone con diabete di tipo 1 e obesità, semaglutide e tirzepatide riducono il peso in misura clinicamente rilevante e abbassano il fabbisogno di insulina; l&#8217;effetto sulla glicemia è modesto. I benefici su rene e cuore sono plausibili per estrapolazione dal diabete di tipo 2 e coerenti con i dati osservazionali, ma non sono dimostrati nel diabete di tipo 1. Il rischio specifico riguarda soprattutto la gestione dell&#8217;insulina e dei chetoni.</p>
<p>La scheda europea di Wegovy ne sconsiglia l&#8217;uso in questa popolazione, quella di Mounjaro non contiene un&#8217;avvertenza analoga: una differenza da conoscere, non da trasformare in preferenza. I risultati degli studi di fase 3 in corso potrebbero cambiare il quadro.</p>
<p><strong>In sintesi:</strong> il diabete di tipo 1 non è una ragione per non curare l&#8217;obesità, ma cambia il come: la decisione va presa con lo specialista, conoscendo i limiti delle prove disponibili e della scheda tecnica.</p>
<hr />
<h2>Domande frequenti</h2>
<h3>Posso usare Mounjaro nel diabete di tipo 1?</h3>
<p>Mounjaro è autorizzato per l&#8217;obesità e la sua scheda europea non contiene un&#8217;avvertenza specifica sul diabete di tipo 1. Non è però indicato per trattare il diabete di tipo 1 e i dati sono ancora limitati. Per Wegovy la scheda europea sconsiglia l&#8217;uso. In entrambi i casi la decisione spetta al medico, insieme a un piano per la gestione dell&#8217;insulina.</p>
<h3>Devo ridurre l&#8217;insulina da solo quando inizio?</h3>
<p>No. La riduzione va concordata prima di iniziare, con indicazioni scritte. Ridurre troppo o sospendere l&#8217;insulina può causare chetoacidosi; ridurla troppo poco espone a ipoglicemie. Durante l&#8217;aumento della dose del farmaco i controlli devono essere più frequenti.</p>
<h3>Con il microinfusore automatico il rischio sparisce?</h3>
<p>No. Un sistema AID aiuta ad adattare l&#8217;insulina, ma non elimina il rischio: anche in persone in AID sono stati osservati episodi di chetosi senza acidosi. Se compaiono nausea, vomito o malessere, la misurazione dei chetoni resta indispensabile.</p>
<h3>Cosa faccio se ho nausea o vomito?</h3>
<p>Misurare glicemia e chetoni, non sospendere l&#8217;insulina di propria iniziativa, bere a sufficienza e seguire il piano per i giorni di malattia concordato con il centro diabetologico. Chetoni elevati con vomito persistente richiedono una valutazione urgente.</p>
<h3>Se smetto il farmaco, cosa succede?</h3>
<p>Nelle persone con diabete di tipo 1 c&#8217;è un aspetto in più rispetto agli altri pazienti: alla sospensione del farmaco il fabbisogno di insulina tende a risalire, e anche questa fase richiede istruzioni precise (Holt et al., 2026). Il tema è approfondito nell&#8217;articolo <a href="https://www.obesita.com/smettere-semaglutide-tirzepatide/"><em>«Ho raggiunto il peso: posso smettere semaglutide o tirzepatide?»</em></a>.</p>
<h3>È rimborsato? Posso comprarlo online?</h3>
<p>Per l&#8217;obesità Wegovy e Mounjaro sono a carico del paziente e richiedono la prescrizione medica. Acquistarli online senza prescrizione in Italia è illegale ed espone al rischio di prodotti contraffatti. Nel diabete di tipo 1, dove la gestione dell&#8217;insulina è parte integrante della sicurezza, il rischio è ancora maggiore.</p>
<h2>Glossario dei termini principali</h2>
<div style="background-color: #fef9e7; border-left: 4px solid #d4a017; padding: 14px 18px; margin: 24px 0 24px 0; font-size: 0.93em; color: #5a3e00; line-height: 1.7;">
<p><strong>Chetoacidosi diabetica (DKA)</strong>: emergenza metabolica dovuta a carenza di insulina, in cui l&#8217;organismo produce corpi chetonici in eccesso e il sangue diventa acido. Richiede cure urgenti.</p>
<p><strong>Chetosi euglicemica</strong>: presenza di chetoni elevati con una glicemia normale o solo lievemente alta. Può precedere una chetoacidosi e sfuggire se si controlla soltanto la glicemia.</p>
<p><strong>Sistema AID</strong>: sistema di somministrazione automatizzata dell&#8217;insulina, che collega un sensore della glicemia a un microinfusore e regola la dose tramite un algoritmo.</p>
<p><strong>HbA1c (emoglobina glicata)</strong>: esame del sangue che riflette la media della glicemia negli ultimi 2–3 mesi.</p>
<p><strong>eGFR</strong>: velocità di filtrazione glomerulare stimata, il principale indice della funzione renale, calcolato da esami del sangue come creatinina o cistatina C.</p>
<p><strong>Hazard ratio (HR)</strong>: misura il rapporto tra la velocità con cui un evento si verifica nel gruppo trattato e nel gruppo di confronto durante il periodo osservato. Un valore inferiore a 1 indica un rischio più basso nel gruppo trattato.</p>
<p><strong>Intervallo di confidenza al 95% (IC95%)</strong>: intervallo di valori compatibili con i dati dello studio per l&#8217;effetto stimato. Per un hazard ratio, se comprende 1, il risultato non è statisticamente significativo.</p>
<p><strong>RCP (riassunto delle caratteristiche del prodotto)</strong>: la scheda tecnica ufficiale del farmaco, approvata dall&#8217;autorità regolatoria, con indicazioni, dosi e avvertenze.</p>
</div>
<h2>Bibliografia</h2>
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<dd>Banca dati farmaci: Wegovy, Mounjaro. Consultata il 18 settembre 2026.<br />
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<dt>ClinicalTrials.gov (2026b)</dt>
<dd>SURPASS-T1D-2 (NCT06962280). Registro consultato il 18 settembre 2026.<br />
<a href="https://clinicaltrials.gov/study/NCT06962280" target="_blank" rel="noopener">https://clinicaltrials.gov/study/NCT06962280</a></dd>
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<dt>European Medicines Agency (2026b)</dt>
<dd>Ozempic (semaglutide): EPAR – Product information. Aggiornamento del 25 agosto 2026.<br />
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<dt>European Medicines Agency (2026c)</dt>
<dd>Wegovy (semaglutide): EPAR – Product information. Aggiornamento del 26 agosto 2026.<br />
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<p>L'articolo <a href="https://www.obesita.com/diabete-tipo-1-obesita-semaglutide-mounjaro/">Diabete di tipo 1 e obesità: si possono usare semaglutide e tirzepatide?</a> proviene da <a href="https://www.obesita.com">Obesità - Manuale di sopravvivenza</a>.</p>
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